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Protagonista del fattaccio, il
noto calciatore miliardario Francesco Coco, che è più noto (lo si
tenga presente) per il suo fruttuoso lavoro nell’industria del
gossip
che per le sue capacità pedatorie. (A lume di naso, anzi, si può
certamente sospettare che abbia ricavato più soldi dal
gossip
che dal calcio.)
I fatti sono noti: durante lo
scandalo venne fuori la voce insistente di un ricatto a
Francesco Coco,
basato su alcune foto che lo immortalavano in intensi scambi carnali
con altri quattro maschi “abbronzati e muscolosi” su una lussuosa
barca.
La cosa fu riportata, tra gli
altri, dal quotidiano "la Repubblica" e dal sito "Dagospia", con la
grottesca precisazione che sulla barca non era visibile alcuna donna
(come se ricche toccate di pisello a prua non fossero veri atti
sessuali qualora fosse presente una donna a poppa...).
Il fatto in sé - vero o falso
che sia - non c'interessa (come è ovvio) un granché: Francesco Coco
può mettere le mani dove preferisce, basta che non le metta sul
pallone. Al massimo lo invidiamo, ecco, perché quattro maschioni
“abbronzati e muscolosi” su una barca al largo di Golfo Aranci sono
un lusso come pochi. Io, per fare un paragone, in vita mia sono
arrivato al massimo a tre maschioni in un villino in multiproprietà
presso Follonica.
Può anzi darsi davvero che le
foto in questione non siano mai esistite, come ha dichiarato il
diritto interessato.
Quel che ci interessa,
piuttosto, è la smentita che è seguita, che è assolutamente reale,
nero su bianco, e pesante. L’ha data lo stesso Franceschello, dopo
essersi consultato (come è plausibile) col suo procuratore e coi
dirigenti della sua società calcistica attuale (che è, pensate, il…
Barça [pronunciato «barssa»]).
La smentita è stata, in sintesi,
un veemente
coming out al
contrario: Francesco Coco ha affermato recisamente di essere
totalmente e appassionatamente etero e ha condito il tutto con
l’estemporanea precisazione che "se
c’erano cinque uomini, allora c’erano anche almeno trentacinque
donne".
Non so perché l’intervistatore,
di fronte al suo "se", non gli abbia subito chiesto "ma
insomma, quanti diavolo eravate?"
(e resta da sapere chi fosse a poppa e chi a prua, e chi portava i
fazzoletti e la Batida de Coco).
La smentita è terminata (e qui
viene il bello) aggiungendo che quell’insinuazione che a lui
potessero piacere i maschi era (e cito testualmente) "un’infamità
allucinante" (sic!).
Scordavo: ha anche aggiunto che
"alcuni dei
miei amici, si badi, sono gay"
(Dolce & Gabbana?). La cosa può essere magari confortante, ma non ci
interessa un granché, dato che detta così è come se Gino Strada
dicesse che alcuni dei suoi amici afgani hanno, porelli, la scabbia.
Per la cronaca, il Coco non ha
querelato nessuno per "l’infame e allucinante" insinuazione.
Malgrado questo dettaglio, secondo me quelle foto non esistono
davvero. (Ho infatti modo di credere che la voce sia frutto, in
realtà, della confusione tra due fatti distinti, con altri
calciatori coinvolti. Tutti abbronzati e muscolosi, va da sé...).
Ma come mai questa brutta
excusatio non petita,
così razzista, di Francesco Coco? Un po’ troppa Batida?
No, la Batida da sola non
giustifica. Se qualcuno insinuasse che io sia, in realtà, “mezzo
etero” (cioè etero in barca e gay in discoteca) io non bollerei
l’insinuazione come una “infamità allucinante”...
Perché allora tutta ‘sta fobia?
Penserete, magari, che Francesco Coco sia un mostro (pettinatissimo,
peraltro), ma non è così: è che Franceschello non poteva, o quasi,
fare diversamente: il mostro infatti c'è, ma è semmai un altro:
l’industria calcistica.
Si tratta di un’industria che
assicura enormi conti in banca a una cricca di privilegiati, e nella
quale il razzismo contro i gay è irrinunciabile.
Parlo di
razzismo,
si badi, e non di semplice ostilità. L’industria calcistica è come
Hollywood: vende sogni; e i suoi attori sono i calciatori
professionisti.
Per chi è avulso dalla realtà
meno visibile del mondo calcistico, sappiate che i giocatori sono
una categoria con una fortissima identità collettiva condivisa
(quasi da setta, a tratti), e un’immagine collettiva da tutelare
accuratamente; e quest’immagine prevede che il calciatore al mondo
extra-calcistico (ai paganti, insomma) si mostri (1) etero, (2)
sobrio nei costumi, e (3) monogamico.
I giornalisti
embedded
della stampa sportiva e del gossip moltiplicano tale immagine
all’infinito da decenni: perché la massa dei tifosi paganti è etero,
e perché le massa di lettrici (paganti) del
gossip
è etero. Ed entrambi credono ingenuamente, riguardo alla regola 1,
che i froci non sappiano dare pedate negli stinchi.
Un giocatore che metta a
repentaglio l’immagine obbligatoria subisce pesanti contromisure,
fino alla panchina e ad abbassamenti della propria quotazione di
mercato; e lo si è visto di recente con la stella brasiliana
Adriano,
immortalato a ballare con tre poppute connazionali e nessuna
fidanzata ufficiale, e quindi subito punito dalla sua società (l’Inter,
per chi non lo sapesse).
La cosa, se ci si pensa, è un
po’ assurda, perché un ballo serale non può influire in nessun modo
sulle prestazioni in campo (e se è per questo lo stesso vale anche
per qualche “audace” toccamento in barca).
Ma tant’è: se le foto
“compromettenti” di Coco (qualora esistessero) fossero state
diffuse, il loro effetto sulla carriera del giocatore sarebbe stato
(come sottolineato da “la Repubblica”)
devastante.
La sua quotazione si sarebbe quasi azzerata, e… addio estate in
barca! E addio anche alle veline; le quali perdono, per quel che
sembra, la loro forte attrazione verso i bei calciatori al di sotto
di una certa quotazione. E addio amici muscolosi e abbronzati pieni
di soldi! Magari me lo sarei ritrovato, chissà, a Follonica...
Quindi sappiatelo: ciascuno di
noi maschi gay, anche il più innocente, è dotato di un’arma letale,
e può annullare la carriera di un calciatore professionista e
mandare a… monte tutta la sua preparazione atletica e il suo talento
(laddove c’è; non sto parlando di Bettarini) con una singola foto
intima.
Siamo veramente dei pericolosi
cobra, altro che minoranza malvista e maltrattata!
Voi vi chiederete: e i
calciatori gay?
Ragazzi, il cobra non muore mica
del proprio veleno! |