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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO
 
[ Numero 106 - Aprile 2008 ]

 
 Vittorie elettorali

 Fortuna che c’è l’Europa, vien da dire, confrontando il panorama italiano con quanto accade nelle nostre immediate vicinanze geografiche. In Spagna e in Francia, per esempio, dove recentissimi risultati elettorali parlano della democrazia inclusiva che avanza. In Spagna, il voto politico del 9 marzo ha decretato la netta vittoria del Partito socialista (Psoe) di José Luis Rodriguez Zapatero, riconfermato primo ministro dopo quattro anni di governo che hanno prodotto grandi cambiamenti, prendendo sul serio la sovranità democratica e l’uguaglianza tra i cittadini. Nonostante il raffreddamento dell’economia con relativi malcontenti sociali, il Psoe è stato promosso alle urne dagli spagnoli con quasi un milione di voti in più del Partito popolare, suo diretto avversario, e ha conquistato in parlamento 169 dei 350 seggi disponibili, solo sette in meno della maggioranza assoluta. Rispetto al 2004, i socialisti hanno guadagnato cinque seggi, esattamente come i popolari che sono passati da 148 a 153. Ma rispetto al 2004, per il resto, c’è una bella differenza. Quattro anni fa Zapatero si era ritrovato nella stanza dei bottoni quasi per caso, sull’onda dello sdegno popolare nei confronti di un governo di centrodestra che aveva gestito in modo disastroso la crisi prodotta dagli attentati terroristici dell’11 marzo a Madrid. Oggi invece può rafforzare il suo potere dopo una lunga quanto intensa stagione di governo. Il voto del 9 marzo è quindi un meditato giudizio politico e ci dice che la Spagna approva i cambiamenti introdotti da Zapatero e desidera renderli permanenti. Il più importante di tutti è il conseguimento della democrazia anche nella sfera sessuale, attraverso le numerose riforme e decisioni politiche che hanno promosso in questi quattro anni la parità di genere e di orientamento sessuale. Nel futuro, ci ha spiegato Zapatero con le sue coraggiose leggi, non dovrà più essere un privilegio l’essere maschi e eterosessuali, così come non dovrà costituire uno svantaggio essere femmine o addirittura un disastro essere gay o trans. Gli spagnoli condividono il concetto con grande entusiasmo e questo rende più cocente la sconfitta della chiesa cattolica, che ha cercato in tutti i modi di opporsi alla riconferma di Zapatero proprio per tentare di cancellare o annacquare il più possibile le sue riforme in materia di etica e laicità dello stato. All’indomani del voto, comunque, i vescovi spagnoli hanno tenuto a far sapere che la guerra continua. Ottime notizie arrivano anche dalla Francia, dove il 9 e il 16 marzo si è votato per le amministrative. La principale è la rotonda rielezione del socialista Bertrand Delanoe alla guida della municipalità di Parigi con il 55,7% dei voti al secondo turno. Il primo sindaco gay dichiarato di una grande metropoli europea, eletto per la prima nell’ormai lontano 2001, resiste saldamente in sella e supera a pieni voti la prova del budino dopo ben sette anni di amministrazione. Segno evidente del fatto che il suo stile e il suo impegno hanno convinto gli amministrati. L’indice di popolarità volge al bello e i media francesi hanno già prefigurato un futuro scontro per la nomination socialista alla presidenza della repubblica tra il sindaco di Parigi e Segolene Royal (una specie di Hillary contro Obama in salsa europea). Delanoe comunque mantiene l’abituale basso profilo e tiene a chiarire che non si è montato la testa. Ha festeggiato infatti con sobrietà il rinnovo del mandato, dichiarando che “non c’è spazio per l’autocompiacimento o per il rallentamento dell’azione. Al contrario, la fiducia dei nostri concittadini ci fissa una precisa tabella di marcia”. Nel resto della Francia, i socialisti hanno conquistato quasi tutte le principali città, lasciando alla destra del presidente Sarkozy solo Marsiglia e Bordeaux. Sconfitta significativa per la destra anche a Tourcoing, uno dei comuni che formano la comunità urbana di Lille, dove l’Ump di Sarkozy aveva candidato a sindaco il deputato Christian Vanneste, noto alle cronache soprattutto per le dichiarazioni omofobiche in virtù delle quali era stato condannato in tribunale. Vanneste si è fermato al 30% dei consensi, contro il 53,6% del suo rivale di sinistra eletto al primo turno. Siamo in Francia, mica a Treviso.
 
 

 

 Supporto reale  

 Monarchia e diritti glbt sembra un po’ la quadratura del cerchio del gusto camp, ma è in effetti ciò che avviene nell’inarrivabile Olanda, dove a difendere la causa della lotta alle discriminazioni è intervenuta nientemeno che una principessa ereditaria. Si tratta di Maxima, consorte del principe Guglielmo-Alessandro e futura regina. Per testimoniare l’impegno diretto della famiglia reale olandese sul tema, ha fatto da madrina alla firma di un’intesa tra il governo e le amministrazioni delle quattro principali città olandesi per “rafforzare la lotta alla discriminazione, l’intimidazione e la violenza contro l’omosessualità”. Il progetto prevede interventi nel campo dell’educazione sessuale ed è “la prima volta”, come ha sottolineato il ministro della cultura Roland Plasterk, “che un membro della famiglia reale mostra un sostegno così esplicito all’emancipazione dei gay”. I gruppi gay più tradizionalisti esultano, mentre Maxima incassa il successo d’immagine e mostra graziosamente la forma smagliante che contribuisce non poco a renderla adatta al ruolo. Sei anni fa, quando arrivò in Olanda dall’Argentina per sposare il principe ereditario, fu accolta malissimo perché oltre a non essere di sangue nobile era la figlia di un ministro del governo fascista di Videla. Oggi invece è amatissima dalla gente per le qualità personali che ha saputo far conoscere e apprezzare nel tempo.
 

 

 

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