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Il vero invincibile virus è
quello dell’indifferenza, una piaga sociale incurabile
di fronte alla quale, come effetto collaterale, cadono le
braccia e muoiono le residue speranze di un vivere civile che
comprenda memoria, compassione e ricordo di chi, attraversando
questa vita, approda ad una successiva (ammesso che ci sia,
beninteso...).
Anche questa si è rivelata un’estate di tormento perché chi se
ne va (ed una piccola traccia ha lasciato) sparisce in due
righe di trafiletto di giornale di provincia, o in affrettate
parole impresse sui siti “tematici”... |

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Billy More non c’è più, portata via nel pieno del
Ferragosto vacanziero, dopo una malattia veloce e fulminea
come la sua carriera; l’unica vera drag queen italiana
(nell’osservanza delle caratteristiche che vogliono una drag
esagerata, iperfemminile, in guisa da star), è morta.
A nemmeno 40 anni consegna la sua storia personale a
quella della collettività, dopo il planetario successo di Up &
down, cui hanno fatto seguito altri piccoli anelli di una
catena di professioni nel mondo della musica e dell’immagine.
Massimo (questo il suo vero nome) non era propriamente
un cantante, ma prestava la sua immagine per
confezionare prodotti di musica dance, destinati all’effimero
ma basilare mondo del divertimento da discoteca, sia per
quello gay sia per quello più tradizionale ed allargato degli
“etero”...
Massimo / Billy More viveva, forse più di me, una doppia
vita, con un’alternarsi di personalità probabilmente più
accentuato, anche in virtù del fatto che la musica regala
grande popolarità, ma in tempi spesso molto ristretti. Non la
sentivo da un po’, e qualche mese fa, al telefono, garrula e
sempre un po’ sopra le righe, mi propose un duetto (voleva
provare a cantare, e in italiano) e mi disse che le avrebbe
fatto molto piacere provare a fare la radio insieme a me… Io,
da stronza provetta che si tutela anche dalle nuvole
passeggere, le dissi che c’avrei pensato, già sapendo dentro
di me che la mia risposta era un no: chissà che m’è preso, ma
da qualche tempo vado da un’altra parte che non è (purtroppo…)
quella del divertimento, quella delle collaborazioni
nell’intrattenimento, o, più semplicemente, quella del
confronto...
Non c’è un reato di cui pentirsi, ma forse è un’occasione in
più per me oggi di riflettere: probabilmente Massimo aveva
solo voglia di aggiungere esperienze a quelle già praticate, o
cercava un altro àmbito professionale nel quale cimentarsi,
perché il nostro lavoro molto ti offre e tanto ti sottrae.
Certo dentro di me c’era uno stupido pregiudizio, come se
il suo essere “splendidamente” drag fosse un puro esercizio di
glamour e make up privo di sostanza (ma fosse anche così,
che male ci sarebbe?) mentre io, da vera presuntuosa,
m’attribuisco altre qualità compensative, a bilancio di un
orrore mediatico sotto gli occhi di tutti...
Eppure ora posso confessare di aver provato per lei un’invidia
insana, tipica delle competizioni professionali: avrei
amato avere un fisico come il suo, addobbarmi come una vera
star: vestiti firmati, gioielli appariscenti, un inno alla
gioia e alla vita, il sorriso sempre pronto tra un’allusione e
l’altra, tra un hit ed il successivo.
L’addio di Billy è stato quello di chi, andandosene
d’estate, non vuole dare fastidio: una cinquantina di
persone che l’hanno saputo per vie un po’ traverse, un paesone
dell’alta Lombardia ed un cimitero tranquillo come quello di
Castelletto Ticino: alcune parole per ricordarne il
lavoro, quella leggera commozione che accompagna il saluto
finale, prima che l’onda alta dell’indifferenza virologica
torni, potente, a impossessarsi di noi, mentre riprende quella
vita di lavoro, scuola, preoccupazioni e responsabilità, con
una risata in meno e qualche mestizia in più...
Il sito di Billy More è:
www.billymore.com
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