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IL MENSILE GAY ITALIANO                Numero 51 - Settembre 2003
Vendetta annunciata di Gianni Rossi Barilli


A due mesi dal Pride, aggressione fascista contro il presidente dell’Arcigay di Bari Michele Bellomo. Gli avevano appena tolto la scorta che da mesi lo accompagnava ovunque, nonostante le richieste di prorogare il servizio di protezione.
 

Per mesi era andato in giro con la scorta, dopo aver subito minacce di morte. Poi la scorta è stata tolta e il primo giorno in cui non l’ha più avuta Michele Bellomo, presidente dell’Arcigay di Bari e organizzatore del Gay Pride nazionale del giugno scorso, è stato aggredito e picchiato. È successo il pomeriggio del primo agosto a Bari, quando alcuni individui (almeno due) sono entrati nella sede dell’associazione, presso la sezione dei Ds di via Zara, e sono saltati addosso a Bellomo che stava lavorando al computer. Lo hanno colpito alle spalle per stordirlo e poi gli hanno più volte sbattuto di forza la testa contro la tastiera, provocandogli un trauma cranico e lesioni al volto che hanno reso necessario un ricovero d’urgenza in una clinica oculistica per accertamenti. Compiuta la spedizione punitiva, gli aggressori se ne sono andati.
 
La cosa grave è che l’attacco era ampiamente annunciato e che il tempismo dei picchiatori è stato inquietante, tanto da far pensare che sapessero con certezza di poter agire indisturbati perché la scorta non c’era più. Solo tre giorni prima, alcuni deputati di Ds e Prc avevano consegnato una lettera al ministro dell’interno Pisanu per chiedere una proroga della protezione a Bellomo. Il ministro si era dichiarato disponibile, ma nel frattempo la scorta è sparita lo stesso, e nel giro di poche ore la decisione di sospenderla si è rivelata un grosso errore.
 
Le minacce erano cominciate poco meno di un anno fa, poco dopo l’annuncio che il Gay Pride 2003 si sarebbe tenuto a Bari. Michele Bellomo è stato fin dall’inizio co-portavoce di questo evento, e perciò su di lui si sono dirette le attenzioni dell’estremismo muscolare di destra. La scorta è arrivata dopo la comparsa di scritte pesantemente intimidatorie accanto al portone di casa di Michele, ma nonostante la protezione, le intimidazioni sono continuate, anche dopo il Gay Pride.
A fine giugno era arrivato il seguente testo anonimo all’Arcigay di Bari: “Continui a portare la depravazione e l’Aids a Bari con i tuoi discorsi e le tue provocazioni oscene. Dio ha creato Adamo ed Eva, non Adamo e Adamo. Hai ingannato migliaia di persone portandole sulla strada della perversione. Dio ti punirà e brucerai tra le fiamme dell’inferno”.
Il 9 luglio, un episodio di intimidazione da parte di alcuni militanti di estrema destra in una pizzeria alla presenza degli agenti della scorta.
Il 24 luglio, una chiamata al citofono alle tre di notte: “Ricchione di merda, brucerai fra le fiamme dell’inferno”. Per questo Bellomo aveva chiesto di continuare a essere protetto almeno fino alla fine dell’anno. E per questo la sua sollecitazione era stata trasmessa al ministro Pisanu con allegata cronistoria delle minacce.
Dopo le botte, la scorta è stata riassegnata in fretta e furia e molti esponenti politici dell’opposizione hanno chiesto che venissero accertate le responsabilità in merito alla “temporanea sospensione” del servizio. Ma complice il caldo, le richieste di chiarimenti sono finite nel dimenticatoio, mentre le indagini sugli autori dell’aggressione sono partite in modo tutt’altro che brillante. Qualcuno ha perfino suggerito un movente “passionale” in alternativa a quello politico (come a sottolineare che il pregiudizio non cede neppure di fronte all’evidenza) e questo non ha certo aiutato a identificare i picchiatori, che per il momento rimangono ignoti.
   
Di positivo c’è soltanto che per pubblicare per intero le manifestazioni di solidarietà che sono arrivate a Michele Bellomo forse non basterebbe un’edizione monotematica di questa rivista. E che Michele ha deciso di non lasciarsi spaventare da quello che è successo e di proseguire rimanendo a Bari la sua (e nostra) battaglia di libertà.
Coraggio Michele, siamo tutti con te.
  
   

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