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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 80 - Febbraio 2006 ]
 Lettera aperta a Prodi  
 
di
Gianni Rossi Barilli

Egregio professor Prodi,
perdoni la ruvida franchezza ma si lasci dire che un cattolico come
lei dovrebbe fare un po' più di attenzione quando interviene nel
dibattito civile parlando con tono sprezzante di “folklore” a
proposito di usi e costumi altrui. Corre altrimenti il serissimo
rischio di fare la figura del bue che dà del cornuto all'asino. O
vogliamo metterci a discutere di miracoli, segreti di Fatima,
madonnine lacrimanti e infallibilità papale a maggior gloria del
programma dell'Unione?
 
Agli occhi dei non cattolici come me, tutte queste cose appaiono per
l'appunto folklore, per usare l'espressione più leggera che mi viene
in mente, al cui confronto il tanto vituperato gay pride potrebbe
apparire un evento di estrema sobrietà.
C'è però da considerare il fatto che svariati leader della sinistra
laica, per il senso relativo che questa espressione può ancora
possedere in Italia, ci hanno spiegato che bisogna rispettare la
sensibilità di voi cattolici perché primo è buona educazione e
secondo serve a mandare a casa Berlusconi.
Ma se buona educazione dev'essere, non le pare che dovrebbe almeno
essere reciproca?
 
Definire perciò “folklore” la manifestazione romana a favore dei Pacs
non mi pare un gesto di grande fair play. Credo che dimostri, al
contrario, che i cattolici, anche quando non sono berlusconiani o
ratzingeriani di ferro, conservano gelosamente la vecchia abitudine
di usare due pesi e due misure e di promuovere a misura di tutte le
cose i loro inveterati pregiudizi.
 
L'amara conseguenza politica che se ne può trarre è che la
disponibilità a mediare con i cattolici mostrata da gran parte della
sinistra laica e del movimento glbt (gay, lesbico, bi e transessuale,
nel caso non lo sapesse) è stata un “grave errore”, per citare una
recente sentenza di papa Benedetto. Il Pacs, infatti, non intacca il
feticcio del matrimonio di serie A al quale voi cattolici tenete
tanto, legittimando in pratica un'oggettiva discriminazione nei
confronti dei cittadini e delle cittadine omosessuali che decidono di
regolare la loro vita di coppia. Ma ecco che voi siete immediatamente
riusciti a trasformare in un feticcio negativo anche questo moderato
acronimo, con l'obiettivo di ridurre ulteriormente le concessioni che
siete disposti a fare, in modo che la discriminazione risalti in
maniera più evidente.
Addavenì Zapatero, vien da dire.
 
Comunque, se con le sue folkloristiche opinioni sugli omosessuali
pensa di assicurarsi una solida vittoria elettorale, mi permetto di
darle un consiglio: si allei direttamente con Casini e Berlusconi.
Approfitti delle magnifiche prospettive offerte dalla nuova legge
elettorale e formi un enorme centro baciapile, lasciando che l'Italia
proceda allegramente alla deriva, uscendo dall'Europa e navigando
verso altri lidi. Il modello iraniano, per dirne una, è proprio a due
passi.
Se viceversa rimane affezionato all'idea di vincere le elezioni
contro Berlusconi, dovrebbe tenere presente che molti tra quelli che
si considerano laici e di sinistra non ne possono più di papa,
vescovi e cardinali a colazione pranzo e cena, con tutte le loro
indebite pretese di controllo sulle vite altrui (cioè nostre).
 
Senza contare che per recuperare almeno un po' d'Italia dall'abisso
di regressione culturale in cui sprofonda un giorno dopo l'altro non
guasterebbe, oltre a un po' di rispetto in più verso chi la pensa (e
la vive) diversamente, anche qualche ricetta un minimo convincente
per poter apprezzare le differenze tra centrodestra e centrosinistra.
Altrimenti, convincersi ad andare a votare anche questa volta sarà
molto dura. Ma forse lei di questo non si preoccupa più di tanto,
visto che a quanto pare i nostri voti le fanno pure un po' schifo.
 
Saluti folkloristici.

 

 

 

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