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IL MENSILE GAY ITALIANO                      Numero 69 - Marzo 2005
 
La destra sinistra di Giovanni Dall'Orto

Non tutte le destre sono uguali: fra Hitler e Cavour qualche differenza, vivaddio, c’era.
 
Alcune destre sono peggiori di altre. E la destra italiana è pessima, specie quando si parla di gay. Se all’estero partiti di destra e cristiani hanno votato a favore dei Pacs e delle leggi antidiscriminazione, in Italia, fino ad oggi, la destra s’è dimostrata particolarmente omofoba, ignorante, ottusa. Nessun altro paese civile ha avuto l’onore di leggere, su carta intestata dello Stato, che noi siamo “culattoni” (Tremaglia), o “finocchi” (Calderoli) o anche “froci” (Storace dixit)!


In una situazione di mancanza di rispetto e cultura politica, o addirittura di buona educazione (quella della mamma: “Non dire parolacce!”), ci si aspetterebbe nel movimento gay una componente di destra particolarmente attiva nel far vedere i sorci verdi alla masnada dei nostri ministri bovari.
Ebbene, l’esatto contrario. Più la destra italiana si dimostra razzista, becera, medievale, più i gay di destra le vanno dietro. E che la destra sia becera non sono io a dirlo: è il portabandiera stesso dei gay di destra, quell’Alessandro Cecchi Paone la cui candidatura ci era stata presentata come la dimostrazione tangibile di quanto la destra
sia aperta verso i gay. E che si è sfogato sul “Corriere della Sera” del 15 gennaio, parlando così dei suoi compagni di schieramento:
“Tuonano da anni contro l’egemonia culturale della sinistra. La sinistra ha cervelli e strategie. La destra ha rari cervelli e le uniche strategie sono quelle distruttive contro quelle poche intelligenze. Le scaricano, le mortificano. Il caso Buzzanca ne è la
prova. (...) Di qui nasce la crisi del centrodestra alle ultime elezioni, e che se vogliamo ha travolto anche me alle europee. (...)
Questa destra rappresenta un’Italia da anni cinquanta. Ghettizzazione dei gay in quanto "anormali", insistenza su una famiglia tradizionale che sociologicamente non esiste più e sui valori cristiani di cui l’Europa non parla minimamente”.
 
Dissente da lui (su “Corriere magazine” del 27 gennaio) Daniele Scalise, gay e presenzialista televisivo, che tiene sul quotidiano di destra “il Foglio” la rubrica “Froci”. Il problema per lui è un altro:
l’eccessiva presenza gay in tv, ivi inclusa, ovviamente, quella di Cecchi Paone (ma esclusa la propria, altrettanto ovviamente):
"Chiudetegli la bocca, vi prego. Non se ne può più. C'è un problema di soprannumero. Sono troppi (...) Non voglio fare lo snob, ma questo pollaio pigolante mi innervosisce. C'è chi dice che sia necessario per arrivare alla normalità. Che questo sia l'unico modo per ottenere una
legge sulle unioni gay. Mi auguro che sia così, ma intanto inorridisco”.
 
Ma se ci si limitasse al pollaio fra gay di destra, la cosa sarebbe ancora tollerabile. Il problema è che ultimamente, per guadagnare quella visibilità che non riesce a ottenere con le sue iniziative, la destra gay attacca il movimento gay di sinistra per le sue, di
iniziative. Cioè, sparando contro i gay anziché contro i loro nemici. E questo è inaccettabile sotto tutti i punti di vista. Specie se per farlo occorre riabilitare il nazifascismo, come ha fatto Enrico Oliari, presidente di “Gay lib”, scrivendo al “Piccolo” di Trieste il
25/1/2005, a proposito della targa per le vittime del nazismo inaugurata alla Risiera di san Sabba:
“Probabilmente qualche associazione gay di sinistra è alla ricerca di un vittimismo di dubbio
gusto. Pensino piuttosto a ricordare, oltre alle vittime del nazismo, i 50 mila gay scomparsi nei Gulag sovietici o i molti internati nei campi Umap cubani, inventati da Guevara”.
 
L’attacco è inqualificabile. E dimostra che la destra gay è incapace di fare politica. Se infatti pensa che le vittime gay in Urss siano tante e tali da meritare monumenti, nessuno impedisce ai camerati gay di andare, semmai, dai loro partiti per chiederli: in tutta Italia. Chi si opporrebbe: forse i gay di sinistra? No di certo. Ma ovviamente è più comodo sabotare il lavoro altrui che lavorare...
 
E non basta riabilitare il nazismo! Va bene anche alimentare l’intolleranza, opponendosi alla moschea a Bolzano. Così Oliari il 19/11/2004 (http://it.gay.com/view.php?ID=19440):
“L’enorme e laica cultura dei diritti umani che è tradizione nel nostro Continente
dall’Illuminismo, e che è fondamento dell’Unione Europea, si contrappone nettamente alla filosofia islamica, dove [sic] la donna subisce discriminazione e dove gli omosessuali trovano disprezzo, violenza e morte. In tutti paesi arabi infatti i gay sono puniti con pesanti pene ed in alcuni di essi addirittura con la morte. (...) Le moschee sono ricettacoli di persone che rifiutano sia le libertà individuali conquistate sia quella da conquistare e vanno prevenuti a Bolzano i problemi di convivenza che oggi manifestano i cittadini olandesi”.
 
Anche qui Oliari dimostra di non sapere cosa sia la politica. Perché se crede di far piacere ai cattolici con queste sparate, si sbaglia.
L’ignoranza che contraddistingue la destra italiana le impedisce infatti di sapere che ci sono più cristiani nei paesi islamici che islamici nei paesi cristiani. E si tratta di paesi ad alto tasso di crescita, bisognosi di sempre nuove chiese. La Chiesa cattolica non vuole perciò che i pachistani, o sudanesi, o nigeriani, possano risponderle, alla richiesta di costruire nuove chiese:
“Certo. Ci comporteremo esattamente come in Italia si fa con le moschee”...
 
Per ribattere ai gay che contestano la bizzarria delle loro prese di posizione, i gay di destra hanno poi inventato la teoria che pretende che “tanto fra destra e sinistra non c’è differenza”: semplicemente, i comunissssti, controllando le tv e la stampa (!), censurano gli atti omofobici della loro parte politica.
Così ha spiegato sempre Oliari (http://www.oliari.com/articoliecomunicati/dallorto.html):
”Il centrosinistra è stato al governo sei anni” [in realtà cinque] “nella passata legislatura, e cos'hanno ottenuto i gay? Niente. (...) Dalla padella alla brace: Giovanni Dall’Orto si straccia le vesti per il caso Buttiglione e per Mattiello, a suo dire [in realtà, a dire di
Mattiello!] licenziato in quanto omosessuale dal senatore Fisichella di An. Tralascia però un fatto assai più grave: Nichi Vendola, deputato di Rifondazione comunista, ha dichiarato più volte di essere stato discriminato da Massimo D’Alema in quanto omosessuale e di essersi così visto allontanare la candidatura alla carica di governatore della regione Puglia. Cose del genere dovrebbero far urlare allo scandalo il movimento omosessuale, ma Dall’Orto se ne sta prudentemente zitto zitto e magari ritira fuori l’aria fritta e strafritta di Buttiglione, come se GayLib non avesse applaudito alla sua bocciatura”.
 
Ora, non solo Vendola ha smentito di aver mai detto la frase incriminata, ma tutti sanno come sia finita la vicenda Vendola: con la candidatura!
In altre parole, per sostenere le proprie tesi i gay di destra devono ricorrere a sfacciate bugie, arrivando a negare la discriminazione di Fisichella (ma allora, il loro movimento a che serve?) e compiendo scivoloni ridicoli come quello su Vendola (ripetuto
per buona misura anche da Daniele Priori su “L'Indipendente” il 12/1/2005).
 
Non va. Avendo la destra più ottusa d’Europa, noi italiani non possiamo permetterci di avere i gay di destra più ottusi d’Europa.
 
Cari gay di destra, smettetela di passare il tempo a lottare contro i gay di sinistra e a favore del razzismo, e fate la vostra parte anche voi.
 
Perché c’è bisogno anche di voi. Ma per costruire, e non per distruggere, come a Trieste, ciò che gli altri realizzano.
 
 

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