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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 96 - Giugno 2007 ]

 Arci/stufi
[di Gianni Rossi Barilli  ]
 


La maggiore associazione del movimento glbt italiano cambia rotta con il XII congresso. Finito il tempo dei compromessi, per evidente mancanza di risultati, Arcigay torna a chiedere tutto. A cominciare dal matrimonio.


Il paradosso dell’ultimo congresso Arcigay, che si è svolto a Milano tra l’11 e il 13 maggio, è forse essere riusciti contemporaneamente a ricevere i massimi riconoscimenti politici formali e a registrare la sostanziale resa della politica riguardo all’approvazione di una buona legge che riconosca le coppie omosessuali in questa legislatura. Le tre più alte cariche dello stato, con il presidente della repubblica Giorgio Napolitano in testa, hanno inviato al congresso i loro auguri, sottolineando l’importanza di garantire, in base al dettato costituzionale, la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. I segretari dei due maggiori partiti della sinistra, Piero Fassino dei Ds ed Enrico Giordano del Prc, ci sono addirittura andati di persona, insieme alle ministre Barbara Pollastrini e Emma Bonino, applauditissime, e al segretario dello Sdi Boselli.

 

È in questa eletta compagnia che al presidente uscente di Arcigay Sergio Lo Giudice è toccato, introducendo i lavori del congresso, fare il notaio del nulla che si è ottenuto dopo un anno di governo del centrosinistra e dell’ancor meno che ci prospetta il futuro. “Se il centrosinistra non ha i numeri per approvare la legge”, ha osservato Lo Giudice, "lo dica e combatteremo insieme per raggiungere l’obiettivo. Ma non possiamo più accettare che la sinistra metta in discussione il nostro diritto all’uguaglianza”.

La parola d’ordine d’ora in avanti sarà “uguale dignità, uguali diritti. E se questo vuol dire che dovremo batterci per il matrimonio e l’adozione, la politica dovrà confrontarcisi”.

Del resto il perentorio “Siamo famiglie” messo nello slogan del congresso già spiega la nuova aria che tira.

 

La nuova linea dell’associazione, come ci spiega il neopresidente Aurelio Mancuso, passa attraverso la completa autonomia da logiche di partito o di schieramento per perseguire il traguardo della piena parità di diritti. “È arrivato il momento”, afferma Mancuso, “di prendere atto che per ora non è possibile avanzare sul terreno legislativo per quanto riguarda le nostre questioni.

Un piccolo segnale in cui possiamo ancora sperare è l’approvazione del pacchetto antiviolenza che estende la legge Mancino ai crimini motivati dall’odio omofobico, ma sul tema delle coppie non c’è una proposta alla quale possiamo dire di sì.

Non voglio più discutere di Dico ma di pari diritti. Noi rivendichiamo una pluralità di istituti giuridici a disposizione delle coppie anche omosessuali, tra cui il matrimonio. Del resto questo governo e questo centrosinistra non sono in grado di formulare una proposta all’altezza della situazione. Anzi, l’impazzimento e il progressivo cedimento alle pretese conservatrici sono sempre più evidenti. Dai Pacs siamo passati ai Dico e adesso si discute di modifiche del codice civile per accontentare ulteriormente i cattolici e cercare un accordo in parlamento.

Il discorso non ci interessa più. Noi siamo impegnati su altro, e credo che il nostro compito sia quello di rivolgerci alla comunità glbt e alla società italiana per stringere alleanze. È qui che dobbiamo rafforzarci, estendendo la presenza lgbt nel paese. Ci sono città anche importanti dove ancora non esistiamo e molte realtà periferiche lasciate a se stesse.

Dobbiamo impegnarci molto sul tema della visibilità per non essere più considerati una categoria marginale e per battere l’omofobia. Estendere la rete dei servizi e radicarci nel territorio per vincere una battaglia culturale difficile. Non dimentichiamo che in Italia le posizioni della sinistra sui diritti glbt sono più arretrate di quelle della media delle destre europee, mentre la destra è tra le più oscurantiste del continente”.

 

Al congresso di Milano si è arrivati con una doppia candidatura alla presidenza dell’associazione. Oltre a quella di Aurelio Mancuso c’era infatti anche quella dell’avvocato Ezio Menzione, che si è ritirato prima di arrivare a un voto avendo raggiunto un accordo soddisfacente con la componente di maggioranza. “È stata una bella esperienza, un buon dibattito”, commenta Menzione. “Ora vedremo alla prova dei fatti se quegli elementi che siamo riusciti a far passare nel documento unitario finale transiteranno in concreto nella politica di Arcigay.

Siamo comunque soddisfatti perché molti dei nostri contenuti sono stati recepiti: dall’autonomia dai partiti all’attenzione privilegiata ai movimenti”.

 

Oltre al nuovo presidente Mancuso, il congresso ha eletto come nuovo segretario nazionale Riccardo Gottardi, attuale co-presidente di Ilga-Europe.

Per garantire meglio l’autonomia politica dell’associazione è stata anche introdotta la regola dell’incompatibilità tra i ruoli di presidente e segretario nazionale di Arcigay e l’assunzione di cariche pubbliche, partitiche o sindacali.

L’ex presidente Sergio Lo Giudice è stato nominato presidente onorario, come già l’ex presidente Franco Grillini, oggi parlamentare della sinistra democratica.

 

 

 

 

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