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Intervista esclusiva a Ivano Fossati.
Una canzone gay nel suo ultimo
album: “Smettiamola di chiamarlo amore diverso, non ne possiamo più!
È una canzone d’amore e basta.
Tra i vari media gay che lo hanno contattato, Ivano Fossati ha
scelto
“Pride” per raccontare le motivazioni di un brano a tematica gay nel
suo ultimo cd, L’arcangelo (Sony/BMG).
“Denny”, questo è il titolo della canzone, non parla di trans o dei
gay come una macchietta, ma racconta dell’amore di due uomini che
conducono una vita quotidiana normale, che si alzano al mattino per
andare al lavoro.
Il cantautore genovese ha appena intrapreso un lungo tour: le prime
tappe saranno nei club, la parte estiva si svolgerà poi in ville,
anfiteatri, teatri romani e piazze, per concludersi, da autunno fino
a dicembre, nei migliori teatri d’Italia. Innumerevoli saranno
quindi
le occasioni per andarlo ad ascoltare.
Prima di tutto complimenti per il tuo ultimo lavoro, L’arcangelo.
Chi
è questo arcangelo?
È uno di questi poveri uomini che sbarcano sulle coste degli altri
paesi o arrivano con altri mezzi, si integrano male, e comunque
vivono sempre una vita sul filo, come degli equilibristi.
Io in questo caso l’ho chiamato l’arcangelo (e nella canzone
addirittura Gabriele) perché ho avuto la sensazione che, lo vogliamo
o meno, ci dà l’annuncio che i tempi non sono più gli stessi. Non lo
sappiamo se saranno migliori o peggiori, però saranno qualcosa al
quale non eravamo abituati, specialmente nel nostro paese, è
accaduto.
Loro sono un accadimento: è come se il calendario in qualche modo
avesse voltato pagina.
Nel brano, “Cara democrazia”, affronti il tema politico. A
proposito,
sei soddisfatto del risultato delle ultime elezioni?
Soddisfatto no, ovviamente qualsiasi persona di buon senso, al di là
dell’appartenenza, si sarebbe aspettata una scelta netta
dell’Italia.
Io mi aspettavo una scelta che andasse un po’ più verso il centro
sinistra, in una maniera serena, di vedere un paese che, comunque,
sceglie. D’altro canto questo fenomeno curioso, strano, un po’
inquietante, che non tocca soltanto noi, è successo in Germania, e
perfino gli Stati Uniti sono perfettamente divisi a metà. Abbiamo
visto il presidente attuale vincere per trecento voti.
Questo crea un interrogativo che va al di là delle nostre frontiere.
Non si capisce se è indecisione, se è incapacità, mancanza di senso
critico, se non siamo più capaci di vedere nemmeno quello che ci
succede, cioè i danni che ci vengono fatti o se addirittura si
tratta
di una mancanza di reazioni.
In “Denny” affronti il tema di un amore omosessuale…
Innanzi tutto ti dico che prima di affrontarla ci ho pensato bene.
Il
solo fatto di affrontare questo argomento si presta poi ad
interpretazioni, anche legittime.
Mi sono dedicato a questa canzone quando ho capito, o mi è parso di
capire, di aver trovato qualcosa di semplice, che forse poteva
essere
considerato abbastanza solido.
Intanto la canzone non contiene né giudizi, né il loro contrario. A
me interessava un quadro tratteggiato di due persone che lavorano,
che fanno una vita normale, come ne ho viste e conosciute tante.
Mi è parso che la realtà di molte persone sia questa. Mi è sembrato
che la restituzione più importante da fare a queste persone fosse la
normalità, cioè di non chiamare mai più una canzone così una canzone
di contenuto “diverso”. ...Questa stramaledetta cosa della
diversità,
che ancora oggi siamo costretti a leggere e sentire, legata a tutto
ciò che non è esattamente uguale alla linea di vita considerata
normale dal senso comune e dalla religione.
Io volevo fare una piccola restituzione, perché non mi pare che sia
molto di moda. Se ne parla molto, ma siamo in pochi a essere
disposti
a restituire qualcosa che è stato maltolto in centinaia di anni.
L’intento di questa piccola canzone, di poche parole che si
ripetono,
era che non ci fosse nessuna aria di presunbta “diversità”.
Io la sto cantando dal vivo e spendo due parole prima, anche se
addirittura sarebbe tanto bello non dire niente, ma i ragazzi hanno
bisogno di capire (questa volta sto facendo dei concerti proprio per
loro) e a volte due parole servono.
Io spiego che: è una canzone d’amore e basta, non consideratela in
nessun altro modo.
Sei stato ispirato da una storia in particolare?
No, sono stato ispirato dalla realtà, da molte persone che ho
conosciuto. Dalla normalità e dalla quotidianità di persone che
vivono queste loro storie in maniera legittima e assolutamente
normale. Mi pareva quindi che, persino musicalmente, questo quadro
dovesse essere accompagnato da una musica senza fanfare, senza
invenzioni, posso dire anche molto bella perché non l’ho scritta io.
Pensi che la coalizione di centro-sinistra riuscirà a mettersi
d’accordo in merito ad unioni civili, PaCS, etc?
Ci vorrebbe la macchina del tempo per poter rispondere.
Posso dirti cosa auspicherei: una visione unitaria che desse corso
rapido all’attuazione di leggi mirate che io, da cittadino, ritengo
urgenti e necessarie. Posso augurarlo alla coalizione e spero che lo
facciano.
Gli accordi politici sono sempre molto più complessi di quanto possa
sembrare a noi dall’esterno, ma i miracoli a volte succedono.
Per quanto riguarda le adozioni cosa ne pensi: meglio un bambino
in
un istituto o ad una coppia omosessuale?
Credo che le leggi che si possono apportare in questo senso devono
avere tutte le cautele: nel campo delle adozioni è più che mai
necessario che ci siano, quali che siano i destinatari e le persone
che desiderano adottare.
Sarei tendente a fidarmi di leggi assolutamente efficaci che
prevedano tutte le cautele possibili al fine dell’adozione.
Il nocciolo sta lì, non a chi lo dai, ma come, le misure che tu
attui. Lo dai a persone perbene, fidate, che effettivamente potranno
allevare questo bambino nelle condizioni migliori.
Indipendentemente dall’orientamento sessuale?
Direi di sì, anche se mi rendo conto che abbiamo aspettato a lungo
leggi molto meno complesse di questa e non sono mai arrivate.
Se allora mi chiedi se sono ottimista sull’attuazione di queste
normative, ti dico che sinceramente ho qualche dubbio.
Tu da etero hai affrontato il tema dell’omosessualità senza
problemi.
In Italia si verifica molto spesso il contrario, vige l’usanza del
“si sa ma non si dice”. All’estero abbiamo un Elton John che si
pacsa
con il suo compagno ed altri artisti che non hanno nessun problema a
parlare apertamente del loro orientamento sessuale. Cosa ne pensi di
questo?
È un costume tipicamente nostro, se pensi che la maggior parte degli
artisti italiani non dichiara neppure il proprio orientamento
politico, che è cosa probabilmente molto meno sensibile, non mi
stupisco del fatto che ancora oggi, in maniera anacronistica, ci sia
questa reticenza. Se guardo la realtà degli altri paesi esteri,
effettivamente tutto diventa, torno a dire “normale” e quotidiano.
A volte siamo noi gli artefici dell’anormalità delle cose.
Tutto sarebbe molto più semplice e meno problematico affrontandolo
piuttosto che lasciandolo nell’ombra.
Che rapporto hai con la religione?
Più di studio che di fede, sono molto interessato alla storia delle
religioni, al plurale. Certo non sono definibile un uomo di fede.
Cosa ne pensi delle “invasioni di campo” che fa la chiesa cattolica
nella politica?
Sono molti anni che dico e scrivo che noi siamo l’unico paese al
mondo che ha due governi. Questo non succede da nessun’altra parte,
ogni volta che si passano le frontiere si sente l’ingerenza della
chiesa praticamente svanire, però noi italiani siamo talmente
assuefatti a questo che ci pare addirittura normale, ma sinceramente
è più normale l’atmosfera di altri paesi europei.
Hai composto canzoni emblematiche per la comunità gay, da
“Pensiero
stupendo” di Patty Pravo a “Dedicato” di Loredana Bertè, poi hai
scritto per Mia Martini, Ornella Vanoni, Mina, Anna Oxa, Fiorella
Mannoia.. Non ti senti un po’ un icona gay anche tu?
Ah ah ah (ride). Ma, non lo so, comunque non mi dispiace. In Italia,
soprattutto in certi anni, è stato molto più facile scrivere per
queste interpreti femminili. Io mi sono trovato a fare il mio
mestiere in questo modo. Scrivendo per loro era necessario mettere
in
scena qualche cosa che fosse un po’ anche il loro mondo: io mi
sforzavo di fare questo, mi piaceva e divertiva molto, e può anche
darsi che capiti ancora. So che certi piccoli pensieri, frasi o
intuizioni che ci sono in queste canzoni sono andati anche molto più
lontano di quanto io pensavo, e mi fa piacere, perché è qualcosa che
va oltre la semplice scrittura di una canzone.
Ci hai regalato una bellissima canzone, vuoi aggiungere qualcosa
per
i nostri lettori?
Di solito quando si scrivono cose così si ha sempre (ed io lo avuto)
il timore di sbagliare, di nutrire il sospetto che si tocchino certi
argomenti per convenienza.
Questa è la cosa peggiore di fronte alla quale un artista si può
trovare. Ricordo che Fabrizio De Andrè mi diceva sempre che avendo
senso di responsabilità non si sbaglia. Però, aggiungeva, questo
senso di responsabilità uno ce l’ha quando governa un paese (si
spera) oppure quando fa cose importanti; quando invece noi scriviamo
le canzoni sembra che stiamo facendo una cosa piccola. Invece le
altre persone ci ascoltano, specialmente i ragazzi che hanno molti
anni meno di noi, quindi ogni parola, ogni pensiero, ogni aggettivo
deve essere molto ponderato.
È per questo che le poche parole scritte in “Denny” per me sono già
molte, e sono state il risultato di una forte responsabilità.
Grazie alle edizioni “Il volatore” ecco il testo di “Denny”.
Non c’è giustizia né pace,
qua intorno.
Tutte le ore di un anno
e tutto il tempo del giorno.
Io giù da un letto sicuro
mi butto alle sei
un caffè di acqua sottile
ti porto.
(Rit.) Nessuno sa e nessuno
nemmeno mi capisce
nessuno vede l’amore
nessuno lo intuisce.
Io fra i tuoi occhi splendenti
ci sto perduto nel mezzo
se accendessi un’altra luce
non la vedrei
Non c’è lavoro né pace,
qua intorno;
non c’è futuro né paga,
qua in fondo.
C’è il mio capo al cancello
che aspetta;
un’altra sigaretta,
poi vado.
E lui di certo non sa,
e di certo non capisce,
lui non lo vede l’amore
e nemmeno lo intuisce.
Io fra i tuoi occhi splendenti
sto perduto nel mezzo:
se si accendesse un’altra luce
non la vedrei.
Certi giorni non so nemmeno
come pregare,
certe volte non so davvero
cosa aspettare,
certe notti sono sicuro
che sbaglio io:
toccami la mano e lo saprò.
Non c’è giustizia né pace
qua intorno.
Tutte le ore di un anno
e tutto il tempo del giorno.
Io giù da un letto sicuro
mi butto alle sei
un caffè di acqua sottile
ti porto, Denny.
(Ritornello)
Sto fra i tuoi occhi splendenti
perché l’attimo è ora:
toccami la mano e ti sentirò,
toccami la mano e capirò,
accendi quella luce e la vedrò.
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