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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 106 - Aprile 2008 ]

 
 L’amico Clemente

Adesso che non è più in corsa per un seggio parlamentare, Clemente Mastella si rilassa e spiega che lui non ce l’ha con i gay. Anzi. In un’intervista rilasciata a Klaus David per “KlausCondicio” in onda su You Tube, è tornato un’altra volta a citare i suoi amici omosessuali. “Tra le tantissime persone che mi sono state vicine in questi mesi”, ha detto, “ci sono in assoluto i gay.” E poi ha aggiunto: “Non sono assolutamente contro la lobby gay. Infatti, reputo scandalosa ogni forma di discriminazione nei loro confronti. Nonostante ciò sono sfavorevole ai matrimoni omosessuali”. Seguire la coerenza logica e politica del pensiero di Clemente Mastella è un’impresa non da poco, perché siamo ben oltre il “ma anche” veltroniano. Qui abbiamo un amico dei gay che fino a quando è rimasto al governo ha minacciato di farlo cadere un giorno sì e l’altro pure proprio sul tema dei diritti gay. Mica solo sul matrimonio, che del resto nessun ministro del governo Prodi ha mai proposto. Mastella ha detto no anche ai Dico, che sancivano diritti dimezzati per coppie conviventi, e persino all’approvazione di norme contro la violenza omofobica. Più che chiedersi se Mastella “ci è o ci fa”, a questo punto, bisognerebbe domandarsi chi sono i suoi amici gay. Clemente, comunque, quando è in vena di tolleranza non bada a spese. Perciò a Klaus Davi ha anche raccontato di essere stato concupito da uomini senza neppure arrabbiarsi. “Mi è capitato”, ha raccontato, “di rifiutare le avances di uomini. Come si fa in queste situazioni, si fa finta di non capire, si glissa. Avevo 18 anni e facevo un giro per l’Italia in treno, mi trovavo sulla linea ferroviaria Milano-Como. Quando arrivò il controllore del treno capii il suo interesse nei miei confronti. Imbarazzato, feci finta di non capire e indirizzai la conversazione su altri argomenti”. Cosa gli avrà detto il controllore?
 


 

 Ciarra chi?

L’imprenditore ciociaro Giuseppe Ciarrapico ha indossato gli stivaloni per fare il suo ingresso in campagna elettorale. Subito dopo aver accettato di candidarsi con il Pdl di Berlusconi, ha dichiarato in un’intervista di non avere mai rinnegato il fascismo, provocando indignazione a sinistra e imbarazzo a destra. Alla fine però lui è rimasto sulle proprie posizioni. Da bravo candidato, anzi, ha cercato di non limitarsi a sfoggiare la nostalgia per il ventennio ma di affrontare questioni più attuali. Sul sito cattolico Petrus, Ciarrapico, ha così spiegato che oggi la sua “stella polare” non è il duce ma papa Benedetto XVI. Non c’è quindi da stupirsi se poi affermato con ruvido linguaggio che la famiglia “è una sola, quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e il resto è ciarpame da non prendere neanche in considerazione”. Papa Ratzinger non avrebbe saputo dirlo meglio. “Definire ciarpame milioni di conviventi”, hanno risposto a Ciarrapico le deputate di Sinistra arcobaleno Titti De Simone e Vladimir Luxuria, “significa mantenere l’orologio del tempo fermo ad un passato bocciato dalla storia. È più immorale chi come lui è stato condannato in via definitiva per sfruttamento del lavoro minorile”. Barbara Pollastrini del Pd stigmatizza il disprezzo nei confronti di chi ha “un progetto affettivo che non si identifica con la famiglia tradizionale”, mentre dal Pdl Pecorella puntualizza: “Non c’è bisogno di essere fascisti per dire che la famiglia è quella basata sul matrimonio tra un uomo e una donna. C’è nella costituzione. Poi nella libertà individuale rientra qualsiasi cosa”. Se comunque si è fascisti e non pentiti, come Ciarrapico, si può stare nel Pdl che aderisce al Partito popolare europeo? No, almeno secondo il presidente dell’eurogruppo del Ppe Jean-Claude Juncker. «Non conosco questo signore”, ha affermato Juncker a margine di un vertice del Ppe a Bruxelles, “non so se si dichiara davvero fascista, ma posso dire che nel Partito popolare europeo non c'è posto per i fascisti». La dichiarazione non scalfisce i vertici del Pdl, che si tengono stretto in lista Ciarrapico perché con i suoi giornali “gli serve”, come ha detto il cavalier Silvio. Fa arrabbiare però Alessandra Mussolini, che con il nome che porta il fascismo proprio non può rinnegarlo e del resto è candidata pure lei con il Pdl. Così, dopo il “meglio fascisti che froci” della precedente campagna elettorale, si accontenta ora sobriamente di far osservare che Juncker “ha un cognome che pare uno yogurt”e che il parlamento europeo è un’imbelle congrega di “burocrati che votano per le balene”. Senza contare che a Bruxelles c’è pure (e ti pareva…) “un’alta percentuale di omosessuali”. Fortuna almeno che Berlusconi ci vuole bene. Avrà pure messo in lista Ciarrapico e la Mussolini (per non parlare degli altri) ma se avesse un figlio gay non farebbe una piega. “Lo rispetterei e lo circonderei d’amore”, ha dichiarato in un’intervista al settimanale “Chi”. Detto questo però, lui sta con il Vaticano. “In un paese libero”, ha spiegato nella stessa intervista, “il fatto che qualcuno esprima un’opinione non è mai un’ingerenza. A maggior ragione non lo è se chi la esprime è la guida spirituale di milioni di italiani”. Anche il papa gli serve.

 

 

 

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