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Chi l’avrebbe mai detto che perfino
un’icona ante litteram dei transgender come Amanda Lear avrebbe
finito per sputare nel piatto in cui ha lungamente mangiato? Eppure
è successo proprio questo, il 18 febbraio, durante la serata “Join
the Gap” organizzata dall’Arcigay di Milano. Secondo il comunicato
degli organizzatori della serata, Madame Lear doveva essere l’ospite
d’onore, ma una discutibile concezione del proprio onore l’avrebbe
spinta a rifiutare con sdegno di salire sul palco accanto alle drag
queen che animano abitualmente la parte spettacolare della serata.
Niente trans in giro, aveva fatto sapere già prima dell’arrivo, e
men che meno foto compromettenti in loro compagnia. Gli
organizzatori affermano di avere chiesto spiegazioni su questo
atteggiamento e Amanda avrebbe risposto di voler evitare che
circolassero sue immagini insieme a personaggi volgari e seminudi.
“Abbiamo cercato di capire cosa la signora Lear intendesse con le
sue parole”, ha raccontato il presidente dell’Arcigay di Milano
Paolo Ferigo, “ma non ha voluto sentire ragioni. Ha rifiutato
categoricamente di confrontarsi, e alla proposta di spiegare dal
palco i suoi perché, ha detto che era disposta a farlo, ma che
sarebbe stata offensiva”. Di fronte a questa mancanza di
disponibilità, l’unica soluzione possibile è stata quella di
rinunciare alla diva, invitandola ad andarsene e spiegando al
pubblico in attesa le ragioni della decisione. “Il pubblico”, ha
dichiarato il vicepresidente di Arcigay Milano Amedeo Patrizi, “ha
capito e applaudito la scelta. Non vogliamo più accettare
passivamente questi atteggiamenti omofobici e transfobici, da
qualsiasi parte arrivino. Abbiamo smesso di far finta di nulla e
abbassare la testa. La nostra dignità non è un compromesso”. Patrizi
ha aggiunto che “è incredibile che una persona dello spettacolo che
ha impostato l’inizio della sua carriera proprio partendo dalla sua
ambiguità di genere possa dimostrarsi così piena di pregiudizi.
Un’altra delle icone gay, dopo Patty Pravo e Renato Zero, che si
scopre essere tutt’altro che amica del popolo gay, lesbo e trans”.
Sembra proprio arrivato il momento di mandare definitivamente in
pensione queste icone logorate dal tempo e sostituirle, se proprio
occorre, con interpreti un po’ più moderni del nostro modo di essere
e di sentire. |
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L’inchiesta di “Pride” pubblicata in
gennaio sul bullismo omofobico diffuso tra i giovani ha fornito lo
spunto per un’interrogazione parlamentare al ministro
dell’istruzione presentata dal deputato Ds Franco Grillini. Citando
numerosi dati sulla consistenza del fenomeno in Italia e nel resto
d’Europa, Grillini ha lamentato la latitanza delle istituzioni
nazionali e ha chiesto “quali misure intenda attivare il signor
ministro per la prevenzione specifica del bullismo nelle scuole e
del disagio degli adolescenti omosessuali”. Mentre Fioroni ci pensa,
le associazioni glbt continuano a fare supplenza. È partito infatti
lo scorso mese in Emilia Romagna il corso di formazione “Educare al
rispetto”, prodotto da Arcigay, finanziato dalla fondazione del
Monte di Bologna e rivolto al personale docente e non delle scuole
medie e superiori. Il progetto intende insegnare a prevenire e
affrontare episodi di bullismo, con particolare attenzione al
bullismo omofobico. L’iniziativa è autorizzata dal ministero
dell’istruzione, da cui però ci si aspetterebbe anche qualche
intervento più diretto, visto che il bullismo antigay nelle scuole è
un dato di fatto costante e piuttosto allarmante, anche se in pochi
sembrano accorgersene quando i giornali non ne parlano.
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