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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO   [ Numero 92 - Febbraio 2007 ]
 BATIDA DE COCO
 
di Bruno da Roma

C’è una categoria d’uomini a cui noi maschi gay (dichiarati o no che siamo) riusciamo ad incutere un autentico terrore senza nessuno sforzo, ed è la categoria dei calciatori professionisti. Il loro atteggiamento verso di noi è più o meno quello di una pantera di fronte a un cobra. (Quasi comico, come si può immaginare). Lo si è visto più volte, e l’ultima è stata durante il deprimente scandalo di “vallettopoli”.
 


Protagonista del fattaccio, il noto calciatore miliardario Francesco Coco, che è più noto (lo si tenga presente) per il suo fruttuoso lavoro nell’industria del gossip che per le sue capacità pedatorie. (A lume di naso, anzi, si può certamente sospettare che abbia ricavato più soldi dal gossip che dal calcio.)

 

I fatti sono noti: durante lo scandalo venne fuori la voce insistente di un ricatto a Francesco Coco, basato su alcune foto che lo immortalavano in intensi scambi carnali con altri quattro maschi “abbronzati e muscolosi” su una lussuosa barca.

La cosa fu riportata, tra gli altri, dal quotidiano "la Repubblica" e dal sito "Dagospia", con la grottesca precisazione che sulla barca non era visibile alcuna donna (come se ricche toccate di pisello a prua non fossero veri atti sessuali qualora fosse presente una donna a poppa...).

Il fatto in sé - vero o falso che sia - non c'interessa (come è ovvio) un granché: Francesco Coco può mettere le mani dove preferisce, basta che non le metta sul pallone. Al massimo lo invidiamo, ecco, perché quattro maschioni “abbronzati e muscolosi” su una barca al largo di Golfo Aranci sono un lusso come pochi. Io, per fare un paragone, in vita mia sono arrivato al massimo a tre maschioni in un villino in multiproprietà presso Follonica.

Può anzi darsi davvero che le foto in questione non siano mai esistite, come ha dichiarato il diritto interessato.

 

Quel che ci interessa, piuttosto, è la smentita che è seguita, che è assolutamente reale, nero su bianco, e pesante. L’ha data lo stesso Franceschello, dopo essersi consultato (come è plausibile) col suo procuratore e coi dirigenti della sua società calcistica attuale (che è, pensate, il… Barça [pronunciato «barssa»]).

La smentita è stata, in sintesi, un veemente coming out al contrario: Francesco Coco ha affermato recisamente di essere totalmente e appassionatamente etero e ha condito il tutto con l’estemporanea precisazione che "se c’erano cinque uomini, allora c’erano anche almeno trentacinque donne".

Non so perché l’intervistatore, di fronte al suo "se", non gli abbia subito chiesto "ma insomma, quanti diavolo eravate?" (e resta da sapere chi fosse a poppa e chi a prua, e chi portava i fazzoletti e la Batida de Coco).

La smentita è terminata (e qui viene il bello) aggiungendo che quell’insinuazione che a lui potessero piacere i maschi era (e cito testualmente) "un’infamità allucinante" (sic!).

Scordavo: ha anche aggiunto che "alcuni dei miei amici, si badi, sono gay" (Dolce & Gabbana?). La cosa può essere magari confortante, ma non ci interessa un granché, dato che detta così è come se Gino Strada dicesse che alcuni dei suoi amici afgani hanno, porelli, la scabbia.

 

Per la cronaca, il Coco non ha querelato nessuno per "l’infame e allucinante" insinuazione. Malgrado questo dettaglio, secondo me quelle foto non esistono davvero. (Ho infatti modo di credere che la voce sia frutto, in realtà, della confusione tra due fatti distinti, con altri calciatori coinvolti. Tutti abbronzati e muscolosi, va da sé...).

         

Ma come mai questa brutta excusatio non petita, così razzista, di Francesco Coco? Un po’ troppa Batida?

No, la Batida da sola non giustifica. Se qualcuno insinuasse che io sia, in realtà, “mezzo etero” (cioè etero in barca e gay in discoteca) io non bollerei l’insinuazione come una “infamità allucinante”...

Perché allora tutta ‘sta fobia? Penserete, magari, che Francesco Coco sia un mostro (pettinatissimo, peraltro), ma non è così: è che Franceschello non poteva, o quasi, fare diversamente: il mostro infatti c'è, ma è semmai un altro: l’industria calcistica.

Si tratta di un’industria che assicura enormi conti in banca a una cricca di privilegiati, e nella quale il razzismo contro i gay è irrinunciabile.

 

Parlo di razzismo, si badi, e non di semplice ostilità. L’industria calcistica è come Hollywood: vende sogni; e i suoi attori sono i calciatori professionisti.

Per chi è avulso dalla realtà meno visibile del mondo calcistico, sappiate che i giocatori sono una categoria con una fortissima identità collettiva condivisa (quasi da setta, a tratti), e un’immagine collettiva da tutelare accuratamente; e quest’immagine prevede che il calciatore al mondo extra-calcistico (ai paganti, insomma) si mostri (1) etero, (2) sobrio nei costumi, e (3) monogamico.

I giornalisti embedded della stampa sportiva e del gossip moltiplicano tale immagine all’infinito da decenni: perché la massa dei tifosi paganti è etero, e perché le massa di lettrici (paganti) del gossip è etero. Ed entrambi credono ingenuamente, riguardo alla regola 1, che i froci non sappiano dare pedate negli stinchi.

 

Un giocatore che metta a repentaglio l’immagine obbligatoria subisce pesanti contromisure, fino alla panchina e ad abbassamenti della propria quotazione di mercato; e lo si è visto di recente con la stella brasiliana Adriano, immortalato a ballare con tre poppute connazionali e nessuna fidanzata ufficiale, e quindi subito punito dalla sua società (l’Inter, per chi non lo sapesse).

La cosa, se ci si pensa, è un po’ assurda, perché un ballo serale non può influire in nessun modo sulle prestazioni in campo (e se è per questo lo stesso vale anche per qualche “audace” toccamento in barca).

Ma tant’è: se le foto “compromettenti” di Coco (qualora esistessero) fossero state diffuse, il loro effetto sulla carriera del giocatore sarebbe stato (come sottolineato da “la Repubblica”) devastante. La sua quotazione si sarebbe quasi azzerata, e… addio estate in barca! E addio anche alle veline; le quali perdono, per quel che sembra, la loro forte attrazione verso i bei calciatori al di sotto di una certa quotazione. E addio amici muscolosi e abbronzati pieni di soldi! Magari me lo sarei ritrovato, chissà, a Follonica...

 

Quindi sappiatelo: ciascuno di noi maschi gay, anche il più innocente, è dotato di un’arma letale, e può annullare la carriera di un calciatore professionista e mandare a… monte tutta la sua preparazione atletica e il suo talento (laddove c’è; non sto parlando di Bettarini) con una singola foto intima.

Siamo veramente dei pericolosi cobra, altro che minoranza malvista e maltrattata!

 

Voi vi chiederete: e i calciatori gay?

Ragazzi, il cobra non muore mica del proprio veleno!

 

 

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