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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 103 - Gennaio 2008 ]

 
 Omo-scerini

Un’equipe di ricercatori dell’università dell’Illinois di Chicago ha scoperto un meccanismo biochimico in grado di “accendere” e “spegnere” a piacimento il comportamento omosessuale nei maschi della Drosophila melanogaster, volgarmente detta moscerino della frutta, che ha il poco invidiabile privilegio di essere l’insetto prediletto dalla ricerca scientifica. Tormentando queste sfortunate creature, i biologi di Chicago sono riusciti a individuare una proteina in grado di influenzarne l’orientamento sessuale. E ne hanno poi sperimentato l’efficacia su esemplari che grazie alla mutazione di un gene detto “genderblind” (volgarmente “un buco è un buco”) si erano rivelati impenitenti bisessuali. Alterando le quantità della proteina di cui sopra sono infine stati in grado di trasformarli in morigerati etero e anche di farli tornare al primitivo stato di libertinaggio. Il direttore del gruppo di ricerca, David Featherstone, ha sottolineato il valore rivoluzionario della scoperta, che sembra contraddire la popolare idea che l’orientamento sessuale sia solo questione di geni. Innata, almeno nei moscerini, sembra essere invece la predisposizione a congiungersi con qualunque cosa respiri. Il resto dipende dalle sostanze che si assumono e dagli altri moscerini che si incontrano sulla propria strada. La versatilità sessuale degli insetti, ha continuato Featherstone, potrebbe avere utili impieghi in agricoltura, consentendo per esempio di trasformare insetti dannosi in utili impollinatori. Speriamo solo che a qualcuno non venga in mente di inventare la medicina che fa guarire i gay. Siamo uomini o moscerini?

 

 Una corda per Makwan

Sullo scorso numero di “Pride” abbiamo purtroppo riportato una notizia errata circa la sospensione della condanna a morte per sodomia decretata da un tribunale iraniano nei confronti di Makwan Moloudzadeh, un ragazzo curdo non ancora ventenne che all’epoca del supposto reato aveva soltanto 13 anni.
Il 15 novembre scorso l’ayatollah Hashemi Sharudi, capo dell’apparato giudiziario iraniano, aveva in effetti annunciato che il caso sarebbe stato riesaminato, ma il 5 dicembre Makwan è stato impiccato nel cortile del carcere di Kermanshah, dove era stato rinchiuso dopo l’arresto, avvenuto lo scorso anno. Secondo fonti di stampa iraniane, l’esecuzione è avvenuta in modo frettoloso, ed è per questo che si è svolta a porte chiuse in carcere, anziché come originariamente previsto nel parco pubblico in cui erano avvenuti gli atti di sodomia. Anche la famiglia del ragazzo, sarebbe stata informata solo a cose fatte. Ai funerali di Makwar a Paveh, la sua città nel Kurdistan iraniano, hanno partecipato seimila persone.


 

 

 

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