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Due avvenimenti accaduti durante
le vacanze hanno marcato un momento di svolta per quanto
riguarda il mondo gay.
Il primo fatto è, ovviamente, il nuovo documento della
"Congregazione per la dottrina della fede": Considerazioni
circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra
persone omosessuali [31/7/2003] ((
per visulizzare il documento online, clikka qui ))
Si tratta d'una chiamata alle armi del mondo cattolico contro
il riconoscimento della coppia gay, dato che "Non esiste
fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure
remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul
matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le
rela-zioni omosessuali contrastano con la legge morale
naturale".
Il ritornello è sempre il solito: gli omosessuali "in nessun
modo possono essere approvati".
Ma allora perché allora parlo di "novità"?
Perché qui non siamo di fronte al solito documento
antiomosessuale vaticano.
Se infatti cancelliamo tutte le affermazioni appena apparse in
altri documenti ufficiali recentissimi, e che quindi sono solo
un riempitivo superfluo, rimane un'idea nuova, non presente
nei documenti precedenti, e che è la vera ragion d'essere del
testo. È l'intimazione a sabotare le leggi e le autorità dello
Stato.
Proprio così. L'ingiunzione fatta ai cattolici che lavorano
nello Stato è esplicita: "Ci si deve astenere da qualsiasi
tipo di cooperazione formale alla promulgazione o
all'applicazione di leggi così gravemente ingiu-ste nonché,
per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano
applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il
diritto all'obiezione di coscienza".
Potrei ironizzare su tanto zelo, chissà perché mai dimostrato
verso guerre che non solo si sono dimostrate ingiuste, ma
perfino ingiustificate in base agli stessi pretesti accampati
da chi le ha volute. Ma così facendo uscirei dal seminato:
preferisco quindi cercare di capire semmai perché questo
invito, e perché ora.
Ebbene, non occorre la sfera di cristallo per capire cosa ci
sia dietro a un documento come questo: c'è paura. Esso è
infatti un arroccamento, lo scavo d'una trincea, l'invito a
resistere fino all'ultimo a una sconfitta ormai considerata
inevitabile.
Io non ho ovviamente le fonti informative disponibili alla
diplomazia vaticana, ma chiunque legga i giornali intuirà che
ormai più d'un esponente cattolico dev'essere andato a baciare
i calzini in Vaticano e far presente che una qualche legge
sulle Unioni civili, o prima o poi, andrà inevitabilmente
approvata anche in Italia.
C'è infatti il problema ineludibile del conflitto fra Stati
dell'Unione Europea, che ormai è - in linea di principio -
un'unica area in cui i cittadini possono muoversi liberamente,
e le cui legislazioni devono essere armonizzate. L'Italia è
una della ultime nazioni senza una legge del genere: le prime
cause legali di coppie omosessuali italiane sono già partite,
e anche se i mulini della legge macinano lentamente, prima o
poi arriveranno a destinazione.
C'è il problema del possibile sprofondamento del governo di
centrodestra, che sta perdendo consensi e pezzi. Il Vaticano
teme, o sa già, che nel caso andasse al governo il
centrosinistra, il cui programma politico è una fotocopia
esatta di quello del centrodestra, le unioni civili farebbero
parte del contentino da buttare al popolo per "dire qualcosa
di sinistra"...
Ma soprattutto, c'è il "problema" dei sondaggi che, poche
settimane prima dell'uscita di questo documento, avevano
comunicato che oramai gli italiani favorevoli al
riconoscimento delle unioni civili, anche per le coppie gay,
sono la maggioranza. Ci abbiamo messo tre decenni, ma ormai
gli italiani ci hanno accettati come concittadini, bontà loro.
Questo spiega il "perché ora".
Il "perché" lo ha svelato uno scambio d'editoriali fra
"Repubblica" (Stefano Rodotà) e l'"Avvenire" il giornale dei
vescovi cattolici. Rodotà chiedeva come potesse la Chiesa
porsi contro la modernità e i diritti che essa riconosce a
tutti i cittadini. L'"Avvenire" rispondeva che il fatto
d'essere moderno non implica l'essere accettabile: il nazismo
era moderno nel 1933, ma non per questo andava accettato
(infatti, aggiungo io, la Chiesa lo accettò per ben altri
motivi).
Al di là del parallelo nazismo/omosessualità, che su un
giornale pretesco non sorprende e non offende nemmeno più,
colpisce la netta rivendicazione di antimodernità da parte
della Chiesa cattolica. Attribuendo alla Chiesa la volontà
d'essere al passo coi tempi, Rodotà ha peccato di troppa
bontà: la Chiesa cattolica ha fatto della sua non-modernità un
tratto distintivo, immediatamente riconoscibile.
Il suo anacronismo le permette di porsi come alternativa
anti-moderna in un'epoca in cui "moderno" significa ormai
"privo di diritti umani", dato che chiunque lotti per le
conquiste sociali dell'ultimo secolo, dal diritto alla
pensione a quello alla sanità pubblica al banale articolo 18,
è bollato come "conservatore".
Succede così che chi non condivide lo scempio dei diritti
umani causato dalla "modernità" del neoliberismo, si trova di
fronte ad una Chiesa che può vendersi sul mercato delle idee
come "anti-moderna". (Ma non per-ché sia "post-moderna" bensì
perché è pre-moderna, fossilizzata a trecento anni fa). Si
spiega così la sor-prendente presa dei cattolici nei movimenti
no, new ed anti-global...
La Chiesa ha individuato nella sessualità un'area
sufficientemente innocua da evitarle scontri coi poteri
economici che reggono il mondo marcando al tempo stesso la
sua antimodernità. Lo dimostra il fatto che, mentre
condannava ancora una volta l'omosessualità, la Chiesa dava la
benedizione alle biotecnologie che, se davvero esistesse un
piano divino, sarebbero indubitabilmente "contro natura".
Tuttavia qui, palesemente, gli interessi economici contano di
più, quindi sì agli organismi transgenici. Com'è "moderna",
qui, la Chiesa!
Non c'è quindi da farsi illusioni: la Chiesa non accetterà mai
la "modernità" in campo sessuale, dato che la sua
anti-modernità (che nasconde il suo anacronismo), è ormai il
suo marchio di fabbrica, è ciò che la rende riconoscibile a
prima vista.
Di questo (ed ecco un altro fatto nuovo) si sono resi conto
perfino i gay cattolici, che stavolta hanno con-dannato con
una bella e netta presa di posizione il nuovo documento
Ratzinger. Se penso ai cavilli e ai tentativi disperati dei
due decenni passati per "apprezzare gli elementi di novità"
dei documenti antigay vaticani, mi pare di vivere in un altro
mondo. Migliore.
Non c'è da stupirsi se Ratzinger ha paura.
Ovviamente, la Chiesa sa già di avere perso questa battaglia,
tuttavia accortamente si sta organizzando per cedere il meno
possibile. Con questo esplicito documento ha voluto infatti
alzare la posta, offrendo un'arma ai parlamentari clericali
nel trattare coi partiti non clericali delle rispettiva aree
politiche, in modo che ai froci sia concesso il meno
possibile.
Tutto qui. È lo stesso copione recitato in Francia per i Pacs.
I quali, grazie alla stessa minaccia di boicot-taggio ripetuta
oggi, non si firmano (per ora) in Municipio, bensì "solo" in
Tribunale.
Tutti però sanno, a iniziare dai cattolici, che un
boicottaggio dello Stato sarebbe un autogol. La credibilità
della Chiesa in campo sessuale è ormai sottozero. I papa-boys,
quando vanno a Roma per il Giubileo, lasciano prati cosparsi
di preservativi usati. Uno scontro diretto in questo campo
finirebbe quindi come tutti quelli precedenti (divorzio,
aborto - due volte)...
Tuttavia la politica è fatta anche di bluff, e non si può
certo dire che il Vaticano, che si preoccupa molto più di
politica terrena che di salvezza delle anime, non sappia fare
politica...
Sta a noi dimostrare di saperla fare anche noi, smascherando
questo bluff senza farci intimorire.
A stretto giro di posta, dopo la richiesta di Ratzinger, è
arrivata la risposta da chi odia i froci ed ama la madonna:
l'aggressione a Michele Bellomo. È la prima volta in assoluto
che avviene un'aggressione fisica contro un esponente del
movimento di liberazione gay. Fino ad oggi gli omofobi hanno
evitato di colpirli in quanto tali (ciò avrebbe voluto dire
legittimarli in quanto forza politica). La violenza s'è perciò
sempre esercitata impunemente ma in modo casuale nei luoghi di
"battuage".
Ebbene, a quanto pare questo tabù è stato infranto: i nostri
nemici pensano che ormai siamo già legittimati come forza
politica.
Eppure anche qui siamo di fronte a un gesto disperato, di chi
fondamentalmente non ha capito, o non può capire per
preclusioni ideologiche, le ragioni del cambiamento sociale
che hanno reso possibile il trionfo del BariPride e la
sconfitta di Forza Nuova, che l'aveva osteggiato in tutti i
modi, incluse le minacce.
Gli inquirenti sono al lavoro per cercare di individuare gli
esecutori materiali dell'aggressione. È però palese chi siano
i mandanti, sulla base di quanto accaduto fin qui:
l'aggressione nasce da un'area grigia in cui si saldano
eversione di destra, pezzi di organi dello Stato, sottobosco
delinquenziale, ed anche clericalismo, visto che l'ultima
lettera di minacce ricevuta da Bellomo, poco prima
dell'aggressione, annunciava che, a-vendo "ingannato migliaia
di baresi", avrebbe bruciato nelle fiamme dell’inferno, "dato
che Dio ha creato Adamo ed Eva non Adamo e Adamo".
Come funzioni la contiguità fra questi ambienti lo ha rivelato
lo svolgersi stesso dei fatti.
Bellomo è stato aggredito il giorno dopo che,
improvvisamente e senza motivo, gli era stata tolta la scorta.
Chi ha passato l'informazione agli aggressori?
Il giorno dopo l'aggressione è stata orchestrata una commedia
d'insinuazioni.
I giornali locali hanno dichiarato che secondo la questura
Bellomo era stato visto passeggiare fuori dall'ufficio dopo i
soccorsi... mentre Bellomo da quell'ufficio era uscito in
barella.
Poi Buccero, senatore di Alleanza Nazionale, ha dichiarato che
la causa più probabile dell'aggressione era un litigio di
gelosia fra omosessuali, e "casualmente" la questura il giorno
alludeva a quest'insinuazione.
Era così partito il meccanismo che da sempre spaccia
l'omosessuale per autore anziché per vittima della violenza.
Ogni volta che leggiamo su un giornale le solite frasi su un
"delitto omosessuale"; o "delitto negli ambienti gay", si
tratta sempre di violenze in cui l'aggressore è etero e la
vittima gay... eppure vengono chiamati "delitti omosessuali"!
Se un nazista compie un crimine contro un ebreo, lo si chiama
"crimine na-zista", non "crimine ebraico"; invece per gli
omosessuali no, si parla di "delitto omosessuale".
Questa è stata la regola per migliaia di giornalisti di
cronaca, fino ad oggi. E i giornali di Bari, convinti che
nulla fosse cambiato e imbeccati da Buccero, s'erano preparati
a recitare il solito copione del "delitto omosessuale".
Purtroppo (per loro!) molto è cambiato. "Repubblica" ha
infatti pubblicato in edizione nazionale un articolo
sull'aggressione (non dando credito alle cretinate di Buccero)
e in Parlamento sono state presentate interrogazioni
parlamentari chiedendo perché fosse stata tolta la scorta.
Per correre ai ripari, un comunicato Ansa attribuiva al
questore una dichiarazione secondo cui Bellomo era
inattendibile, dato era riuscito a concedere un'intervista a
"Repubblica" non avendo la forza di rilasciare dichiarazioni
agli inquirenti. In verità era successo ben altro: uno,
l'intervista era stata costruita in base a dichiarazioni di Bellomo dei giorni precedenti l'aggressione, due, Bellomo era
sì in grado di parlare con gli inquirenti, solo che,
scioccato, li aveva cacciati dall'ospedale gridando (a torto,
ammette ora) di ritenerli personalmente responsabili di quel
che gli era successo.
Qualcuno per fortuna dev'essersi accorto del fatto che si
stava andando troppo oltre, rischiando di gettare fango sulle
istituzioni, perché dopo un'ora l'Ansa ha ritrattato la
dichiarazione messa in bocca al questore.
Ciò non ha fermato a Bari la ridda delle insinuazioni, fra le
quali spicca un comunicato di Forza nuova che chiedeva: se Bellomo è così sicuro della matrice politica dell'aggressione,
perché non ha mai denunciato alla polizia un altro tentativo
d'aggressione da lui subito? "Ciò era vero", mi ha confermato Bellomo, "ma come faceva Forza Nuova a saperlo, dato che lo
sapevamo solo io e la mia scorta? È palese che hanno
simpatizzanti all'interno o della polizia, o degli
aggressori".
Comunque a questo punto era ormai nato un "caso Bellomo",
quindi le autorità inquirenti hanno fatto piazza pulita delle
insinuazioni e dei veleni sparsi dalla destra barese (la prima
gallina che canta...) e dai giornalisti ad essa collegati: ha
iniziato le indagini, dichiarando "credibile" Bellomo, che è
stato convocato. (Mentre scrivo le indagini sono ancora in
corso).
Quanto a me, mi ha stupito la reazione all'accaduto. Se non
fosse stato agosto (della "Rivoluzione d'ottobre" han sentito
parlare tutti, ma chi ha mai sentito d'una "Rivoluzione
d'agosto"?) è probabile che ci sarebbe stata una nuova
manifestazione a Bari: lo dico perché ho ricevuto un'infinità
di telefonate ed email che mi chiedevano se avessi saputo di Bellomo (e Ratzinger). I gay erano incazzati.
Offesi. Stufi. E
non sto parlando dei soli gay militanti: parlo di tutti gli
altri.
Ecco perché le cose non hanno funzionato come aveva previsto
chi ha organizzato l'aggressione. Perché l'Italia è cambiata.
Perché nonostante le botte e lo spavento di Michele, gli
omosessuali non si sono spaventati, ed hanno reagito.
Il nuovo documento Ratzinger e l'aggressione a Bellomo
rappresentano due reazioni da parte di un mondo omofobo che
ormai non considera più come impossibile un successo delle
rivendicazioni dei gay, ed ha paura. Sono segnali del fatto
che la società italiana sta cambiando sul serio, e che i gay
vengono percepiti ormai come un soggetto politico a pieno
titolo (o pericoloso, a seconda del punto di vista).
Non vorrei con queste parole far pensare che da qui poi la
strada sarà in discesa e che il successo sia inevitabile. La
nostra storia mostra che nulla ci è mai stato regalato, e che
abbiamo solo ciò che ci siamo conquistati lottando. Con
infinita pazienza. Ma anche se ci aspetta ancora molta strada
in salita, per lo meno adesso riusciamo a vedere la cima che
dobbiamo raggiungere. Finalmente.
Tocca a ciascuno di noi preparare la società (i nostri amici etero, i colleghi, i famigliari... senza scordare gli amici
gay retrivi) ad accettare le unioni civili, la pari dignità
del nostro amore, della nostra felicità. Solo con questo
lavoro di paziente preparazione da parte di ciascuno di noi
sarà possibile avere dalla nostra parte la maggioranza dei
concittadini, se - come sembra - si sta preparando lo scontro
decisivo fra chi ci odia da una parte, e noi e chi non ci odia
dall'altra.
In questo sforzo, tocca anche al movimento glbt essere meno
autoreferenziale e capire alla buon'ora che oggi nel mondo gay
esiste una potenzialità non sfruttata, un'enorme massa di
persone che, pur non essendo politicizzate, condividono ormai
le speranze del movimento glbt, e che sono pronte a
mobilitarsi, a prote-stare, a farsi sentire... se viene
offerto loro un motivo chiaro e preciso. Ne vogliamo tenere
conto?
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