Aggiungi ClubClassic.net ai Preferiti Imposta ClubClassic.net come pagina iniziale

HOME

ClubClassic News  iscriviti alla mailing list, clikka qui.

FASHION & FAME

Personaggi in Primo Piano...
Articoli, foto, curiosità sui divi del momento »

  

ClubClassic.net > Canali > Rassegna Stampa PRIDE :

PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 96 - Giugno 2007 ]

 Ai confini del moderno
[di Mau Longo ]

 

Roma è una città di enormi flussi turistici. Secondo le cifre più recenti (basate, immagino, su dati degli albergatori), Roma è ormai divenuta la città più visitata d’Europa: più di Parigi. Tale spropositata popolarità, però, è assai meno lusinghiera di quel che si può pensare. Me ne sono convinto andando a curiosare nei blogs in inglese di decine e decine di turisti americani passati per la Città Eterna. (Tra i quali praticamente nessun turista gayo.)

Il grosso dei turisti stranieri a Roma è, infatti, americano. Quel che viene fuori dai loro blogs è che vengono nell’Urbe per... un tuffo fuori dalla modernità. Eh sì! È una cosa che evidentemente non trovano come vorrebbero in altre città ricche d’arte tipo Parigi o Barcellona; le quali, si badi, sono anche più economiche di Roma per il turista.

 

A suo tempo ne ho parlato, tra gli altri, con un giornalista gay americano, Drew Limsky. Sull’argomento, lui si è espresso più o meno così: "A Parigi di antico c’è rimasto, purtroppo, solo lo sfondo architettonico; mentre a Roma… si viene a contatto con un altro stile di vita, stupendamente retrò". I due avverbi, “purtroppo” e “stupendamente”, sono ovviamente suoi; e sono certo che basterebbe portarlo sul Raccordo alle otto del mattino per indurlo a serie riflessioni sul nostro “stupendo” vivere retrò. Peccato che Limsky non fosse stato a Praga: avrebbe scoperto un’altra città estremamente più moderna del suo sfondo architettonico (e nella quale le coppie omosessuali sono riconosciute e tutelate dalla legge).

Ma veniamo al succo, e cioè a una domanda: come appare dal punto di vista dello svago gay, oggigiorno, la città più turistica d’Europa, agli occhi di uno straniero?

 

Una prima risposta è… che non appare affatto! Infatti, una delle cose che Drew Limsky e altri suoi connazionali non scorderanno mai (a loro dire) di Roma è l’irreperibilità di informazioni affidabili sui luoghi gay. È un esperimento che qualunque romano può fare: provi a cercare notizie in inglese sui locali gay della Capitale... e rabbrividisca. Viene fuori di tutto e di più.

Tanto per cominciare, svariati locali ormai chiusi, o che magari avevano una serata gay settimanale una volta; e poi – soprattutto – un’eterogenea serie di posti che si dicono locali gay e non lo sono (più)... (Tra questi, diverse caffetterie e similari nella zona più turistica, che di gay hanno soltanto… i proprietari).

Uno specchio impietoso della scena gaya di gran parte dell’Italia, che Roma riassume, e la cui caratteristica principale è: l’estrema pochezza di locali di aggregazione gay che siano stabili e aperti più giorni alla settimana, e che raccolgano un po’ di più dei proverbiali quattro gatti.

 

Quel che succede è che una grossa fetta dei turisti gay stranieri in Roma rinuncia alla ricerca dopo la prima disavventura; mentre i rimanenti, più tenaci o più fortunati, approdano (magari la sera dopo) in uno dei pochi “veri” bar gay della Capitale... e lo trovano – a meno di una botta di… ulteriore fortuna – semivuoto. Di gay bars romani aperti e frequentati nel pomeriggio non ce ne sono, infatti. Noi tendiamo a scordarcene, ma il turista straniero gode di una prospettiva esterna, per cui se ne accorge subito: la scena gay romana è, nei fatti, scarsissima rispetto alle dimensioni (tre milioni di abitanti!) della città; ergo, a Roma pende sugli omosessuali uno stigma sociale.

 

Che sia effettivamente così, inutile discuterne. È assolutamente vero, e la vastità della scena “bisessuale” romana – veramente ipertrofica – sta a dimostrarlo: quelli che mancano da questa parte stanno di là, e qualunque trans ve ne può parlare per ore, di quei “bisex” (ed io pure potrei).

Ma… qui viene il bello, ragazzi: il turista straniero più acuto si rende anche conto, abbastanza presto, che la scena gay romana non è neanche, a sua “discolpa”, arretrata: è sottosviluppata e basta.

L’effetto risultante è un po’ surreale. Me lo spiegò un altro giornalista, un inglese (di Newcastle), più o meno con queste parole: "La scena gay di Roma è senza dubbio povera; ma quella che c’è non è “retrò” come uno si aspetterebbe di conseguenza; per cui alla fine è una delusione per molti turisti ingenui, che dopo avere scovato locali seminascosti come a Budapest vi ritrovano non i maschietti “genuini” [tra virgolette] di un ambiente gay ai suoi primi passi, bensì gente gay del tutto globalizzata e “ordinaria” [sempre tra virgolette] che avrebbero trovato identica, ma molto più numerosa, in altre città d’Europa, e in locali più allegri."

 

Insomma, il turista gay non trova, a Roma, né quel che offre Berlino, né quel che offre Istànbul. E gli rimane un mistero quale sia l’effettivo grado di emancipazione della gente gay italiana; tant’è che spesso te lo chiedono. A me è capitato addirittura che mi chiedessero se fossi o no gay e/o se ero un marchettaro, cosa che m’ha fatto capire in un lampo quanto debbano sembrare “bulgari” i locali romani.

 

La confusione d’idee che la Roma gaya genera nel turista straniero diventa inestricabile, poi, se lo portate in una sauna, o in un cruising. Si accorgerà, infatti, che tutti i “mancanti all’appello” sono proprio là! Noi ci siamo abituati, ma per gli stranieri non latini è stupefacente vedere bar così vuoti a fronte di saune così piene.

E non riescono a capire se il loro successo sia o no un segno di repressione, perché le saune romane (e italiane in generale) non hanno affatto un aspetto “clandestino”, anzi…

E di solito rimangono perplessi anche di fronte alle “danze degli scorpioni” con cui noialtri amiamo perdere interi pomeriggi e lunghe nottate sperando che qualcuno ci rimorchi. (Non so se avete mai visto due scorpioni che si vorrebbero accoppiare.)

 

Dico “nottate” riferendomi non alle saune, ovviamente, bensì alle discoteche. Càpita, infatti, che qualche turista più nottambulo approdi, infine, su indicazione di qualcuno di noi, in una delle discoteche gay della capitale; che sono – tranne qualche brillante eccezione – “miste”.

È lì, nella disco “mista”, che il visitatore straniero afferra al volo il vero nodo dell’ambiente gay della vecchia Urbe. Io non c’ero mai arrivato.

 

Me l’ha espresso chiaramente un ragazzone del Québec (con polpacci indimenticabili), in un’arcinota discotecona romana, e gliene sarò per sempre grato. Mi disse: "Voi gay “emancipati” di Roma in realtà trovate i maschi “bisex” più fighi di voi. Con idee del genere in testa, è ovvio che un bar gay sia, per voi, un posto sfigato per natura."

 

Insomma, l’antitesi della fierezza gaya. E poi ci si meraviglia che la CEI spadroneggi!

 

 

 

Torna a RASSEGNA STAMPA di Pride

 
ClubClassic.net © Tutti i diritti riservati.