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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 102 - Dicembre 2007 ]

 
 Stupro a Dubai 

Un’incredibile vicenda di violenza e pregiudizio si è trasformata in un caso diplomatico tra la Francia e gli Emirati arabi. Ne è stato involontario protagonista un ragazzino franco-svizzero di 15 anni che l’estate scorsa si trovava a Dubai con il padre (francese) che lavora nell’industria alberghiera locale. Il 18 luglio, insieme al suo amico Fabrice, ha accettato l’offerta di un ragazzo un po’ più grande, Ibrahim, di fare un giro in macchina insieme ad altri due uomini che non conosceva. L’automobile parte e si dirige nel deserto, dove Alex e Fabrice vengono prima minacciati con coltelli e bastoni e poi violentati dai loro accompagnatori. Alex, come stabiliranno gli accertamenti medici, viene penetrato senza preservativo da tutti e tre i suoi aggressori, mentre Fabrice ha raccontato di essere stato forzato ad avere rapporti orali. I due ragazzini vengono infine scaricati di notte ai bordi di una strada. E qui comincia il peggio della storia. Il padre di Alex sporge immediatamente denuncia alla polizia, che sottopone il ragazzo ad accertamenti medico-legali. Il dottore che lo visita per certificare l’avvenuto strupro scriverà poi nella sua relazione di aver riscontrato una “penetrazione senza violenza” e una “frequente utilizzazione precedente” dell'ano, ma intanto prende da parte Alex e gli dice che farebbe meglio a confessare di essere omosessuale. È un modo per chiudere subito il caso, perché se il rapporto è stato consenziente, secondo la legge degli Emirati che non prevede il reato di stupro gay ma parla di “omosessualità forzata”, cade l’imputazione principale. Rimane solo l’accusa di omosessualità, rispetto alla quale però Alex verrebbe ritenuto colpevole al pari dei suoi violentatori. Dopo questo episodio, il padre di Alex si rivolge all’ambasciata francese che gli consiglia un avvocato e nuovi accertamenti medici, che riveleranno la presenza del dna di tre persone nell’ano del ragazzo. Il rapporto del medico-legale incaricato dalla polizia di Dubai sosterrà invece di avere accertato la penetrazione anale solo da parte dell’unico imputato minorenne (Ibrahim), mentre lo sperma degli altri due aggressori sarebbe stato ritrovato sui calzoncini di Alex. Nel frattempo la vicenda diventa un affare di stato perché la madre di Alex, Veronique Robert, è una giornalista con buone relazioni all’Eliseo e riesce ottenere che se ne parli nel corso degli incontri ufficiali con il presidente della federazione degli Emirati arabi in visita a Parigi. Poco dopo gli aggressori di Alex e di Fabrice vengono identificati e arrestati. L’affare si complica però ulteriormente quando l’avvocato di Alex, dopo aver ricevuto rassicurazioni ufficiali del contrario, scopre che uno degli accusati è sieropositivo e ha l’epatite. Le autorità di Dubai ne erano al corrente, ma lo avevano tenuto nascosto, perché l’Aids dalle loro parti è un tabù ancora più forte dell’omosessualità. A fine ottobre inizia un processo dal quale sarà difficile ottenere giustizia. Per questo la madre di Alex ha creato un sito (www.boycottdubai.com) per mantenere viva l’attenzione sul caso e si è fatta promotrice di una campagna per ottenere l’inserimento del reato di stupro nel diritto penale degli Emirati e la creazione di strutture ospedaliere per i malati di Aids.
 
  

 Vittime risarcite

Con un emendamento alla legge finanziaria proposto dalla sinistra unita e appoggiato dai socialisti, il parlamento spagnolo ha approvato il 15 novembre scorso lo stanziamento di milioni di euro per il 2008 a titolo di risarcimento degli omosessuali che furono perseguitati dal franchismo. Si calcola che furono migliaia di persone e quindi la cifra non è certo un granché, ma con questo gesto simbolico la Spagna diventa il primo paese al mondo a indennizzare le vittime di una persecuzione motivata dall’orientamento sessuale. La Spagna franchista si rivelò fin dall’inizio nemica acerrima dei gay. La guerra civile era appena cominciata quando i fascisti fucilarono il poeta Federico Garcia Lorca urlandogli “frocio” prima di sparare. E dopo aver conquistato il potere, il generale Franco si propose di mascolinizzare la nazione in modo permanente, punendo con severe misure di polizia chi si discostava dalla norma. In base alla legge contro gli emarginati sociali (vagabondi e malviventi), i gay potevano essere “sottoposti a vigilanza per salvaguardarli dai loro istinti degenerati”. Non contento, il regime introdusse nel 1970 una nuova legge sulla riabilitazione dei soggetti socialmente pericolosi, secondo la quale gli omosessuali potevano essere privati della libertà personale anche se non avevano commesso reati, e sottoposti a “trattamenti correttivi” rivolti a farne dei veri uomini. Si stima che circa 4.000 persone siano state incarcerate e internate perché omosessuali durante la dittatura. Le loro sofferenze però non finirono con la morte di Franco e la conseguente caduta del suo regime, nel 1975. Per abolire le leggi antigay ci vollero infatti altri quattro anni.

 
 

 

 

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