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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 98 - Agosto 2007 ]

 Vade retro, mostra
[di Giovanni Dall'Orto]
 

In apparenza, la ragione che avrebbe impedito l'apertura (annunciata nello scorso numero di "Pride") della mostra su "Arte e omosessualità" è stata una scultura. Quella Miss Kitty di Paolo Schmidlin (la stessa che è sulla copertina del presente numero di "Pride"), che raffigura un anziano signore, in posa vezzosa, che ha una strabiliante somiglianza con un altro anziano signore che ama circolare in altrettanto vezzose scarpette rosse di Prada per i corridoi del Vaticano.

La scultura era stata consegnata all'ultimo istante, suscitando il panico al momento dell'ultimo sopralluogo, la mattina del 9 luglio, un attimo prima della conferenza stampa di presentazione ai giornalisti (un estratto è online su: http://it.youtube.com/watch?v=55AZGd8cYRQ). Un avvenente pretino in clergyman volteggiava con aria preoccupata alle spalle dei politici relatori, e non occorre un'immaginazione sfrenata per pensare che fosse lì per comunicare il categorico "non possumus" dell'Arcivescovado. 

Che fare? Dopo che la Curia di Milano aveva in pratica scelto lei, una per una, le opere che avevano il diritto di essere esposte e perfino il titolo che si poteva usare, l'apparizione "a tradimento" di quel ritratto era inconcepibile.

Che fare? Togliere di mezzo la statua? Ma i giornalisti dopo dieci secondi sapevano già tutto, e che figura ci avrebbe fatto Ignazio La Russa, che era lì per indottrinarci sul fatto che "non è vero che la destra italiana è omofoba, e ciò è dimostrato proprio da questa mostra, che è stata organizzata nella massima libertà e senza la minima censura di sorta"?

Che fare? A Milano non si era (e mentre scrivo non si è) ancora spenta la polemica per il ritiro del promesso patrocinio e del finanziamento al "Festival internazionale di cinema gaylesbico", e si doveva fornire nuova esca alle polemiche?

 

Che fare, allora? Ma è ovvio: il solito pastrocchio all'italiana: a noi giornalisti Miss Kitty è stata infine esibita con una ridicola benda sulla faccia, che avrebbe dovuto servire a rendere "irriconoscibile" il personaggio ritratto. Ma come sa bene l'assessore alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi (senza il cui consenso, peraltro, gli organizzatori non avrebbero mai potuto inserire né la statua nella mostra, né la sua fotografia nel catalogo) non c'è nulla che attiri l'attenzione più che una censura, e al vernissage, alla sera, tutti i giornalisti si sono fiondati sulla statua contestata. Che il giorno dopo era riprodotta ovunque, sia con che senza benda.

A questo punto Sgarbi, che sugli scandali ha costruito l'intera carriera, ha accuratamente gettato quanta più benzina poteva sul fuoco, tenendo in sospeso per qualche giorno altre opere (cito fra tutte Ecce trans, della coppia "Coniglio Viola": una manipolazione al computer della celebre foto di Sircana, nella quale il trans era sostituito da un "santino" di Gesù), per poi annunciare che no no no, il rispetto per Sua Papità gli impediva di esporle, al punto da spingerlo a comprare lui per 25.000 euro (e quindi ritirare) l'opera di Schmidlin. Nuovo scandalo, nuovi articoli, e grida di "no alla censura".

E qui, con tutti i massmedia che pubblicavano ostentando offesa tutte le immagini giudicate “blasfeme”, una per una, è stato costretto a intervenire il sindaco (ultracattolico) Letizia Moratti, imponendo la distruzione del catalogo con le foto “blasfeme”, il rinvio dell’apertura al pubblico, e infine il suo vaglio personale, opera per opera, di tutti i pezzi.

E quando Moratti ha chiesto di eliminare altre dieci opere oltre a quelle già ritirate, a tirarsi indietro, la mattina del 14 luglio, sono stati il curatore Eugenio Viola e i collezionisti e gli artisti che avevano prestato le opere, annunciando che date queste condizioni a questo punto era più sensato cercare un’altra città meno omofoba.

Il presidente di Arcigay Aurelio Mancuso ha anche organizzato un piccolo sit-in davanti al portone chiuso, condannando la censura. E Gianni Geraci, del Coordinamento dei gay credenti, ha accusato, "da cattolico", i censori di "papolatria": "Il papa non è oggetto di culto" (http://it.youtube.com/watch?v=bOBupOTsWuM).

 

Al momento di scrivere questo articolo gli organizzatori avevano ricevuto proposte da varie città, tra le quali Napoli, dove se tutto andrà bene la mostra potrebbe aprire nel mese di agosto a Castel Sant'Elmo (per informazioni più aggiornate si può consultare http://www.studioesseci.net).

 

Ma la mostra meritava davvero tanto scandalo? Assolutamente no. Quella che ho potuto vedere io era stata epurata da tutte le opere di nudo troppo "esplicite", da qualsiasi allusione alla sessualità (il che in una mostra sull'omosessualità è alquanto bizzarro), da qualsiasi opera che richiamasse la guerra scatenata dalla Chiesa contro i gay (e addio a vagonate di sansebastiani, che costituiscono tanta parte dell'immaginario omoerotico), da qualsiasi opera con contenuti politici (davvero nessun artista si è mai interessato non dico ai Pacs, ma neppure alle coppie? Mah!) e infine da qualsiasi opera che ritraesse soggetti non palesemente maggiorenni (e bye-bye a tutta l'estetica che, dall'arte grecoromana all'arte ottocentesca, ruota attorno all'efebo: la Moratti ha chiesto di sopprimere l'unica foto di Gloeden presente, e questo in una mostra dal sottotitolo "Da von Gloeden a Pierre et Gilles"!).

Il risultato era del tutto innocuo ("L'arte la vedo, ma l'omosessualità dov'è"?, ha commentato una persona accanto a me durante il vernissage), al punto che visitando i Musei Vaticani si avrebbe una visione infinitamente più "audace" dell'omoerotismo nell'arte.

Ciò detto, con quanto è sopravvissuto dopo le censure e i veti preteschi la mostra era comunque epocale, perché restava il primo tentativo assoluto di proporre un tema del genere nella clericale e omofoba Italia. E le reazioni isteriche ci hanno ricordato perché lo fosse.

 

L'unico a guadagnarci dalle polemiche è stato Vittorio Sgarbi, a cui va stretto il ruolo di semplice assessore (lui voleva fare il sindaco), e che ha sfruttato l'occasione per tendere una bella imboscata a Letizia Moratti, togliendosi il gusto di svillaneggiarla chiamandola (e a ragione!) "suor Letizia".

Sgarbi ha probabilmente captato prima di altri l'esasperazione che sta montando contro la soffocante cappa clericale che il mondo politico vuole imporre all'Italia, comprendendo prima d'altri che Milano non sarà forse (più) una città di sinistra, ma non è mai stata e non intende essere una città clericale. Milano è una delle città in cui ormai i matrimoni civili superano quelli religiosi, e in cui i modelli di vita cattolici fanno in assoluto meno presa. Con questa bagarre Sgarbi ha quindi messo il cappello sulla sedia di prossimo sindaco di Milano: di destra, ovviamente, ma almeno libero dalla grottesca bigotteria della Moratti, che nella sua frenesia di censurare addirittura il San Sebastiano del... Mantegna, s'è fatta ridere dietro perfino dai suoi elettori di destra.

Quando si tratta di poltrone tutto fa brodo: perfino l'arte e addirittura i gay.

 

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Parla Eugenio Viola

La mostra la firma Sgarbi, ma colui che concretamente l'ha "messa insieme" sei stato tu. Com'è stato il rapporto con l'assessore?

Non è stato sempre facile collaborare con l’assessore, che mi ha affiancato nell’ultima fase di preparazione della mostra. Sgarbi ha inserito una serie di artisti più "storicizzati" (mentre io invece avrei voluto privilegiare i contemporanei) e di artisti giovani che appartengono ai linguaggi pittorici che lui da sempre segue e difende strenuamente.

Abbiamo due visioni dell'arte diverse e che hanno dovuto convivere nella mostra, che quindi alla fine era abbastanza diversa da come l'avevo pensata io in origine: tutto ciò ha portato ad un allestimento a volte effettivamente un po' affollato.

Comunque, al di là di questo, se ci saranno possibilità di lavorare serenamente e in autonomia, sarò ben lieto di vedere portare a Napoli questa mostra, ovviamente senza le censure imposte dalla giunta di Milano, e anzi se possibile ampliandola.

 

Qual è stato per te il problema maggiore?

Il problema principale risale all’inizio di tutta questa storia: in origine la mostra mi era stata proposta da Alessandro Riva. Avevo già elaborato autonomamente un progetto analogo, quindi riuscimmo a mettere insieme in breve tempo un progetto e una lista di artisti. Poi, però, a inizio giugno, a seguito delle tristemente note controversie giudiziarie che hanno colpito Riva, mi sono ritrovato a portare avanti questo progetto da solo, subendo tutta una serie di correttivi.

Emblematico fra tutti il cambio del titolo da me proposto e originariamente accettato, Ecce [H]omo, nel più innocuo Arte e omosessualità, affiancato da uno slogan provocatorio che non condividevo, “Vade retro”, che poi si è trasformato in un monito sinistramente profetico.

 

Sgarbi è un osso duro...

Sgarbi è un autentico maestro della comunicazione mediatica: grazie a lui la censura è diventata un'occasione per mettere in scacco una giunta comunale retriva.

Io però sono stato travolto dalle polemiche in una città che non è la mia, dove pochi sembravano interessati al mio punto di vista in materia, anche se poi quella che era in gioco era la mia credibilità professionale.

Devo però aggiungere che non sono mai stato utilizzato da Sgarbi in maniera strumentale né eletto ad agnello sacrificale, neanche quando le polemiche sono diventate molto aspre e la battaglia ha assunto toni sempre più schiettamente politici, e questa è una cosa che ho apprezzato in lui.

 

L'assessore ti ha però fatto "outing" alla conferenza stampa di presentazione...

In realtà tutti sanno che vivo a Napoli insieme al mio ragazzo... anche se effettivamente non avevo mai pensato di convocare una conferenza stampa per annunciarlo ai giornali!

 

 

 

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