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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 81 - Marzo 2006 ]
 Il pugno e la rosa  
 
di
Francesco Belais
 

Dopo la delusione per come è stata affrontata la questione dei Pacs
nel programma dell’Unione, abbiamo incontrato Daniele Capezzone,
segretario dei Radicali Italiani. Il suo partito sembra aver compreso
l’importanza politica dei Pacs e sta portando avanti la nostra
battaglia senza sconti né compromessi. Capezzone promette infatti:
Ci batteremo per i Pacs fino all’ultimo”.
 
Capezzone, andiamo subito al nocciolo: il mondo lgbt è molto deluso
per come sono stati affrontati i Pacs nel programma dell’Unione.

Qualche settimana fa, in occasione della manifestazione in Piazza
Farnese, a Roma, Romano Prodi disse di sentirsi amareggiato. Adesso
gli amareggiati (e forse anche un po’ incazzati) siamo noi. Su questo
punto in particolare, noi, come Rosa nel pugno, abbiamo detto “no”.
Abbiamo confermato che vogliamo sostenere - e sosterremo - il
centrosinistra con convinzione, ma fino all’ultimo minuto chiederemo
all’Unione di correggere questo errore, di colmare questa lacuna.
Il pasticcetto che ha preparato è inaccettabile, non solo in linea di
principio, perché configura una posizione addirittura più arretrata
di quella proposta da Ruini, ma anche in concreto, perché tutta la
parte delle tutele pubblicistiche (dall’eredità alla pensione di
reversibilità, dalle questioni del lavoro alla tutela dopo la
separazione), rischia di non essere in alcun modo garantite.
 
Quello che è successo è stato quindi un regalo dell’Unione all’ala
cattolica?

Io credo che sia un grave errore quello di continuare a confondere le
gerarchie vaticane con i credenti.
Io speravo che almeno il sondaggio Eurispes, con il 70% dei credenti
che era risultato favorevole al riconoscimento degli stessi diritti
alle coppie di fatto, omo ed etero, inducesse tutti ad una
valutazione più ragionevole.
Resto convinto del fatto che la grande porzione cattolica di questa
società italiana sia mille miglia più avanti, non solo delle
gerarchie vaticane, ma soprattutto dei politici, che sembrano solo
preoccupati di genuflettersi.
 
In pratica molti nel mondo gay oggi vi giudicano gli unici ad aver
capito l’importanza politica dei PaCS. Ma come farete ad imporvi con
gli altri partiti dell’Unione?

Noi non crediamo che questa sia una battaglia “per una minoranza”. Io
rifiuto l’idea che qui si debba “assicurare qualcosa” al 3 o al 4 o
al 10% della popolazione, non è questo il punto. Quando si affrontano
questioni come queste, si parla di strumenti a disposizione del 100%
dei cittadini.
Vorrei che si uscisse dalla logica della tolleranza. Noi non vogliamo
né tollerare né essere tollerati. Ciascun cittadino, a prescindere
dalle sue scelte sessuali o affettive, deve poter contare su una
serie di diritti.
Oggi, 18 febbraio, ancano ancora alcuni giorni al momento in cui
l’Unione dovrà dire l’ultima parola sul suo programma. Noi fino a
quel punto vogliamo indurli a correggere questo errore.
Ma dirò di più, fino all’ultimo minuto della campagna elettorale noi
ci batteremo perché questo errore sia corretto.
Se questo non sarà, a maggior ragione chiederemo agli elettori di
darci una mano, perché a quel punto poi si vedrà chi avrà più forza
nel prossimo parlamento.
 
Molti omosessuali di sinistra hanno problemi a votarvi perché prima
eravate a destra. In fondo voi siete l’ala sinistra della destra
liberale.

Attenzione, è vero, abbiamo cercato, e sottolineo cercato, un’intesa
liberale comunque. Quindi l’abbiamo anche cercata nel centrodestra,
ma non l’abbiamo mai trovata.
Credo ci si possa dare atto di una cosa semplice, che noi siamo per
questo fuori dal parlamento da dieci anni.
Se il nostro problema fosse stato semplicemente quello di accattare
quattro seggi, come hanno fatto un po’ tutti, non sarebbe stato
difficile ottenere qualcosa a destra o a sinistra.
La verità è che noi abbiamo – ripeto – cercato intese, ma abbiamo
rifiutato di farle quando non c’erano i presupposti programmatici per
poterle effettivamente concludere.
 
Se il Polo “offrisse di più”, tornereste di là?
Insisto, non ci siamo mai stati di là. Non è che abbiamo fatto parte
organicamente del governo. Sottolineo che siamo stati per dieci anni
fuori dai poli, ci siamo presentati alle elezioni da soli, pagando
tutto il prezzo di questo. Consentimi di ribadirlo.
Ogni volta che si va a votare per le politiche si eleggono mille
persone. Nel ’96 ne sono state elette mille e così nel 2001, tra i
duemila eletti non c’è stata Emma Bonino, né Marco Pannella, né io,
né nessun radicale. Abbiamo dimostrato di saper pagare un prezzo alle
battaglie concrete in cui credevamo e crediamo.
 
Non credi che con tutti i referendum che avete proposto, e che non
hanno raggiunto il quorum, abbiate sminuito il valore di
quest’istituzione altamente democratica?

Credo che il problema italiano non stia tanto nei troppi referendum,
semmai nelle troppe leggi che nessuno conosce o – peggio ancora – nei
troppi referendum traditi.
Gli italiani hanno votato per cancellare il finanziamento pubblico
dei partiti ed i partiti se lo sono ripreso.
Gli italiani hanno votato per abolire alcuni ministeri e questi sono
stati nuovamente istituiti.
Io non conosco nessun paese del mondo avanzato in cui la gente vota e
poi i partiti in parlamento fanno esattamente il contrario.
Colgo l’occasione per dire che in questi ultimi scampoli di
legislatura, oltre a votare un’incredibile e vergognosa norma sulla
droga, c’è stata anche, nel silenzio generale, tranne noi, un’altra
norma sul finanziamento pubblico dei partiti che istituisce un fondo
pubblico per pagare i debiti dei partiti, che salva i tesorieri da
tutta una rete di responsabilità e che addirittura stabilisce che,
anche se la legislatura dura due anni, i partiti prendono i soldi per
tutti e cinque. In questo caso un Pacs tra i partiti c’è stato!
 
Laicità dello stato, concordato, vogliamo spendere due parole in merito?
Nessuno vuole togliere la parola al cardinale Ruini – che per l’altro
se la prende a reti unificate.

Il problema è che non si può avere la botte piena e la moglie
ubriaca. Non esiste nessun paese al mondo dove le gerarchie di una
confessione religiosa hanno tutta una serie di privilegi: concordato,
8 per mille, esenzioni Ici, insegnanti che vengono scelti dal vescovo
e pagati dallo stato e, oltre a tutto questo, vogliono entrare a
gamba tesa nell’arena politica.
Siccome siamo dei liberali, e mai vorremmo togliere la parola a
nessuno, se vogliono parlare parlino, se vogliono candidarsi alle
elezioni si candidino direttamente, però senza privilegi, come tutti
gli altri cittadini.
 
Tornando ai Pacs, non varrebbe la pena a questo punto battersi per il
matrimonio?

Per me la prospettiva è quella dell’accesso di tutte le persone agli
stessi istituti giuridici.
Dirò di più, sono convinto che in questa materia il proibizionismo
non funziona. Negli Stati Uniti, per esempio, negli stati dove ciò è
permesso, esistono già centinaia di migliaia di coppie gay e lesbiche
sposate, con decine migliaia di bimbi adottati e con altre decine
migliaia di bimbi che sono frutto di fecondazione eterologa con
donatore esterno alla coppia.
Ciascuno può essere favorevole o contrario a questa realtà, ma credo
che la cosa più folle sia semplicemente dire “proibiamo, proibiamo,
proibiamo”! Chi vuol proibire non impedirà nulla. Questa è una realtà
sociale con cui occorre fare i conti. Se il nostro dibattito fosse
meno provinciale, meno italiota, tutti ce ne renderemmo conto.
Il problema è che qui sembriamo quei condomini in cui si discute solo
nel cortile interno e tutti a vedere cosa dice Clemente, cosa dice
Pier Ferdinando. Appena superiamo la frontiera neanche sanno chi sia
Clemente o chi sia Pier Ferdinando.
Detto questo, sono convinto che ora dobbiamo puntare sul Pacs, che è
un obiettivo più a portata di mano di qualunque altro.
 
Concludiamo con una domanda personale. Molti uomini ti ritengono sexy
ed affascinante: hanno qualche speranza? Hai mai avuto rapporti
omosessuali?

Come diceva Borges, bisogna avere una mente ospitale.
Io ho voluto bene ed ho amato sia ragazzi che ragazze e conto di
proseguire così, spero molto a lungo.
 
 
Sul sito Gaynews.it è apparso questo utile specchietto sui punti
principali affrontati dalla proposta di legge sui Pacs. Ve lo
riproponiamo.
 
I 10 PUNTI DA RICORDARE DEL PACS
 
1) Eredità: in assenza di testamento il contraente superstite del
Pacs ha gli stessi diritti spettanti al coniuge previsti in materia
di successione legittima dal Codice civile.
2) Reversibilità della pensione.
3) Assistenza sanitaria: permesso di assistenza ospedaliera e nel
caso di incapacità del partner possibilità di prendere decisioni
sulla sua salute.
4) Assistenza penitenziaria.
5) Contratto di locazione e diritto di permanenza nell'abitazione
comune nel caso di morte di uno dei contraenti.
6) Permesso di soggiorno per il partner extracomunitario se residente
in Italia da almeno 5 anni.
7) Nel caso di morte di uno dei partner tutte le scelte di natura
religiosa o morale, le modalità di svolgimento della cerimonia
funebre, la scelta del luogo di sepoltura ovvero la decisione di
cremare il corpo del defunto sono adottate dall'altro contraente del
un patto civile di solidarietà.
8) Congedi lavorativi per motivi di assistenza sanitaria, partner
inabile o malato terminale.
9) Esoneri e dispense relative al servizio militare volontario.
10) Tutela in caso di separazione.
 

 

 

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