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La chiameremo Daniela, come hanno fatto tutti i
giornali che hanno parlato di questa brutta storia, anche se non è
il suo vero nome. Nel caso specifico non si tratta però della
abituale accortezza per garantire il diritto individuale a rimanere
"velati", bensì di un doveroso scrupolo per non mettere
ulteriormente a repentaglio la sua sicurezza personale già
pesantemente minacciata. Perché Daniela è una giovane donna lesbica
che non ha problemi ad apparire tale con naturalezza, né pensa a
nascondere con chissà quali precauzioni il fatto di avere una
relazione di coppia con un'altra donna. Probabilmente proprio per
questo si è trovata a fare i conti con l'odio e l'ignoranza di chi
considera inaccettabile che gli omosessuali vivano come persone
normali.
Tutto è cominciato lunedì 23 ottobre. "Sono
tornata a casa subito dopo mezzanotte", racconta Daniela, "e ho
trovato la casa distrutta. Tutto sottosopra, urina e sperma sul
letto, un orologio, una macchina fotografica e tutta la biancheria
intima rubati. E una svastica come firma della visita. Ho chiamato i
carabinieri, che sono arrivati per effettuare i rilievi del caso e
mi hanno detto che secondo loro erano stati gli zingari, basandosi
sul modo in cui era stata scassinata la porta dell'appartamento. Ma
da quando in qua gli zingari vanno in giro a disegnare svastiche,
visto che sono stati perseguitati dai nazisti come dovrebbe sapere
chiunque abbia fatto le scuole medie?".
Le sorprese investigative, comunque, non erano
finite. "Il giorno dopo", continua infatti Daniela, "sono andata a
fare la denuncia al comando dei carabinieri di Mazzano. E qui il
comandante mi ha comunicato la sua sfiducia nella possibilità che
eventuali testimoni potessero farsi avanti. Poi, quando gli ho detto
che sono omosessuale e che non è la prima volta che subisco
un'aggressione per questo motivo, mi ha spiegato che non poteva
inserire le parole omosessuale e lesbica nel verbale perché non sono
parole italiane. Secondo lui, essendo termini di derivazione greca,
non fanno parte della nostra lingua. E' perfino andato a prendere il
dizionario e l'ha consultato davanti a me. Per scoprire ovviamente
che la parola omosessuale esiste eccome, ma per farla mettere nel
verbale ho dovuto insistere". Vien da chiedere al comandante dei
carabinieri della stazione di Mazzano: come avrebbe reagito alla
richiesta di accludere al testo della denuncia parole di derivazione
greca come telefono o termometro?
Dopo qualche altra prova della scarsa
disponibilità dei carabineri di Mazzano, Daniela decide di
rivolgersi alle associazioni glbt bresciane, che a loro volta
denunciano l'accaduto chiedendo la collaborazione del mondo politico
e dell'intero movimento glbt. A questo punto scoppia il caso, la
stampa ne parla, viene presentata un'interrogazione parlamentare,
alcuni politici bresciani di sinistra si mobilitano e il prefetto
sposta la titolarità delle indagini dai carabinieri di Mazzano a
quelli del capoluogo. Nel frattempo però gli atti di intimidazione
nei confronti di Daniela non cessano.
"Una settimana dopo la devastazione
dell'appartamento", racconta, "uscendo dal supermercato ho trovato
un'altra svastica disegnata a pennarello sul tappo della benzina
della mia auto. Cinque giorni dopo ne è comparsa un'altra incisa
sulla carrozzeria. E quando sono andata dal carrozziere per far
valutare i danni, sull'auto ne hanno notata un'altra ancora, lunga
circa 80 centimetri. C'era scritto 'muori lesbica'". Che si tratti
di una persecuzione sistematica è piuttosto evidente, ma questo,
almeno a Mazzano, non è servito ad accrescere la solidarietà
intorno a Daniela e alla sua compagna. Si è fatta sentire anzi una
certa ostilità, di cui si è reso in certo modo interprete il sindaco
di Mazzano Luigi Elisetti, della Margherita, che si è premurato di
far sapere a Daniela che nel territorio del suo comune esistono
altre coppie omosessuali e nessuna ha mai subito violenza. Un fine
modo per affermare che chi riceve dei torti ne è in parte
responsabile?
Al comune di Mazzano si rivolge una petizione
che chiede una discussione pubblica sugli episodi di omofobia delle
scorse settimane. Mentre su iniziativa di Arcigay di Brescia, con
l'adesione di numerose forze politiche e associazioni, è stata
convocata per il 25 novembre una manifestazione nazionale di
solidafrietà alle ragazze di Mazzano, nell'ambito della giornata
internazionale contro la violenza sulle donne. |