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Spagna: lo scorso 8 aprile, José
Araujo è diventato il primo esponente del Partito Popolare
(democristiano) a unirsi in un matrimonio omosessuale. Una
contraddizione? “Essere gay non condiziona l’ideologia”, dice lui in
questa intervista.
L’unico a scandalizzarsi è stato il vescovo. Ma nella Spagna di
Zapatero nessuno si sorprende più neanche se a unirsi in
matrimonio sono due uomini, entrambi cattolici, di cui uno eletto
nelle liste del Partito Popolare.
José Araujo è dal 1999 consigliere comunale nella cittadina di
Ourense, di cui è anche assessore alla cultura. E mentre in tutta la
Spagna si scatenava un acceso dibattito sulla legge che rendeva
possibili i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso, lui non
esitava a schierarsi a favore del provvedimento: “Io e il mio
compagno”,– ha detto, facendo coming out, “saremo tra i primi a
farne uso”.
E così è stato: lo scorso 8 aprile José, davanti al sindaco di
Ourense (del Partito Popolare anche lui) e alla presenza di 350
invitati, ha sposato il suo compagno da sei anni, Nino Crespo,
diventando così il primo esponente eletto nelle liste dei popolari
ad avvalersi della legge di Zapatero sui matrimoni gay.
E guai a parlare di incoerenza: “Anche nel Partito Popolare ci sono
molte persone che sono favorevoli alla legge“, dice José Araujo, che
abbiamo contattato appena rientrato dal viaggio di nozze“, così come
ce ne sono di contrarie in altri partiti.
Se fossi stato in Parlamento avrei sicuramente votato a favore della
legge, come hanno fatto anche altri membri del Partito Popolare...
Essere omosessuali non condiziona la tua ideologia”.
Quindi non ha mai avuto problemi nel suo partito a causa della
sua omosessualità?
No, assolutamente.
Ha mai fatto attivismo in qualche organizzazione gay?
No, mai. La mia attività politica è relativa alla mia posizione
professionale, quindi non ha a che vedere con l’orientamento
sessuale.
Ovviamente ho preso posizione quando è nato il dibattito sulla legge
che consentiva i matrimoni gay, e ho detto chiaramente che secondo
me era un legge giusta e che ero favorevole.
Avete scelto voi di dare visibilità alle vostre nozze? Cosa
speravate di ottenere?
No, non lo abbiamo scelto. Noi abbiamo organizzato tutto come una
cerimonia privata a cui abbiamo invitato i nostri amici e le persone
a cui vogliamo bene. Solo quando siamo usciti nella piazza abbiamo
trovato un grande spiegamento di giornalisti e telecamere.
Che evidentemente aspettavano questo evento…
È chiaro che, siccome si sono tenute nel comune di Ourense, che è un
piccolo centro, dove io sono abbastanza conosciuto, i mezzi di
comunicazione l’hanno saputo.
Inoltre avevo già detto pubblicamente di essere pronto a sposarmi
non appena la legge fosse entrata in vigore...
Vi ha fatto piacere questa attenzione?
Quello che mi ha reso felice in quel giorno è stato il fatto di
avere accanto a me il mio uomo e i miei amici. La presenza dei mezzi
di comunicazione non mi ha reso né più né meno felice.
Devo dire però che tutti i giornalisti hanno mostrato molta
sensibilità e ci hanno trattato molto bene.
Solo il Vescovo di Ourense è uscito dal coro: il giorno dopo la
cerimonia ha voluto richiamare tutti i politici cattolici “che
desiderano vivere integramente la loro fede nell’esercizio delle
loro funzioni” invitandoli a “non ammettere proposte che
contraddicano espressamente l’insegnamento evangelico, custodito e
trasmesso dalla Chiesa”. Secondo il vescovo “il contrario sarebbe,
tra le altre conseguenze, causa di grave scandalo”.
Ho già spiegato più volte che il vescovo ha detto quello che
riteneva giusto dire. Ma il matrimonio tra omosessuali è una
questione civile, c’è una legge che lo regola.
Poi è chiaro che ognuno può esprimere la propria opinione su questa
legge e su chi se ne serve. Opinione che rispetto anche se non
condivido.
D’altra parte anche nella gerarchia cattolica ci sono persone che
hanno espresso posizioni diverse, più aperte e favorevoli ai diritti
delle persone omosessuali.
E in effetti il richiamo del vescovo non ha avuto grande effetto.
Il sindaco, cui era evidentemente rivolto, ha detto: “sono credente,
ma ho fatto ciò che era logico e ragionevole”.
Avete detto di aver celebrato le nozze seguendo i vostri desideri:
avete invitato i vostri amici (anche se a qualcuno 350 invitati sono
sembrati tanti) vi siete vestiti come vi piaceva, andando incontro
ad accuse di eccentricità... Ma c’è qualcosa che desideravate e non
siete riusciti ad avere quel giorno?
Ho avuto tutto quello che desideravo. La cerimonia è stata molto
emozionante e io ero pienamente soddisfatto.
Però ha detto che le piacerebbe potersi sposare in chiesa...
In questo momento non è una cosa che mi manca. Forse in futuro, tra
qualche anno la Chiesa potrà riconoscere anche i matrimoni tra
omosessuali, ma ora è un’utopia, una cosa fantastica.
Io non mi pongo il problema: le nozze sono una questione civile in
un paese aconfessionale come è la Spagna.
Viviamo in un paese che non è regolato dalla religione, e anche il
Partito Popolare, che pure fa riferimento alla cultura cattolica,
non è un partito confessionale.
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