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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO   [ Numero 91 - Gennaio 2007 ]
 I promessi Pacs
 
di Gianni Rossi Barilli

Gennaio si annuncia campale per le vicende politiche legate all'approvazione di una legge sulle coppie di fatto. Il governo ha garantito che presenterà un testo entro fine mese, ma il movimento glbt è stanco di vane attese, mentre i cattolici del centrosinistra meditano tradimenti.
 


Ci voleva il governo Prodi per farci arrabbiare sul serio. Questa constatazione circola di bocca in bocca nel tam-tam glbt, al ritmo della crescente delusione per le tante promesse fatte e sempre disattese. Sembra perciò proprio arrivata anche per noi l'ora della contestazione dura.

Il primo appuntamento utile è il 13 gennaio a Roma, in occasione dell'annuale commemorazione del suicidio di Alfredo Ormando, che nel 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro per protestare contro l'omofobia vaticana.

Questo però sarà solo il prologo di un'iniziativa più forte, che dovrebbe concretizzarsi in una grande manifestazione nazionale a sostegno dei Pacs da tenersi tra febbraio e marzo. Il coordinamento "Facciamo Breccia", intanto, ha già convocato per sabato 10 febbraio, sempre a Roma, un corteo per uno stato e una politica più laici.

 

Ma cos'è che ci sta facendo uscire dai gangheri? La semplice quanto amara conclusione che in Italia non cambia mai niente. Che gay, lesbiche e transessuali sono l'ultima ruota del carro tanto per la destra quanto per la sinistra. Che la "carità cristiana" dei buoni cattolici, pronti a tutto pur di negare la legittimità dei nostri diritti, ha sempre maggior voce in capitolo di qualunque argomento di buonsenso. Che l'Europa civile rimane lontana anni luce, malgrado le frequenti litanie consolatorie dei politici che vorrebbero accontentarci ma "non possono".

 

Le ultime settimane dell'anno appena trascorso hanno accresciuto a dismisura questo senso di frustrazione, mettendo bene in luce quanto gli avversari dei diritti glbt siano più forti, nella situazione data, dei loro amici. La discussione parlamentare sulla legge finanziaria ha fornito parecchi spunti in proposito e reso evidente l'enorme potere di veto di cui godono, anche nel centrosinistra, gli eletti nelle liste del cardinale Ruini.

Cosa c'entra la finanziaria con gli omosessuali? Presto detto: vista la palese difficoltà di arrivare in tempi brevi all'approvazione di leggi organiche, i parlamentari glbt e l'ala più laica della maggioranza di governo hanno pensato di aggirare almeno in parte l'ostacolo, disseminando la finanziaria (che dev'essere approvata per forza) di misure che riconoscessero nero su bianco qualche diritto alle coppie di fatto o a chi subisce discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale. A questo punto però gli oltranzisti cattolici dell'Unione hanno preso le loro contromisure, organizzandosi per far fallire una dopo l'altra tutte queste proposte.

 

Lo scontro più importante è avvenuto al senato, dove era stato presentato un emendamento del governo che avrebbe dato la possibilità ai conviventi che ereditano per testamento i beni del loro partner di pagare la tassa di successione alla stessa aliquota prevista per i coniugi. Apriti cielo: i senatori "teodem" (cioè i più papisti tra gli eletti della Margherita) hanno preteso e ottenuto che l'emendamento fosse ritirato, minacciando in caso contrario di votare contro la finanziaria e di fare in sostanza cadere il governo. I partiti dell'Unione hanno in cambio concordato di approvare un ordine del giorno che impegnasse il governo a presentare un  proprio disegno di legge sulle unioni civili entro il 31 gennaio.

Sulla finanziaria si è poi fatto ricorso al voto di fiducia e quindi questo ordine del giorno è tecnicamente decaduto.

L'impegno politico però dovrebbe essere rimasto, visto che se l'è addirittura preso in prima persona il presidente del consiglio Romano Prodi, promettendo una legge "saggia" sulle coppie di fatto. Le ministre alle pari opportunità e alla famiglia, Barbara Pollastrini e Rosy Bindi, stanno lavorando a un testo... ma nel frattempo i cattolici dell'Unione hanno già riaperto il fuoco di sbarramento. Dicono che la fine di gennaio è troppo presto, che in base agli accordi presi prima delle elezioni non si prevedeva nessun riconoscimento pubblico delle coppie in quanto tali, e che comunque la coscienza impedirà loro di votare provvedimenti contrari alle direttive della chiesa cattolica.

 

Di questo "disagio" si sono resi portavoce, tra gli altri, il presidente della Margherita Francesco Rutelli e il ministro della giustizia Clemente Mastella, che ha annunciato il proprio sistematico dissenso su qualunque tentativo di legalizzare le convivenze non matrimoniali, in consiglio dei ministri come in parlamento.

In soccorso dei fratelli separati del centrosinistra si sono poi subito fatti avanti i cattolici del centrodestra, a cominciare dal leader dell'Udc Casini, dichiarando la guerra di religione contro la famiglia omosessuale.

Del tutto inatteso, invece, l'intervento del leader di An Gianfranco Fini, secondo il quale l'argomento va affrontato evitando di usare "la scimitarra dell'ideologia".

 

Dai laici dell'Unione arrivano intanto tiepide rassicurazioni sul fatto che la legge si farà, ma si capisce bene dai toni che nessuno appare disposto a mettere a repentaglio la stabilità del governo in nome dei Pacs. L'ex premier Berlusconi, che astutamente ha concesso libertà di coscienza ai parlamentari di Forza Italia riguardo a eventuali voti sulle coppie di fatto (tanto sono quasi tutti fedelissimi al papa), ha profetizzato da parte sua che il governo potrebbe cadere proprio sui Pacs.

 

Il quadro politico, insomma, è ancora una volta incartato in un teatrino che non lascia presagire nessuna novità positiva. Si capisce adesso perché è arrivato il momento di scendere in piazza?

 

 

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