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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO   [ Numero 91 - Gennaio 2007 ]
 Hotel Zeus
 
di Ivano Barocci

Un padre una madre distrutti dal dolore per la scomparsa di una figlia e un prete che li allontana dalla chiesa perché li reputa dei peccatori. È difficile immaginare qualcosa di più stridente, soprattutto per chi pensa che la chiesa debba accogliere e non respingere. Ma siamo abituati al peggio. E il peggio si è palesato anche tra Lido di Classe e Cesena.
 


Carla e Franco Dallamore di Cesena sono una coppia colpita nel 1998 dalla morte della figlia Roberta, in un incidente stradale in pratica avvenuto sotto casa. Per loro è una ferita incolmabile, ancora adesso, ma riescono a reagire e a non farsi sopraffare dal dolore anche avvicinandosi alla Chiesa più di quello che facevano prima, anche per rispondere all’invito di Roberta, che era praticante e animatrice di attività della parrocchia.

Alla fine la signora Carla, nel suo percorso che la porta a riavvicinarsi alla chiesa, viene invitata dal suo prete a leggere dall’altare, ogni domenica, un brano tratto dal Vangelo.

 

Ma Carla e Franco non sono solo questo: sono anche i titolari dell’Hotel Zeus di Lido di Classe (aperto esclusivamente d’estate), l'unico albergo in Italia a dichiararsi apertamente “albergo gay”. Non “friendly”, ma proprio gay.

La cosa nel tempo ha provocato curiosità anche fra chi non è dell’ambiente, tanto che l’estate scorsa l'unico albergo gay d'Italia era finita su un’intera pagina del quotidiano “Corriere Romagna”, che lo presentata come un’iniziativa degna di simpatia ed incoraggiamento.

 

Ma non tutti l’hanno vista in questo modo.

Una domenica però non vengo chiamata", ci racconta direttamente Carla, "e io ci rimango un po’ male ma non vado a pensare a nulla di particolare. Si sarà dimenticato, penso tra me e me. Poi la seconda domenica ancora nulla", continua Carla, "non mi chiama all’altare e allora mi preoccupo. Vado a chiedere spiegazioni al prete e lui mi dice che sa tutto, che mi dovrei vergognare, che non sono degna di leggere il Vangelo, che sono una peccatrice!”.

Carla ci rimane malissimo e reagisce come il suo temperamento schietto, da buona romagnola, le suggerisce. "Io peccatrice?, ho chiesto al prete, io dovrei vergognarmi? E di cosa? Non ho fatto nulla di cui vergognarmi e di cui pentirmi, e se non posso più leggere per quel motivo, non vengo più neanche in chiesa! E infatti non ci sono più andata da allora, ma in corpo ho tanta rabbia perché una cosa del genere non me la sarei mai aspettata.

E secondo me, l’articolo in questione, il prete non lo ha neanche letto: devono essere state le solite comari a parlargliene. Avrei voluto rispondergli anche: se mi devo vergognare io, allora cosa dovrebbe fare il vostro capo?”.

 

Franco, suo marito, le è accanto e solidale, anche se solo l’accenno alla tragedia della figlia lo commuove. “Noi, dopo la morte di Roberta, eravamo come impazziti, non sapevamo dove sbattere la testa, e dobbiamo ringraziare tutti quei ragazzi che ci hanno confortato, ci sono stati vicini nei momenti peggiori... Mentre quel prete, ma anche tanti altri che pensavamo potevano esserci d’aiuto, si vanno a comportare così, insultando e minacciando”.

E “quei ragazzi”, nello specifico, non sono altro che tutti quei clienti che da anni e un po’ da tutta Italia hanno scelto l’Hotel Zeus come sede per le loro vacanze a Lido di Classe, che ha, come noto, una delle spiagge gay più grandi e belle d’Italia.

Quando qualche anno fa", racconta Franco, "siamo stati consigliati a trasformare l’hotel in un hotel per gay noi abbiamo detto di sì subito, non ci abbiamo visto nulla di male, anzi… e confermo la nostra volontà di continuare così”.

I vicini ce ne hanno fatte di tutti i colori", aggiunge Carla, "tanti piccoli e grandi dispetti, ma noi abbiamo tirato dritto e i ragazzi ci sono sempre stati vicini”.

È evidente che, in particolare con Carla, non c’è solo un rapporto da albergatore a cliente, ma che si è andato a creare un rapporto di vera amicizia. “Io, per molti, sono diventata una confidente, un’amica a cui chiedere consigli. Ci troviamo bene assieme a loro. Io non giudico mai nessuno e tantomeno mi interesso di cosa possa capitare nel piano di sopra, quello con le camere. È bello avere attorno gente così cordiale, giovane e disponibile”.

 

Franco, che dell’hotel è il cuoco, approva e rincara la dose contro chi, invece, disponibile non lo è affatto: “È incredibile che nel 2006 si possa ancora ragionare come ha dimostrato il prete, e anche molti altri che si sono progressivamente allontanati da noi, dopo i primi tempi di solidarietà e vicinanza al dolore”.

 

 

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