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Sabina Negri, la casalinga non più disperata di
Markette, consulente del cuore di gay ed etero, parla del suo amore
con l’emozione di chi lo attendeva da un pezzo, il principe azzurro.
Lasciatasi alle spalle un matrimonio con l’ex
ministro Calderoli (uno a cui i gay non stanno “troppo” simpatici),
si sente serena con il suo compagno. E non teme una storia a
distanza. Lui infatti abita a Parigi: è il conte Didier de
Cottignies, direttore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale di Francia.
Dalla camicia verde, al papillon bianco. “Finalmente qualcuno che mi
riporti ad ascoltare l’opera lirica. Ci sono cresciuta fin da
piccola. Sembra che a quelli della mia generazione non interessi”,
scherza. Un amore senza barriere linguistiche: parlano italiano,
anche sei lei qualche volta rispolvera il francese. Lui intanto sta
imparando il milanese.
Andrai a vivere a Parigi?
Ma guarda, io da Milano penso non mi staccherò
mai. È la mia città, con i miei ritmi e le mie abitudini. Non credo
di trasferirmi, non abbandono il mio grembo natale. Ci vediamo nei
fine settimana, nelle vacanze, nei momenti liberi, spesso in
Toscana. Facciamo lunghe passeggiate e ci diamo ai piaceri della
buona tavola.
Non sei più casalinga disperata, allora.
Casalinga lo sono ancora: voglio sempre far da
mangiare io, occuparmi della casa. Disperata, dipende dai momenti.
Sono in un bel periodo. La separazione da Calderoli è stata un
momento faticoso. Questa è una rinascita.
Lavori da tempo nello spettacolo, come autrice
teatrale e televisiva e ora come personaggio alla corte di
Chiambretti. Degli ultimi scandali, da Vallettopoli a Fotopoli, che
idea ti sei fatta?
Per fortuna ho sempre lavorato in ambienti
diversi. È un argomento di cui nel mio mondo, quello teatrale, se
n’è parlato ben poco. Lele Mora era venuto una volta ospite a
Markette. Di lui ho letto più che altro sui giornali. Quello che mi
spiace è che siano state strumentalizzate le donne, come spesso
accade.
Divette compiacenti, calciatori impegnati in
orge gay su una barca, fotografi estorsori…
Purtroppo però, va detto che la stampa ha un
po’ la tendenza a manipolare. A volte leggo delle cose che mi
riguardano, nelle quali non mi riconosco. Per non parlare di quando
mi hanno scambiata per un’altra persona. Una situazione kafkiana.
Nella corsa a dare la notizia prima degli altri, si finisce per
scrivere cose non vere.
Il problema è che quando un giornale passa un
messaggio, quello diventa automaticamente verità, agli occhi
dell’opinione pubblica. Mia nonna diceva sempre: “È vero, lo dice il
giornale”. Non è cambiato molto. I media vengono facilmente presi
per oro colato.
La tua posta del cuore va forte, a Markette,
ed è un programma cult per moltissimi gay.
Ne sono entusiasta, mi sento vicina alla
gente. Spesso rispondo in privato. In qualche caso ho lasciato anche
il numero di cellulare ad alcune persone che mi chiedevano consigli.
Non è il parere di una maestrina che ne sa più degli altri, anzi.
Rido molto di me stessa. Quando Piero mi legge le lettere che
arrivano, rispondo con autoironia. La tv poi aggiunge qualcosa in
più, permettendoti di usare la mimica facciale. Dopo la radio e la
tv, mi piacerebbe tenere una rubrica anche su un giornale.
Lo sai che Franco Grillini cura la
corrispondenza gaya di Anna?
Siamo ottimi amici. È una bella iniziativa,
che apre le porte alle questioni del cuore di tutti. È giusto dare
voce anche ai gay: gli amori infelici non lasciano nessuno immune!
Fra i gay hai parecchi fan.
È proprio vero che le simpatie sono sempre
reciproche! Ho tanti amici gay, a iniziare da Gennaro Cosmo Parlato
e Costantino della Gherardesca, di Markette: le mie stelle, i miei
riferimenti. Sono stata alla presentazioni dei dischi di Valentina
Gautier, alle Messaggerie Musicali, e di Gennaro, al Divina di
Milano. Mi sono divertita, ho chiacchierando con il pubblico, anche
se in discoteca c’è sempre un volume assordante!
Nel 2006 sei stata giurata alla finale di "Mr
Gay Italia". E quest’anno?
Mi piacerebbe. È stata un’esperienza
divertente che forse mi porterà ad altre opportunità, ma aspetto a
parlarne per scaramanzia. Diciamo che le miss ci hanno un po’
stufato. È il momento degli uomini. Al Mr Gay per esempio c’era più
gioco che competizione. I concorrenti non erano oggetti in mostra.
Che progetti teatrali hai?
Il mio spettacolo, interpretato da Tullio
Solenghi, è in scena dallo scorso giugno. Si chiama L’ultima radio,
è un monologo che ripercorre la vita di un disc jockey attraverso la
musica. Niente come la musica ti fa evocare dei periodi della vita.
Mi piacerebbe inoltre scrivere un altro
spettacolo per Carlo Delle Piane, dopo quello su Toulouse Lautrec. È
stato lui a lanciarmi.
E uno spettacolo con Didier?
Vorrei che scegliesse le musiche per una nuova
pièce. Pensa che lui ha curato le colonne sonore anche di Kubrick.
Parliamo di politica, visto che è sempre stata
di famiglia per te, a partire da un fratello deputato. Ti pacseresti
con Didier?
È presto, non sono ancora divorziata! Con lui
si parla spesso delle differenze fra Francia e Italia. Be', da loro
i Pacs sono una realtà ben rodata. Li aspetto anche da noi, per
vedere un’Italia finalmente moderna. Vorrei che si finisse di
parlare a sproposito dei Pacs.
In che modo?
Vengono strumentalizzati. Anche in termini
numerici, riguardano unioni di chiunque, gay o etero. Invece certa
propaganda tende a farli passare come una legge solo per i gay.
Penso anche alle coppie etero che non vogliono
o non possono sposarsi, o alle semplici convivenze fra persone
anziane. Mi sembra che ci sia una certa manipolazione.
Da parte di chi?
Il matrimonio, a livello civile e non
religioso, è un contratto. Non vedo perché le unioni registrate non
possano essere con chi si vuole. C’è un’enfasi esagerata sul salvare
la famiglia. A quel punto, anche il divorzio non la salva.
Eppure è giusto che ci sia. Stanno facendo un
polverone su una legge che non fa male a nessuno. Tutt'alpiù può
fare del bene. Ma non è tutto.
Spara.
Mi sembra un modo per depistare l’opinione
pubblica da altri argomenti. Si crea caos su un normale contratto di
coppia, rispetto a problemi ben maggiori che non si vogliono
risolvere. E poi tutti questi politici che convivono, da che mi
risulta, la loro copertura mutualistica ce l’hanno.
Come per la droga. I primi a farne uso, sono
quelli che la penalizzano. Le Iene insegnano…
Sono d’accordo con un servizio che informa
come quello dei tamponi, ma assai meno con le domandine ai politici
per vedere se sanno in che anno è stata scoperta l’America. Un
politico deve essere un buon amministratore. Voglio volare basso,
accontentarmi: mi basta che governi bene, se poi è preparato in
cultura generale, tanto di guadagnato. Ma non è prioritario.
Fra le imboscate delle Iene è caduta anche
Elisabetta Gardini, titubante sulla Consob. Ma la Gardini è stata
soprattutto protagonista di una querelle sui bagni usati da Vladimir
Luxuria.
Trovo assurdo che sia stato dato così tanto
spazio a questa vicenda. Evidentemente c’era dell’altro dietro.
Sì ai Pacs, dunque. E ai matrimoni gay, come
in Spagna?
(ride) Già gli etero hanno questo mal di
pancia, perché se lo vogliono prendere anche i gay?
Sei favorevole all’adozione di bambini da
parte di coppie gay?
Il tema dell’adozione è delicato, anche per
gli etero. Ne ho parlato tantissimo in questi ultimi anni
frequentando Stefano Mistura, il direttore del Dipartimento di
Salute mentale di Piacenza. Lui dice che le coppie gay non danno
problemi di identificazione ai figli.
Bene.
Il bambino deve avere modelli maschili e
femminili, ma non è detto che questi debbano convivere sotto lo
stesso tetto. Il modello d'identificazione può essere uno zio o
un’amica. Come già si vede nelle coppie etero.
Se ne parla sempre con superficialità, dicendo
che il bambino è “disturbato”. Ma il bambino è disturbato quando i
genitori si tirano i bicchieri in testa, quando viene abbandonato a
casa o chiuso in macchina mentre gli altri vanno a sciare.
Tutto quello che ho letto o studiato a
riguardo va in questa direzione. A livello scientifico, nessuno ha
ancora dimostrato che i bambini avrebbero problemi di crescita.
Quindi non posso che essere d’accordo. È la
scienza che deve parlarne, non la politica.
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