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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 81 - Marzo 2006 ]
 Votare: Per chi e perché  
 
di
Giovanni Dall'Orto
Direttore responsabile del mensile gay "Pride".

"Si possono scordare il mio voto: questa volta non vado a votare"; questo è stato il secondo commento più comune che ho udito in questi giorni, man mano che si diffondeva la notizia del non inserimento dei Pacs nel programma dell'Unione (il primo era: "Adesso basta, stavolta voto per i radicali!").
 
Questo è un atteggiamento comprensibile, specie quando al danno si aggiunge la beffa dei comunicati dei leader di partito che con assoluta faccia di bronzo affermano che i Pacs ci sono eccome, nel programma, solo un poco annacquati (l'"annacquamento" consiste nel
fatto che quando si parla del riconoscimento delle unioni lgbt non si nomina... il riconoscimento delle unioni!).
 

Né contribuiscono alla serenità degli animi le prese di posizione di  quegli esponenti gay che sparano contro i "massimalisti" che osano  protestare contro questo pasticcio, che "era tutto quel che potevamo ottenere": "criticare i partiti vuol dire solo far vincere la destra". E qui occorre essere molto chiari. O i Pacs sono una questione molto importante, al punto da poter decidere la vittoria e la sconfitta di una coalizione, e allora non si capisce con che razza
di testa li si possa cancellare dal programma senza alcun dibattito. Oppure non lo sono, e allora gli strilli contro chi chiede il rispetto dei patti dimostra solo che certi esponenti gay si sono spinti troppo in là con l'inciucio con le segreterie di partito e con il conflitto d’interesse. Avremo modo di discutere di questo dopo le elezioni: quanto avvenuto sul Pacs dimostra che certi cordoni ombelicali, specie coi Ds, rischiano ormai di soffocare il bambino e vanno tagliati al più presto. Ma ripeto, il rendiconto lo riserviamo, e lo rimandiamo, a dopo le elezioni (tanto, manca pochissimo).
 
Perché per ora, l'importante è vincerle, queste elezioni. Perché anch'io mi sono sentito tradito, ed non ho amato per nulla il modo in cui un'intera classe dirigente gay, un movimento lgbt, l'insieme dei nostri rappresentanti politici, e dieci anni di paziente mediazione, sono stati delegittimati stoltamente in un attimo.
Mi sono annotato tutte queste offese, e intendo chiederne conto.
 
Però, non avendo la memoria politica che dura solo venti giorni, come l'elettore a cui si rivolge Berlusconi, mi ricordo fin troppo bene di tutte le offese, e soprattutto delle leggi esplicitamente antigay che ci ha offerto il governo di centrodestra.
 
Non andare a votare è la forma di protesta più stupida che esista. È proprio perché siamo incazzati che dobbiamo prima far vincere il centro sinistra, e poi presentargliene il conto. Non è colpa mia se Rutelli sta usando gli omosessuali per mettere in imbarazzo, delegittimare ed umiliare ad ogni occasione Prodi, non è colpa mia se cerca in questo modo di scavalcarlo per fare il grande inciucio con la destra, e ricostruire il "grande centro". Spero solo che fra i
miei (e)lettori nessuno sia tanto masochista da votare per la Margherita, perché qui saremmo proprio al livello di "sì, ti prego fammi ancora più male"... Se non potete votare per gli altri partiti del centrosinistra perché “troppo di sinistra”, allora votate almeno per i radicali, che di sinistra non sono stati mai (tant'è che prima stavano col centrodestra), ma che almeno sono da sempre filo-gay.
 
Ora, so di potere dichiarare qui che motivi di coscienza m'impediscono di votare per i radicali, con la tranquillità d'animo che mi viene dal sapere che nessun direttore di giornale gay ha mai
spostato un solo voto nella storia ("Homosexuals vote with their class, not with their ass", cioè "Gli omosessuali votano in base ai loro interessi di classe, non a quelli del loro culo", è uno slogan americano che riprendo ad ogni elezione).
 
Come gay non posso accettare la loro fanatica guerra all'articolo 18, che impedendo licenziamenti senza "giusta causa" ha tutelato migliaia di gay da licenziamenti a capriccio da parte di padroni omofobi. Come lavoratore che non vive certo di rendita, non sopporto la loro
ostilità preconcetta ai sindacati. Come ecologista, il loro entusiasmo per il nucleare, e come pacifista, quello per l'esportazione armata della "democrazia" con le "bombe democratiche"
e le aggressioni militari. Come persona che crede nei Diritti dell'Uomo, il loro disprezzo dei diritti umani del popolo palestinese, e come democratico il loro folle sostegno al sistema
uninominale (che ha peraltro azzerato la loro rappresentanza parlamentare... al punto che se la Rosa nel Pugno rinasce è solo perché è stato reintrodotto in parte il proporzionale)...
Devo continuare? Non esiste solo il sesso, nella vita (e a 47 anni meno che mai)!
Voterò quindi, e cercherò di convincere a votare, per Rifondazione comunista, in base alle idee sopra elencate e ai miei interessi (anche di gay), esattamente come fanno tutti. Penso che Rifondazione sia il solo partito che mi convince parlando di diritti civili, diritti economici e dignità umana.
 
Il che non vuol dire che non ne sia deluso anche io, come gli altri.
Il partito per cui voterò ha dimostrato di avere sottovalutato la valenza, anche (e forse soprattutto) simbolica della questione omosessuale. Che si configura ormai come una di quelle questioni che "fanno epoca"; come lo è stato per esempio nel dopoguerra il voto
alle donne: una volta che i tempi sono stati maturi, ad uno ad uno lo hanno concesso tutti i Paesi. Così è per i Pacs, che sono presenti nella legislazione di tutta Europa (meno Italia, Grecia e Irlanda) ma che qui si vogliono escludere dalla discussione per altri cinque anni
ancora!
Ciò detto, la reazione sensata, a mio parere, è fare vedere i sorci verdi al partito da cui mi sento tradito, attraverso una ripresa della "militanza", che a questo punto è palese che non può più essere delegata a pochi nostri delegati. Scavalcati e umiliati dal modo di agire dei partiti. A questo scopo ho aperto un blog: "Vogliamo i Pacs. ORA!" http://www.pacs.splinder.com, per coordinarmi con quanti altri, come me, intendono attivarsi con iniziative di protesta e,
insomma, cercherò di darmi da fare di più in prima persona.
Ma di sicuro non rinuncio al voto, col rischio di trovarmi daccapo al governo non solo un uomo che ha rovinato l'Italia, non solo ministri che ci han dato dei "culattoni", ma addirittura Forza Nuova, o personaggini nazisti che i gay non si limitano a odiarli, ma dicono
apertamente che andrebbero internati.
 
Se siete talmente incazzati da non potere proprio votare per i Ds o per Rifondazione o per i Verdi, e pensate che votare per i Radicali sia un modo efficace di protestare, per carità protestate in questo modo e votateli, ma non rinunciate al voto. Non condivido l'idiozia
di Diliberto secondo cui i radicali sono "una rogna da grattare"
. I radicali, fermi restando tutti i motivi di dissenso che ho appena esposto, sono semmai una risorsa per il Centrosinistra.
I Pacs non sono mai stati la loro battaglia, però, come dimostra l'intervista a Capezzone in questo numero di "Pride", sono stati capaci di appropiarsene quando coloro che l'avevano portata avanti l'hanno abbandonata in modo opportunista. Non sono nemmeno coerenti,
visto che alla fine, dopo tutte le piazzate e le scene madri, il programma dell'Unione l'hanno firmato anche loro, esattamente come tutti gli altri, e per gli stessi motivi. Però almeno le piazzate loro le hanno fatte, e scusate se è poco. Ci sono casi in cui "la forma è sostanza", e questo è uno di quelli.
Per finire, sono una riserva di laicità in uno stato in cui il clericalismo è diventato una cappa soffocante che incide ormai pesantemente nelle nostre vite quotidiane. Fino a che sarà Ruini, via Rutelli, a dettare i programmi dell'Unione, ci scordiamo i pari diritti per i gay...
A dosi minime (e i sondaggi li danno al 2%, che in caso di spettacolare trionfo arriverebbe omunque solo a un minuscolo 4%) i radicali sono un antibiotico che potrebbe solo fare del bene al Paese.
  

 

 

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