|
Il recentissimo scandalo in RAI ha messo
in luce le pressioni subite dalle donne per fornire prestazioni
sessuali in cambio di lavoro.
E gli uomini? Abbiamo fatto una piccola inchiesta.
“Ciao Marcello, lavori ancora come spogliarellista? Sono Piero”.
“Certo! Scusami, ma non ho il tuo numero memorizzato”.
“Ci siamo conosciuti due anni fa. Sono un produttore televisivo. Fai
anche strip privati?”.
“Piero Rossi?”.
“Se anche lo fossi? Non mi va di fare nomi via sms. Mi interessa che
tu mi faccia uno strip”.
“Nessun problema se lo sei o meno. Ricordo solo che all’epoca volevi
farmi cantare in playback. Ma sei sparito!”.
“Be’ sai, magari quel progetto non è decollato nel modo giusto,
oppure non c’era stata quella giusta intesa…”.
“Patti chiari, amicizia lunga. Sono etero, se intesa significa
qualcos’altro, non fa per me”.
“Forse hai sbagliato amico. Auguratelo il lusso di una simile
considerazione. La mia era una domanda. Chiuso l’argomento. Scusa il
disturbo”.
“Figurati, buona serata e buona notte”.
Una proposta come tante.
Ne capitano quotidianamente ai ragazzi di bell’aspetto con velleità
nello spettacolo. Quelle che in ufficio sarebbero considerate
molestie (se non vengono accettate), qui sono la prassi, viste come
una possibilità, una porta aperta.
La prostituzione nello show business è all’ordine del giorno, a
partire dai più bassi gradini gerarchici, dove per un agente serio
si trovano venticinque ciarlatani.
Per i lavori più qualificati invece, molto dipende dal settore.
Per esempio nella moda, a fronte di un esercito di personaggi
untuosetti che campano di espedienti, gli stilisti al vertice non
hanno certo bisogno di sotterfugi per rubare un amplesso. Qui si
lavora per meriti, e non perché si è andati a letto con lo stilista.
Per la televisione, al contrario, i pescecani hanno potere anche
sulle prime serate. È un baratto: io ti aiuto, tu in cambio sei
“gentile” con me.
E la gentilezza è declinabile. Qualche cena per farsi vedere in
giro; lasciarsi praticare il sesso orale; un’amicizia “particolare”.
O nei casi etero più celebri, il matrimonio fra produttori e
attrici. Ma qui non spetta a noi separare le relazioni di comodo da
quelle d’amore.
Abbiamo raccolto un po’ di testimonianze. Quasi tutte provenienti
dai lavoretti più semplici: cubista, spogliarellista, figurante,
cantante in playback di brani dance, modello per show room.
Non è difficile trovare ragazzi che ne parlino. Fino ad un certo
livello, anzi, è quasi un vanto: una conferma delle proprie virtù
estetiche.
Risalendo la china dello show business, invece, le frasi diventano
criptiche, i protagonisti omertosi. Un muro di gomma.
Nessuno vuole esporsi, nemmeno sotto false identità. Potete offrire
tutti i drink che volete, rifacendovi alla massima latina in vino
veritas, ma l’istinto di autoconservazione terrà comunque la bocca
cucita.
Non resta che affidarsi ai rumors, filtrando le fonti e decimando
quell’aura di sensazionalismo che li arricchisce nel passaggio di
bocca in bocca.
Di una cosa siamo certi però: l’Actor’s Studio è arrivato anche in
Italia. In versione “vvolemose bbene”. L’artificio usato dai
produttori per convincere i più restii a concedersi sessualmente è
quasi una scimmiottatura “de ‘noantri” della celebre scuola
newyorchese dove nacque il mito di Marlon Brando.
Là, nella mecca della recitazione, insegnano a immedesimarsi nella
vita del personaggio da interpretare. Copiane gli atteggiamenti, i
tic, le abitudini, il pensiero e lo interpreterai con l’aderenza di
un Domopack. Qua da noi, se vuoi fare spettacolo, devi spogliarti
dei tuoi freni mentali. E dei vestiti. Calarti nella parte. E
calarti le braghe. Piegarti alla psiche del personaggio. E al corpo
del regista.
La strategia di “seduzione” prevede, nell’ordine: crea una
situazione erotica, alza il tiro e se il malcapitato indietreggia,
puoi sempre accusarlo di essere rigido, un complessato pieno di
tabù. Che si turi il naso e non rompa le scatole. La gavetta è
gavetta.
È capitato così a Paolo, cubista etero con ambizioni di pornodivo in
pellicole etero, avvicinato da un sedicente agente dalla parlantina
svelta e dalle promesse facili:
“Diceva di conoscere le attrici hard. ‘Ti faccio fare un film con
loro. Una piccola parte e nei prossimi film puoi diventare il
protagonista’. Una sera mi invitò da lui per conoscerne una.
Ci andai. Era solo. Disse che intanto potevamo provare noi le
posizioni. Assurdo!”.
La caccia si complica quando l’oggetto (d’amore?!) è un etero. Cioè
in nove casi su dieci. Produttori e agenti cercano infatti il
maschio ruspante, più difficile da conquistare. Che gusto c’è, se
all’altro potrei anche piacere? Più sono alti posta in gioco e
status del cacciatore, maggiore è la sfida che questo pone a se
stesso, puntando un “bello e impossibile”. Un capriccio da
soddisfare a tutti i costi.
Come nel caso di quel talent scout di una nota agenzia
internazionale di moda, che tempo addietro si invaghì di un cubista.
Fece carte false per accompagnarlo a una trasferta di lavoro. 800
chilometri fra andata e ritorno.
In viaggio discussero sullo squallore di certa mercificazione.
Spesso ad emergere erano solo i più “disinibiti”. Per gli altri vi
era da fare un grosso investimento: book, composit, lezioni di
portamento e di posa davanti all’obiettivo. Un lavoraccio.
Poco dopo essere arrivati, l’agente si propose per quell’investimento.
Peccato che chiedesse una contropartita. Incassato il rifiuto,
ripartì da solo, all’istante.
La proposta indecente è quasi sempre di sesso orale. L’etero obietta
su possibili defaillance: come potrebbe lasciarsi andare? La
risposta è sempre uguale: ”Chiudi gli occhi e non ci pensi. Uomo o
donna, non cambia. E poi, un uomo è più bravo, perché sa cosa si
vuole in queste situazioni”.
Spesso si punta sull’amicizia: “Noi siamo amici. Io ti faccio un
favore, ti faccio lavorare” (è importante sottolineare l’impegno e
la dedizione con cui ci si dedica all’”amico”), “e tu fai un favore
a me”. L’amicizia è sacra, si sa. Guai a tradirla, per un’inezia
come una sveltina. Chi non aiuta un amico nel momento del bisogno, è
un gran filibustiere!
Un altro espediente è quello che i sociologi chiamano effetto
bandwagon. Un indeciso, di norma, non sapendo come comportarsi, si
attacca al carro dei vincitori, segue la maggioranza. Specie se è
composta da testimonial famosi. È facile: stordisci il provinato con
una lista di nomi di star che avrebbero ceduto alle lusinghe dei
produttori e poi, colpo di grazia, gli prospetti una vita di stenti,
se non accetta: “Ma come, lo ha fatto anche Tizio quando non era
nessuno, lo fa anche Caio per avere contratti più generosi, e tu ti
sottrai? Non lamentarti, se passerai la vita a fare il lavapiatti in
nero! È lo spettacolo, bellezza!”.
Pensate ai “ragazzi di vita” di Pasolini: storie difficili nel
disagio delle periferie, anime semplici di borgata con il sogno di
“fare l’attore, guadagnare soldi e comprarmi la spider”.
“Hanno il potere. Scelgono chi vogliono. Ci considerano tutti
uguali, soldatini da mettere in fila. Quasi sempre poi non ti fanno
lavorare e intanto ti hanno portato a letto”. A sfogarsi è Tommaso,
un biondino dal volto angelico, identico a Matt Damon (“ho fatto
qualche serata in discoteca come sosia”), qualche corso di
recitazione e un paio di puntate in una soap nazionale. Abita in
provincia. Vorrebbe trasferirsi a Milano “perché è più facile
trovare”, ma non può permettersi l’affitto. I soldi glieli “dà la
borsetta di mammà”, direbbe Carosone.
In ambito femminile, si potrebbero compilare elenchi del telefono.
Le opportunità sono maggiori e le notizie filtrano di più. Il tabù
della donna oggetto non è mai esistito.
Moana Pozzi dichiarò di essere passata al porno perché stanca delle
troppe avances ricevute nel cinema. Tanto valeva farlo per mestiere.
Memorabile anche la prova della monetina di Tinto Brass, regista
libertino per antonomasia. L’attrice protagonista viene scelta se
raccoglie nel giusto modo una moneta lanciata per terra. Non è dato
sapere quali requisiti debba avere la discesa agli inferi, ma è lo
stesso Brass a non nascondere i suoi tanti tradimenti sul set.
Oppure molti ricorderanno la vicenda dello scorso autunno che vide
coinvolto Amedeo Goria, smascherato o infamato (a seconda dei punti
di vista) da un servizio delle Iene.
Non tutti però vedono nero. Riccardo, 24 anni, studia all’università
e sfila durante le settimane della moda. Per lui le storie di
scambio sesso contro lavoro nel mondo della moda sono
sovradimensionate: “In un caso mi è capitato di andare a letto con
uno stilista, me ero già stato scelto per lavorare. Erano due cose
indipendenti. Queste voci sono solo una bufala. Ho conosciuto
diversi stilisti, e tutti quanti si tenevano alla larga dai
modelli”.
Sembra strano: basta vedere i ragazzi che popolano i loro party o le
gite in barca... “È una questione legata all’immagine. Non farebbero
un gran figura a comportarsi in un certo modo! Meglio allora
separare vita privata e lavoro”.
Come mai allora tanto parlare? “Per invidia. E poi tieni conto che
più ci si specializza, meno sostituibili si diventa”.
Già: ma quanti nomi noti sono davvero insostituibili?
|