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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO   [ Numero 91 - Gennaio 2007 ]
 Margherite a confronto
 

Binetti: "Solo diritti individuali"

Alla sua prima esperienza come parlamentare, la senatrice della Margherita Paola Binetti si è già meritatamente guadagnata la fama di più pungente spina nel fianco cattolico della coalizione di governo. Capofila dei teodem e fiera avversaria di qualunque riforma non gradita al Vaticano, affronta comunque i suoi compiti con grande affabilità.
 


Senatrice Binetti, cosa cosa concederebbe alle coppie di fatto?
I diritti individuali delle persone che le compongono, com'è scritto nel programma di governo dell'Unione.

Vale a dire, in concreto?
Tutti quei diritti che hanno come punto di riferimento specifiche esigenze legittime delle persone.

Può fare qualche esempio?
Per esempio, se viviamo insieme e uno di noi due muore o se ne va per qualche altro motivo, è doveroso che l'altro possa subentrare nell'affitto. Se abbiamo una relazione affettiva significativa o di cura, come può essere quella tra una persona anziana e una badante, è giusto che chi si prende cura di un altro possa avere accesso in ospedale per garantire la continuità della relazione. Lo stesso può valere per le visiste in carcere.

Può spiegare perché in senato si è opposta ad agevolazioni sul pagamento della tassa di successione per i conviventi?
Perché si proponeva di equipararli ai coniugi. Noi riteniamo che il ruolo del coniuge, cioè una persona che ha sottoscritto un impegno in cui si è presa delle responsabilità, sia giustamente prioritario rispetto a quello di un convivente. C'è diffrenza tra un legame labile e un impegno destinato a durare.

Ma noi gay, anche in presenza di legami non labili, non possiamo sposarci. Come la mettiamo?
Sugli omosessuali esiste una riserva di principio legata al fatto che il matrimonio è un contratto che può essere ammesso solo tra un uomo e una donna. Un pensiero antico ma non superato.

Quindi dovremo rassegnarci a rimanere cittadini di serie B?
C'è un'infinità di tipi di contratti che si possono fare per tutelare esigenze diverse. Le faccio il caso della pensione: oltre a quella normale c'è quella integrativa e ci sono le assicurazioni, che rappresentano comunque delle garanzie. Le cose si possono studiare, se facciamo salvi i principi irrinunciabili. Bisogna cercare una soluzione senza scardinare il sistema sociale e culturale che ha al suo centro la famiglia. E questo significa pensare ai diritti individuali senza spostare l'accento sul riconoscimento delle coppie.

Ce la faremo a fare tutto questo entro fine gennaio, scadenza data dal governo per la presentazione di un disegno di legge sulle unioni civili?
La fine di gennaio era solo un'ipotesi indicativa. L'impegno resta, ma i tempi... Comunque le assicuro una cosa: farò di tutto per difendere anche i vostri diritti individuali.




Francesco Ferrante: "Riconoscere ciò che esiste nella società"

Il senatore Francesco Ferrante, esponente della Margherita, è un laico con un'onorata storia di battaglie ambientaliste fatte da dirigente di Legambiente. Gli abbiamo rivolto qualche domanda partendo dalla constatazione che, almeno sul piano dell'immagine, nel suo partito il punto di vista cattolico prevale di gran lunga su quello laico.

Un laico non si sente schiacciato in questa situazione?
Non mi sento schiacciato perché nella Margherita ci sono cose molto diverse e non solo i teodem. Tra l'altro, ritengo che ci siano alcune materie definite ormai in maniera forse impropria come "eticamente sensibili" (come il limite della scienza) su cui io da laico e ambientalista trovo a volte più rispondenza e dialogo con chi proviene dalla cultura cattolica che non da parte di una sinistra che tende a sposare il potere illimitato della scienza.
Se però sono disposto a dialogare con i cattolici su alcuni temi, non li seguo più quando la loro polemica si allarga al tema delle coppie di fatto. Perché si tratta molto normalmente di riconoscere qualcosa che è già successo nella nostra società. Ci sono numerosissime coppie etero e omosessuali che convivono e hanno un progetto di vita insieme. Non si capisce per quale motivo non si debbano riconoscere loro diritti fondamentali che hanno a che fare con questo progetto di vita. Non capisco nemmmeno perché riconoscere questi diritti minaccerebbe la famiglia.

Dal punto di vista pratico, come vede la questione della legge sulle coppie di fatto?
Bisogna farla al più presto perché senza una norma complessiva esistono due rischi. Il primo è che non diamo diritti a queste persone, il secondo è che continuiamo a incentivare fibrillazioni polemiche all'interno della maggioranza. Una norma completa è necessaria e urgente, così la facciamo finita.
Sulle coppie omosessuali alcune cose si potranno fare e altre no, come la questione delle adozioni (su cui io ho qualche perplessità).
Bisogna però riconoscere tutto quello che ha a che vedere con le prerogative della vita in comune, dal fisco alla sanità alla reciproca assistenza.

Nel centrosinistra c'è un'accesa diatriba sulla distinzione tra i diritti delle coppie e quelli degli individui che le compongono. Lei da che parte sta?
Mi pare una questione puramente nominalistica. Come si fa a riconoscere i diritti degli individui senza accettare quelli delle coppie?

La Margherita cercherà una posizione unitaria sulla legge?
Non so. Intanto siamo impegnati nella discussione di un soggetto nuovo, che è il Partito democratico. Non trovo necessaria una delibera di partito su questo argomento. Mi sembra più utile che sulla base di un testo si riesca a raggiungere in parlamento un punto alto di mediazione che vada anche al di là della Margherita, del Partito democratico e dell'Unione. Perché questo tema riguarda la vita delle persone a prescindere dai loro orientamenti politici. Non dovrebbe perciò essere considerato né di destra né di sinistra.

 

 

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