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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 80 - Febbraio 2006 ]
 Cari omosessuali, rifiutiamo di candidarci.  
 
di
Giovanni Dall'Orto
Direttore responsabile del mensile gay "Pride".

Appello contro l'esclusione dal programma dell'Unione del
riconoscimento dei Pacs e dei diritti delle persone omosessuali.

 
E così l'Unione ha deciso che non ha senso riconoscere nel suo
programma elettorale i diritti delle coppie dello stesso sesso: "è
sufficiente tutelare i diritti degli individui". Come se fossero la
stessa cosa, e come se, sulla base di questo ragionamento, si potesse
allora abolire il matrimonio, dato che "è sufficiente tutelare i
diritti degli individui"...
Questo risultato è una secca, inequivocabile sconfitta per il
movimento per i diritti delle persone omosessuali, tale da imporre
una riflessione - e una protesta - immediata.
 
E' arrivato il momento di riconoscere che dieci anni di presenza di
rappresentanti omosessuali nelle associazioni partitiche hanno
portato al risultato vergognoso per cui l'Italia è l'unico grande
Paese dell'Unione Europea a non avere alcuna legge che tuteli le
convivenze omosessuali, a non avere alcuna legge antidiscriminazione,
e a non avere alcuna legge che tuteli contro i crimini d'odio le
persone che hanno il solo torto di essere omosessuali.
Giocare al ribasso, con la richiesta di una legge ultra-moderata sui
Pacs che era già di per sé una mediazione rispetto alle aspettative
del mondo gay, ha portato solo al disastro di ieri.
 
Adesso basta. Visto che la politica non li vuole, è giusto che le
lesbiche e i gay ne prendano atto e rifiutino di legittimare, con la
loro presenza puramente decorativa nelle liste dei candidati,
programmi politici che non tengono in nessuna considerazione le loro
esigenze.
Chiedo quindi alle lesbiche e ai gay di rifiutare la candidatura in
qualsiasi partito che non preveda espressamente il riconoscimento dei
diritti elementari delle persone omosessuali, a iniziare almeno dalla
legge antidiscriminazione fino ad arrivare al riconoscimento
giuridico delle unioni fra persone dello stesso sesso e al diritto
all'inseminazione eterologa per le madri lesbiche.
 
Chiedo di abbandonare la linea, rivelatasi suicida, del moderatismo
ad ogni costo, archiviando per sempre il gioco al ribasso sui Pacs.
Visto che i politici sostengono che qualsiasi proposta di unione
civile sarebbe "lesiva del matrimonio", è giusto riconoscere il loro
punto di vista, chiedendo la pura e semplice estensione delle leggi
sul matrimonio già esistenti anche alle coppie dello stesso sesso.
Non ha senso cincischiare con bizantinismi infiniti su istituti
"alternativi", quando è palese la non volontà di concederli. Il
matrimonio esiste già, ed è quindi sufficiente un emendamento minimo
per estenderlo anche alle coppie lesbiche e gay. Come è avvenuto già
in varie nazioni.
 

 

 

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