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Il paradosso dell’ultimo congresso Arcigay, che si
è svolto a Milano tra l’11 e il 13 maggio, è forse essere riusciti
contemporaneamente a ricevere i massimi riconoscimenti politici
formali e a registrare la sostanziale resa della politica riguardo
all’approvazione di una buona legge che riconosca le coppie
omosessuali in questa legislatura. Le tre più alte cariche dello
stato, con il presidente della repubblica Giorgio Napolitano in
testa, hanno inviato al congresso i loro auguri, sottolineando
l’importanza di garantire, in base al dettato costituzionale, la
libertà e l’uguaglianza dei cittadini. I segretari dei due maggiori
partiti della sinistra, Piero Fassino dei Ds ed Enrico Giordano del
Prc, ci sono addirittura andati di persona, insieme alle ministre
Barbara Pollastrini e Emma Bonino, applauditissime, e al segretario
dello Sdi Boselli.
È in questa eletta compagnia che al presidente
uscente di Arcigay Sergio Lo Giudice è toccato, introducendo i
lavori del congresso, fare il notaio del nulla che si è ottenuto
dopo un anno di governo del centrosinistra e dell’ancor meno che ci
prospetta il futuro. “Se il centrosinistra non ha i numeri per
approvare la legge”, ha osservato Lo Giudice, "lo dica e
combatteremo insieme per raggiungere l’obiettivo. Ma non possiamo
più accettare che la sinistra metta in discussione il nostro diritto
all’uguaglianza”.
La parola d’ordine d’ora in avanti sarà
“uguale dignità, uguali diritti. E se questo vuol dire che dovremo
batterci per il matrimonio e l’adozione, la politica dovrà
confrontarcisi”.
Del resto il perentorio “Siamo famiglie” messo
nello slogan del congresso già spiega la nuova aria che tira.
La nuova linea dell’associazione, come ci
spiega il neopresidente Aurelio Mancuso, passa attraverso la
completa autonomia da logiche di partito o di schieramento per
perseguire il traguardo della piena parità di diritti. “È arrivato
il momento”, afferma Mancuso, “di prendere atto che per ora non è
possibile avanzare sul terreno legislativo per quanto riguarda le
nostre questioni.
Un piccolo segnale in cui possiamo ancora
sperare è l’approvazione del pacchetto antiviolenza che estende la
legge Mancino ai crimini motivati dall’odio omofobico, ma sul tema
delle coppie non c’è una proposta alla quale possiamo dire di sì.
Non voglio più discutere di Dico ma di pari
diritti. Noi rivendichiamo una pluralità di istituti giuridici a
disposizione delle coppie anche omosessuali, tra cui il matrimonio.
Del resto questo governo e questo centrosinistra non sono in grado
di formulare una proposta all’altezza della situazione. Anzi,
l’impazzimento e il progressivo cedimento alle pretese conservatrici
sono sempre più evidenti. Dai Pacs siamo passati ai Dico e adesso si
discute di modifiche del codice civile per accontentare
ulteriormente i cattolici e cercare un accordo in parlamento.
Il discorso non ci interessa più. Noi siamo
impegnati su altro, e credo che il nostro compito sia quello di
rivolgerci alla comunità glbt e alla società italiana per stringere
alleanze. È qui che dobbiamo rafforzarci, estendendo la presenza
lgbt nel paese. Ci sono città anche importanti dove ancora non
esistiamo e molte realtà periferiche lasciate a se stesse.
Dobbiamo impegnarci molto sul tema della
visibilità per non essere più considerati una categoria marginale e
per battere l’omofobia. Estendere la rete dei servizi e radicarci
nel territorio per vincere una battaglia culturale difficile. Non
dimentichiamo che in Italia le posizioni della sinistra sui diritti
glbt sono più arretrate di quelle della media delle destre europee,
mentre la destra è tra le più oscurantiste del continente”.
Al congresso di Milano si è arrivati con una
doppia candidatura alla presidenza dell’associazione. Oltre a quella
di Aurelio Mancuso c’era infatti anche quella dell’avvocato Ezio
Menzione, che si è ritirato prima di arrivare a un voto avendo
raggiunto un accordo soddisfacente con la componente di maggioranza.
“È stata una bella esperienza, un buon dibattito”, commenta Menzione.
“Ora vedremo alla prova dei fatti se quegli elementi che siamo
riusciti a far passare nel documento unitario finale transiteranno
in concreto nella politica di Arcigay.
Siamo comunque soddisfatti perché molti dei
nostri contenuti sono stati recepiti: dall’autonomia dai partiti
all’attenzione privilegiata ai movimenti”.
Oltre al nuovo presidente Mancuso, il
congresso ha eletto come nuovo segretario nazionale Riccardo
Gottardi, attuale co-presidente di Ilga-Europe.
Per garantire meglio l’autonomia politica
dell’associazione è stata anche introdotta la regola
dell’incompatibilità tra i ruoli di presidente e segretario
nazionale di Arcigay e l’assunzione di cariche pubbliche, partitiche
o sindacali.
L’ex presidente Sergio Lo Giudice è stato
nominato presidente onorario, come già l’ex presidente Franco
Grillini, oggi parlamentare della sinistra democratica.
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