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Rassegna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 93 - Marzo 2007 ] |
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Compagni
d’amore |
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Nella Cina comunista ormai trasformata
nella vetrina del capitalismo globale, la parola “compagno” viene
usata ormai dai giovani come sinonimo di “frocio”. E stando alle
cronache si tratta di un insulto sanguinoso, a testimonianza del
fatto che i gay non se la passano molto bene nel paese più popoloso
del mondo. L’origine del cambio di significato non è però per niente
omofobica, visto che viene attribuita alla comunità gay di Hong
Kong. Ne ha parlato in una recente intervista l’artista cinese Lin
Yiuho, rievocando l’organizzazione di un festival di cinema
omosessuale nell’ormai lontano 1989: “C’era una rassegna e molti
temevano di rivelare la loro identità, avevano paura di dichiararsi
omosessuali. Allora pensai di stimolarli con una famosa frase del
padre della repubblica, Sun Yat Sen. La frase diceva: "la
rivoluzione non è ancora riuscita. I compagni devono ancora
impegnarsi". Era un modo di coinvolgerli, di aiutarli a superare i
timori”. Da lì in avanti, secondo questa romantica ricostruzione, il
termine “compagno” ha assunto un nuovo significato prima ad Hong
Kong, poi a Macao e in seguito nel resto della Cina. Ma nel momento
in cui ha cominciato a essere usato anche dagli eterosessuali è
diventato un insulto. Come appunto diceva il saggio Sun Yat Sen, la
rivoluzione non è ancora riuscita. Nel frattempo i padri del
comunismo, che in quanto a machismo non scherzavano, si rivolteranno
certamente nella tomba.
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Brevi
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New York: il reverendo Ted Haggard,
leader di un gruppo evangelico omofobico licenziato nel novembre
scorso dalla sua congregazione dopo aver ammesso una relazione
pluriennale con un prostituto, è “definitivamente guarito”. Ne ha
dato lui stesso il lieto annuncio, spiegando che tre settimane di
terapia intensiva basata sulla Bibbia sono riuscite a riportarlo
sulla retta via eterosessuale, ponendo fine a parecchi decenni di
vane lotte contro invincibili inclinazioni gay. Il reverendo, che ha
moglie e cinque figli, ha anche fatto sapere che ora intende
intraprendere studi di psicologia insieme alla sua signora. Speriamo
che gli facciano bene.
Parigi: la corte di appello di Amiens ha confermato il 14 febbraio
l’adozione semplice di un bambino di due anni e mezzo da parte della
compagna della madre biologica. Il bambino è stato concepito con
inseminazione artificiale effettuata in Belgio ed è stato allevato
dalle due donne. Secondo la corte, l’adozione da parte della madre
non biologica è dunque nel suo interesse. L’assurdo è che per
ottenere questa sentenza, in accordo con la legge francese, la madre
biologica ha dovuto rinunciare alla propria autorità parentale. La
coppia ha comunque annunciato l’immediato avvio di un’altra causa
legale per avere il riconoscimento della co-genitorialità.
Amsterdam: il governo olandese ha da qualche settimana una ministra
apertamente lesbica. Si tratta di Gerda Verburg, esponente del
partito cristiano-democratico, nominata ministro dell’agricoltura. È
la prima volta che una donna dichiaratamente omosessuale entra a far
parte del governo. La rappresentanza glbt rimane così intatta dopo
la fine del mandato di Joop Wijn, ex ministro dell’economia
dichiaratamente gay (anche lui cristiano-democratico). Verburg e
Wijn erano stati i soli esponenti del loro partito, cinque anni fa,
a votare in parlamento a favore dell’apertura del matrimonio civile
alle coppie dello stesso sesso.
Kathmandu: a fine gennaio le autorità nepalesi hanno concesso, per
la prima volta, a un cittadino nepalese di essere riconosciuto
contemporaneamente come uomo e come donna. Si tratta di Chanda Rani,
40 anni, che ha ricevuto un passaporto sul quale compare
l’attribuzione di entrambi i sessi. Per l’associazione nepalese di
difesa dei diritti glbt “Blue diamond society” è una grande
vittoria, che apre le porte al riconoscimento del diritto
all’ermafroditismo per altre centinaia di transgender che ne hanno
fatto richiesta.
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