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Rassegna Stampa PRIDE : |
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PRIDE: IL
MENSILE GAY ITALIANO
[ Numero 95 - Maggio 2007 ] |
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Clerofobia |
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L'esordio di monsignor Angelo Bagnasco
come presidente della conferenza episcopale italiana non poteva
essere più scoppiettante. E tale da far persino apparire il suo
predecessore Camillo Ruini come un pacato assertore del punto di
vista della chiesa cattolica. Da Ruini Bagnasco ha ereditato la
lettera di diffida ai politici cattolici, diffusa a fine marzo, in
cui i vescovi hanno dato l'ennesimo altolà alla legalizzazione delle
coppie omosessuali. Ma minacciare di scomunica chiunque fraternizzi
con il nemico non era evidentemente abbastanza per il nuovo uomo
forte della Cei.
Così, monsignor Bagnasco ha deciso di rafforzare il concetto con un
attacco più sanguigno, spiegando in occasione di un incontro
promosso dalla diocesi di Genova, di cui è a capo, che il no della
chiesa alle unioni omosessuali è analogo a quello che si pronuncia a
proposito dell'incesto e della pedofilia. Per nulla inibito, tra
l'altro, dagli scandali a sfondo pedofilo che continuano ad emergere
in tutto il mondo (Italia inclusa) a carico di sacerdoti e prelati.
Questa uscita ha suscitato un vespaio di reazioni indignate, alla
quale la Cei ha pure provato a rispondere con l'ipocrita
disinvoltura tipica della politica italiana, nel cui costume rientra
l'abitudine di smentire il giorno dopo ciò che si è affermato il
giorno prima.
Le parole di Bagnasco erano tuttavia inequivocabili e sono rimaste
nella memoria collettiva, scatenando qualche pesante risposta di
popolo. In parecchie città italiane, a cominciare da Genova, sono
comparse sui muri di chiese e palazzi scritte di protesta contro il
presidente della Cei, il papa e le gerarchie cattoliche in genere.
Le più pesanti sono arrivate alle minacce di morte e hanno
immediatamente determinato l'approntamento di una scorta per
monsignor Bagnasco.
La più diffusa tuttavia recitava "Bagnasco vergogna!", pensiero
laicamente condivisibile da molti, ma che nel clima di isteria e
criminalizzazione generale del dissenso è stata praticamente
considerata l'anticamera del terrorismo dalla quasi totalità del
sistema politico-mediatico. Dal governo e dall'opposizione sono
piovute durissime condanne verso gli incivili tentativi di
intimidire la chiesa cattolica, rovesciando abilmente la frittata
per trasformare in vittima chi incita ogni giorno all'odio e alla
discriminazione verso gli omosessuali.
La vicenda è proseguita anche in un surreale dibattito parlamentare
durante il quale il viceministro dell'interno Marco Minniti ha
descritto la gravità della situazione e lo stato di allerta
nazionale per le minacce a monsignor Bagnasco, suscitando le
proteste del deputato radicale Maurizio Turco, che ha opportunamente
osservato come non si possa fare di ogni erba un fascio
criminalizzando qualunque manifestazione di anticlericalismo. Ma
nell'Italia del 2007 chi osa opporsi alla prepotenza del Vaticano
deve rassegnarsi a far parte di una sparuta e marginale minoranza.
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Omofobia |
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Non solo i rappresentanti del clero
cattolico, lo scorso mese, sono stati oggetto di scritte sui muri
ingiuriose e minacciose. La stessa cosa è capitata agli omosessuali,
ma ha fatto molto meno rumore. Forse perché si tratta di ordinaria
amministrazione e dunque non fa granché notizia.
Il bersaglio più visibile dell'intolleranza omofobica è stata, ai
primi di aprile, la libreria "Babele" di Milano, che da vent'anni è
un punto di riferimento per la cultura glbt nel nostro paese.
Sui muri esterni e sulle vetrine della sede della libreria, in via
San Nicolao, sono comparse diverse scritte fatte con vernice nera e
firmate con la sigla di Forza nuova, gruppo di estrema destra molto
noto anche per le sue molteplici iniziative contro i diritti glbt.
I responsabili dell'organizzazione hanno però negato la paternità
del blitz contro la libreria Babele, anche se modalità e contenuti
dell'azione coincidono alla perfezione con lo stile del gruppo.
Sull'episodio, al momento in cui scriviamo, sono ancora in corso le
indagini della Digos. Secondo il gestore della lbreria Babele,
Rolando Canzano, non si è trattato comunque di una semplice bravata
da ragazzini. E in effetti, con l'aria che tira a proposito di Dico
e dintorni, la sua interpretazione appare purtroppo molto
convincente.
Gli insulti e le minacce che hanno imbrattato muri e vetrine del
negozio attingono al più classico repertorio dell'omofobia di
matrice fascista, come "gay al muro" o "gay pedofili".
Ha aggiunto un tocco di originalità, per così dire, l'offesa
personalizzata contro la presidente dell'associazione Di'Gay Project
Imma Battaglia, che è una delle figure più in vista della militanza
glbt in Italia e per questo è stata gratificata con l'epiteto di
"troia". Imma però, al contrario di quanto è accaduto
all'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, non è stata messa sotto
scorta e non ha ricevuto espliciti attestati di solidarietà dai
leader di primo piano della politica nazionale, anche se in compenso
gliene sono arrivati molti altri, a cominciare da quelli di tutte le
associazioni glbt.
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