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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 88 - Ottobre 2006 ]
 Madri e figli arcobaleno
 
di Roberto Mauri

L’associazione Famiglie Arcobaleno è il primo gruppo italiano che riunisce nuclei familiari con genitori lesbiche e gay e si occupa di tutelare i loro diritti, in gran parte inesistenti per la legislazione vigente. Abbiamo raccolto le esperienze di alcune persone che ne fanno parte.

Carlotta e Natalie hanno due belle figlie con le quali vivono in provincia di Siena. Federica, dodici anni, è figlia di Carlotta e del suo precedente marito mentre Sara, quattro anni, è figlia di entrambe. Non sono toscane ma hanno scelto di vivere in un piccolo borgo in campagna immaginando che così la vita sarebbe stata più facile per le piccole.

 

Come vivono la vostra relazione, Federica e Sara?

Per Federica, che è più grande, le cose sono state probabilmente più complicate. Lei ha un padre con un nome e un cognome e con lui lei ha una storia comune e frequentazioni periodiche. Federica ha dovuto affrontare e superare la separazione fra me e suo papà e poi il mio nuovo amore con Natalie. Ha dovuto accettare la mia omosessualità, conoscere la mia nuova compagna ed imparare a vivere con entrambe.

 

E per Sara?

Per lei è tutto diverso, probabilmente è tutto più semplice. Lei sa di avere due mamme da quando è nata, chiama a seconda delle volte mamma Natalie oppure mamma Carlotta. L’assenza della figura paterna non è un problema per lei perché quella del padre è una presenza che non c’è mai stata. Sara è una bambina vivace, simpatica, del tutto normale.

 

Pensi che per Federica avere acquisito due madri nel corso dell’infanzia sia un problema?

Credo che lei abbia vissuto l’avvento di Natalie con le stesse difficoltà che provano i ragazzini quando la mamma abbandona papà e si mette con un altro uomo. Imparare ad apprezzare la persona che sostituisce il proprio genitore non è mai molto semplice ma ce la fanno quasi tutti. Anche lei. E poi, detto fuori dai denti, oggi si vogliono bene ed è questo che conta.

 

Federica e Sara, che frequentano la scuola e gli amici del paese, non hanno mai avuto problemi di intolleranza?

A scuola non è mai capitato niente. Noi viviamo la natura della nostra famiglia come perfettamente normale e questo evidentemente traspira dalla mura di casa nostra così che nessuno si è mai sentito nelle condizioni di fare delle battute o di insultare le nostre figlie. Figurati che Sara frequenta l’asilo in paese ed è gestito dalle suore.

 

E nemmeno con loro avete avuto difficoltà?

No, nemmeno con le suore. Immagina che l’anno scorso il vescovo è venuto a visitare l’asilo e quando si è avvicinato a Sara lei gli ha presentato la mia compagna dicendo che si trattava di mamma Natalie. Ma dai documenti risulta che Sara è la mia figlia biologica: Natalie per la legge non c’è. Le suore sanno bene che siamo due donne e che entrambe siamo madri di Sara. Il vescovo ha sorriso insieme alla suora, hanno stretto la mano di Natalie e hanno continuato il loro giro.

 

Nei piccoli comuni è più facile che in città farsi gli affari altrui: la vicina di casa, la madre della compagna di scuola o il vecchio davanti al bar di solito non fanno fatica ad attaccare delle etichette.  A voi non è successo?

Guarda, per sgomberare il campo da ogni equivoco ti racconto dei nostri dirimpettai che sono marocchini. Hanno molti figli fra cui una ragazza dell’età di Federica. Sono musulmani, probabilmente carichi di pregiudizi verso l’omosessualità. Eppure le nostre due famiglie si frequentano, le nostre figlie sono amiche e loro quando devono lasciare a casa i bambini, invece di lasciarli da soli, li accompagnano da noi chiedendoci di occuparcene per qualche ora. La loro figlia più grande è addirittura venuta al mare insieme a noi quando a giugno abbiamo organizzato un incontro di Famiglie Arcobaleno. E a quanto pare, si è divertita come se si trovasse in una spiaggia qualunque.

 

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Al contrario di Carlotta e Natalie molte delle famiglie iscritte all’associazione Famiglie Arcobaleno vivono in città. È questo il caso di Elena e Giuliana, che abitano a Milano insieme ai loro figli: Jonatan e Mara di quattro anni, Riccardo di sette. Li incontro al mare, Jonatan chiede a mamma Giuliana se può invitarmi a pranzo e pochi attimi dopo mi ritrovo nel loro bungalow a mangiare un piatto di spaghetti.

Mentre la mamma armeggia intorno ai fornelli e i fratelli vanno uno per volta a lavarsi le mani Jonatan mi dice lapidario: “Lo sai che io non ho un papà? Però ho un nonno!”. Dopo un attimo di sorpresa gli rispondo che io non ho mai avuto un nonno, però mi è toccato un padre, gli sorrido e lui raggiunge i suoi fratelli in bagno.

 

Succede spesso che i vostri figli facciano riferimento al padre che non hanno?

Questa è stata la prima volta che Jonatan si è espresso in modo così esplicito. Di solito non capita; con Mara invece era successo due anni fa. Aveva tre anni ed eravamo in montagna con una coppia di amici etero con due figli dell’età dei nostri. Mara chiamava “papà” il padre dei suoi amici che ad un certo punto le ha spiegato di non essere il suo papà. Mara allora ha chiesto dove era il proprio padre e quando le abbiamo spiegato che non aveva un papà ma due mamme è scoppiata a piangere ed è stata difficilmente consolabile. Dopo quell’episodio non è più accaduto che abbia chiesto del papà ma non credo che non ci pensi. O forse sono i miei sensi di colpa che me lo fanno pensare

In tutti i casi credo che l’essenziale sia non mentire. Il padre non è morto e non li ha abbandonati. È necessario che loro lo sappiano. Si dice quello che è.

 

In Famiglie Arcobaleno esistono anche dei singoli che hanno messo al mondo e crescono dei figli. Consigliereste a un gay o a una lesbica single di fare un figlio?

Non c’è niente da consigliare a nessuno: si diventa padri o madri quando ci si sente maturi e capaci. Crescere un figlio da soli è più difficile che crescerlo in coppia ma non ci vedo nessuna controindicazione. La società nella quale viviamo è piena di famiglie monoparentali. Hai notato quanti separati e divorziati ci sono in giro?

 

E che cosa si dirà al bambino di un uomo gay che chiede dove sia la mamma?

Bisognerà dirgli la verità: che la mamma non c’è ma che c’è il papà. E quel padre dovrà essere capace di trasmettere semplicemente amore che vale più di mille parole. Verrà poi anche il momento di parlare, ed allora sarà il genitore a trovare le parole giuste, preparandosi con attenzione, aspettandosi le domande dei figli, non temendole. A volte non è facile, ma ognuno deve trovare la propria via.

 

Esistono dei momenti di aggregazione per voi membri di Famiglie Arcobaleno?

Ci teniamo in contatto via e-mail: ricevo ogni giorno una ventina di messaggi dai membri di Famiglie Arcobaleno. Qui a Milano poi non è difficile scegliere di vedersi, di passare del tempo insieme, di far frequentare ai nostri figli i loro amici figli di altri... arcobaleni.

 

Al Pride di Torino, mentre il vostro trenino sfilava, ho sentito un paio di tizi dire che usate i bambini per i vostri stupidi interessi. Che cosa avresti risposto loro?

Non meritano risposte, quelli che hanno cose da dire prima di sapere di cosa stanno parlando.

Comunque dovrebbero considerare che siamo famiglie e che non è proibito a nessuna famiglia di andare al lago, al cinema oppure al gay pride.

Se portassero anche i loro figli, quei signori, scoprirebbero che si divertirebbero a loro volta!

   

 

 

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