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L’Italia sembrerebbe immune allo scandalo
dei preti pedofili, di cui
peraltro le gerarchie cattoliche danno la colpa alle sole persone
omosessuali.
Ma una breve indagine mostra che tale ”immunità” dipende più
dalla
reticenza della stampa a parlare dell’argomento (spesso
censurato) che
a un dato reale
Nessuna stima ufficiale, notizie frammentare, allarmismo, falsi abusi
e
presunte coperture: il fenomeno dei sacerdoti pedofili italiani è un
empireo di astrazioni.
L’unico dato certo è che in molti paesi (protestanti o più laici del
nostro) il numero di processi è consistente.
Nel nostro, sottolineava autorevolmente don Fortunato di Noto, celebre
sacerdote in prima linea per la lotta alla pedofilia, “i pedofili
dovrebbero essere 400.000 e pochissimi sono i preti” (“Vita
pastorale”,
ottobre 2001) e “forse per ragioni culturali”, precisava don Mario De
Maio su “Jesus”, nel luglio 2002, “la pedofilia tra i preti è meno
diffusa che altrove, ed è sicuramente in diminuzione. I casi approdati
alla magistratura sono una dozzina e soltanto sette sono i preti
condannati penalmente… Si tratta però di situazioni non relative a
ordinazioni recenti”.
Il dato, ribadito su “Famiglia cristiana”, lo stesso mese, è
quantomeno
ambiguo: sono sette le condanne... del 2002, degli ultimi dieci o
degli
ultimi cent’anni? E come può il sacerdote sapere che la pedofilia nel
clero sia “in diminuzione”? Il messaggio ufficiale è comunque chiaro:
non esiste un allarme sacerdoti pedofili nel nostro paese.
Escludiamo che De Maio si riferisse all’ultimo secolo: l’unico testo,
frammentario, mai pubblicato in Italia sull’argomento, il libro
Reverendo giù le mani! (La Fiaccola, 2000) testimonia di undici casi
di
sacerdoti pedofili giudicati solo negli anni ’30 e ricostruiti
fortunosamente con la scoperta del fondo “sacerdoti immorali”,
all’Archivio di Stato di Roma. Prima e dopo quella data, però, c’è il
buio.
Aggiorniamoli, allora, i dati di “Famiglia cristiana” con una ricerca
sulla stampa.
Secondo i dati che siamo riusciti a ricostruire [vedi box], solo dal
2003 ad oggi sono ben 12 (e non 7) i sacerdoti i sacerdoti condannati
per pedofilia in Italia. Di più: almeno 24 sacerdoti sono in attesa di
giudizio dal 2002. Il numero, ferma la presunzione di innocenza, è
significativo.
Ma perché “almeno 24”? Perché una fotografia complessiva del fenomeno
è
impossibile, e alcuni di questi sacerdoti potrebbero già essere stati
giudicati senza che la stampa ne abbia dato notizia.
Nulla, ad esempio, ci è dato di sapere delle due denunce per pedofilia
a carico di don Giuseppe C. di cui parla “l’Unione sarda” l’8 novembre
2003. Che fine hanno fatto, poi, i due preti indagati per detenzione
di
materiale pedo-pornografico a cui accenna en passant “La Repubblica” a
fine maggio 2003? E questo elenco potrebbe essere molto lungo.
Sui preti pedofili la stampa italiana sembra propensa a tacere, a
differenza di quella di paesi più laici... o protestanti. Sul sito di
“La Repubblica” possiamo reperire sul fenomeno circa quaranta articoli
dal 1998 ad oggi, mentre sul sito del “New York Time” nello stesso
periodo sono stati pubblicati ben 150 articoli. Sarà forse che per
davvero in Italia i “sacerdoti pedofili sono pochissimi”...
Al relativo silenzio la stampa accompagna un ipocrita “innocentismo”
(valido solo nei confronti dei preti, ma non dei laici) che fa
capolino
sulle testate perfino nel caso di sacerdoti condannati in modo
definitivo dai tribunali.
In questo senso è da leggere la vicenda di don Giuseppe Rassello,
condannato nel 1991 a tre anni e sei mesi di reclusione (nel 1996 la
corte d’Appello ridusse la pena a due anni e un mese) per violenza
sessuale su un minorenne. Caso chiuso.
Eppure nel 2000 la morte del dimenticato Rassello suscitò “profondo
dolore nel clero napoletano” e diventò la gustosa occasione, per
“quotidiano.net”, per equilibrismi agiografici
(http://qn.quotidiano.net/art/2000/01/23/476941): l’arcivescovo
Giordano e decine di preti avevano più volte ribadito, anche dopo la
condanna, di credere all’innocenza del sacerdote”; l’avvocato Enrico
Tuccillo, che avevo difeso Rassello, ricorda il parroco come “un
innocente e santo sacerdote, strenuo difensore dei giovani e dei
deboli
di Napoli”.
La “scarsa fiducia” nei confronti della giustizia laica da parte del
clero napoletano rispecchia quella, più generale, della chiesa
cattolica, che sembrerebbe preferire la sottrazione dei suoi pastori
al
normale corso della giustizia. Non si spiega altrimenti la “tratta di
sacerdoti” a cui assistiamo all’inizio di molte indagini.
Come mai padre Margarito Reyes Marchesa, parroco di un paesino
siciliano, “fu spedito” in Messico, come dice la “Repubblica” il 26
aprile 2002, dopo essere stato accusato di pedofilia da quattro
ragazzini?
Perché Victor Carrera Triviño è arrivato in Italia dal Cile dopo che
gli era stata intentata un’accusa “di violenza carnale su una 13 enne”
(http://www.catholicsforchoice.org/spanish/SexAbuseChart.htm) tanto
che
la Corte suprema cilena ha dovuto richiedere l’estradizione?
Come mai il sacerdote statunitense Yusaf Dominic chiedeva all’Italia,
dove era arrivato dopo un pellegrinaggio “tra Londra, il Pakistan e
San
Francesco” di respingere la richiesta di estradizione, per molestie di
bambini, degli Usa?
Che l’Italia sia considerata una meta d’immigrazione per preti
pedofili?
E ci fossero solo i trasferimenti internazionali a “complicare” il
corso della giustizia… ci sono anche “strani” trasferimenti da
parrocchia a parrocchia, come quello di don Roberto Mornati, che dopo
aver subito un processo per molestie fu trasferito. Nemmeno il tempo
di
arrivare, e un altro processo lo ha condannato a tre anni e quattro
mesi di carcere per atti di pedofilia compiuti su dodici ragazzi.
(http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=9343).
Sottrarre i sacerdoti alla giustizia è solo uno degli ingredienti
della
ricetta vaticana per far fronte al grave problema.
L’omertà è un altro ingrediente, come spiega un documento vaticano del
1962, scoperto e pubblicato in Gran Bretagna dall’“Observer”
(http://www.repubblica.it/2003/h/sezioni/esteri/observer/observer/
observer.html) che impone ai vescovi di mantenere la massima
segretezza, pena la scomunica, sulle accuse di abusi, ed invita ad
“ammonire, correggere e, se il caso lo richiedesse, a sospendere” i
sacerdoti indagati.
La correzione per lo stupro di bambini, quindi, non spetterebbe alla
giustizia, bensì a speciali case di cura gestite dalla chiesa stessa:
“In Italia ci sono anche alcune case, a Intra sul Lago Maggiore e a
Trento, dove la ‘Congregazione di Gesù sacerdote’ ospita e cura
sacerdoti pedofili. [...] Dalla casa di Trento, segnala “Famiglia
cristiana”, in cinquant’anni di vita sono passati centinaia di preti”.
( http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=6757&page=1 ).
Questa ricetta, negli ultimi tempi, è servita però ben poco ad
arginare
il fenomeno, tanto che la Chiesa ha sviluppato altre strategie.
Nei casi nei quali il silenzio è impossibile curie, preti e, sovente,
i
parrocchiani stessi, intervengono con una rumorosa sollevazione e
pressioni sulla magistratura, che ammorbano e confondono le acque,
caricando di tensione ogni processo ad un sacerdote pedofilo.
Così mentre don Paolo Pellegrini, il 26 febbraio 2004, confessava agli
inquirenti atti sessuali con minori, “La Repubblica” registrava
l’incredulità di don Franco Fagiolo, di una parrocchia vicina: “Si
dava
tanto da fare per giovani e anziani, aveva fatto restaurare la sua
chiesa bisognosa di lavori, non posso pensare che questa storia sia
vera”. Ancora i video, registrati in sacrestia, che mostravano don
Giuliano Medori mentre abusava di una tredicenne venivano contestati
dalla Curia di Viterbo con un richiamo al concordato: “salvo casi di
urgente necessità, la forza pubblica non potrà entrare, per
l’esercizio
delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato
previo avviso all’autorità ecclesiastica”.
Di più: ogni qualvolta una presunta vittima alza il dito contro un
sacerdote subisce una pesante campagna di dileggio. È accaduto al
ragazzo abusato da don Bruno Puleo (che ha patteggiato a due anni e
sei
mesi di reclusione), e non solo a lui: “In un primo momento poche
persone decisero di dare credito a quella storia raccontata dalla
vittima. Qualcuno addirittura cercò di farlo passare per insano di
mente”.
Forse per questo pochi trovano il coraggio, o lo trovano molti anni
dopo, di denunciare gli abusi?
Ultimo in ordine di tempo, nella lotta alla pedofilia dei preti, è il
documento contro i seminaristi gay che, con una identificazione tanto
pericolosa quanto falsa tra omosessualità e pedofilia, rende gli
omosessuali il solo capro espiatorio per un problema che nasce e si
sviluppa intereamente nel seno alla Chiesa.
Ma in Italia possiamo anche non preoccuparci. Il silenzio garantisce
ancora che i sacerdoti pedofili siano fantasmi che agitano soltanto il
sonno delle loro numerose vittime...
Breve storia dei casi documentati
27 maggio 2003. “Un frate, ex insegnante di un noto istituto privato
di
Milano, è stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione
per
aver molestato cinque bambine di scuola elementare undici anni fa”.
(“Ansa”, 27 maggio 2003).
1 ottobre 2003. La Corte d’appello di Torino ha confermato la condanna
inflitta in primo grado a don Luciano Michelotti, ex parroco di una
frazione di Vicoforte (Cuneo) per detenzione di materiale
pedo-pornografico con minori (“Ansa”, 1 ottobre 2003).
10 aprile 2004. Gavirate. Tre anni e quattro mesi di carcere sono
stati
inflitti al sacerdote di Gavirate [don Roberto Mornati] accusato di
pedofilia su dodici ragazzi del paese. (“VareseNews.it”, 12 ottobre
2004).
17 gennaio 2004. “Forlì. Il prete accusato di pedofilia ha ammesso
alcune responsabilità. E il giudice lo ha condannato a una pena di due
anni. (Pedofilia, condannato il parroco, in “Corriere Romagna”, 17
gennaio 2004).
20 aprile 2004. Nuoro. Ha patteggiato una condanna a 4.600 euro di
multa don Pietro Sabatini, 46 anni, rettore del seminario vescovile di
Lanusei, accusato di aver scaricato da Internet, pagandole con la
carta
di credito, immagini a contenuto pedopornografico. (“Ansa”, 20 aprile
2004).
7 luglio 2004. Palermo. “…La vicenda ebbe inizio nel 1994, a Favara,
quando il seminarista aveva 12 anni. [...] il sacerdote, don Bruno
Puleo, ha patteggiato la pena: gli sono stati inflitti due anni e sei
mesi di reclusione”. (“Ansa”, 12 luglio 2004).
11 giugno 2004. Roma. Sei anni di reclusione sono stati inflitti dal
gup Marcello Liotta al sacerdote Paolo Pellegrini, di 52 anni, di
Colleferro, accusato di violenza sessuale e istigazione all’uso di
stupefacenti. (“Adnkronos”, 11 giugno 2004),
29 giugno 2004. Teramo. è stato condannato a sei anni di carcere [poi
ridotti a quattro per patteggiamento, ndr.] don Bruno Tancredi, 54
anni, ex parroco della frazione Monticelli di Teramo. L’uomo è
accusato
di abusi sessuali nei confronti di cinque ragazzi tra i 14 e i 16
anni.
(“Agenzia stampa Agir”, 29 giugno 2004).
1 luglio 2004. Grosseto. Due anni e sei mesi per don Felice Cini,
sacerdote accusato di aver molestato sessualmente alcuni bambini nella
parrocchia di Arcille, in provincia di Grosseto. (“Agenzia Stampa
Agir”, 1 luglio 2004).
14 luglio 2004. Alessandria. Ha patteggiato una condanna a poco più di
tre anni padre Domenico Marcanti, di 48 anni, che era stato arrestato
nel gennaio scorso con l’accusa di violenza sessuale su minori.
(“Ansa”, 14 luglio 2004).
22 settembre 2004. Pavia. C’è anche un giovane parroco di un piccolo
centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di
detenzione di materiale pedopornografico... il prete... ha concordato
una pena (sospesa) di tre mesi e venti giorni. (“Ansa”, 22 settembre
2004).
22 luglio 2005. Pinerolo. Un anno e otto mesi con la condizionale: con
questa condanna “patteggiata” si è conclusa ieri nel tribunale di
Pinerolo la scabrosa storia di don Roberto Volaterra, ex parroco di
Castagnole Piemonte, arrestato l’ anno scorso con l’accusa di violenza
sessuale nei confronti di una bambina di undici anni. (Meo Ponte,
Patteggia un anno e otto mesi il prete che insidiò la ragazzina, in
“La
Repubblica”, 22 luglio 2005, sezione Torino).
Per un elenco più dettagliato:
http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html
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