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La Pornotax rende finalmente
legale in Italia la pornografia ma, spacciandosi come “tassa
etica”, appare più come una forma moralistico-intimidatoria
verso un settore rivolto agli adulti e non risolleverà l’economia del
nostro Paese .
Con motivazioni etico-moralistiche il centro-destra avevano provato,
nel 2002, ad inserire una tassa sulla vendita e la produzione di
materiale pornografico nella Finanziaria.
L’argomento, con ben cinque ore di discussione, appassionò
Montecitorio.
Intervenni. Il quotidiano “Libero”, qualche giorno prima, mi aveva
definito (ovviamente non senza una punta di saracasmo da parte loro)
“massimo esperto di sesso del Parlamento italiano”. Della serie:
“finalmente parla quello che se ne intende”...
Ora, non so se io sono o no il massimo esperto eccetera, tuttavia in
quell’occasione fui almeno in grado di chiarire ai miei esimi colleghi
che non si poteva tassare un settore ritenuto illegale dalla
legislazione vigente.
Infatti l’articolo 528 del codice penale, approvato nel 1930 in pieno
Fascismo e mai abrogato, è tassativo: “Chiunque, allo scopo di farne
commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica,
introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta,
ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri
oggetti osceni di qualsiasi specie, è punito con la reclusione da tre
mesi a tre anni e con la multa non inferiore a lire duecentomila”.
Insomma: contrariamente a quanto credono in molti, ivi inclusi molti
dei miei colleghi, la pornografia in Italia è tollerata, ma non
legalizzata... (La trascrizione del dibattito, fra il divertito e il
goliardico, è qui: http://www.grillini.it/show.php?518 ).
In quell’occasione mi fu facile sostenere che fosse giunta l’ora di
legalizzare e regolamentare, senza ipocrisie, la pornografia, il cui
giro d’affari è stimato attorno ai cinquecento miliardi di vecchie
lire e che ha avuto un ruolo di traino per l’industria
elettronica: “Se 25 milioni di famiglie italiane”, sostenni, “hanno
acquistato un video-registratore non è certamente per vedere La
corazzata Potemkin”.
Il risultato del mio intervento? La pornografia non fu legalizzata, ma
almeno la Pornotax nella versione 2002 fu tanto sonoramente quanto
moralisticamente bocciata... per non correre il rischio di doverlo
fare.
Tuttavia nel dicembre scorso l’onorevole Daniela Santanchè, di An,
è riuscita a convincere il riottoso Tremonti (contrario, per
principio, a qualunque aumento delle imposte) ad inserire nel
mostruoso maxi-emendamento alla legge finanziaria una “Pornotax”
rivista ed aggiornata. La fiducia imposta dal Governo Berlusconi sulla
legge le ha garantito un facile via libera.
Ora la pornografia diverrà carissima, perché sarà assoggettata ad una
tassazione addizionale del 25% che si aggiunge alla già salata
tassazione vigente.
L’intento moralistico-proibizionista è evidente, perché il materiale
pornografico è associato, nell’emendamento, al materiale di
“incitamento alla violenza” e così i finanzieri avranno un’arma in più
per intimidire produttore e negozianti, già vessati dal ricatto
dell’illegalità.
Il governo, involontariamente, ha finalmente trasformato la vendita,
la produzione e il commercio di materiale pornografico in attività
perfettamente lecite.
Tuttavia ciò non basta. Un Paese maturo e civile avrebbe infatti avuto
il coraggio di legalizzare prima la pornografia, e solo poi di
sottoporla a giusta tassazione.
Siamo, ancora una volta, al trionfo dell’ipocrisia nazionale,
di derivazione cattolica, del “si fa ma non si dice” e
dell’”immoralità della pornografia” che deve essere punita con una
tassazione esagerata.
Naturalmente la Finanziaria non specifica che cosa si intende per “materiale
pornografico”. Chi deciderà che cosa è pornografico e che cosa è
“violento”?
Oggi esiste una Commissione di Censura su film e riviste che impone il
divieto ai minori di 18 anni in presenza di materiale filmato,
cartaceo o di altra natura relativo al sesso genitale.
Immaginiamo che anche la Guardia di Finanza dovrà istituire una
speciale commissione che dovrà occuparsi di visionare cassette, DVD
riviste e oggettistica che ha a che fare con il sesso, la sua
rappresentazione e i nostri piaceri.
Così la rappresentazione del sesso sarà sottoposta al giudizio
insindacabile della guardia di Finanza, preposta a nuovo censore dei
costumi nazionali.
Sempre che non ci abbiano già pensato gli amici di Oltretevere, che
ormai intervengono su qualsiasi questione relativa allo stato laico, a
visionare direttamente il materiale e ad indicarci ciò che è passibile
di tasse inique e ciò che invece, per grazia di Dio, costituisce
materiale innocente.
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