Margherite
a confronto
Binetti: "Solo diritti individuali"
Alla sua prima esperienza come parlamentare, la
senatrice della Margherita Paola Binetti si è già
meritatamente guadagnata la fama di più pungente spina
nel fianco cattolico della coalizione di governo.
Capofila dei teodem e fiera avversaria di qualunque
riforma non gradita al Vaticano, affronta comunque i
suoi compiti con grande affabilità.
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Senatrice Binetti, cosa
cosa concederebbe alle coppie di fatto?
I diritti individuali delle persone che le compongono, com'è scritto
nel programma di governo dell'Unione.
Vale a dire, in concreto?
Tutti quei diritti che hanno come punto di riferimento specifiche
esigenze legittime delle persone.
Può fare qualche esempio?
Per esempio, se viviamo insieme e uno di noi due muore o se ne va
per qualche altro motivo, è doveroso che l'altro possa subentrare
nell'affitto. Se abbiamo una relazione affettiva significativa o di
cura, come può essere quella tra una persona anziana e una badante,
è giusto che chi si prende cura di un altro possa avere accesso in
ospedale per garantire la continuità della relazione. Lo stesso può
valere per le visiste in carcere.
Può spiegare perché in senato si è opposta ad agevolazioni sul
pagamento della tassa di successione per i conviventi?
Perché si proponeva di equipararli ai coniugi. Noi riteniamo che il
ruolo del coniuge, cioè una persona che ha sottoscritto un impegno
in cui si è presa delle responsabilità, sia giustamente prioritario
rispetto a quello di un convivente. C'è diffrenza tra un legame
labile e un impegno destinato a durare.
Ma noi gay, anche in presenza di legami non labili, non possiamo
sposarci. Come la mettiamo?
Sugli omosessuali esiste una riserva di principio legata al fatto
che il matrimonio è un contratto che può essere ammesso solo tra un
uomo e una donna. Un pensiero antico ma non superato.
Quindi dovremo rassegnarci a rimanere cittadini di serie B?
C'è un'infinità di tipi di contratti che si possono fare per
tutelare esigenze diverse. Le faccio il caso della pensione: oltre a
quella normale c'è quella integrativa e ci sono le assicurazioni,
che rappresentano comunque delle garanzie. Le cose si possono
studiare, se facciamo salvi i principi irrinunciabili. Bisogna
cercare una soluzione senza scardinare il sistema sociale e
culturale che ha al suo centro la famiglia. E questo significa
pensare ai diritti individuali senza spostare l'accento sul
riconoscimento delle coppie.
Ce la faremo a fare tutto questo entro fine gennaio, scadenza data
dal governo per la presentazione di un disegno di legge sulle unioni
civili?
La fine di gennaio era solo un'ipotesi indicativa. L'impegno resta,
ma i tempi... Comunque le assicuro una cosa: farò di tutto per
difendere anche i vostri diritti individuali.
Francesco Ferrante: "Riconoscere ciò che esiste nella società"
Il senatore Francesco Ferrante, esponente della Margherita, è un
laico con un'onorata storia di battaglie ambientaliste fatte da
dirigente di Legambiente. Gli abbiamo rivolto qualche domanda
partendo dalla constatazione che, almeno sul piano dell'immagine,
nel suo partito il punto di vista cattolico prevale di gran lunga su
quello laico.
Un laico non si sente schiacciato in questa situazione?
Non mi sento schiacciato perché nella Margherita ci sono cose molto
diverse e non solo i teodem. Tra l'altro, ritengo che ci siano
alcune materie definite ormai in maniera forse impropria come "eticamente
sensibili" (come il limite della scienza) su cui io da laico e
ambientalista trovo a volte più rispondenza e dialogo con chi
proviene dalla cultura cattolica che non da parte di una sinistra
che tende a sposare il potere illimitato della scienza.
Se però sono disposto a dialogare con i cattolici su alcuni temi,
non li seguo più quando la loro polemica si allarga al tema delle
coppie di fatto. Perché si tratta molto normalmente di riconoscere
qualcosa che è già successo nella nostra società. Ci sono
numerosissime coppie etero e omosessuali che convivono e hanno un
progetto di vita insieme. Non si capisce per quale motivo non si
debbano riconoscere loro diritti fondamentali che hanno a che fare
con questo progetto di vita. Non capisco nemmmeno perché riconoscere
questi diritti minaccerebbe la famiglia.
Dal punto di vista pratico, come vede la questione della legge sulle
coppie di fatto?
Bisogna farla al più presto perché senza una norma complessiva
esistono due rischi. Il primo è che non diamo diritti a queste
persone, il secondo è che continuiamo a incentivare fibrillazioni
polemiche all'interno della maggioranza. Una norma completa è
necessaria e urgente, così la facciamo finita.
Sulle coppie omosessuali alcune cose si potranno fare e altre no,
come la questione delle adozioni (su cui io ho qualche perplessità).
Bisogna però riconoscere tutto quello che ha a che vedere con le
prerogative della vita in comune, dal fisco alla sanità alla
reciproca assistenza.
Nel centrosinistra c'è un'accesa diatriba sulla distinzione tra i
diritti delle coppie e quelli degli individui che le compongono. Lei
da che parte sta?
Mi pare una questione puramente nominalistica. Come si fa a
riconoscere i diritti degli individui senza accettare quelli delle
coppie?
La Margherita cercherà una posizione unitaria sulla legge?
Non so. Intanto siamo impegnati nella discussione di un soggetto
nuovo, che è il Partito democratico. Non trovo necessaria una
delibera di partito su questo argomento. Mi sembra più utile che
sulla base di un testo si riesca a raggiungere in parlamento un
punto alto di mediazione che vada anche al di là della Margherita,
del Partito democratico e dell'Unione. Perché questo tema riguarda
la vita delle persone a prescindere dai loro orientamenti politici.
Non dovrebbe perciò essere considerato né di destra né di sinistra. |