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E così i segretari dei partiti di
sinistra si sono accorti che non inserire i Pacs nel programma
elettorale è stata una cazzata. E quindi, oltre al danno, ci
siamo pure dovuto subire la beffa delle spiegazioni sui "compromessi
dolo(ro)si, ma necessari" a cui erano
stati "obbligati". Seguiti da rassicurazioni sul fatto che comunque
tutti loro erano a favore dei diritti dei gay.
Una presa in giro talmente palese da permettere alla portavoce di
Forza Italia, Elisabetta Gardini, di chiedere a Prodi, se davvero
era a favore dei diritti delle coppie gay, di specificare in che
senso, e in che modo. Ottima domanda, a cui on a caso non è stata
data risposta.
Il punto è che le risposte vere, non è che non volevano, ma non
potevano darcele. Un po' come Enrico Berlinguer che non "poteva"
spiegarci che il "Compromesso storico" (oggi meglio noto col nome
d'arte di "Partito democratico") nasceva dal fatto che gli Usa gli
avevano fatto sapere che se i comunisti fossero andati al governo
per via democratica, loro avrebbero usato Gladio per organizzare un
colpo di stato, come in Cile. Era una cosa che Berlinguer non
"poteva" dire ai suoi elettori, perché era come dir loro "non
votateci, tanto al governo non ci possiamo andare". Ma che non
poteva nemmeno ignorare: la brutta fine di Allende era ancora nella
memoria di tutti.
Nello stesso modo, tutti i politici sanno, ma non possono dire, che
queste elezioni (che per me che scrivo sono ancora future) servono
solo per fare la conta sull'unico progetto politico vero
attualmente sul tavolo di lorsignori politici: la ricostruzione del
"Grande Centro".
Detta in due frasi: se Berlusconi perde, ma i voti di Rutelli
sommati a quelli dei cattolici (veri o di convenienza) del
centrodestra, e a quelli dell'ala di destra della Quercia, riescono
ad arrivare al 51% o più, allora Prodi dura dieci minuti (ed anche
l'unità della Quercia, ma questo è un altro discorso). Se invece la
sinistra-sinistra è numericamente abbastanza forte nel
centro-sinistra da rendere impossibile il Grande Inciucio, allora
Rutelli è obbligato a restare nel centrosinistra per altri cinque
anni.
Tutto qui. Semplice no?
Questo è il vero motivo per cui Rifondazione non "poteva" rompere
con Rutelli. Ed anche il motivo per cui non poteva dircelo. Il gioco
di Rutelli è: escludere completamente la sinistra, ed i suoi
programmi, dal governo (preferibilmente guidato da lui, ovvio). Ma
Bertinotti, come Berlinguer prima di lui, non può confessarlo ai
suoi elettori, per non demotivarli.
La scommessa attuale della sinistra italiana (quella senza il
"centro-" davanti: Rifondazione, Verdi, sinistra Ds, Pdci) è
impedire per i prossimi cinque anni che Rutelli tradisca e vada con
la destra. Ma questa scommessa politica va in direzione esattamente
opposta alla nostra richiesta di rompere con Rutelli, qualora per
avere i Pacs sia necessario farlo.
Detta così, la scelta della sinistra appare non certo più
giustificata, però almeno più sensata. Ma allora perché non ce la si
è spiegata in questo modo?
Qui penso che, oltre al dato oggettivo (sarebbe stato suicida
discutere apertamente del fatto che Rutelli aspira a tradire gli
alleati, fornendo così argomenti polemici agli avversari) ce ne
fosse uno soggettivo. E cioè il fatto che tutta la sinistra
comunista o ex-comunista italiana non si è ancora liberata dall'idea
secondo cui in politica, prima vengono i dati legati all'economia
(quelli "strutturali") e poi, e solo se avanza tempo, quelli legati
alla vita personale ("sovrastrutturali") che discendono senza
mediazione dai primi.
Questo dato è stato evidenziato dal modo in cui Bonino e Rutelli,
entrambi passati attraverso l'esperienza dalla ex "nuova sinistra"
(quella che aveva coniato lo slogan "il personale è
politico") hanno entrambi saputo giocare (sia pure in senso opposto)
la questione dei Pacs nelle loro trattative. Lo hanno saputo fare
perché lo hanno voluto fare. Perché per loro "il
personale è politico".
Invece Bertinotti o Fassino erano, sono, semplicemente incapaci di
immaginare una strategia politica che parta dai bisogni personali
della gente. Per loro resta sempre di fondo la convinzione per cui
la dimensione sessuale è forse gradevole, ma comunque non
importante, e soprattutto non politica. Le "vere" questioni, come ha
detto esplicitamente D'Alema parlando di Pacs, sono altre, quindi i
compromessi più facili, come ha dimostrato Bertinotti, si possono
fare qui.
È per questo che Rutelli è riuscito ad incastrarli nel gioco del "o
Tav o Pacs". Rutelli, che non viene dal Pci, ha capito (come già
Mastella e soprattutto il loro maestro Ruini) tutta l'importanza
della carta politica della sessualità, e la gioca, e la sa giocare
bene. Bertinotti e Fassino, convinti di essere trascinati su un
terreno "sovrastrutturale", poco importante, combattono senza
convinzione, e non hanno argomenti per vincere. Bertinotti ha
addirittura detto che Rifondazione ha dimostrato di essere seria,
perché non ha fatto, come i Radicali, "una sceneggiata per un pugno
di voti". Non c'è nulla da fare. Anche quando cercano di mettere
toppe sul buco, i politici dell'ex Pci riescono solo ad allargare
sempre più lo strappo con i possessori di quel "pugno di voti", che
poi saremmo ancora una volta noi gay.
Qui tiro un sospiro, e capisco che nel dopo elezioni noi gay abbiamo
un bel po' di lavoro che ci aspetta, in termini di educazione
politica della sinistra italiana.
Nell'attesa, chiedo ancora una volta a chi leggerà queste righe
prima delle elezioni di non fare stupidaggini e di andare a votare,
per quanto incazzato sia. Magari Rosa nel pugno, se proprio i
partiti della sinistra non riesce a votarli, ma vada a votare.
Ricordiamo che Zapatero ha vinto non perché abbia portato via voti
alla destra, che ha preso gli stessi voti della volta precedente, ma
perché due milioni di elettori di sinistra scazzati sono andati a
votare contro le bugie di Aznar sul terrorismo. E la differenza s’è
vista immediatamente.
Non ho bisogno di spiegare io perché l'Italia non può permettersi il
lusso di cinque altri anni di uno sfascia-nazione come Berlusconi,
dato che ormai perfino la Confindustria non ne può più
di lui.
Quanto poi a spiegare perché noi gay non possiamo aspettarci nulla
di buono da un governo che ci ha chiamati "culattoni" per cinque
anni, o da una coalizione che candida esattamente zero gay nelle sue
liste, o che dichiara “meglio fascisti che froci”...
permettetemi di sperare che sia superfluo.
Il 9 aprile andiamo tutti a votare, rafforzando la sinistra per
mandare all'aria il giochino di Rutelli.E il 10 aprile iniziamo a
chiederle conto delle sue bugie e delle sue prese per il culo...
Giovanni Dall'Orto (direttore responsabile) |