Aggiungi ClubClassic.net ai Preferiti Imposta ClubClassic.net come pagina iniziale

HOME

ClubClassic News  iscriviti alla mailing list, clikka qui.

FASHION & FAME

Personaggi in Primo Piano...
Articoli, foto, curiosità sui divi del momento »

  

ClubClassic.net > Canali > Rassagna Stampa PRIDE :

PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 87 - Settembre 2006 ]
 Nudismo proibito
 
di
Matteo Bandini

Si conclude un’altra estate senza regolamentazione (eccetto l’Emilia Romagna) sul naturismo. I sindaci, nell’incertezza, emettono ordinanze, seminano denunce a raffica, sguinzagliano vigilantes in caccia di nudità. E a Gaeta arriva anche l’omofobia.

Sono tre i cartelli che accolgono i bagnanti della spiaggia di Manerba del Garda. Uno viola e uno verde indicano la strada per l’itinerario turistico. Qualcuno ha aggiunto con un pennarello bianco una freccia su quello verde, per indicare la spiaggia. Qualcun altro ha specificato in nero che la spiaggia è “di froci”.  

Il terzo cartello svetta per altezza e per solennità a pochi metri di distanza. È un'ordinanza firmata dal sindaco Maria Speziani. A fronte di “lagnanze di diversi cittadini e famiglie che sono involontariamente incappati in manifestazioni che offendono il comune senso del pudore” e di denunce per “atti contrari alla pubblica decenza e atti osceni”, l’ordinanza è chiara: “divieto di esibire forme di nudismo” e “obbligo di indossare indumenti atti a coprire i genitali maschili e femminili”. Se il reato è il solo nudismo (che come molti forse non sanno è stato da anni depenalizzato dalle sentenze di tribunale, che hanno fatto ormai giurisprudenza), la denuncia minaccia una multa di 250 euro. Sono indicati anche i cacciatori di trasgressori: “gli agenti di PS (polizia), i Carabinieri, i VVUU (vigili urbani) e tutte le altre autorità preposte alla vigilanza e alla repressione”. Infine, è segnalato un numero telefonico per il contributo dei cittadini negli avvistamenti. La data risale al 12 luglio 2005, ma la sua esposizione è avvenuta un anno più tardi. Giusto dopo la protesta sulle pagine del Corriere della Sera di un’insegnante di scuola media, indignata per la presenza di "esibizionisti" durante una gita.

 

 

La spiaggia di Manerba, come molte altre in Italia, è frequentata da naturisti. Soprattutto gay. Con tutti gli altri arenili, ha una caratteristica in comune: la sua inaccessibilità. Non ci si capita per caso: giunti ad uno spiazzo, con un modesto bar adiacente, si parcheggia l’auto e si inizia una passeggiata di 15 minuti. Dopo poco, si entra in un boschetto scosceso, dove le difficoltà aumentano se non si indossano scarpe chiuse con suola di gomma. Il premio finale è una spiaggetta incantevole: l’acqua del lago trasparente, uno spettacolo di rocce e vegetazione. Di “nuclei familiari, scolaresche e studiosi interessati di archeologia e botanica” non se ne vedono. Non si capisce quindi il motivo di tanto accanimento.

O forse sì. In Italia per sollevare l’indignazione popolare è sufficiente usare i bambini. Alcuni figli di genitori gay e lesbiche aprono un Gay Pride a bordo di un trenino? Peste e corna. Una scolaresca di aspiranti Reinhold Messner si imbatte in un gruppo di naturisti? Peste e corna. E così monta la campagna da Controriforma per infilare i mutandoni di lana nell’unico chilometro di costa naturista sul più grande lago italiano. Articoli sui quotidiani, ordinanze del sindaco, agenti in costumi da bagno, con verbali in mano.

Che ci fossero delle situazioni sessualmente esplicite è vero”, sostiene Simona Carletti, dei direttivi Fenait, Federazione Naturista Italiana e Uni Lazio, Unione Naturisti Italiani – “ma va combattuta l’equazione  naturisti uguale guardoni o esibizionisti. I naturisti sono ambientalisti e seguono una filosofia di armonia con la natura, presentandosi ad essa nel modo più naturale possibile: nudi. Gli altri non hanno nulla a che vedere”. Come intervenire allora? “Aprendo il nudismo alle famiglie. Sarebbe un deterrente per gli scambisti, che andrebbero altrove a cercare il loro divertimento. Bisogna denunciare solamente chi commette atti osceni e depenalizzare dall’articolo 726 del codice penale il naturismo. Fino a quando chi lo pratica non è tutelato dalla legge, non potrà mai chiamare le autorità per segnalare la presenza di scambisti. Altrimenti rischia lui stesso una denuncia per atti contrari alla pubblica decenza. A Lido di Dante, spiaggia autorizzata da una delibera comunale del 2002, abbiamo visto quest’anno una collaborazione fra autorità e naturisti, per debellare l’esibizionismo. È l’esempio da seguire”.

A Gaeta (Lt), sulla spiaggia dell’Arenauta, al contrario, l’amministrazione ha sguinzagliato nella prima parte dell’estate quattro vigilantes Europol, addirittura armati. Dopo giorni di proteste, comunicati stampa da parte delle associazioni naturiste e un’interrogazione parlamentare firmata fra gli altri da Grillini, Luxuria e Capezzone, i vigilantes se ne sono andati. Una tregua momentanea. Nei giorni di Ferragosto, sono infatti arrivati i militanti di gruppi di estrema destra ad appendere i loro manifesti: “Via i gay da Gaeta”. A partire da questi episodi di omofobia, e dalle vere e proprie aggressioni di naziskin, il radicale Sergio Rovasio ha proposto di organizzare il prossimo Gay Pride proprio a Gaeta, in segno di resistenza in una ormai storica meta gay da quasi 40 anni.

Scene di questo tipo, con blitz delle forze dell’ordine a Rivolta d’Adda (Cr), sull’Isola del Mort a Eraclea (Ve), nel bolzanese, a Porto San Giorgio (Ap), vigilanza privata a Gaeta, e ordinanze nei comuni di Perla del Conero (An) e Manerba (Bs), come segnalato da Franco Grillini, presidente onorario Arcigay e deputato Ds, sono ormai entrate nel costume italiano.  

Al di là della questione gay, il naturismo è una componente importante del turismo. Ma turisti stranieri possiamo offrire solo tre spiagge autorizzate (Lido di Dante (Ra), Capocotta (Rm) e Muravera/Costa Rei (Ca)) in tutta la penisola. Con gran contentezza del turismo spagnolo, francese, croato o greco: “I nostri 500 mila connazionali e i 30 milioni di europei amanti del naturismo, che non vogliono incorrere in fastidiose denunce", ci dice Carletti, "sono costretti a cercare altre nazioni più liberali. In Spagna ci sono 200 fra spiagge e strutture per naturisti. E in Francia il turismo naturista muove un fatturato annuo di 120 milioni di euro e di altri 630 di indotto”.  

Il business del naturismo è legato soprattutto alle strutture ricettive: villaggi con camping, appartamenti, hotel, campi sportivi, bar e ristoranti, shopping center in cui è possibile muoversi senza foglie di fico di nessuna sorta. “È quello che in Italia ci manca", aggiunge Carletti. "Il nostro Paese rinuncia ogni anno ad almeno 80 milioni di euro, 500 con l’indotto, per la sua politica miope nei confronti del turismo naturista. Non chiediamo di creare enormi strutture commerciali, dove si stravolgano i principi naturisti, ma nemmeno di rimanere in questa assenza di regolamentazione. Vorremmo un equilibrio fra naturismo più appartato e naturismo con servizi e intrattenimento. Il rischio è quello di seguire le orme della Croazia, dove gli interessi commerciali stanno prevalendo sul vero naturismo

Per il naturismo, da noi è ancora quasi tutto fermo. Al contrario però, non respingiamo il ricco turismo arabo della riviera romagnola. Ad agosto il comune di Riccione ha dato il via libera per la creazione di spiagge chiuse da separés per tutelare la privacy delle turiste musulmane, alle quali il costume patriarcale impedisce di togliere il velo in pubblico. “Tessili” sì, nudisti no.  

Per fortuna l’Emilia Romagna si pone all’avanguardia anche nella “Valorizzazione del turismo naturista”. Il 26 luglio 2006 è stata approvato dalla regione il progetto di legge presentato dalla consigliera Daniela Guerra, capogruppo dei Verdi che riconosce “il nudismo come forma di sviluppo della salute fisica e mentale, attraverso il contatto diretto con la natura”. L’impegno è individuare aree “da destinare alla pratica del naturismo e la realizzazione di infrastrutture pubbliche e private” e favorirle grazie allo stanziamento di contributi, a condizione che queste aree siano “delimitate o segnalate mediante cartelli”.

Restiamo in attesa di una legislazione nazionale. Le proposte in Parlamento sono tre: quella di Franco Grillini alla Camera e quelle di Giampaolo Silvestri (Verdi) e di Piergiorgio Massidda (Dc) al Senato.

 

 

 

 

Torna a RASSEGNA STAMPA di Pride

 
ClubClassic.net © Tutti i diritti riservati.