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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 102 - Dicembre 2007 ]

 
 Amato ma non troppo

Che non corre buon sangue tra il ministro dell’interno Giuliano Amato e gli omosessuali è almeno dai tempi in cui, da presidente del consiglio, disse in parlamento che “purtroppo” il diritto a manifestare per il Worldpride del 2000 a Roma era garantito dalla costituzione. Lui poi si è difeso spiegando che stava facendo dell’ironia per rispondere a quanti chiedevano che la manifestazione fosse vietata, comunque aveva già definito il Worldpride “inopportuno” e non si è mai distinto neppure in seguito per le sue attitudini gay friendly. Perciò non ha stupito più di tanto che nell’anno europeo delle pari opportunità il suo ministero si applichi ad arginare il rischio che l’infezione sociale del matrimonio tra persone dello stesso sesso contamini anche il nostro paese. È saltata fuori infatti qualche settimana fa una circolare della direzione centrale per i servizi demografici del ministero degli interni che ribadisce il divieto di trascrizione in Italia dei matrimoni gay contratti all’estero. La questione era stata sollevata da una coppia gay di Latina che si era sposata in Olanda ed è tornata di attualità di recente per un congedo matrimoniale concesso dalla regione Friuli-Venezia Giulia a un dipendente omosessuale che era convolato a nozze in Belgio. “Si ricorda”, dice il documento inviato a sindaci e prefetti, “che il nostro ordinamento non ammette il matrimonio omosessuale, e quindi la richiesta di trascrizione deve essere rifiutata perché in contrasto con l’ordine pubblico interno”. La circolare consiglia anche molta attenzione ai tentativi di truffa: “Gli ufficiali di stato civile devono porre particolare cura alla verifica che i due sposi siano di sesso diverso, richiedendo in caso di dubbio un documento di identità dal quale si desuma inequivocabilmente il sesso degli interessati”. Queste “istruzioni per l’uso” hanno provocato diverse e indignate interrogazioni parlamentari al ministro Amato, da parte di deputati di area laica desiderosi di sentire dalla sua viva voce quali siano le ragioni di contrasto con l’ordine pubblico, visto che né la costituzione né la legge italiana vietano espressamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso mentre la carta europei dei diritti fondamentali e innumerevoli altre norme Ue addirittura lo garantiscono. E non è questa la sola risposta che ci si attende dal ministro, perché un’altra interrogazione presentata da Franco Grillini se la prende con i dati sull’affluenza alle manifestazioni di piazza diffusi a ottobre dal Viminale. Secondo tali cifre, al pride nazionale del giugno scorso avrebbero partecipato solo 30.000 persone, mentre al family day omofobico convocato dai cattolici un mese prima ce ne sarebbero state 200.000. Grillini ha chiesto l’immediata rettifica del dato, palesemente errato e lesivo dell’immagine del pride, anche alla luce del fatto che a giugno fonti interne alla questura di Roma parlavano di 300.000 partecipanti. Chi si è fregato uno zero?
 
  

 Testimone Luxuria

Un merito indiscutibile dell’onorevole Vladimir Luxuria è di testimoniare di persona quanto possa essere dura la vita una persona transessuale nel nostro fobico paese. E se l’anno scorso la volevano cacciare dal bagno delle donne della camera, quest’anno il vescovo di Foggia le voleva impedire di fare da testimone alle nozze della cugina che si sposa in chiesa. Il parroco di quest’ultima, per ordine del vescovo, ha discretamente consigliato alla ragazza di trovare un altro testimone per il matrimonio. Luxuria però a questo punto ha raccontato tutto ai giornali creando un caso, e la curia di Foggia, dopo un penoso tentativo di far finta di niente e tener ferma la decisione, ha dovuto fare retromarcia. Anche perché il divieto agli sposi di scegliersi il testimone che desiderano è in effetti piuttosto inconsueto. Il vescovo, monsignor Tamburrino, ha quindi spiegato obtorto collo che “Luxuria potra tranquillamente fare il testimone avendo compiuto 18 anni, poiché per la legge, per essere testimone, è sufficiente che una persona sia maggiorenne. Deve essre chiaro, invece, che in ogni caso il sacramento del matrimonio unisce un uomo e una donna”. “Evidentemente il monsignore”, ha dichiarato Luxuria a Gay.it, “si è reso conto che per il diritto canonico la sua posizione era illegittima. Oltre che essere ottusa, medievale, assolutamente inspiegabile. Comunque ora sono contenta, soprattutto per mia cugina: l’ho vista crescere, le voglio bene, ho anche seguito il suo percorso, quando il suo futuro marito era in missione in Afghanistan e lei aveva paura che non tornasse più. In ogni caso ringrazio il vescovo, sono molto lusingata, evidentemente mi aveva dato meno di 18 anni". 
 

 

 

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