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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 82 - Aprile 2006 ]
 Discriminati sul lavoro
 
di Andrea Pini

Discriminazione delle persone omosessuali e transessuali sul posto di
lavoro. Un tema, purtroppo, che toca molti di noi. Un libro appena
uscito, a cura dell’Ufficio nuovi diritti della CGIL, fa il punto
sulla situazione, soprattutto su ciò che è possibile fare per
combattere la discriminazione e i pericoli di licenziamento.
 

Un luogo in cui le discriminazioni antigay possono avere conseguenze
pesantissime è quello del mondo del lavoro.
Se ne parla poco, ma probabilmente il 90% dei gay e delle lesbiche ha
temuto almeno per un momento di restare vittima di soprusi sul luogo
di lavoro a causa del proprio orientamento sessuale.
 
Naturalmente tutto dipende dal tipo di lavoro, dal contesto, dal
ruolo che si svolge e dal potere che si ha, oltre che dal carattere
individuale. E, come accade nei confronti delle donne da parte dei
colleghi maschi, noi sappiamo che il pregiudizio antigay può agire
soprattutto in situazioni di debolezza e d’isolamento.
Un lavoratore gay timoroso dell’effetto che può avere il proprio
orientamento, è più debole di un suo collega che ha fatto coming
out. Così come un lavoratore non garantito, senza contratto o con
contratti precari e a termine, è certamente molto più debole di un
lavoratore con il “posto fisso” e sindacalizzato.
Se mettiamo le due cose insieme, lavoratore precario e gay (ancora di
più se portato a nascondersi) il rischio di discriminazione è
notevole e la possibilità di difendersi si abbassa. Anche perché
questo tipo di lavoratore difficilmente proverà a far valere i suoi
diritti, dato che denunciare una discriminazione per orientamento
sessuale equivale a dichiararsi gay.
 
Ma facciamo il caso di un lavoratore gay, precario o stabile,
sufficientemente coraggioso per passare all’attacco in caso di
discriminazioni, e proviamo a vedere cosa può fare per difendersi.
Intanto deve sapere che in Italia c’è una legge antidiscriminatoria
che contempla anche la situazione in oggetto (Decreto Legislativo
216/2003, del 9 luglio 2003).
 
Poi può rivolgersi ad un sindacato: in Italia l’unico che ha
strutturato un servizio mirato a questo scopo è la CGIL, che da tempo
ha istituito la sezione Nuovi Diritti, che fa capo a Maria Gigliola
Toniollo.
Toniollo lavora col suo ufficio Nuovi Diritti da quindici anni, ed ha
contribuito in modo determinante anche a cambiare il suo sindacato
dall’interno, rendendolo oggi più attento alle tematiche gay,
lesbiche e transessuali.
 
Insieme a Stefano Fabeni, esperto di studi giuridici
sull’orientamento sessuale, Gigliola ha appena curato il saggio La
discriminazione fondata sull’orientamento sessuale (vedi scheda),
appena uscito.
Si tratta di un grosso testo collettivo, costituito da 25 mini-saggi
di autori diversi, che affrontano il tema dal punto di vista
giuridico: poco adatto a una lettura di svago, è prezioso per
avvocati, docenti, magistrati, sindacalisti.
Per la prima volta il testo analizza il tema della discriminazione
antigay sul lavoro in modo organico e approfondito, a partire dal
concetto giuridico del diritto alla parità e all’uguaglianza di
tutti i cittadini.
Il testo mette in luce l’assoluta novità nella legislazione
italiana, rappresentata dal Decreto legislativo del 2003, ma ne mette
in luce anche i molti limiti e le perfide insidie.
 
Facciamo un passo indietro: nel novembre del 2000 il Consiglio
dell’Unione Europea (ah! cara Europa…!) ha approvato una direttiva
(cioè un ordine di legiferare rivolto agli stati membri) che
stabilisce “la parità di trattamento in materia di occupazione e di
condizioni di lavoro” (Direttiva 2000/78/CE).
Il governo Berlusconi si è quindi trovato nell’obbligo di fare una
legge apposita, ma senza condividere nemmeno una riga del testo
europeo. E quindi ha confezionato in casa un regalino avvelenato che,
pur introducendo l’obbligo di non discriminare, con un linguaggio
ambiguo e definito “scivoloso” dai commentatori, prevede una serie
di eccezioni per alcune categorie di lavoratori che operino in
situazioni “delicate” (in particolare: polizia, forze armate e
penitenziarie).
 
Introdurre per legge il diritto a operare discriminazioni laddove
prima non c’erano è un bel paradosso, per una legge che si propone
di tutelare le categorie “deboli” di cittadini contro le
ineguaglianze!
Non solo: è previsto che l’onere di provare che si è subita una
discriminazione spetta al discriminato, in ciò rovesciando
completamente le specifiche disposizioni della UE!
Pare che la cattiveria sia dovuta in particolare a Buttiglione, anche
se lui ha smentito.
 
Nonostante tutto ciò è oggi possibile, per un lavoratore gay o un
lavoratrice lesbica discriminati, tentare di ottenere giustizia. I
diversi uffici territoriali Nuovi Diritti (vedi l’elenco in queste
pagine) raccolgono le denunce di molti gay, lesbiche e trans ma,
lamenta Gigliola Toniollo, c’è ancora moltissima paura ad esporsi.
Capita spesso che chi telefona per chiedere aiuto non dica neanche il
nome; altre volte arrivano mail senza neppure il nome della città;
talvolta sono le madri a telefonare al posto dei figli spaventati...
 
Per fortuna nelle grosse aziende le cose non vanno così male per noi,
soprattutto se si tratta di multinazionali con sedi sparse in Usa,
Canada ed Europa, come succede alla General Electric, colosso del
settore energia che produce lampadine e apparecchiature elettriche.
In quell’azienda si fa un’esplicita azione positiva per il
superamento delle discriminazioni e si sono creati numerosi gruppi
aziendali di lavoratori gay, lesbiche e trans organizzati ed attivi.
La sezione italiana per adesso conta un solo aderente, ma Mario
Moisio (mario_moisio@hotmail.com) conta di creare anche in Italia un
gruppo organizzato.
 
Il problema con il quale tutti i gay e le lesbiche si devono oggi
confrontare è più in generale la pressione di alcune potenze sociali
che non vogliono uno stato laico e non desiderano affatto maggiore
libertà individuali e maggiori diritti per tutti, ma puntano a un
restringimento delle libertà personali opponendosi con forza alle
unioni gay, alle adozioni, alla libertà di procreazione.
In sostanza quelle forze hanno il preciso disegno di continuare a
discriminare i gay, le lesbiche e i trans in tutti gli spazi pubblici
e privati che sia loro possibile controllare.
Quali siano quelle forze ci è ben noto, e lo ha ribadito ancora una
volta Gigliola Toniollo alla presentazione del volume, nella sede
nazionale della CGIL a Roma, alla presenza di Guglielmo Epifani e di
vari parlamentari, fra i quali Franco Grillini:
“La Destra italiana e la Margherita in fondo sono d’accordo con le
discriminazioni antigay, e la nostra esigenza principale è ancora una
battaglia contro l’omofobia e contro la transfobia.
Sono ancora troppi i nostri parlamentari di entrambi gli schieramenti
che mostrano un ossequio permanente nei confronti delle gerarchie
vaticane, ed è proprio lì Oltre Tevere che si mostra con incredibile
insistenza l’opposizione al riconoscimento di modi di vivere e di
amarsi differenti. Ma è l’omofobia ad essere una malattia, una
deficienza mentale, non i modi di vivere e di amare dei gay, delle
lesbiche e dei trans”.
 
 

 

 

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