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Rassegna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 93 - Marzo 2007 ] |
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Basket
e omofobia |
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Il coming out iperpubblicizzato di John
Amaechi, ex giocatore del campionato di basket nordamericano, ha
riaperto il dibattito negli Stati uniti sul diritto di cittadinanza
dei gay nello sport. Amaechi, che oggi ha 36 anni e si è ritirato
dal basket professionistico tre anni fa, è “uscito fuori” con un
libro autobiografico, in cui racconta in dettaglio il disagio di
aver dovuto rimanere nascosto come gay a causa dell’omofobia che
detta legge nell’ambiente del basket. Amaechi parla anche dei suoi
problemi con compagni di squadra e allenatori, delle incursioni
clandestine nei club gay e di come tutto questo lo facesse sentire
come “un alieno caduto dallo spazio”. Il libro è uscito il mese
scorso negli Stati uniti e ha suscitato molte reazioni positive, a
cominciare da quelle dei dirigenti della Nba (l'associazione
nazionale basket) che hanno ammesso la necessità di combattere
l’omofobia diffusa nel mondo del basket. La testimonianza più
convincente di quanto fosse veritiero il racconto di Amaechi è
venuta però da Tim Hardaway, un altro ex giocatore professionista
della Nba, che in un’intervista radiofonica ha sparato a zero contro
gli omosessuali. “Io odio i gay”, ha dichiarato, “e voglio farlo
sapere. Non mi piacciono e non amo averli intorno. Sono omofobico e
penso che queste cose non dovrebbero esistere nel mondo o negli
Stati uniti”. Alla domanda su come avrebbe reagito di fronte alla
scoperta di avere un compagno di squadra gay, Hardaway ha poi
risposto: “Per prima cosa non l’avrei voluto nella mia squadra. E in
secondo luogo, se ci fosse stato, mi sarei tenuto alla larga da lui.
Non penso che avrebbe dovuto stare nello spogliatoio con noi”. Per
queste parole Hardaway è stato duramente sconfessato dalla Nba e ha
subito dopo diffuso una dichiarazione di scuse. Ma John Amaechi si è
detto compiaciuto per la sincerità del collega: “Finalmente”, ha
spiegato, “qualcuno è stato onesto. È ridicolo, assurdo, meschino e
rivela una mancanza di empatia gigantesca. Tuttavia illustra il
problema meglio di qualunque linguaggio soft utilizzato fin qui da
molti altri”.
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Ragazzini
al pride |
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Perfino nella tollerante e apertissima
Olanda ha suscitato parecchie perplessità la proposta di far sfilare
per i canali di Amsterdam, in occasione del pride di quest’anno, una
barca riservata a ragazzi tra gli 11 e i 16 anni. Va detto che
l’idea non partiva da qualche inquietante associazione di pedofili,
bensì da un ragazzo di 14 anni, Danny Hoekzema, che aveva aperto
alla bisogna una campagna di adesioni via internet. Con questo
metodo aveva già raccolto dieci adesioni di coetanei, quando il
sindaco di Amsterdam è intervenuto per bocciare la proposta,
ritenuta “troppo rischiosa”. Danny però non si è dato per vinto e ha
contestato la presa di posizione del primo cittadino, riuscendo alla
fine a fargli cambiare idea. La barca dei ragazzini potrà dunque
partecipare al pride a due condizioni: che sia tenuta a debita
distanza da altre imbarcazioni considerate “provocatorie” dalla
sensibilità comune, e che i minorenni siano accompagnati nella
traversata dai rispettivi genitori. Il dibattito intorno a questo
caso ha avuto comunque il merito di rompere un altro tabù: che non
sia socialmente ammissibile dichiararsi gay, o gay friendly, prima
del raggiungimento di un’età ragionevolmente “matura”, a prescindere
dalle convinzioni soggettive. Ciò che fa sì che moltissimi
adolescenti omosessuali siano costretti a venire educati in un
regime di eterosessualità coatta, e finiscano poi per ricordare la
cosiddetta "età spensierata" come un vero inferno.
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