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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 90 - Dicembre 2006 ]
 Violenze in provincia
 
di Gianni Rossi Barilli

Come vivono lesbiche e gay nella tollerante provincia italiana? Benissimo, almeno finché rimangono nascosti e non danno pretesti a nessuno per prendersela con loro. Se però finiscono nel mirino di qualche psicopatico, allora cominciano i guai. Com'è successo a Mazzano, in provincia di Brescia.


La chiameremo Daniela, come hanno fatto tutti i giornali che hanno parlato di questa brutta storia, anche se non è il suo vero nome. Nel caso specifico non si tratta però della abituale accortezza per garantire il diritto individuale a rimanere "velati", bensì di un doveroso scrupolo per non mettere ulteriormente a repentaglio la sua sicurezza personale già pesantemente minacciata. Perché Daniela è una giovane donna lesbica che non ha problemi ad apparire tale con naturalezza, né pensa a nascondere con chissà quali precauzioni il fatto di avere una relazione di coppia con un'altra donna. Probabilmente proprio per questo si è trovata a fare i conti con l'odio e l'ignoranza di chi considera inaccettabile che gli omosessuali vivano come persone normali.

Tutto è cominciato lunedì 23 ottobre. "Sono tornata a casa subito dopo mezzanotte", racconta Daniela, "e ho trovato la casa distrutta. Tutto sottosopra, urina e sperma sul letto, un orologio, una macchina fotografica e tutta la biancheria intima rubati. E una svastica come firma della visita. Ho chiamato i carabinieri, che sono arrivati per effettuare i rilievi del caso e mi hanno detto che secondo loro erano stati gli zingari, basandosi sul modo in cui era stata scassinata la porta dell'appartamento. Ma da quando in qua gli zingari vanno in giro a disegnare svastiche, visto che sono stati perseguitati dai nazisti come dovrebbe sapere chiunque abbia fatto le scuole medie?".

Le sorprese investigative, comunque, non erano finite. "Il giorno dopo", continua infatti Daniela, "sono andata a fare la denuncia al comando dei carabinieri di Mazzano. E qui il comandante mi ha comunicato la sua sfiducia nella possibilità che eventuali testimoni potessero farsi avanti. Poi, quando gli ho detto che sono omosessuale e che non è la prima volta che subisco un'aggressione per questo motivo, mi ha spiegato che non poteva inserire le parole omosessuale e lesbica nel verbale perché non sono parole italiane. Secondo lui, essendo termini di derivazione greca, non fanno parte della nostra lingua. E' perfino andato a prendere il dizionario e l'ha consultato davanti a me. Per scoprire ovviamente che la parola omosessuale esiste eccome, ma per farla mettere nel verbale ho dovuto insistere". Vien da chiedere al comandante dei carabinieri della stazione di Mazzano: come avrebbe reagito alla richiesta di accludere al testo della denuncia parole di derivazione greca come telefono o termometro?

Dopo qualche altra prova della scarsa disponibilità dei carabineri di Mazzano, Daniela decide di rivolgersi alle associazioni glbt bresciane, che a loro volta denunciano l'accaduto chiedendo la collaborazione del mondo politico e dell'intero movimento glbt. A questo punto scoppia il caso, la stampa ne parla, viene presentata un'interrogazione parlamentare, alcuni politici bresciani di sinistra si mobilitano e il prefetto sposta la titolarità delle indagini dai carabinieri di Mazzano a quelli del capoluogo. Nel frattempo però gli atti di intimidazione nei confronti di Daniela non cessano.

"Una settimana dopo la devastazione dell'appartamento", racconta, "uscendo dal supermercato ho trovato un'altra svastica disegnata a pennarello sul tappo della benzina della mia auto. Cinque giorni dopo ne è comparsa un'altra incisa sulla carrozzeria. E quando sono andata dal carrozziere per far valutare i danni, sull'auto ne hanno notata un'altra ancora, lunga circa 80 centimetri. C'era scritto 'muori lesbica'". Che si tratti di una persecuzione sistematica è piuttosto evidente, ma questo, almeno a Mazzano, non è servito ad accrescere la solidarietà  intorno a Daniela e alla sua compagna. Si è fatta sentire anzi una certa ostilità, di cui si è reso in certo modo interprete il sindaco di Mazzano Luigi Elisetti, della Margherita, che si è premurato di far sapere a Daniela che nel territorio del suo comune esistono altre coppie omosessuali e nessuna ha mai subito violenza. Un fine modo per affermare che chi riceve dei torti ne è in parte responsabile?

Al comune di Mazzano si rivolge una petizione che chiede una discussione pubblica sugli episodi di omofobia delle scorse settimane. Mentre su iniziativa di Arcigay di Brescia, con l'adesione di numerose forze politiche e associazioni, è stata convocata per il 25 novembre una manifestazione nazionale di solidafrietà alle ragazze di Mazzano, nell'ambito della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. 

 

 

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