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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 95 - Maggio 2007 ]

 Un pride per tutti
[di Gianni Rossi Barilli ]
 

Non sarà certo un pride come gli altri quello che si svolgerà a Roma il prossimo 9 giugno. La situazione politica richiede infatti una mobilitazione straordinaria del movimento glbt e di tutti coloro che desiderano vivere in uno stato laico.

 


Chi pensa che i diritti glbt rappresentino oggi in Italia un tema "corporativo" che riguarda solo una minoranza della popolazione, per quanto ragguardevole, o è stupido o è in malafede. Lo scontro politico in atto sulla legalizzazione delle unioni gay e lesbiche, così come sulla lotta all'omofobia e alla transfobia, mette infatti radicalmente in discussione i principi di base della democrazia e del funzionamento dello stato laico. E man mano che il tempo passa la situazione non sembra affatto volgere al meglio. L'arroganza dell'integralismo religioso di cui la chiesa cattolica ha fatto la propria bandiera, cresce di pari passo con l'indebolimento delle capacità di resistenza della politica laica, sempre più intimorita dagli anatemi del papa e dei vescovi.

Così, mentre il paese si appresta a celebrare i fasti del family day (con i parroci in piazza a guidare le loro greggi alla crociata contro i Dico) e saluta la nascita di un partito democratico che traghetta al centro la parte maggioritaria della ex sinistra storica, il piccolo movimento glbt avverte che nelle sue battaglie c'è in gioco la qualità del futuro di tutti. Per questa ragione lo slogan scelto per il pride del 9 giugno nomina tre concetti di interesse assolutamente generale: parità, dignità e laicità.

 

Il primo aprile scorso si è svolta a Roma la prima riunione organizzativa per preparare la manifestazione, che oltre a nominare tre portavoce nazionali (Christian Ballarin, Aurelio Mancuso e Rossana Praitano) e a distribuire compiti di ordine pratico, ha puntualizzato il senso politico dell'appuntamento. "La laicità dello stato", si legge nel documento diffuso al termine dell'incontro, "è il fondamento del vivere civile, la garanzia dei diritti di tutte e tutti, è un bene primario da difendere da ogni forma di ingerenza confessionale. La pari dignità e i pari diritti per le persone lgbt assumono il valore di paradigma del conflitto tra chi vuole uno stato laico e chi cerca di riportare l'Italia nel Medioevo. (....) La lotta per le libertà individuali, l'autodeterminazione dei corpi e delle scelte di vita, deve essere assunta da un ampio e plurale arco di movimenti, gruppi, associazioni. In questo senso le associzioni lgbt lavoreranno fin da subito per costruire reti e relazioni affinché il pride nazionale del 9 giugno 2007, sia un grande appuntamento per tutte e tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la democrazia, l'antifascismo. Perché esiste un'altra Italia!".

 

L'auspicio finale merita una verifica prima di diventare una certezza. Gli organizzatori del pride lo metteranno alla prova già in queste settimane, con la ricerca del maggior numero di adesioni possibile alla manifestazione.

E i risultati positivi sono tutt'altro che scontati. Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo per esempio dare già per perso il costituendo partito democratico, che si pubblicizza come la grande speranza del riformismo italiano.

Appare sintomatico a questo proposito il fatto che all'ultimo congresso dei Ds, convocato appunto per sciogliere il vecchio partito in vista della democratica fusione con la Margherita, i temi della laicità e dei diritti civili siano rimasti parecchio sullo sfondo e siano stati citati soprattutto nella chiave del cosiddetto dialogo tra laici e cattolici (leggi cedimento dei laici alla prepotenza dei cattolici).

I dirigenti di Arcigay hanno anche fatto notare di non essere stati neppure invitati a partecipare al congresso.

 

Con questi chiari di luna proviamo a immaginare come potranno reagire i democratici (nemmeno più di sinistra) alla richiesta di aderire al pride.

Ma nel fervore neoconfessionale che pervade lo scenario politico quasi per intero le sorprese potrebbero non finire qui. Anche tra quelli che ancora tengono a definirsi di sinistra potrebbe sorgere qualche imbarazzo. Staremo a vedere, sperando che in ogni caso che i molti cittadini che ne hanno fin sopra i capelli di subire il clericalismo dilagante sappiano egregiamente supplire ad eventuali defezioni delle forze organizzate.

 

Intanto la buona notizia è che la galassia glbt brulicante di sigle grandi, medie e piccole si sta impegnando sul serio a costruire un percorso unitario e condiviso, il che fa ben sperare per la riuscita del pride.

La macchina organizzativa è partita e ci porterà a giugno, come tradizione vuole, con la piazza piena di gente e di colori, le feste e i molti eventi culturali a latere.

Perché un'altra Italia esiste davvero, anche se le sue possibilità di vincere non sono garantite.

 

 

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