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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 96 - Giugno 2007 ]

 
 La bacchetta di Strasburgo

Il parlamento europeo, a fine aprile, ha approvato una nuova e preoccupata risoluzione contro l’omofobia in Europa.
Il documento è stato approvato con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astenuti. Il testo, sostenuto da socialisti, verdi, sinistra europea e liberaldemocratici, lancia le accuse più pesanti al governo polacco, che ha annunciato l’intenzione di approvare una legge contro la "propaganda dell’omosessualità" che prevede il licenziamento per gli insegnanti che si dichiarano gay. Varsavia è stata anche formalmente invitata “a condannare pubblicamente e a prendere misure contro le dichiarazioni rilasciate da leader politici incitanti alla discriminazione e all’odio sulla base dell’orientamento sessuale”. L’europarlamento ha deciso inoltre di inviare in Polonia una delegazione incaricata di fare un rapporto sulla situazione.
La risoluzione ne ha comunque anche per l’Italia, benché dalla stesura finale sia stato eliminato un esplicito riferimento alle dichiarazioni omofobiche del presidente della Cei Bagnasco.
Del nostro paese si parla a proposito del suicidio di Matteo, sedicenne torinese vittima del bullismo scolastico, ma non c’è dubbio che ugualmente ci riguardi una frase che condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi”.
Questa frase, insieme con il backstage dell’emendamento anti-Bagnasco, ha fatto letteralmente imbestialire il Vaticano, che ha dato fondo al repertorio dell’indignazione parlando di “indecorosi attacchi”, “operazioni indegne”, “argomentazioni propagandistiche e vietamente anticlericali di un pugno di facinorosi”, di minaccia alla “libertas ecclesiae” nonché di “Europa delle falsità” e di “conseguenze imprevedibili” derivanti dai dissensi con la santa sede.
Un bagno di sangue, insomma, che non ha tuttavia scomposto la fiducia del cardinale Ruini, che pur dispiacendosi per l’incidente di Strasburgo ha commentato: “In Italia possiamo essere ottimisti, perché buona parte delle forze politiche e dell’opinione pubblica sono consapevoli dei valori degli italiani”.

 

 Diritti in marcia

Le ultime settimane si sono rivelate proficue per la causa dei diritti glbt negli Stati uniti.
Partiamo con il New Hampshire, che ha approvato a fine aprile una legge sulle unioni civili allineandosi agli altri stati del New England (con la positiva eccezione del Massachusetts che riconosce il matrimonio tout court). Passo significativo perché il New Hampshire è uno stato tradizionalmente conservatore, che aveva tra l’altro deciso di bandire l’accesso al matrimonio per le coppie dello stesso sesso.
Il 9 maggio è toccato all’Oregon, il cui governatore, Ted Kulongoski, ha messo la sua firma sul testo di legge che istituisce il contratto di unione civile per le coppie omosessuali. “Dall’esclusione”, ha dichiarato, “passiamo all’integrazione”. Non è però della stessa idea la destra integralista, che cercherà ogni pretesto giuridico per ritardare l’entrata in vigore definitiva della legge.
Un altro sassolino sulla strada della parità è stato messo in Colorado, dove il governatore Bill Ritter ha firmato a metà maggio una legge che autorizza anche le coppie omosessuali ad adottare bambini, mentre ha annunciato la sua intenzione di firmare un provvedimento, approvato il mese scorso dal parlamento statale, contro le discriminazioni sul lavoro delle persone glbt.
Nel frattempo, il dipartimento che gestisce le prigioni della California ha deciso di concedere i permessi sessuali in carcere anche ai partner dei detenuti gay e lesbiche, mentre da New York è arrivata il 16 maggio un’altra buona notizia: circa 200 coppie gay e lesbiche newyorchesi che si erano sposate in Massachusetts tra il 17 maggio 2004 e il 6 luglio 2006, data in cui i giudici dello stato di New York hanno dichiarato illegale il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, hanno ottenuto il riconoscimento della validità della loro unione.

 

 

 

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