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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 94 - Aprile 2007 ]

 
 Più cilicio per tutti 

Voi mettere il cilicio con i tacchi a spillo? Tortura per tortura la senatrice Paola Binetti, terrore delle drag queen, sceglie senz’altro il primo. I tacchi a spillo, ha spiegato in un’intervista, sono “scomodissimi”. Magari in un prossimo coming out rivelerà che il gatto a nove code è più pratico delle ciglia finte, ma per il momento incassiamo il fatto che l’uso del cilicio pret à porter, raccomandato dall’Opus Dei come pratica ricreativa, è un nuovo status symbol sulla scena politica. Ne proclama con orgoglio l’utilizzo proprio la senatrice Binetti, come alternativa efficace a più triviali mortificazioni della carne come le diete, la palestra o i tacchi a spillo. “Non capisco”, ha detto, “perché socialmente si accettino le motivazioni individualistiche di mortificazione e non quelle religiose”. Quando occorre si può dunque da buoni cattolici rivalutare il relativismo etico per giustificare un bizzarro stile di vita. Il problema è che Binetti usa due pesi e due misure, e mentre pretende il dovuto rispetto per il proprio misticismo sadomaso, non transige sugli omosessuali. È andata perfino in Tv a dire che “l’omosessualità è una devianza della personalità”, ovvero “un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico”. Non ci sono studi che attestino l’effetto psicotropo dell’abuso di cilicio, ma si presume che prima di pronunciare queste frasi la senatrice avesse fatto un bel rifornimento. Ha avuto buon gioco nel risponderle direttamente in studio: “Tu sovrapponi la religione alla scienza e le confondi. Usi del ciarpame scientifico per sostenere una posizione razzista. Io difendo il tuo diritto a godere mortificando la carne. Non critico le pratiche di sadomasochismo, ma non devono essere imposte agli altri”. Pare invece che il torbido piano dell’Opus Dei sia proprio questo: più cilicio per tutti. A cominciare dai gay, che per penitenza dovranno scordarsi le unioni civili grazie all’attivismo dalla ala talebana dei teodem, di cui Binetti è la Giovanna D’Arco.

 

 Le spine di Rosy  

Donna Rosy Bindi, ministro della famiglia e madrigna del disegno di legge sui Dico, proprio non ce la fa. Riconoscere la pari dignità di gay e lesbiche è proprio al di sopra delle sue forze. Così, dopo aver annacquato fin oltre le soglie del ridicolo gli articoli del testo che ha co-firmato con Barbara Pollastrini, ha fatto un passo in più con una dichiarazione pubblica gratuita e offensiva. “La famiglia”, ha affermato intervenendo a un convegno, "è tra un uomo e una donna e quindi il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare”. Non soddisfatta ha anche aggiunto che “è meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne”. Bingo. In un colpo solo ha abbattuto sia gli africani che gli omosessuali, ma mentre i primi se ne sono fatti un baffo i secondi hanno risposto per le rime. Ecco ad esempio il commento di Giuseppina La Delfa, presidente dell’associazione Famiglie arcobaleno, che riunisce mamme lesbiche e babbi gay: “Voglio ricordare al ministro che nessuno potrà mai impedire alle donne e nemmeno agli uomini omosessuali di procreare e di mettere al mondo dei figli, perciò ci permettiamo di rispondere al ministro che non abbiamo bisogno della sua autorizzazione e che i nostri sogni di maternità e di paternità riusciamo a realizzarli anche senza la sua benedizione. L’alto compito di un ministro della famiglia non è quello di indicare chi ha diritto o no a mettere al mondo dei figli ma è quello di tutelare tutti i figli della repubblica dall’ingiustizia e dall’offesa. Oggi l’offesa, noi e i nostri figli, la riceviamo da lei”. Le espressioni di Rosy Bindi hanno attirato anche le critiche di Eugenio Scalfari, che le ha tirato le orecchie in un editoriale su “Repubblica”. E lei ha risposto mettendoci una toppa, che se non è peggiore dle buco di certo non lo chiude. Voleva dire, si è giustificata, che in Italia “non è prevista e non è prevedibile alcuna forma di adozione per coppie omosessuali”. E che “per ogni bambino il proprio ambiente natale, se assicura decenti livelli di vivibilità, è il migliore del mondo, in Africa come in Bielorussia”. Ciò detto, “quando la legge affronta il destino di un piccolo individuo ha l’obbligo di tener conto delle conoscenze e delle acquisizioni scientifiche più accreditate. Queste, pur riconoscendo che capacità paterne e materne albergano naturalmente anche in uomini e donne omosessuali, ritengono che l’identità di un bambino ha bisogno di svilupparsi nella relazione tra due figure di sesso diverso, attraverso le quali il piccolo elabora la sua identità, non solo sessuale, ma di persona”. In tempi di tagli alla spesa pubblica, sarebbe il caso di fare una colletta per consentire al ministro un corso di aggiornamento sulle acquisizioni scientifiche di questo secolo.


 
 

 

 

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