|
Ci voleva il governo
Prodi per farci arrabbiare sul serio. Questa constatazione circola
di bocca in bocca nel tam-tam glbt, al ritmo della crescente
delusione per le tante promesse fatte e sempre disattese. Sembra
perciò proprio arrivata anche per noi l'ora della contestazione
dura.
Il primo appuntamento
utile è il
13 gennaio a Roma,
in occasione dell'annuale commemorazione del suicidio di Alfredo
Ormando, che nel 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro per
protestare contro l'omofobia vaticana.
Questo però sarà solo
il prologo di un'iniziativa più forte, che dovrebbe concretizzarsi
in una grande manifestazione nazionale a sostegno dei Pacs da
tenersi tra febbraio e marzo. Il coordinamento "Facciamo Breccia",
intanto, ha già convocato per sabato
10 febbraio,
sempre a Roma, un corteo per uno stato e una politica più laici.
Ma cos'è che ci sta
facendo uscire dai gangheri? La semplice quanto amara conclusione
che in Italia non cambia mai niente. Che gay, lesbiche e
transessuali sono l'ultima ruota del carro tanto per la destra
quanto per la sinistra. Che la "carità cristiana" dei buoni
cattolici, pronti a tutto pur di negare la legittimità dei nostri
diritti, ha sempre maggior voce in capitolo di qualunque argomento
di buonsenso. Che l'Europa civile rimane lontana anni luce, malgrado
le frequenti litanie consolatorie dei politici che vorrebbero
accontentarci ma "non possono".
Le ultime settimane
dell'anno appena trascorso hanno accresciuto a dismisura questo
senso di frustrazione, mettendo bene in luce quanto gli avversari
dei diritti glbt siano più forti, nella situazione data, dei loro
amici. La discussione parlamentare sulla legge finanziaria ha
fornito parecchi spunti in proposito e reso evidente l'enorme potere
di veto di cui godono, anche nel centrosinistra, gli eletti nelle
liste del cardinale Ruini.
Cosa c'entra la
finanziaria con gli omosessuali? Presto detto: vista la palese
difficoltà di arrivare in tempi brevi all'approvazione di leggi
organiche, i parlamentari glbt e l'ala più laica della maggioranza
di governo hanno pensato di aggirare almeno in parte l'ostacolo,
disseminando la finanziaria (che dev'essere approvata per forza) di
misure che riconoscessero nero su bianco qualche diritto alle coppie
di fatto o a chi subisce discriminazioni motivate dall'orientamento
sessuale. A questo punto però gli oltranzisti cattolici dell'Unione
hanno preso le loro contromisure, organizzandosi per far fallire una
dopo l'altra tutte queste proposte.
Lo scontro più
importante è avvenuto al senato, dove era stato presentato un
emendamento del governo che avrebbe dato la possibilità ai
conviventi che ereditano per testamento i beni del loro partner di
pagare la tassa di successione alla stessa aliquota prevista per i
coniugi. Apriti cielo: i senatori "teodem" (cioè i più papisti tra
gli eletti della Margherita) hanno preteso e ottenuto che
l'emendamento fosse ritirato, minacciando in caso contrario di
votare contro la finanziaria e di fare in sostanza cadere il
governo. I partiti dell'Unione hanno in cambio concordato di
approvare un ordine del giorno che impegnasse il governo a
presentare un proprio disegno di legge sulle unioni civili entro il
31 gennaio.
Sulla finanziaria si è
poi fatto ricorso al voto di fiducia e quindi questo ordine del
giorno è tecnicamente decaduto.
L'impegno politico però
dovrebbe essere rimasto, visto che se l'è addirittura preso in prima
persona il presidente del consiglio
Romano Prodi,
promettendo una legge "saggia" sulle coppie di fatto. Le ministre
alle pari opportunità e alla famiglia,
Barbara
Pollastrini
e Rosy
Bindi,
stanno lavorando a un testo... ma nel frattempo i cattolici
dell'Unione hanno già riaperto il fuoco di sbarramento. Dicono che
la fine di gennaio è troppo presto, che in base agli accordi presi
prima delle elezioni non si prevedeva nessun riconoscimento pubblico
delle coppie in quanto tali, e che comunque la coscienza impedirà
loro di votare provvedimenti contrari alle direttive della chiesa
cattolica.
Di questo "disagio" si
sono resi portavoce, tra gli altri, il presidente della Margherita
Francesco Rutelli
e il ministro della giustizia
Clemente Mastella,
che ha annunciato il proprio sistematico dissenso su qualunque
tentativo di legalizzare le convivenze non matrimoniali, in
consiglio dei ministri come in parlamento.
In soccorso dei
fratelli separati del centrosinistra si sono poi subito fatti avanti
i cattolici del centrodestra, a cominciare dal leader dell'Udc
Casini,
dichiarando la guerra di religione contro la famiglia omosessuale.
Del tutto inatteso,
invece, l'intervento del leader di An
Gianfranco Fini,
secondo il quale l'argomento va affrontato evitando di usare "la
scimitarra dell'ideologia".
Dai laici dell'Unione
arrivano intanto tiepide rassicurazioni sul fatto che la legge si
farà, ma si capisce bene dai toni che nessuno appare disposto a
mettere a repentaglio la stabilità del governo in nome dei Pacs.
L'ex premier
Berlusconi,
che astutamente ha concesso libertà di coscienza ai parlamentari di
Forza Italia riguardo a eventuali voti sulle coppie di fatto (tanto
sono quasi tutti fedelissimi al papa), ha profetizzato da parte sua
che il governo potrebbe cadere proprio sui Pacs.
Il quadro politico,
insomma, è ancora una volta incartato in un teatrino che non lascia
presagire nessuna novità positiva. Si capisce adesso perché è
arrivato il momento di scendere in piazza? |