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Pacs o matrimonio? Abbiamo provato a chiedere ai gruppi gay italiani
se abbia ancora senso insistere sui tanto bistrattati Pacs, o se non
abbia magari più senso fare come in Spagna, puntando
all'allargamento dei matrimoni. Scoprendo che il movimento gay
italiano, da Aosta a Catania, col cuore sceglie il matrimonio, ma
con la ragion politica si accontenta di un percorso attraverso i
Pacs fino al matrimonio...
Dopo dieci anni di manifestazioni e di richieste per il
riconoscimento legale delle coppie, in Italia siamo ancora al
momento zero. Vedremo se l’Unione, la nuova maggioranza politica,
approverà ciò alla fine ha scritto nel programma, e cioè “un
riconoscimento dei diritti dei singoli all’interno della coppia”.
Formula quanto mai ambigua e che corrisponde ad un contenuto povero
simbolicamente e nei diritti.
Ma lasciamo da parte il topolino che forse verrò partorito dal
nostro centro-sinistra. Il movimento gay chiedeva altro: chiedeva il
riconoscimento pubblico dei legami di coppia, le unioni civili.
Chiamate anche Pacs (patto di civile solidarietà), come in Francia.
La doccia fredda è stata la cancellazione dei Pacs dal programma
dell’Unione (per inserire al loro posto il topolino), a causa delle
pressioni omofobe della Chiesa, raccolte al volo dal solerte
filo-vaticanista Rutelli.
Il movimento gay s'è trovato spiazzato, dato che aveva puntato tutto
sui Pacs e li considerava ormai accettati dai partiti. I Pacs erano
considerati da tutti i gruppi una mediazione accettabile, un primo
passo di buon valore simbolico e culturale: i gay e le lesbiche
finalmente con un primo, chiaro riconoscimento di diritti.
Saltati i Pacs sono saltati gli equilibri interni e oggi nei gruppi
gay sta avvenendo una piccola rivoluzione, come non accadeva da anni,
che punta a nuovi obbiettivi e proposte e esprime una forte esigenza
di avanzamento.
Abbiamo fatto un viaggio fra 60 diverse realtà
politico-aggregative del mondo gay ponendo due semplici domande:
1) a livello personale (e col cuore) sei a favore dell’obbiettivo
politico dei PACS o a quello dei matrimoni civili, estesi anche a
gay e lesbiche?
2) che posizione ha l’associazione che tu rappresenti rispetto al
riconoscimento legale delle coppie omosessuali? Pacs, matrimoni o
altro?
Il dato più importante che emerge dalla prima domanda è che
la metà degli intervistati mette il matrimonio al primo posto,
motivando la scelta con la necessità di un'assoluta parità con gli
etero nel campo dei diritti.
Un altro gruppo punta su entrambi gli istituti giuridici: doppia
scelta uguale maggiore libertà per tutti.
A
credere solo nei Pacs, sia per motivi di affinità personale, sia per
motivi culturali, sia di opportunità politica, resta il 30% degli
intervistati.
Quindi qualcosa di profondamente innovativo è accaduto nelle
coscienze di molti impegnati in politica o nell’associazionismo.
Il seme lanciato da Zapatero in Spagna comincia a germogliare anche
in Italia e davvero molti si chiedono perché mai dovremmo
accontentarci di qualcosa di meno della parità, come ben sintetizza
fra gli altri Flavio Romani dell’Arcigay di Ferrara:
”Oggi la strada spagnola è aperta anche per noi, e le posizioni
vanno ripensate dopo le varie sberle ricevute. Forse non paga più
essere ragionevoli. Pari diritti e pari opportunità per tutti, e
basta distinguo!”.
“Quello
che ha una coppia etero lo voglio anch’io”, aggiunge Carmine
Urcioli del Coord. Arcigay Sud Italia. E dal neonato
circolo Arcigay di Messina, Salvatore Maiorana
sottolinea un aspetto interessante: ”Che ci sarà di male a
parlare di matrimonio? Forse anche noi stessi abbiamo paura a
chiedere l’uguaglianza piena?”. Anche Christian Poccia di
GayLib Lazio sceglie i matrimoni: “Perché dovremmo accettare
di essere discriminati? Perché agli etero i matrimoni e ai gay solo
i Pacs?".
A
mantenere posizioni strettamente filo-Pacs è ad esempio Federico
Cerminara, Arcigay di Cosenza, che racconta di una
realtà territoriale ancora chiusa e difficile, nella quale mancano
quasi del tutto le coppie e l’idea del matrimonio appare prematura.
Per motivi di tipo ideale anche Gigi Malaroda del Circolo
Maurice di Torino si dichiara contro il matrimonio “perché
non è un obbiettivo nostro, rappresenta un’omologazione culturale e
sociale”. E una posizione simile prende anche Gianni Zardini
del Pink di Verona: i Pacs sono una forma più
originale ed autonoma, mentre il matrimonio è uno scimmiottamento e
non ci appartiene.
Con la seconda domanda le cose cambiano un po’, perché un
gruppo che si muove politicamente deve fare i conti con le
mediazioni, ma anche in questo caso è accaduta un’altra piccola
rivoluzione: non solo le coscienze di molti gay si sono risvegliate,
ma cambiano anche gli obbiettivi strategici.
Infatti più della metà delle associazioni si esprime per un
percorso a tappe in cui al primo posto restano i Pacs, obbiettivo di
breve periodo, ma i matrimoni sono vissuti come il vero obbiettivo
di parità. Se a queste si aggiungono le associazioni che puntano
seccamente al matrimonio, e quelle che vorrebbero sia i Pacs che i
matrimoni in parallelo e senza sconti, arriviamo al 78% del campione.
In pratica oltre i tre quarti dell’associazionismo gay vede
il matrimonio come obiettivo ineludibile, distinguendo solo su tempi
e modi.
Contemporaneamente quasi la stessa percentuale è a favore anche dei
Pacs, con poche associazioni che vedono i due istituti come
contrapposti.
Mi sembra un cambiamento notevole per la rapidità e la diffusione in
cui si sta manifestando, avvenuto in parte sottotraccia grazie alla
spinta culturale europea, e in modo più evidente e repentino dopo la
delusione politica provocata dall’Unione.
Andrea Benedino di
GayLeft riassuma bene la situazione: ”Non so se mi
sposerei ma politicamente scelgo i matrimoni, perché voglio la piena
parità dei diritti. Naturalmente so che in Italia il matrimonio
subito è irrealizzabile e che il primo passo necessario restano i
Pacs. Ma alla fine ci saranno tutti e due, quello è l’esito! Il
problema non è se, ma solo quando ci saranno”.
Rossana Praitano
del Circolo Mario Mieli di Roma ha avuto il merito,
subito dopo le elezioni d’aprile, di scrivere: “Il Pacs è morto e
non ha senso provare a rianimarlo...”, sostenendo invece la
proposta del matrimonio civile aperto agli omosessuali. Da questa
inchiesta emerge invece che il Pacs non è morto, ma, in linea con la
Praitano, il matrimonio gay e lesbico è più vivo che mai! I
n
numerose interviste appare la preoccupazione per le reazioni della
pubblica opinione riguardo ai matrimoni. Ad esempio Walter
Pergolis, Arcigay Reggio Emilia, sintetizza: ”Sui
matrimoni c’è molto da lavorare, potrebbero essere una grossa botta
per l’opinione pubblica, anche tra i gay! Noi qui stiamo ancora al
problema della visibilità, soprattutto nel mondo del lavoro”.
Anche Enzo Cucco dell’associazione Sandro Penna di
Torino, pur riconoscendo la validità dell’estensione
matrimoniale alle coppie omo, non nasconde le difficoltà del
percorso, dato che “i matrimoni fanno parte di una tradizione che
non prevede le coppie gay”.
Eppure le generazioni più giovani non sembrano avere tutti questi
dubbi: Alberto del KOB di Milano senza mezze
misure dice: ”Noi giovani vogliamo il matrimonio”. E Paolo
Patanè del Circolo Arcigay di Catania
aggiunge: ”Nelle generazioni più giovani si rafforza
l’orientamento e la rivendicazione del matrimonio, come posizione
avanzata. È una tendenza in atto”.
D’altra parte è proprio una madre siciliana, Francesca Marceca
dell’AGEDO di Palermo, che ci spiega che nel
matrimonio, accanto all’aspetto politico della parità di diritti per
tutti, c’è anche un importante aspetto simbolico, quello della festa:
“La festa del matrimonio è la bellezza del saluto per un figlio
che se ne va perché ha trovato l’amore! È un momento altamente
significativo e lo deve essere anche per i figli omosessuali”.
Il gruppo più numeroso del campione è rappresentato da realtà
territoriali Arcigay, 37 su 60. Se analizziamo i risultati alle due
domande in questo sotto-campione non emergono differenze notevoli
rispetto a quello che abbiamo descritto finora. Anche qui alla
domanda “uno” la maggioranza risponde: matrimoni; e alla domanda
“due” la grande maggioranza è a favore del percorso: Pacs subito e
dopo i matrimoni, grosso modo in linea con Arcigay Nazionale.
Ma la novità sta anche qui nel fatto che la maggioranza delle
persone intervistate vede i matrimoni come un punto di arrivo
necessario, perché, come dice Zeno Menegazzi dell’Arcigay
di Verona, "siamo stufi di essere cittadini di serie B".
Campione per
l’intervista:
37 realtà territoriali
Arcigay (da Aosta a Catania)
2 realtà territoriali di
Gayleft (gay nel partito Democratici di Sinistra)
4 realtà territoriali di
GayLib (gay liberali, associazione di centro-destra)
3 realtà territoriali di
AGEDO (ass.genitori di omosessuali)
Circolo Mario Mieli,
Roma
Di Gay Project, Roma
Nuova Proposta, Roma
Gruppo Pesce, Roma
Azione gay e lesbica,
Firenze
Antagonismo gay, Bologna
Circolo Pink, Verona
KOB (collettivo
omosessuale Bicocca), Milano
Associazione
Philadelphia, Torino
Informagay, Torino
Circolo Davide e
Gionata, Torino
Circolo Maurice, Torino
Associazione Sandro
Penna, Torino
Associazione Articolo 3,
Palermo
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