Aggiungi ClubClassic.net ai Preferiti Imposta ClubClassic.net come pagina iniziale

HOME

ClubClassic News  iscriviti alla mailing list, clikka qui.

FASHION & FAME

Personaggi in Primo Piano...
Articoli, foto, curiosità sui divi del momento »

  

ClubClassic.net > Canali > Rassegna Stampa PRIDE :

PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 94 - Aprile 2007 ]

 Il bastone e la garrota
[di Gianni Rossi Barilli  ]
 

I gay? Ammazziamoli, ma solo tra atroci tormenti. Lo raccomanda l’assessore lombardo Pier Gianni Prosperini, che poi per conservare la poltrona ammette di avere un po’ esagerato. E tutto finisce a tarallucci e vino.
 


In Italia sui gay si può dire qualunque cosa, tanto è tutto folklore. Per cui, se non bastavano ministri del precedente governo che ci chiamavano "culattoni", o deputati dell’attuale maggioranza che ci definiscono "deviati", ecco un rappresentante delle istituzioni che propone direttamente lo sterminio.

Lo ha fatto l’assessore regionale lombardo allo sport e ai giovani Pier Gianni Prosperini (An), che da tempo propaganda questa ricetta. Qualche anno fa lo disse in un’intervista perfino su “Pride”: “Per i gay ci vorrebbe il lanciafiamme”.

Adesso, com’è andato a spiegare di recente in un dibattito televisivo, pensa di sperimentare il napalm. Oppure, come ha dichiarato in un’intervista che “Il Giornale” ha pure richiamato in prima pagina, si potrebbe usare la garrota. Non però quella più tradizionale spagnola, che strozza semplicemente la vittima, bensì “alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia”.

 

È evidente che Prosperini è già spappolato di suo e non ha bisogno della garrota apache, come testimonia anche il resto dell’intervista al “Giornale” in cui invoca le maniere forti con immigrati, zingari e drogati. Ciò che lascia di stucco sono però le flebili conseguenze dei suoi proclami dementi. Frasi di questo genere sono da codice penale, ma nel caso specifico sarebbe anche potuto bastare un consulto medico per interdire Prosperini e lasciarlo libero di andare al parco a illustrare le sue teorie ai piccioni.

Però non è successo. Le parole di questo signore che se la prende coi froci per sentirsi più uomo, con ciò forse denunciando qualche problema di virilità personale, hanno provocato solo una polemichetta politica archiviata sul nascere.

 

L’opposizione di centrosinistra in consiglio regionale ha strepitato doverosamente, abbandonando i lavori dell’aula e delle commissioni in segno di protesta, ma non ha poi sostenuto più di tanto lo scontro per ottenere le dimissioni di Prosperini. E dire che per sollecitarle è intervento persino il leader di An Gianfranco Fini, che per una volta ha dato retta alle lamentele di Enrico Oliari (presidente di Gaylib e iscritto ad An) sulla necessità di combattere l’estremismo omofobico nel partito. “Prosperini si vergogni e si dimetta, di dirigenti come lui la destra italiana non sa che farsene”, ha infatti affermato Fini, che continua a studiare da statista.

 

Gli equilibri interni alla giunta regionale lombarda hanno tuttavia avuto la meglio sul decoro minimo delle istituzioni e il governatore Roberto Formigoni, da buon cattolico, si è accontentato delle scuse di Prosperini per concedergli il perdono.

L’assessore, prima di risolversi al gesto riparatore, ha pasticciato parecchio. Prima ha tenuto a ribadire che lui considera gli omosessuali dei malati, poi ha risposto a Fini tentando di negare di aver detto quel che aveva detto.

Infine si è schiarito la gola ed è intervenuto in consiglio regionale con il capo cosparso di cenere. “Sento il dovere di rivolgermi a tutta la comunità omosessuale”, ha dichiarato, “nei confronti della quale affermo di non aver mai provato alcuna forma di ostilità e di avversione” (chissà se ci avesse odiato davvero…).

“La libertà di costume e di espressione dei sentimenti personali”, ha aggiunto, “rappresenta per me un riferimento ideale e culturale dal quale non posso e non voglio prescindere”.

Le sue parole sulla garrota, ha spiegato ancora, “non volevano offendere nessuno ed erano tanto esagerate quanto, proprio per questo, non suscettibili di essere letteralmente interpretate”.

 

Quindi tutto chiarito: era solo una battuta e Prosperini si è dato del pagliaccio da solo. Il caso è chiuso.

Viviamo su “Scherzi a parte” e l’assessore rimane al suo posto.

 

 

 

Torna a RASSEGNA STAMPA di Pride

 
ClubClassic.net © Tutti i diritti riservati.