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Chi pensa che i diritti
glbt rappresentino oggi in Italia un tema "corporativo" che riguarda
solo una minoranza della popolazione, per quanto ragguardevole, o è
stupido o è in malafede. Lo scontro politico in atto sulla
legalizzazione delle unioni gay e lesbiche, così come sulla lotta
all'omofobia e alla transfobia, mette infatti radicalmente in
discussione i principi di base della democrazia e del funzionamento
dello stato laico. E man mano che il tempo passa la situazione non
sembra affatto volgere al meglio. L'arroganza dell'integralismo
religioso di cui la chiesa cattolica ha fatto la propria bandiera,
cresce di pari passo con l'indebolimento delle capacità di
resistenza della politica laica, sempre più intimorita dagli anatemi
del papa e dei vescovi.
Così, mentre il paese
si appresta a celebrare i fasti del
family day
(con i parroci in piazza a guidare le loro greggi alla crociata
contro i Dico) e saluta la nascita di un partito democratico che
traghetta al centro la parte maggioritaria della ex sinistra
storica, il piccolo movimento glbt avverte che nelle sue battaglie
c'è in gioco la qualità del futuro di tutti. Per questa ragione lo
slogan scelto per il pride del 9 giugno nomina tre concetti di
interesse assolutamente generale: parità, dignità e laicità.
Il primo aprile scorso
si è svolta a Roma la prima riunione organizzativa per preparare la
manifestazione, che oltre a nominare tre portavoce nazionali (Christian
Ballarin, Aurelio Mancuso e Rossana Praitano) e a distribuire
compiti di ordine pratico, ha puntualizzato il senso politico
dell'appuntamento. "La
laicità dello stato",
si legge nel documento diffuso al termine dell'incontro, "è
il fondamento del vivere civile, la garanzia dei diritti di tutte e
tutti, è un bene primario da difendere da ogni forma di ingerenza
confessionale. La pari dignità e i pari diritti per le persone lgbt
assumono il valore di paradigma del conflitto tra chi vuole uno
stato laico e chi cerca di riportare l'Italia nel Medioevo.
(....)
La lotta per le
libertà individuali, l'autodeterminazione dei corpi e delle scelte
di vita, deve essere assunta da un ampio e plurale arco di
movimenti, gruppi, associazioni. In questo senso le associzioni lgbt
lavoreranno fin da subito per costruire reti e relazioni affinché il
pride nazionale del 9 giugno 2007, sia un grande appuntamento per
tutte e tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la democrazia,
l'antifascismo. Perché esiste un'altra Italia!".
L'auspicio finale
merita una verifica prima di diventare una certezza. Gli
organizzatori del pride lo metteranno alla prova già in queste
settimane, con la ricerca del maggior numero di adesioni possibile
alla manifestazione.
E i risultati positivi
sono tutt'altro che scontati. Se il buongiorno si vede dal mattino,
possiamo per esempio dare già per perso il costituendo partito
democratico, che si pubblicizza come la grande speranza del
riformismo italiano.
Appare sintomatico a
questo proposito il fatto che all'ultimo congresso dei Ds, convocato
appunto per sciogliere il vecchio partito in vista della democratica
fusione con la Margherita, i temi della laicità e dei diritti civili
siano rimasti parecchio sullo sfondo e siano stati citati
soprattutto nella chiave del cosiddetto dialogo tra laici e
cattolici (leggi cedimento dei laici alla prepotenza dei cattolici).
I dirigenti di Arcigay
hanno anche fatto notare di non essere stati neppure invitati a
partecipare al congresso.
Con questi chiari di
luna proviamo a immaginare come potranno reagire i democratici
(nemmeno più di sinistra) alla richiesta di aderire al pride.
Ma nel fervore
neoconfessionale che pervade lo scenario politico quasi per intero
le sorprese potrebbero non finire qui. Anche tra quelli che ancora
tengono a definirsi di sinistra potrebbe sorgere qualche imbarazzo.
Staremo a vedere, sperando che in ogni caso che i molti cittadini
che ne hanno fin sopra i capelli di subire il clericalismo dilagante
sappiano egregiamente supplire ad eventuali defezioni delle forze
organizzate.
Intanto la buona
notizia è che la galassia glbt brulicante di sigle grandi, medie e
piccole si sta impegnando sul serio a costruire un percorso unitario
e condiviso, il che fa ben sperare per la riuscita del pride.
La macchina
organizzativa è partita e ci porterà a giugno, come tradizione
vuole, con la piazza piena di gente e di colori, le feste e i molti
eventi culturali
a latere.
Perché un'altra Italia
esiste davvero, anche se le sue possibilità di vincere non sono
garantite. |