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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 87 - Settembre 2006 ]
 Niente nudismo per le coppie gay
 
di
Massimo Basili

Da anni i naturisti italiani migrano verso Francia, Spagna e Croazia per sfuggire alle continue repressioni delle forze dell’ordine, nonostante in Italia il nudismo non ostentato non costituisca reato, e nonostante diverse sentenze di tribunale abbiano sempre mandato assolti i malcapitati colpiti da carabinieri particolarmente bigotti.

Uno dei pochi ad occuparsi del problema è Franco Grillini, protagonista di alcune interrogazioni parlamentari (l’ultima delle quali è datata 31 luglio 2006) dove si auspica tra l’altro l’approvazione di una legge nazionale che metta finalmente ordine alla materia.

 

In attesa che ciò avvenga, i naturisti italiani si rivolgono ad altri paesi, come la Croazia, più tolleranti in materia. A patto, ovviamente, di non essere gay. In questo caso si trovano di fronte a veri e propri atteggiamenti persecutori.

 

Lo ha verificato sulla sua pelle la coppia gay formata da Gianluca e Riccardo.

In alcuni forum telematici i due hanno raccontato che il 10 luglio sono stati respinti all'arrivo all’ingresso di un campeggio nudista istriano, il Valalta di Rovigno, presso il quale avevano prenotato la vacanza, a causa di non ben precisate regole che impediscono l’accesso ai single.

Rimaniamo un po' perplessi e non capiamo bene la ragione della restrizione”, scrivono i due uomini rievocando le reazioni del momento, “tuttavia, con un po' di riluttanza, affermiamo che non ci sono problemi in quanto, pur essendo due maschi, noi siamo una coppia”.

Il responsabile del campeggio aveva però risposto in tono beffardo: “Siete in coppia? E dove sono le vostre donne?”.

Costui sembrava non contemplare l’esistenza di coppie gay, perché poi aveva aggiunto “senza donne non siete una coppia e senza donne qui non si entra”.

 

La lettera arrabbiata di Riccardo e Gianluca si attira presto la solidarietà di molti naturisti, che ricordano altri precedenti casi di discriminazione in giro per l’Europa di cui sono rimasti vittime le coppie gay e i single, che per certi ottusi gestori di campeggi per nudisti sono la stessa cosa.

Il problema nasce da tutti quegli uomini, ovviamente non naturisti, che pensano che un centro naturista sia un posto dove si va a vedere le donne nude”, puntualizza sul forum del sito della sua associazione Massimo Guiggiani, presidente dell’Associazione Naturista Italiana (ANITA). “È un dato di fatto che senza certe restrizioni si rischia di popolare i centri di individui assai fastidiosi”, ovvero maniaci e guardoni d’ogni risma.

 

Altri nudisti gay o single, per ovviare all’inconveniente, invocano la creazione di campeggi naturisti dedicati solo, appunto, ai gay e ai single.

D’altro canto c’è chi ricorda che, nonostante sia grave che le federazioni naturiste italiane ed internazionali appoggino tacitamente atteggiamenti razzisti e contrari al buon senso, questi centri sono club privati e quindi hanno tutto il diritto di decidere chi far entrare e chi no, anche quando queste limitazioni possano apparire odiose o contraddittorie.

Nella stessa lettera, infatti, Riccardo e Gianluca rivelano che “alle donne non viene richiesta la presenza di un compagno: alcune nostre amiche lesbiche da anni praticano nudismo in Croazia e altrove, senza aver mai avuto problemi”. La discriminazione verso i gay maschi, a questo punto, appare lampante.

 

Faccio un giro sul sito del campeggio visitato dalla coppia (che oltre tutto si è vista rifiutare anche dagli altri campeggi nudisti del circondario) e vengo attirato da una scritta in rosso: VALALTA - NATURIST è un villaggio solo per famiglie. Entrata vietata alle persone singole.

Mi accerto di persona della situazione telefonando al campeggio Valalta.

Alla prima centralinista spiego di essere parte di una coppia gay e di voler arrivare al campeggio il tal giorno. Sembra non esserci nessun problema, ma non mi fido: insisto nel definirci coppia gay. Dopo un’iniziale perplessità la poverina, probabilmente non informata a fondo delle restrizioni omofobe perpetrate dai suoi superiori, mi rimpalla di telefono in telefono.

Dopo quattro tentativi riesco a parlare con il responsabile di più alto grado. Gli spiego di nuovo la mia situazione e sì, lui conferma che “i gay noi non li facciamo entrare”.

Gli domando ingenuamente il motivo. “Perché queste sono le regole del campeggio”. Non aggiunge altro.

Concludo la telefonata consigliando loro maggior correttezza: un bel cartello VIETATO L’ACCESSO AI GAY, aggiunto a quello che sul loro sito vieta l’ingresso agli animali domestici, eviterebbe alle coppie gay come quella di Riccardo e Gianluca viaggi inutili e relativi travasi di bile.

 

 

 

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