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Da
anni i naturisti italiani migrano verso Francia, Spagna e Croazia
per sfuggire alle continue repressioni delle forze dell’ordine,
nonostante in Italia il nudismo non ostentato non costituisca reato,
e nonostante diverse sentenze di tribunale abbiano sempre mandato
assolti i malcapitati colpiti da carabinieri particolarmente
bigotti.
Uno
dei pochi ad occuparsi del problema è Franco Grillini, protagonista
di alcune interrogazioni parlamentari (l’ultima delle quali è datata
31 luglio 2006) dove si auspica tra l’altro l’approvazione di una
legge nazionale che metta finalmente ordine alla materia.
In
attesa che ciò avvenga, i naturisti italiani si rivolgono ad altri
paesi, come la Croazia, più tolleranti in materia. A patto,
ovviamente, di non essere gay. In questo caso si trovano di fronte a
veri e propri atteggiamenti persecutori.
Lo
ha verificato sulla sua pelle la coppia gay formata da Gianluca e
Riccardo.
In
alcuni forum telematici i due hanno raccontato che il 10 luglio sono
stati respinti all'arrivo all’ingresso di un campeggio nudista
istriano, il Valalta di Rovigno, presso il quale avevano
prenotato la vacanza, a causa di non ben precisate regole che
impediscono l’accesso ai single.
“Rimaniamo
un po' perplessi e non capiamo bene la ragione della restrizione”,
scrivono i due uomini rievocando le reazioni del momento, “tuttavia,
con un po' di riluttanza, affermiamo che non ci sono problemi in
quanto, pur essendo due maschi, noi siamo una coppia”.
Il
responsabile del campeggio aveva però risposto in tono beffardo: “Siete
in coppia? E dove sono le vostre donne?”.
Costui sembrava non contemplare l’esistenza di coppie gay, perché
poi aveva aggiunto “senza donne non siete una coppia e senza
donne qui non si entra”.
La
lettera arrabbiata di Riccardo e Gianluca si attira presto la
solidarietà di molti naturisti, che ricordano altri precedenti casi
di discriminazione in giro per l’Europa di cui sono rimasti vittime
le coppie gay e i single, che per certi ottusi gestori di
campeggi per nudisti sono la stessa cosa.
“Il
problema nasce da tutti quegli uomini, ovviamente non naturisti, che
pensano che un centro naturista sia un posto dove si va a vedere le
donne nude”, puntualizza sul forum del sito della sua
associazione Massimo Guiggiani, presidente dell’Associazione
Naturista Italiana (ANITA). “È un dato di fatto che senza
certe restrizioni si rischia di popolare i centri di individui assai
fastidiosi”, ovvero maniaci e guardoni d’ogni risma.
Altri nudisti gay o single, per ovviare all’inconveniente,
invocano la creazione di campeggi naturisti dedicati solo, appunto,
ai gay e ai single.
D’altro canto c’è chi ricorda che, nonostante sia grave che le
federazioni naturiste italiane ed internazionali appoggino
tacitamente atteggiamenti razzisti e contrari al buon senso, questi
centri sono club privati e quindi hanno tutto il diritto di decidere
chi far entrare e chi no, anche quando queste limitazioni possano
apparire odiose o contraddittorie.
Nella stessa lettera, infatti, Riccardo e Gianluca rivelano che “alle
donne non viene richiesta la presenza di un compagno: alcune nostre
amiche lesbiche da anni praticano nudismo in Croazia e altrove,
senza aver mai avuto problemi”. La discriminazione verso i gay
maschi, a questo punto, appare lampante.
Faccio un giro sul sito del campeggio visitato dalla coppia (che
oltre tutto si è vista rifiutare anche dagli altri campeggi nudisti
del circondario) e vengo attirato da una scritta in rosso:
VALALTA - NATURIST è un villaggio solo per famiglie. Entrata vietata
alle persone singole.
Mi
accerto di persona della situazione telefonando al campeggio Valalta.
Alla
prima centralinista spiego di essere parte di una coppia gay e di
voler arrivare al campeggio il tal giorno. Sembra non esserci nessun
problema, ma non mi fido: insisto nel definirci coppia gay. Dopo
un’iniziale perplessità la poverina, probabilmente non informata a
fondo delle restrizioni omofobe perpetrate dai suoi superiori, mi
rimpalla di telefono in telefono.
Dopo
quattro tentativi riesco a parlare con il responsabile di più alto
grado. Gli spiego di nuovo la mia situazione e sì, lui conferma che
“i gay noi non li facciamo entrare”.
Gli
domando ingenuamente il motivo. “Perché queste sono le regole del
campeggio”. Non aggiunge altro.
Concludo la telefonata consigliando loro maggior correttezza: un bel
cartello VIETATO L’ACCESSO AI GAY, aggiunto a quello che sul loro
sito vieta l’ingresso agli animali domestici, eviterebbe alle coppie
gay come quella di Riccardo e Gianluca viaggi inutili e relativi
travasi di bile.
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