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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 96 - Giugno 2007 ]

 
 Il top dell’omofobia

In occasione della giornata mondiale di lotta all’omofobia, il 17 maggio, l’associazione americana Human rights watch ha reso nota la sua annuale “Hall of shame” (letteralmente “galleria della vergogna”), ovvero la lista degli omofobi più illustri al mondo.
Ai primi tre posti si sono collocati nell’ordine, papa Benedetto XVI, il presidente Bush e il presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad.
Le motivazioni della giuria? Per quanto riguarda il papa, gli ossessivi interventi contro la parità di diritti e il riconoscimento delle famiglie omosessuali con relative pesanti ingerenze nella politica interna di numerosi stati.
Bush deve invece la piazza d’onore al fatto che nel suo piano di emergenza per la lotta all’Aids ha destinato un terzo di tutte le risorse al finanziamento di programmi per promuovere l’astinenza sessuale fino al matrimonio, tagliando per converso i fondi alla promozione delle pratiche si sesso sicuro e sostenendo in Africa movimenti esplicitamente omofobi.
Ampiamente meritato, infine, il bronzo del presidente iraniano, per aver scatenato l’annuale campagna per la moralità e il buon costume, che ha condotto all’arresto e alla repressione di migliaia di persone colpevoli per la maggior parte di non avere un look abbastanza islamico.
Tra i risultati della campagna è stata di recente segnalata anche una retata di polizia a Isfahan, che ha portato in carcere 87 persone accusate di aver partecipato a un gay party.

 

 

 Brevi

Parigi: i gestori di quattro note discoteche della capitale francese, tra cui il “Queen”, tempio delle notti gay parigine, sono finiti sotto processo per discriminazione razziale operata all’ingresso dai buttafuori.
La denuncia è stata presentata da "Sos Racisme", in seguito a un test effettuato sul campo nel 2005. Dall’esperimento è risultato che le coppie bianche (gay e etero) avevano molte più possibilità di entrare di quelle più scure. Uno dei “selezionari” del "Queen” finiti sotto accusa si è giustificato dicendo che le sue scelte sono questione di feeling.
Come volevasi dimostrare.
 
Mosca: anche quest’anno il sindaco della capitale russa, Yuri Luzhkov, ha deciso di vietare il pride nelle strade della “sua” città, incurante dei moniti provenienti dal consiglio d’Europa, di cui la Russia fa parte.
Secondo Luzhkov, il pride violerebbe i diritti della maggioranza dei moscoviti, che non sono gay.
Per non essere da meno, anche San Pietroburgo ha vietato il pride, come l’anno scorso.
Gli organizzatori si sono però ugualmente dati appuntamento a fine maggio sulla Prospettiva Newski per un corteo non autorizzato.
 
Rio de Janeiro: la comunità glbt della metropoli brasiliana si è organizzata per celebrare a modo suo la visita in Brasile di papa Benedetto XVI, dal 9 al 13 maggio scorso. Tra i festeggiamenti messi a punto dal “comitato d’accoglienza” sono stati inclusi il rogo rituale di centinaia di fotografie di sua santità e la distribuzione di volantini da parte di una donna travestita da papa. Capace certamente di un’imitazione molto vicina all’originale.
 
New York: uno studio pubblicato sul “New England journal of medicine” ha stabilito un legame diretto tra sesso orale e insorgenza di tumori orofaringei causati dal virus del papilloma umano (hpv).
Secondo i ricercatori, chi ha contratto l’Hpv ha un rischio di ammalarsi di questo genere di tumori 32 volte superiore a quello di chi non si è infettato.
Chi beve e fuma, per dare un raffronto, ha un rischio rispettivamente di sole 3 e 2,5 volte rispetto a chi non lo fa.
Il consiglio dei ricercatori: sesso orale promiscuo sempre con il condom.
 
Londra: finirà sotto processo per bigamia Suzanne Mitchell, una donna di 29 anni che si è unita in civil partnership con Caroline (24 anni) pur essendo già sposata tutti gli effetti con Charles (46) e madre di cinque figli.
A denunciare l’intrigo, che rappresenta il primo caso di bigamia lesbica nella storia del Regno unito, è stata Caroline, che ha detto di essere stata tenuta all’oscuro del fatto che Suzanne e Charles non avessero mia divorziato.
Suzanne ha reagito bruciando tutte le foto dl matrimonio con Caroline e dichiarando di voler tornare con Charles, che tra l’altro - dice - fa sesso molto meglio.

 

 

 

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