|
Il suo manager aveva sostenuto che non
avrebbe rilasciato interviste, ha fatto eccezione soltanto per noi e
mi ha ricevuto nel suo camerino, alle 3:00 del mattino, poco prima
di cominciare il suo dj-set. Ben due tappe in Italia, lo scorso
mese, nella veste (indossata splendidamente) di disc jockey, al
Billy di Milano ed allo Skylight di Verona; prossimo appuntamento il
1 giugno al Frau di Torre del Lago (Lu).
Ciao Boy, come va?
Tutto bene, grazie!
Recentemente hai pubblicato alcuni album con lo pseudonimo The twin
e proponi altri progetti, disponibili sul tuo sito
www.moreprotein.com e sul nuovo
www.iamboygeorge.com Questi progetti
però non seguono la distribuzione ufficiale. Quali sono i motivi di
questa decisione, e come possono fare i tuoi fans per procurarsi le
tue ultime produzioni?
Ho acquistato recentemente un sito web, www.iamboygeorge.com, perché
tutti gli altri siti a me dedicati erano improntati troppo sugli
anni ’80 e sulla mia produzione legata a quel periodo.
In questo modo ho potuto mettere online, proprio come si fa in un
club o in una radio, tutti i miei nuovi progetti, che non sono pop
music, ma cose un po’ più elettroniche.
Il sito ti permette di essere libero e di non scendere a
compromessi, così posso produrre e presentare la musica che voglio,
nel modo che mi pare.
Non ci sono di mezzo major o radio. Con il sito ho il totale
controllo della situazione, nella libertà che ritengo opportuna per
il mio lavoro d’artista. Tutto quello che faccio ora (dischi, foto,
e quant’altro) finisce su internet, ed è li che è reperibile.
Hai in programma di realizzare qualcosa di nuovo?
Sì, ci sono dei nuovi progetti che dovrebbero andare in
distribuzione anche in America. Si tratta di cose in stile r’n’b e
reggae, ma a tematica strettamente gay. È un progetto molto
controverso, rispetto a The twin, perché mi occuperò di musica
reggae e cercherò di conquistare questo mondo, dove di solito i
testi sono omofobi ed antigay, mentre le mie saranno in qualche modo
canzoni di protesta.
Tornerai a cantare dal vivo, che cosa si devono aspettare i tuoi
fans?
Niente di ciò che hanno visto finora! (ride)
Hai pubblicato persino un libro di ricette: vuoi parlarcene?
Sì, sono più di vent’anni che colleziono ricette, mi piace molto il
cibo. Questo mi accomuna molto a voi italiani, perché anche qui il
cibo è al top. Però io non mangio carne, ho un’amica che cucina
benissimo ed ho fatto il libro con lei, che di solito cucina per me.
Come hai deciso di cominciare a fare anche il dj?
In realtà non ho deciso. Avevo già fatto il dj nel ’79, allora però
era una cosa totalmente diversa da adesso. Poi qualche anno fa mi
sono ritrovato in un locale, una chill-out room dove avevano messo
una cassetta. Trovando la cosa molto noiosa, parlai con gli
organizzatori e, la sera stessa, cominciai a mettere i dischi. Da lì
la cosa è continuata per cinque anni, una volta al mese: me l’hanno
proposto e a me andava.
Io sono comunque un grande fan della musica ed ho sempre comprato i
dischi, quindi è una cosa che mi è venuta naturale. Poi sono
arrivati dei promoter che mi hanno proposto di suonare in altri club
e così è diventata un’altra carriera.
Come sono i tuoi dj set, vuoi descriverceli?
Cerco di essere sempre molto moderno: personalmente preferisco la
musica house di qualche anno fa, i classici. Quindi metto alcuni
pezzi molto vecchi e li alterno con altri molto nuovi. Adoro i
bootleg [dischi pirata, dove si usa rimontare hit classiche su basi
nuove, N.d.R.], ogni volta, però, devo capire il pubblico che ho
davanti e fare in modo che sia contento. Diciamo che suono party
music!
Preferisci suonare nei club gay o in quelli etero?
Ho cominciato a suonare nei club etero, semplicemente perché avevo
cominciato in quel giro e poi si è sparsa la voce.
Poi è successo che il Crash di Londra mi ha ingaggiato per una
serata e da qui hanno cominciato a chiamarmi anche gli altri club
gay.
A me piace suonare in entrambi allo stesso modo, quando si tratta di
farlo ed ho un’opportunità io vado. È però più difficile suonare nei
club gay perché ti vogliono pagare molto meno! (ride)
Adesso in Inghilterra le unioni civili gay sono legali… vuoi
sposarmi?
No, no, io non voglio sposarmi con nessuno! (ride)
Scherzi a parte, sei contento di questa vittoria?
Il matrimonio, secondo me, è una cosa che culturalmente appartiene
agli etero ed alla loro mentalità. È ovvio che deve esserci il
diritto e la possibilità di farlo, se uno lo vuole - e per voi in
Italia sarà una cosa molto difficile. I gay che lo fanno cercano di
emulare un comportamento eterosessuale.
Noi siamo cresciuti per essere alieni. Tali ci hanno fatto sentire,
è inutile che adesso vogliano equipararci: ci siamo abituati ad
esserlo e comunque questo siamo, con o senza matrimonio: la nostra
mentalità è diversa.
Il matrimonio è inutile. A me non piace e non interessa essere
normale. Del mio status di gay adoro il fatto che sono libero, non
sono tenuto ad avere una relazione che mi duri tutta la vita, ad
avere una famiglia e a fare sesso solo per fare i bambini etc.
Mi piace tutto questo, e del matrimonio non m’importa niente.
Un messaggio di Boy George ai fans italiani?
Siate più gay e meno etero!
(E poi ha aggiunto in italiano, con un forte accento inglese: “Tutto
macho, così frocio”! ).
|