ClubClassic.net - Gay Web - Home

 


Gay Cartoons
: disegni e fumetti made in japan.


 


 

  Home

:: Pride ::

IL MENSILE GAY ITALIANO                Numero 51 - Settembre 2003
La croce chiama, il fascio risponde di Giovanni Dall'Orto


Un nuovo documento Ratzinger che invoca esplicitamente il sabotaggio di ogni legge dello Stato che riconosca le coppie gay.
Un'aggressione fascista contro Michele Bellomo, portavoce del BariPride.
Questi due fatti, vicini nel tempo ma anche nell'ideologia di partenza, svelano che i nemici dei diritti dei gay iniziano a te-mere di avere ormai perso la battaglia.

Due avvenimenti accaduti durante le vacanze hanno marcato un momento di svolta per quanto riguarda il mondo gay.
 
Il primo fatto è, ovviamente, il nuovo documento della "Congregazione per la dottrina della fede": Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali [31/7/2003] (( per visulizzare il documento online, clikka qui ))
Si tratta d'una chiamata alle armi del mondo cattolico contro il riconoscimento della coppia gay, dato che "Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le rela-zioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale".
Il ritornello è sempre il solito: gli omosessuali "in nessun modo possono essere approvati".
Ma allora perché allora parlo di "novità"?
Perché qui non siamo di fronte al solito documento antiomosessuale vaticano.
Se infatti cancelliamo tutte le affermazioni appena apparse in altri documenti ufficiali recentissimi, e che quindi sono solo un riempitivo superfluo, rimane un'idea nuova, non presente nei documenti precedenti, e che è la vera ragion d'essere del testo. È l'intimazione a sabotare le leggi e le autorità dello Stato.
  
Proprio così. L'ingiunzione fatta ai cattolici che lavorano nello Stato è esplicita: "Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiu-ste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all'obiezione di coscienza".
 
Potrei ironizzare su tanto zelo, chissà perché mai dimostrato verso guerre che non solo si sono dimostrate ingiuste, ma perfino ingiustificate in base agli stessi pretesti accampati da chi le ha volute. Ma così facendo uscirei dal seminato: preferisco quindi cercare di capire semmai perché questo invito, e perché ora.
 
Ebbene, non occorre la sfera di cristallo per capire cosa ci sia dietro a un documento come questo: c'è paura. Esso è infatti un arroccamento, lo scavo d'una trincea, l'invito a resistere fino all'ultimo a una sconfitta ormai considerata inevitabile.
Io non ho ovviamente le fonti informative disponibili alla diplomazia vaticana, ma chiunque legga i giornali intuirà che ormai più d'un esponente cattolico dev'essere andato a baciare i calzini in Vaticano e far presente che una qualche legge sulle Unioni civili, o prima o poi, andrà inevitabilmente approvata anche in Italia.
C'è infatti il problema ineludibile del conflitto fra Stati dell'Unione Europea, che ormai è - in linea di principio - un'unica area in cui i cittadini possono muoversi liberamente, e le cui legislazioni devono essere armonizzate. L'Italia è una della ultime nazioni senza una legge del genere: le prime cause legali di coppie omosessuali italiane sono già partite, e anche se i mulini della legge macinano lentamente, prima o poi arriveranno a destinazione.
C'è il problema del possibile sprofondamento del governo di centrodestra, che sta perdendo consensi e pezzi. Il Vaticano teme, o sa già, che nel caso andasse al governo il centrosinistra, il cui programma politico è una fotocopia esatta di quello del centrodestra, le unioni civili farebbero parte del contentino da buttare al popolo per "dire qualcosa di sinistra"...
Ma soprattutto, c'è il "problema" dei sondaggi che, poche settimane prima dell'uscita di questo documento, avevano comunicato che oramai gli italiani favorevoli al riconoscimento delle unioni civili, anche per le coppie gay, sono la maggioranza. Ci abbiamo messo tre decenni, ma ormai gli italiani ci hanno accettati come concittadini, bontà loro. Questo spiega il "perché ora".
 
Il "perché" lo ha svelato uno scambio d'editoriali fra "Repubblica" (Stefano Rodotà) e l'"Avvenire" il giornale dei vescovi cattolici. Rodotà chiedeva come potesse la Chiesa porsi contro la modernità e i diritti che essa riconosce a tutti i cittadini. L'"Avvenire" rispondeva che il fatto d'essere moderno non implica l'essere accettabile: il nazismo era moderno nel 1933, ma non per questo andava accettato (infatti, aggiungo io, la Chiesa lo accettò per ben altri motivi).
Al di là del parallelo nazismo/omosessualità, che su un giornale pretesco non sorprende e non offende nemmeno più, colpisce la netta rivendicazione di antimodernità da parte della Chiesa cattolica. Attribuendo alla Chiesa la volontà d'essere al passo coi tempi, Rodotà ha peccato di troppa bontà: la Chiesa cattolica ha fatto della sua non-modernità un tratto distintivo, immediatamente riconoscibile.
Il suo anacronismo le permette di porsi come alternativa anti-moderna in un'epoca in cui "moderno" significa ormai "privo di diritti umani", dato che chiunque lotti per le conquiste sociali dell'ultimo secolo, dal diritto alla pensione a quello alla sanità pubblica al banale articolo 18, è bollato come "conservatore".
Succede così che chi non condivide lo scempio dei diritti umani causato dalla "modernità" del neoliberismo, si trova di fronte ad una Chiesa che può vendersi sul mercato delle idee come "anti-moderna". (Ma non per-ché sia "post-moderna" bensì perché è pre-moderna, fossilizzata a trecento anni fa). Si spiega così la sor-prendente presa dei cattolici nei movimenti no, new ed anti-global...
 
La Chiesa ha individuato nella sessualità un'area sufficientemente innocua da evitarle scontri coi poteri economici che reggono il mondo marcando al tempo stesso la sua antimodernità. Lo dimostra il fatto che, mentre condannava ancora una volta l'omosessualità, la Chiesa dava la benedizione alle biotecnologie che, se davvero esistesse un piano divino, sarebbero indubitabilmente "contro natura". Tuttavia qui, palesemente, gli interessi economici contano di più, quindi sì agli organismi transgenici. Com'è "moderna", qui, la Chiesa!
 
Non c'è quindi da farsi illusioni: la Chiesa non accetterà mai la "modernità" in campo sessuale, dato che la sua anti-modernità (che nasconde il suo anacronismo), è ormai il suo marchio di fabbrica, è ciò che la rende riconoscibile a prima vista.
Di questo (ed ecco un altro fatto nuovo) si sono resi conto perfino i gay cattolici, che stavolta hanno con-dannato con una bella e netta presa di posizione il nuovo documento Ratzinger. Se penso ai cavilli e ai tentativi disperati dei due decenni passati per "apprezzare gli elementi di novità" dei documenti antigay vaticani, mi pare di vivere in un altro mondo. Migliore.
Non c'è da stupirsi se Ratzinger ha paura.
  
Ovviamente, la Chiesa sa già di avere perso questa battaglia, tuttavia accortamente si sta organizzando per cedere il meno possibile. Con questo esplicito documento ha voluto infatti alzare la posta, offrendo un'arma ai parlamentari clericali nel trattare coi partiti non clericali delle rispettiva aree politiche, in modo che ai froci sia concesso il meno possibile.
Tutto qui. È lo stesso copione recitato in Francia per i Pacs. I quali, grazie alla stessa minaccia di boicot-taggio ripetuta oggi, non si firmano (per ora) in Municipio, bensì "solo" in Tribunale.
Tutti però sanno, a iniziare dai cattolici, che un boicottaggio dello Stato sarebbe un autogol. La credibilità della Chiesa in campo sessuale è ormai sottozero. I papa-boys, quando vanno a Roma per il Giubileo, lasciano prati cosparsi di preservativi usati. Uno scontro diretto in questo campo finirebbe quindi come tutti quelli precedenti (divorzio, aborto - due volte)...
Tuttavia la politica è fatta anche di bluff, e non si può certo dire che il Vaticano, che si preoccupa molto più di politica terrena che di salvezza delle anime, non sappia fare politica...
 
Sta a noi dimostrare di saperla fare anche noi, smascherando questo bluff senza farci intimorire.
 

A stretto giro di posta, dopo la richiesta di Ratzinger, è arrivata la risposta da chi odia i froci ed ama la madonna: l'aggressione a Michele Bellomo. È la prima volta in assoluto che avviene un'aggressione fisica contro un esponente del movimento di liberazione gay. Fino ad oggi gli omofobi hanno evitato di colpirli in quanto tali (ciò avrebbe voluto dire legittimarli in quanto forza politica). La violenza s'è perciò sempre esercitata impunemente ma in modo casuale nei luoghi di "battuage".
Ebbene, a quanto pare questo tabù è stato infranto: i nostri nemici pensano che ormai siamo già legittimati come forza politica.
Eppure anche qui siamo di fronte a un gesto disperato, di chi fondamentalmente non ha capito, o non può capire per preclusioni ideologiche, le ragioni del cambiamento sociale che hanno reso possibile il trionfo del BariPride e la sconfitta di Forza Nuova, che l'aveva osteggiato in tutti i modi, incluse le minacce.
Gli inquirenti sono al lavoro per cercare di individuare gli esecutori materiali dell'aggressione. È però palese chi siano i mandanti, sulla base di quanto accaduto fin qui: l'aggressione nasce da un'area grigia in cui si saldano eversione di destra, pezzi di organi dello Stato, sottobosco delinquenziale, ed anche clericalismo, visto che l'ultima lettera di minacce ricevuta da Bellomo, poco prima dell'aggressione, annunciava che, a-vendo "ingannato migliaia di baresi", avrebbe bruciato nelle fiamme dell’inferno, "dato che Dio ha creato Adamo ed Eva non Adamo e Adamo".
 
Come funzioni la contiguità fra questi ambienti lo ha rivelato lo svolgersi stesso dei fatti.
Bellomo è stato aggredito il giorno dopo che, improvvisamente e senza motivo, gli era stata tolta la scorta. Chi ha passato l'informazione agli aggressori?
Il giorno dopo l'aggressione è stata orchestrata una commedia d'insinuazioni.
I giornali locali hanno dichiarato che secondo la questura Bellomo era stato visto passeggiare fuori dall'ufficio dopo i soccorsi... mentre Bellomo da quell'ufficio era uscito in barella.
Poi Buccero, senatore di Alleanza Nazionale, ha dichiarato che la causa più probabile dell'aggressione era un litigio di gelosia fra omosessuali, e "casualmente" la questura il giorno alludeva a quest'insinuazione.
Era così partito il meccanismo che da sempre spaccia l'omosessuale per autore anziché per vittima della violenza. Ogni volta che leggiamo su un giornale le solite frasi su un "delitto omosessuale"; o "delitto negli ambienti gay", si tratta sempre di violenze in cui l'aggressore è etero e la vittima gay... eppure vengono chiamati "delitti omosessuali"! Se un nazista compie un crimine contro un ebreo, lo si chiama "crimine na-zista", non "crimine ebraico"; invece per gli omosessuali no, si parla di "delitto omosessuale".
Questa è stata la regola per migliaia di giornalisti di cronaca, fino ad oggi. E i giornali di Bari, convinti che nulla fosse cambiato e imbeccati da Buccero, s'erano preparati a recitare il solito copione del "delitto omosessuale".
 
Purtroppo (per loro!) molto è cambiato. "Repubblica" ha infatti pubblicato in edizione nazionale un articolo sull'aggressione (non dando credito alle cretinate di Buccero) e in Parlamento sono state presentate interrogazioni parlamentari chiedendo perché fosse stata tolta la scorta.
Per correre ai ripari, un comunicato Ansa attribuiva al questore una dichiarazione secondo cui Bellomo era inattendibile, dato era riuscito a concedere un'intervista a "Repubblica" non avendo la forza di rilasciare dichiarazioni agli inquirenti. In verità era successo ben altro: uno, l'intervista era stata costruita in base a dichiarazioni di Bellomo dei giorni precedenti l'aggressione, due, Bellomo era sì in grado di parlare con gli inquirenti, solo che, scioccato, li aveva cacciati dall'ospedale gridando (a torto, ammette ora) di ritenerli personalmente responsabili di quel che gli era successo.
Qualcuno per fortuna dev'essersi accorto del fatto che si stava andando troppo oltre, rischiando di gettare fango sulle istituzioni, perché dopo un'ora l'Ansa ha ritrattato la dichiarazione messa in bocca al questore.
Ciò non ha fermato a Bari la ridda delle insinuazioni, fra le quali spicca un comunicato di Forza nuova che chiedeva: se Bellomo è così sicuro della matrice politica dell'aggressione, perché non ha mai denunciato alla polizia un altro tentativo d'aggressione da lui subito? "Ciò era vero", mi ha confermato Bellomo, "ma come faceva Forza Nuova a saperlo, dato che lo sapevamo solo io e la mia scorta? È palese che hanno simpatizzanti all'interno o della polizia, o degli aggressori".
Comunque a questo punto era ormai nato un "caso Bellomo", quindi le autorità inquirenti hanno fatto piazza pulita delle insinuazioni e dei veleni sparsi dalla destra barese (la prima gallina che canta...) e dai giornalisti ad essa collegati: ha iniziato le indagini, dichiarando "credibile" Bellomo, che è stato convocato. (Mentre scrivo le indagini sono ancora in corso).
  
Quanto a me, mi ha stupito la reazione all'accaduto. Se non fosse stato agosto (della "Rivoluzione d'ottobre" han sentito parlare tutti, ma chi ha mai sentito d'una "Rivoluzione d'agosto"?) è probabile che ci sarebbe stata una nuova manifestazione a Bari: lo dico perché ho ricevuto un'infinità di telefonate ed email che mi chiedevano se avessi saputo di Bellomo (e Ratzinger). I gay erano incazzati. Offesi. Stufi. E non sto parlando dei soli gay militanti: parlo di tutti gli altri.
Ecco perché le cose non hanno funzionato come aveva previsto chi ha organizzato l'aggressione. Perché l'Italia è cambiata. Perché nonostante le botte e lo spavento di Michele, gli omosessuali non si sono spaventati, ed hanno reagito.
   
Il nuovo documento Ratzinger e l'aggressione a Bellomo rappresentano due reazioni da parte di un mondo omofobo che ormai non considera più come impossibile un successo delle rivendicazioni dei gay, ed ha paura. Sono segnali del fatto che la società italiana sta cambiando sul serio, e che i gay vengono percepiti ormai come un soggetto politico a pieno titolo (o pericoloso, a seconda del punto di vista).
Non vorrei con queste parole far pensare che da qui poi la strada sarà in discesa e che il successo sia inevitabile. La nostra storia mostra che nulla ci è mai stato regalato, e che abbiamo solo ciò che ci siamo conquistati lottando. Con infinita pazienza. Ma anche se ci aspetta ancora molta strada in salita, per lo meno adesso riusciamo a vedere la cima che dobbiamo raggiungere. Finalmente.
Tocca a ciascuno di noi preparare la società (i nostri amici etero, i colleghi, i famigliari... senza scordare gli amici gay retrivi) ad accettare le unioni civili, la pari dignità del nostro amore, della nostra felicità. Solo con questo lavoro di paziente preparazione da parte di ciascuno di noi sarà possibile avere dalla nostra parte la maggioranza dei concittadini, se - come sembra - si sta preparando lo scontro decisivo fra chi ci odia da una parte, e noi e chi non ci odia dall'altra.
 
In questo sforzo, tocca anche al movimento glbt essere meno autoreferenziale e capire alla buon'ora che oggi nel mondo gay esiste una potenzialità non sfruttata, un'enorme massa di persone che, pur non essendo politicizzate, condividono ormai le speranze del movimento glbt, e che sono pronte a mobilitarsi, a prote-stare, a farsi sentire... se viene offerto loro un motivo chiaro e preciso. Ne vogliamo tenere conto?
 

   

Torna a RASSEGNA STAMPA di Pride

Aggiungi ClubClassic.net ai Preferiti Imposta ClubClassic.net come pagina iniziale