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Diritti gay e politica italiana: errori,
omissioni, lungaggini, promesse da mercante e un'indistricabile
confusione. Proviamo a fare un po' di chiarezza.
Diritti gay e politica: semplicità, chiarezza
e trasparenza non stanno di casa qui.
Il matrimonio gay? È
incostituzionale per un fronte e "costituzionalissimo" per l'altro
fronte.
La non discriminazione per orientamento sessuale?
È necessaria per una
fazione, già garantita per l'altra o, infine, da non garantire, per
una terza.
Legge antidiscriminatoria per orientamento sessuale? "Sì", "no", "ni",
"mah!" o "forse"... e così via.
Le uniche certezze sono: che non esiste in
Italia alcuna legge a tutela della comunità omosessuale; che la
questione dei diritti gay ha finalmente più fronti aperti ed, infine,
che in Europa qualcuno ci guarda. Cerchiamo allora di fare il punto
della situazione in cui ci troviamo.
Unioni civili. Gli ex Pacs, poi Dico,
ora Cus, che garantirebbero almeno qualche diritto alle coppie di
fatto (anche) gay, sono parcheggiati in commissione giustizia, al
senato. Un "comitato ristretto" ha licenziato, dopo mesi di
discussione, un testo-base di proposta di legge e ora i senatori
possono presentare eventuali emendamenti alla commissione fino al 12
gennaio.
Il testo andrà poi approvato dalla commissione,
e infine inviato alle camere per il voto definitivo.
Il senatore Salvi, presidente dalla
commissione, ha promesso a lungo che il provvedimento sarebbe stato
votato "entro l'estate"... scorsa. Ora Salvi auspica che il testo
arrivi in aula entro la fine di gennaio...
Omofobia 1. Nel dicembre scorso, il
governo, sollecitato da Verdi e Rifondazione, ha inserito nel
pacchetto sicurezza una norma anti-omofobia.
L'intento era introdurre nel nostro
ordinamento il reato di omofobia e garantire alla vittima una tutela
penale. Peccato che il testo (approvato al senato sul filo del
rasoio con la fiducia e il voto contrario della teo-dem Binetti)
fosse errato e avrebbe avuto effetti giuridici catastrofici (come
quello di cancellare la legge Mancino contro i "crimini d'odio").
Il governo se la caverà con la cancellazione
della norma errata nel decreto mille proroghe (oppure - mentre
scrivo le ipotesi sono molte - con la cancellazione dell'errore alla
camera e un'ulteriore fiducia al senato, o con la non promulgazione
da parte del presidente della repubblica) e la promessa di lavorare
sull'omofobia "celermente" alla camera in un decreto ad hoc.
Possibile un errore così grossolano?
"A pensar male si fa peccato, ma ci si vede
giusto", dice l'onorevole Franco Grillini. "Penso che al senato,
quando si sono accorti di non avere la maggioranza sull'orientamento
sessuale, sia intervenuto 'qualcuno' ad inserire intenzionalmente
quelle righe sbagliate".
Omofobia 2. Nonostante questo "incidente",
la lotta all'omofobia resta fortunatamente all'ordine del giorno.
A dicembre la commissione giustizia alla
camera ha infatti dato il via libera (dopo una seduta al cardiopalma,
con Grillini a parare emendamenti soppressivi dell'Udeur, a cui
qualcuno dovrebbe ricordare che fino a prova contraria sta nella
maggioranza di centrosinistra, non all'opposizione) a un disegno di
legge che introduce norme che sanzionano penalmente la propaganda e
l'istigazione alla violenza e la violenza per motivi legati
all'orientamento sessuale.
La proposta di legge dovrebbe (quando si parla
di gay e politica il condizionale è categorico) arrivare in aula a
fine gennaio.
Non è, evidentemente, prevedibile
un'approvazione facile...
Discriminazioni gay sul lavoro. La
commissione europea (che è il governo dell'Europa) ha avviato una
procedura di infrazione all'Italia (ed anche a Finlandia e Lituania)
per il mancato recepimento della direttiva europea 2000/78, contro
le discriminazioni sul lavoro.
Il governo Berlusconi, infatti, aveva
stravolto il senso della direttiva (approvando il decreto
legislativo 216/2003) "guarda caso" proprio sulle norme per la
tutela dei lavoratori gay, che ne rimarrebbero ancora totalmente
privi.
"Se il governo italiano non si adegua alla
direttiva europea", spiega l'avvocato Antonio Rotelli , "la
commissione europea può portare l'Italia davanti alla corte di
giustizia europea. Qui una prima sentenza potrebbe riconoscere
l'Italia responsabile. A quel punto il nostro governo dovrebbe
adeguarsi. Se non lo fa, un secondo provvedimento potrebbe prevedere
sanzioni (anche pecuniarie) per il nostro paese, e l'obbligo di
adeguamento".
Il governo, sollecitato dai Radicali e da
Grillini (che hanno depositato due proposte di legge di modifica del
decreto 216/2003) ha preso l'impegno di modificare la legge, sempre
che arrivino reprimende europee.
Le cose, al di là quindi della confusione,
sono chiarissime: il parlamento italiano non vuole garantire nessun
diritto ad omosessuali, lesbiche e transessuali, ma non può fare
come vuole: ora per nostra fortuna c'è l'Europa. |