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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 86 - Agosto 2006 ]
 PACS O MATRIMONI?
 
di
Andrea Pini

Pacs o matrimonio? Abbiamo provato a chiedere ai gruppi gay italiani se abbia ancora senso insistere sui tanto bistrattati Pacs, o se non abbia magari più senso fare come in Spagna, puntando all'allargamento dei matrimoni. Scoprendo che il movimento gay italiano, da Aosta a Catania, col cuore sceglie il matrimonio, ma con la ragion politica si accontenta di un percorso attraverso i Pacs fino al matrimonio...

 

Dopo dieci anni di manifestazioni e di richieste per il riconoscimento legale delle coppie, in Italia siamo ancora al momento zero. Vedremo se l’Unione, la nuova maggioranza politica, approverà ciò alla fine ha scritto nel programma, e cioè “un riconoscimento dei diritti dei singoli all’interno della coppia”. Formula quanto mai ambigua e che corrisponde ad un contenuto povero simbolicamente e nei diritti.

Ma lasciamo da parte il topolino che forse verrò partorito dal nostro centro-sinistra. Il movimento gay chiedeva altro: chiedeva il riconoscimento pubblico dei legami di coppia, le unioni civili. Chiamate anche Pacs (patto di civile solidarietà), come in Francia.

La doccia fredda è stata la cancellazione dei Pacs dal programma dell’Unione (per inserire al loro posto il topolino), a causa delle pressioni omofobe della Chiesa, raccolte al volo dal solerte filo-vaticanista Rutelli.

Il movimento gay s'è trovato spiazzato, dato che aveva puntato tutto sui Pacs e li considerava ormai accettati dai partiti. I Pacs erano considerati da tutti i gruppi una mediazione accettabile, un primo passo di buon valore simbolico e culturale: i gay e le lesbiche finalmente con un primo, chiaro riconoscimento di diritti.

Saltati i Pacs sono saltati gli equilibri interni e oggi nei gruppi gay sta avvenendo una piccola rivoluzione, come non accadeva da anni, che punta a nuovi obbiettivi e proposte e esprime una forte esigenza di avanzamento.

 

Abbiamo fatto un viaggio fra 60 diverse realtà politico-aggregative del mondo gay ponendo due semplici domande:

1) a livello personale (e col cuore) sei a favore dell’obbiettivo politico dei PACS o a quello dei matrimoni civili, estesi anche a gay e lesbiche?

2) che posizione ha l’associazione che tu rappresenti rispetto al riconoscimento legale delle coppie omosessuali? Pacs, matrimoni o altro?

 

Il dato più importante che emerge dalla prima domanda è che la metà degli intervistati mette il matrimonio al primo posto, motivando la scelta con la necessità di un'assoluta parità con gli etero nel campo dei diritti.

Un altro gruppo punta su entrambi gli istituti giuridici: doppia scelta uguale maggiore libertà per tutti.

A credere solo nei Pacs, sia per motivi di affinità personale, sia per motivi culturali, sia di opportunità politica, resta il 30% degli intervistati.

Quindi qualcosa di profondamente innovativo è accaduto nelle coscienze di molti impegnati in politica o nell’associazionismo.

Il seme lanciato da Zapatero in Spagna comincia a germogliare anche in Italia e davvero molti si chiedono perché mai dovremmo accontentarci di qualcosa di meno della parità, come ben sintetizza fra gli altri Flavio Romani dell’Arcigay di Ferrara: ”Oggi la strada spagnola è aperta anche per noi, e le posizioni vanno ripensate dopo le varie sberle ricevute. Forse non paga più essere ragionevoli. Pari diritti e pari opportunità per tutti, e basta distinguo!”.

 

Quello che ha una coppia etero lo voglio anch’io”, aggiunge Carmine Urcioli del Coord. Arcigay Sud Italia. E dal neonato circolo Arcigay di Messina, Salvatore Maiorana sottolinea un aspetto interessante: ”Che ci sarà di male a parlare di matrimonio? Forse anche noi stessi abbiamo paura a chiedere l’uguaglianza piena?”. Anche Christian Poccia di GayLib Lazio sceglie i matrimoni: “Perché dovremmo accettare di essere discriminati? Perché agli etero i matrimoni e ai gay solo i Pacs?".

 

A mantenere posizioni strettamente filo-Pacs è ad esempio Federico Cerminara, Arcigay di Cosenza, che racconta di una realtà territoriale ancora chiusa e difficile, nella quale mancano quasi del tutto le coppie e l’idea del matrimonio appare prematura.

Per motivi di tipo ideale anche Gigi Malaroda del Circolo Maurice di Torino si dichiara contro il matrimonio “perché non è un obbiettivo nostro, rappresenta un’omologazione culturale e sociale”. E una posizione simile prende anche Gianni Zardini del Pink di Verona: i Pacs sono una forma più originale ed autonoma, mentre il matrimonio è uno scimmiottamento e non ci appartiene.

 

Con la seconda domanda le cose cambiano un po’, perché un gruppo che si muove politicamente deve fare i conti con le mediazioni, ma anche in questo caso è accaduta un’altra piccola rivoluzione: non solo le coscienze di molti gay si sono risvegliate, ma cambiano anche gli obbiettivi strategici.

Infatti più della metà delle associazioni si esprime per un percorso a tappe in cui al primo posto restano i Pacs, obbiettivo di breve periodo, ma i matrimoni sono vissuti come il vero obbiettivo di parità. Se a queste si aggiungono le associazioni che puntano seccamente al matrimonio, e quelle che vorrebbero sia i Pacs che i matrimoni in parallelo e senza sconti, arriviamo al 78% del campione.

 

In pratica oltre i tre quarti dell’associazionismo gay vede il matrimonio come obiettivo ineludibile, distinguendo solo su tempi e modi.

Contemporaneamente quasi la stessa percentuale è a favore anche dei Pacs, con poche associazioni che vedono i due istituti come contrapposti.

Mi sembra un cambiamento notevole per la rapidità e la diffusione in cui si sta manifestando, avvenuto in parte sottotraccia grazie alla spinta culturale europea, e in modo più evidente e repentino dopo la delusione politica provocata dall’Unione.

 

Andrea Benedino di GayLeft riassuma bene la situazione: ”Non so se mi sposerei ma politicamente scelgo i matrimoni, perché voglio la piena parità dei diritti. Naturalmente so che in Italia il matrimonio subito è irrealizzabile e che il primo passo necessario restano i Pacs. Ma alla fine ci saranno tutti e due, quello è l’esito! Il problema non è se, ma solo quando ci saranno”.

Rossana Praitano del Circolo Mario Mieli di Roma ha avuto il merito, subito dopo le elezioni d’aprile, di scrivere: “Il Pacs è morto e non ha senso provare a rianimarlo...”, sostenendo invece la proposta del matrimonio civile aperto agli omosessuali. Da questa inchiesta emerge invece che il Pacs non è morto, ma, in linea con la Praitano, il matrimonio gay e lesbico è più vivo che mai! I

n numerose interviste appare la preoccupazione per le reazioni della pubblica opinione riguardo ai matrimoni. Ad esempio Walter Pergolis, Arcigay Reggio Emilia, sintetizza: ”Sui matrimoni c’è molto da lavorare, potrebbero essere una grossa botta per l’opinione pubblica, anche tra i gay! Noi qui stiamo ancora al problema della visibilità, soprattutto nel mondo del lavoro”.

Anche Enzo Cucco dell’associazione Sandro Penna di Torino, pur riconoscendo la validità dell’estensione matrimoniale alle coppie omo, non nasconde le difficoltà del percorso, dato che “i matrimoni fanno parte di una tradizione che non prevede le coppie gay”.

 

Eppure le generazioni più giovani non sembrano avere tutti questi dubbi: Alberto del KOB di Milano senza mezze misure dice: ”Noi giovani vogliamo il matrimonio”. E Paolo Patanè del Circolo Arcigay di Catania aggiunge: ”Nelle generazioni più giovani si rafforza l’orientamento e la rivendicazione del matrimonio, come posizione avanzata. È una tendenza in atto”.

D’altra parte è proprio una madre siciliana, Francesca Marceca dell’AGEDO di Palermo, che ci spiega che nel matrimonio, accanto all’aspetto politico della parità di diritti per tutti, c’è anche un importante aspetto simbolico, quello della festa: “La festa del matrimonio è la bellezza del saluto per un figlio che se ne va perché ha trovato l’amore! È un momento altamente significativo e lo deve essere anche per i figli omosessuali”.

 

Il gruppo più numeroso del campione è rappresentato da realtà territoriali Arcigay, 37 su 60. Se analizziamo i risultati alle due domande in questo sotto-campione non emergono differenze notevoli rispetto a quello che abbiamo descritto finora. Anche qui alla domanda “uno” la maggioranza risponde: matrimoni; e alla domanda “due” la grande maggioranza è a favore del percorso: Pacs subito e dopo i matrimoni, grosso modo in linea con Arcigay Nazionale.

Ma la novità sta anche qui nel fatto che la maggioranza delle persone intervistate vede i matrimoni come un punto di arrivo necessario, perché, come dice Zeno Menegazzi dell’Arcigay di Verona, "siamo stufi di essere cittadini di serie B".

 

Campione per l’intervista:

 

37 realtà territoriali Arcigay (da Aosta a Catania)

2 realtà territoriali di Gayleft (gay nel partito Democratici di Sinistra)

4 realtà territoriali di GayLib (gay liberali, associazione di centro-destra)

3 realtà territoriali di AGEDO (ass.genitori di omosessuali)

Circolo Mario Mieli, Roma

Di Gay Project, Roma

Nuova Proposta, Roma

Gruppo Pesce, Roma

Azione gay e lesbica, Firenze

Antagonismo gay, Bologna

Circolo Pink, Verona

KOB (collettivo omosessuale Bicocca), Milano

Associazione Philadelphia, Torino

Informagay, Torino

Circolo Davide e Gionata, Torino

Circolo Maurice, Torino

Associazione Sandro Penna, Torino

Associazione Articolo 3, Palermo

 

 

 

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