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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 94 - Aprile 2007 ]

 
 Arcigay a congresso

Si svolgerà a Milano tra l’11 e il 13 maggio prossimi il XII congresso nazionale di Arcigay, la maggiore associazione del panorama glbt italiano. Un’associazione che anche a questo appuntamento si presenta in crescita, con un totale di circa 180.000 soci e socie e con una presenza in 16 regioni, articolata su 40 comitati provinciali e 70 circoli ricreativi affiliati. Il congresso che sta per aprirsi, ed è preceduto dai congressi provinciali che eleggono i 198 delegati, è per varie ragioni un punto di svolta. Una novità certa è che cambierà il presidente, perché il bolognese Sergio Lo Giudice passa la mano dopo un decennio alla guida di Arcigay. Ma un’altra novità è che per la prima volta, dopo ventidue anni di vita, Arcigay nazionale va a un congresso con due candidati alla presidenza in competizione. Si tratta di Aurelio Mancuso, segretario nazionale uscente, e dell’avvocato Ezio Menzione, vecchio amico di Arcigay e militante per i diritti civili. Entrambi presentano al congresso una mozione in cui illustrano i rispettivi progetti di sviluppo per l’associazione, in cui risaltano però più i punti di contatto che le divergenze, a testimonianza del fatto che comunque vadano le cose alcuni cambiamenti di rotta devono verificarsi. Il primo riguarda gli obiettivi politici e l’abbandono della disponibilità al compromesso in tema di diritti civili. Visto che con la mediazione non si è ottenuto niente, si torna a chiedere tutto. Ovvero la completa parità di diritti per le persone glbt, compreso il matrimonio, le adozioni e il riconoscimento pieno dell’omogenitorialità. Di conseguenza anche il tradizionale rapporto con la politica, contrassegnato storicamente in Arcigay da una relazione privilegiata con i Ds, deve cambiare, con l’obiettivo di una piena autonomia dell’associazione. Il primo segno del cambiamento si può constatare nel fatto che nessuno dei due candidati alla presidenza è oggi iscritto ai Ds: Mancuso ne è uscito pochi mesi fa, in polemica con la timidezza del partito sui diritti glbt, e Menzione non lo è mai stato. I due ultimi presidenti che hanno guidato Arcigay per complessivi vent’anni (Franco Grillini e Sergio Lo Giudice) lo erano e lo sono ancora entrambi. Il rapporto con la politica va cambiato, per unanime constatazione, anche nel senso che l’associazione deve fare maggiore attenzione a interlocutori diversi da quelli presenti nelle istituzioni. Deve convincere a condividere maggiormente i suoi obiettivi civili con il popolo glbt (di cui il movimento costituisce solo una parte molto minoritaria), con altri movimenti e con la società nel suo insieme, cercando di radicare la propria presenza nel modo più capillare possibile. Obiettivi ambiziosi che necessitano di nuove idee, nuove risorse e più partecipazione alla vita democratica dell’associazione, posto che oggi la stragrande maggioranza dei soci ha la tessera Arcigay (solo) perché ne frequenta i locali.
 

 

 Autorità censorie

In margine (ma neanche tanto) allo scandalo di Vallettopoli (che ha avuto al suo centro le “scandalose” foto del portavoce del governo Silvio Sircana, accostato con la macchina di fianco a una presumibile “lucciola” transessuale) l’autorità garante per la privacy ha imbracciato la clava. E ha vietato con effetto immediato la diffusione di notizie che non hanno interesse pubblico, che non sono essenziali o che attengono a particolari della vita privata in merito alla sfera sessuale. Pena la reclusione da tre mesi a due anni. Le foto di Sircana che chiacchiera con transex worker sono poi uscite comunque, rendendo ancor più ridicola la decisione del garante della privacy, che mirava nientemeno a strangolare l’industria del gossip. Scambiando per giunta l’Italia per l’Iran. Stessa svista deve però aver colpito l’autorità garante per le comunicazioni, che ha messo il velo alla Tv 24 ore su 24 decretando il divieto di trasmettere in chiaro immagini erotiche o attività che risultino offensive al pudore. Pena una multa fino a 50.000 euro. Niente più tette in Tv, neppure dopo la mezzanotte, quindi, e niente più pubblicità di linee a luci rosse per masturbatori notturni. Il porno, sia pure soft, d’ora in avanti dovrà essere criptato come si conviene. Inutili, per ora, le proteste delle Tv locali colpite dal divieto e degli operatori del settore. Corrado Fumagalli, conduttore di “Sexy Bar” (trasmissione in onda su molte tivù locali) ha paragonato gli effetti economici del provvedimento alla cancellazione di “una piccola Fiat”.

 

 

 

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