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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 103 - Gennaio 2008 ]

 Orientamento sessuale senza bussola
[di Stefano Bolognini]
 

Diritti gay e politica italiana: errori, omissioni, lungaggini, promesse da mercante e un'indistricabile confusione. Proviamo a fare un po' di chiarezza.

 

Diritti gay e politica: semplicità, chiarezza e trasparenza non stanno di casa qui.
Il matrimonio gay?
È incostituzionale per un fronte e "costituzionalissimo" per l'altro fronte.
La non discriminazione per orientamento sessuale?
È necessaria per una fazione, già garantita per l'altra o, infine, da non garantire, per una terza.
Legge antidiscriminatoria per orientamento sessuale? "Sì", "no", "ni", "mah!" o "forse"... e così via.

Le uniche certezze sono: che non esiste in Italia alcuna legge a tutela della comunità omosessuale; che la questione dei diritti gay ha finalmente più fronti aperti ed, infine, che in Europa qualcuno ci guarda. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione in cui ci troviamo.

 

Unioni civili. Gli ex Pacs, poi Dico, ora Cus, che garantirebbero almeno qualche diritto alle coppie di fatto (anche) gay, sono parcheggiati in commissione giustizia, al senato. Un "comitato ristretto" ha licenziato, dopo mesi di discussione, un testo-base di proposta di legge e ora i senatori possono presentare eventuali emendamenti alla commissione fino al 12 gennaio.

Il testo andrà poi approvato dalla commissione, e infine inviato alle camere per il voto definitivo.

Il senatore Salvi, presidente dalla commissione, ha promesso a lungo che il provvedimento sarebbe stato votato "entro l'estate"... scorsa. Ora Salvi auspica che il testo arrivi in aula entro la fine di gennaio...

 

Omofobia 1. Nel dicembre scorso, il governo, sollecitato da Verdi e Rifondazione, ha inserito nel pacchetto sicurezza una norma anti-omofobia.

L'intento era introdurre nel nostro ordinamento il reato di omofobia e garantire alla vittima una tutela penale. Peccato che il testo (approvato al senato sul filo del rasoio con la fiducia e il voto contrario della teo-dem Binetti) fosse errato e avrebbe avuto effetti giuridici catastrofici (come quello di cancellare la legge Mancino contro i "crimini d'odio").

Il governo se la caverà con la cancellazione della norma errata nel decreto mille proroghe (oppure - mentre scrivo le ipotesi sono molte - con la cancellazione dell'errore alla camera e un'ulteriore fiducia al senato, o con la non promulgazione da parte del presidente della repubblica) e la promessa di lavorare sull'omofobia "celermente" alla camera in un decreto ad hoc. Possibile un errore così grossolano?

"A pensar male si fa peccato, ma ci si vede giusto", dice l'onorevole Franco Grillini. "Penso che al senato, quando si sono accorti di non avere la maggioranza sull'orientamento sessuale, sia intervenuto 'qualcuno' ad inserire intenzionalmente quelle righe sbagliate".

 

Omofobia 2. Nonostante questo "incidente", la lotta all'omofobia resta fortunatamente all'ordine del giorno.

A dicembre la commissione giustizia alla camera ha infatti dato il via libera (dopo una seduta al cardiopalma, con Grillini a parare emendamenti soppressivi dell'Udeur, a cui qualcuno dovrebbe ricordare che fino a prova contraria sta nella maggioranza di centrosinistra, non all'opposizione) a un disegno di legge che introduce norme che sanzionano penalmente la propaganda e l'istigazione alla violenza e la violenza per motivi legati all'orientamento sessuale.

La proposta di legge dovrebbe (quando si parla di gay e politica il condizionale è categorico) arrivare in aula a fine gennaio.

Non è, evidentemente, prevedibile un'approvazione facile...

 

Discriminazioni gay sul lavoro. La commissione europea (che è il governo dell'Europa) ha avviato una procedura di infrazione all'Italia (ed anche a Finlandia e Lituania) per il mancato recepimento della direttiva europea 2000/78, contro le discriminazioni sul lavoro.

Il governo Berlusconi, infatti, aveva stravolto il senso della direttiva (approvando il decreto legislativo 216/2003) "guarda caso" proprio sulle norme per la tutela dei lavoratori gay, che ne rimarrebbero ancora totalmente privi.

"Se il governo italiano non si adegua alla direttiva europea", spiega l'avvocato Antonio Rotelli , "la commissione europea può portare l'Italia davanti alla corte di giustizia europea. Qui una prima sentenza potrebbe riconoscere l'Italia responsabile. A quel punto il nostro governo dovrebbe adeguarsi. Se non lo fa, un secondo provvedimento potrebbe prevedere sanzioni (anche pecuniarie) per il nostro paese, e l'obbligo di adeguamento".

Il governo, sollecitato dai Radicali e da Grillini (che hanno depositato due proposte di legge di modifica del decreto 216/2003) ha preso l'impegno di modificare la legge, sempre che arrivino reprimende europee.

Le cose, al di là quindi della confusione, sono chiarissime: il parlamento italiano non vuole garantire nessun diritto ad omosessuali, lesbiche e transessuali, ma non può fare come vuole: ora per nostra fortuna c'è l'Europa.

 

 

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