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IL MENSILE GAY ITALIANO                 Numero 52 - Ottobre 2003
Intervista a Ferzan Ozpetek di Ivano Barocci


A lungo inseguito invano da “Pride”, finalmente il regista Ferzan Ozpetek (Le fate ignoranti, Il bagno turco) ci ha concesso un’intervista. Eccola qui, per tutti i nostri lettori che la reclamavano da tempo.
 
“Giovanni, che ne dici di un’intervista a Ferzan Ozpetek? Stasera presenta La finestra di fronte in un cinema all’aperto”, chiedo dubbioso al direttore di “Pride”. La risposta, a sorpresa, è: “Sono due anni che gli chiediamo un’intervista ma ce la nega sempre. Se ci riesci, è tutto tuo!” 

Ma come? Il regista de Il Bagno turco ecc ecc si nega ad una rivista gay? “È il suo agente che dice che la cosa non gli interessa”, è la precisazione. Forse allora, preso da solo - mi chiedo - potrebbe cambiare idea. 
E infatti…
 
Lunedì sera, arena estiva di una città della Romagna, il cartellone annuncia la seconda di una serie piuttosto lunga di proiezioni de La finestra di fronte nei due mesi di programmazione. Ma stasera c’è anche il regista in persona e forse anche per questo la fila per entrare è lunghissima, tanto che parecchie persone vengono lasciate fuori: non c’è più posto.
Ozpetek se ne sta tranquillo a fare chiacchiere con un gruppetto di persone prima di salutare il pubblico, andarsene poi a cena e tornare per il botta e risposta finale. Mi avvicino, gli dico dell’intervista per “Pride”. 
“Pride… Pride…, la rivista di Milano?”, chiede sforzando la memoria. “Va bene, però solo un paio di domande, spero…”.
E sia!, anche se poi diventano qualcosa di più.
La prima domanda è un po’ carognetta, giusto per rifarmi un po’ del “suo” rifiuto lungo due anni.
  
Sei al tuo quarto film e tre su quattro sono stati grandi successi di pubblico e critica, e questo ti fa un caso pressoché unico in Italia. Ma nonostante ciò, non mi sembra che ci sia un grosso alone di po-polarità attorno a te: non ti si vede nei salotti tv, né sulle copertine delle riviste: come mai? Non sta-rai subendo un certo ostracismo perché sei gay dichiarato?
No, assolutamente. Anzi, mi considero estremamente fortunato per il fatto di non dover apparire troppo in tv, di non fare molte interviste, anche se poi il dubbio di essere presente fin troppo ce l’ho comunque. È un lus-so che mi sto permettendo, e credimi, mi va benissimo così.
 
Quindi il successo che stai ottenendo non ti ha cambiato la vita?
Il successo è una cosa completamente passeggera. Lo diceva anche un personaggio di un film di Almodovar, il successo è solo fumo: ora c’è, e un attimo dopo può scomparire. Puoi sentirti al centro del mondo, ma poi basta niente perché precipiti nell’anonimato, e questo è un concetto che sposo in pieno.
  
Ozpetek di questo è così convinto che lo ribadisce anche, alla fine del film, durante una risposta a una per-sona del pubblico che gli chiedeva cosa provasse a sentirsi, lui turco di origine, nominato tra i registi italiani più bravi e famosi.
“Sono da ventisette anni in Italia”, è la sua risposta, “e ancora mi aspetto che qualcuno mi chieda se mi piac-ciono gli spaghetti o il caffè espresso. Ma questo rapporto comunque mi va bene, mi aiuta a non farmi mon-tare la testa. Per le stesse pratiche di documenti da rinnovare, ho provato cosa significa fare file chilometri-che insieme a tanti altri stranieri a Roma, davanti ad uno sportello con un’impiegata che mi urlava sillabando LE-I DE-VE AN-DA-RE IN QUELL-AL-TRO UF-FI-CIO… o tante altre vicissitudini. Mi nutro anche di questi momenti per sviluppare le idee per un film, anzi le considero fondamentali come ogni rapporto umano. An-che se”, dice schernendosi e guadagnando risate di comprensione dal pubblico, “sono a volte tentato a tele-fonare al sindaco per fare le cose più in fretta…”.
  
Tornando all’intervista vis-à-vis, gli chiedo se, per caso, gli americani si sono accorti di lui…
Sì e da subito, già dopo Il bagno turco. Né io né i miei collaboratori lo abbiamo detto troppo in giro, commet-tendo poi lo sbaglio di tentennare un po’, di non dire un “no” secco da subito. Ci sono rimasti male, molto male, ma a me va bene così. Devo seguire il cuore e fare solo le cose che mi piacciono, sennò ci sto male: è una banalità dirlo, ma poi vedo che i risultati ci sono.
 
Il tuo rapporto con la comunità gay?
Direi buono, anche se a volte rimango molto amareggiato da alcuni commenti che mi sento fare.
 
Tipo?
Per esempio, su Le fate ignoranti c’è stato chi mi ha accusato di dare un’idea completamente sbagliata del mondo gay, addirittura di renderlo fin troppo beato e contento. 
E invece secondo me non si rendono conto, per dirne una, di come sia stato importante portare le famiglie, ripeto le famiglie, a vedere un film dove tre maschi fanno sesso. 
E poi non mi sembra proprio di aver dato un’immagine sdolcinata: ognuno dei personaggi delle Fate aveva una problematica seria, chi con l’Aids, chi con la famiglia, chi alla ricerca del sesso perduto: quello che mi interessava di più era far capire l’atteggiamento nei confronti della vita e la forza necessaria per andare a-vanti nonostante tutto. 
E poi intendiamoci, io faccio film, non documentari.
 
Ma la storia o la componente gay pensi che sarà una costante dei tuoi lavori?
Non lo so. Giuro: non lo so. Di sicuro non darò retta a chi mi dice che faccio sì bei film ma dovrei smetterla di raccontare storie gay. È una critica che mi ha rivolto una giornalista inglese alla presentazione a Firenze de La finestra: me la sono mangiata viva! Quando mai, le ho urlato, un altro regista verrebbe rimproverato di fa-re film belli ma… eterosessuali?
 
Sei soddisfatto quindi del tuo lavoro? Da uno a dieci, datti un voto.
Direi 8… anche se poi non è l’8 che uno pensa. La soddisfazione al 100% è impossibile raggiungerla, spe-cialmente in un lavoro come il mio, ma io amo i miei film, tutti, anche il secondo Harem suare che è stato il meno riuscito. 
In tutti ci ho messo il cuore, una grande parte della mia vita e la voglia di raccontare ad altri le mie emozioni sperando di riuscire a trasmetterle con altrettanta forza come le ho vissute io.
  
  
Un uomo fra due culture
  
Ferzan Ozpetek: un nome quasi impronunciabile per un regista invece molto amato. E non solo dai gay. Un amore, tra l’altro, a prima vista, cominciato nel 1997 con il suo primo film dietro la macchina da presa, Il bagno turco. Tra i vari meriti di questo primo film c'è anche quello di aver rilanciato e fatto diventare veramente famoso Alessandro Gassman, prima visto sempre con un po’ di diffidenza, e poi assurto a sex symbol nazional-popolare per tutti i gusti. 
Stesso “destino” anche per l’ex biscottone Stefano Accorsi che ha funzionato da vero traino per Le fate ignoranti, terzo film di Ozpetek. E per dirla tutta, un velo di delusione ha accolto La finestra di fronte in cui l’attesissimo Raoul Bova non ha emulato le orme dei suoi colleghi “conservandosi” etero… ma chissà un giorno!
Ozpetek ha una sorta di bacchetta magica: oltre a saper confezionare film belli fa brillare di luce propria anche gli altri elementi dei suoi lavori: attori, attrici e, inconfondibili, le colonne sonore con musiche e testi da brivido: il caso di "Gocce di memoria" di Giorgia la dice lunga.
Una bravura che non nasce dal nulla, ma da una lunga gavetta che inizia circa vent'anni fa, quando cioè Ozpetek arriva dalla Turchia a Roma per frequentare l’Università dandosi da fare, contemporaneamente, per intrufolarsi nel mondo del cinema: dapprima (è lui a raccontarlo) avvicinando i registi con la scusa di intervi-starli per una rivista turca, per poi proporsi come assistente o aiuto regista.. 
Massimo Troisi, Ricky Tognazzi, Maurizio Ponzi, Sergio Citti, Francesco Nuti, Marco Risi sono stati i maestri con i quali ha collaborato a lungo, per poi prendere il coraggio a quattro mani e diventare lui stesso regista con Il bagno turco. Film che a Cannes ha raccolto un enorme successo, proseguito anche in Italia e in tutta Europa, Turchia compresa. Anzi, a dispetto di quel che si può pensare, Ozpetek è anche molto famoso nel suo paese d’origine, tanto da essere segnalato come vanto nazionale (vedi http://www.istanbullife.org ).
Ozpetek stesso si definisce “uomo dal doppio passaporto e figlio di due culture” e in omaggio a questa sua formazione ha “distribuito” equamente i suoi primi quattro film. Il bagno turco e Harem suaré (quest’ultimo, del 1999, è il meno noto) hanno atmosfere sensuali e misteriose tipicamente turche. Le fate ignoranti e La finestra di fronte hanno invece un’anima tutta romana, in paesaggi e situazioni che si sono impressi negli oc-chi e nel cuore di Ozpetek.
Sordo alle lusinghe americane, Ozpetek ha scelto di raccontare storie che siano un po’ anche le sue storie mescolate, “alle gioie, alle risate e le lacrime di tutti i miei attori che costruiscono, giorno per giorno, insieme a me le emozioni del film”. 
Di progetti futuri Ozpetek non vuole parlare, ma è certo che l’attesa per i suoi ammiratori sarà grande, come la curiosità di conoscere un’altra delle sue (e un po’ nostre) storie. 
Nel frattempo internet aiuta, e chi vuole tenersi aggiornato può visitare il sito ufficiale del regista: www.ferzanopetek.com .
 
    

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