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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 84 - Giugno 2006 ]
 Nozze gay Popolari
 
di Giulio Maria Corbelli

Spagna: lo scorso 8 aprile, José Araujo è diventato il primo esponente del Partito Popolare (democristiano) a unirsi in un matrimonio omosessuale. Una contraddizione? “Essere gay non condiziona l’ideologia”, dice lui in questa intervista.
 
 
L’unico a scandalizzarsi è stato il vescovo. Ma nella Spagna di Zapatero nessuno si sorprende più neanche se a unirsi in matrimonio sono due uomini, entrambi cattolici, di cui uno eletto nelle liste del Partito Popolare.
José Araujo è dal 1999 consigliere comunale nella cittadina di Ourense, di cui è anche assessore alla cultura. E mentre in tutta la Spagna si scatenava un acceso dibattito sulla legge che rendeva possibili i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso, lui non esitava a schierarsi a favore del provvedimento: “Io e il mio compagno”,– ha detto, facendo coming out, “saremo tra i primi a farne uso”.
E così è stato: lo scorso 8 aprile José, davanti al sindaco di Ourense (del Partito Popolare anche lui) e alla presenza di 350 invitati, ha sposato il suo compagno da sei anni, Nino Crespo, diventando così il primo esponente eletto nelle liste dei popolari ad avvalersi della legge di Zapatero sui matrimoni gay.
 
 
E guai a parlare di incoerenza: “Anche nel Partito Popolare ci sono molte persone che sono favorevoli alla legge“, dice José Araujo, che abbiamo contattato appena rientrato dal viaggio di nozze“, così come ce ne sono di contrarie in altri partiti.
Se fossi stato in Parlamento avrei sicuramente votato a favore della legge, come hanno fatto anche altri membri del Partito Popolare... Essere omosessuali non condiziona la tua ideologia”.
 
 
Quindi non ha mai avuto problemi nel suo partito a causa della sua omosessualità?
No, assolutamente.
 
 
Ha mai fatto attivismo in qualche organizzazione gay?
No, mai. La mia attività politica è relativa alla mia posizione professionale, quindi non ha a che vedere con l’orientamento sessuale.
Ovviamente ho preso posizione quando è nato il dibattito sulla legge che consentiva i matrimoni gay, e ho detto chiaramente che secondo me era un legge giusta e che ero favorevole.
 
 
Avete scelto voi di dare visibilità alle vostre nozze? Cosa speravate di ottenere?
No, non lo abbiamo scelto. Noi abbiamo organizzato tutto come una cerimonia privata a cui abbiamo invitato i nostri amici e le persone a cui vogliamo bene. Solo quando siamo usciti nella piazza abbiamo trovato un grande spiegamento di giornalisti e telecamere.
 
 
Che evidentemente aspettavano questo evento…
È chiaro che, siccome si sono tenute nel comune di Ourense, che è un piccolo centro, dove io sono abbastanza conosciuto, i mezzi di comunicazione l’hanno saputo.
Inoltre avevo già detto pubblicamente di essere pronto a sposarmi non appena la legge fosse entrata in vigore...
 
 
Vi ha fatto piacere questa attenzione?
Quello che mi ha reso felice in quel giorno è stato il fatto di avere accanto a me il mio uomo e i miei amici. La presenza dei mezzi di comunicazione non mi ha reso né più né meno felice.
Devo dire però che tutti i giornalisti hanno mostrato molta sensibilità e ci hanno trattato molto bene.
Solo il Vescovo di Ourense è uscito dal coro: il giorno dopo la cerimonia ha voluto richiamare tutti i politici cattolici “che desiderano vivere integramente la loro fede nell’esercizio delle loro funzioni” invitandoli a “non ammettere proposte che contraddicano espressamente l’insegnamento evangelico, custodito e trasmesso dalla Chiesa”. Secondo il vescovo “il contrario sarebbe, tra le altre conseguenze, causa di grave scandalo”.
Ho già spiegato più volte che il vescovo ha detto quello che riteneva giusto dire. Ma il matrimonio tra omosessuali è una questione civile, c’è una legge che lo regola.
Poi è chiaro che ognuno può esprimere la propria opinione su questa legge e su chi se ne serve. Opinione che rispetto anche se non condivido.
D’altra parte anche nella gerarchia cattolica ci sono persone che hanno espresso posizioni diverse, più aperte e favorevoli ai diritti delle persone omosessuali.
 
 
E in effetti il richiamo del vescovo non ha avuto grande effetto. Il sindaco, cui era evidentemente rivolto, ha detto: “sono credente, ma ho fatto ciò che era logico e ragionevole”.
Avete detto di aver celebrato le nozze seguendo i vostri desideri: avete invitato i vostri amici (anche se a qualcuno 350 invitati sono sembrati tanti) vi siete vestiti come vi piaceva, andando incontro ad accuse di eccentricità... Ma c’è qualcosa che desideravate e non siete riusciti ad avere quel giorno?

Ho avuto tutto quello che desideravo. La cerimonia è stata molto emozionante e io ero pienamente soddisfatto.
 
 
Però ha detto che le piacerebbe potersi sposare in chiesa...
In questo momento non è una cosa che mi manca. Forse in futuro, tra qualche anno la Chiesa potrà riconoscere anche i matrimoni tra omosessuali, ma ora è un’utopia, una cosa fantastica.
Io non mi pongo il problema: le nozze sono una questione civile in un paese aconfessionale come è la Spagna.
Viviamo in un paese che non è regolato dalla religione, e anche il Partito Popolare, che pure fa riferimento alla cultura cattolica, non è un partito confessionale.

 

 

 

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