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Il segretario dei Ds ribadisce la posizione del suo partito a favore
delle unioni civili, ma giustifica anche il "ragionevole compromesso"
raggiunto con i cattolici all'interno del centrosinistra. Morale: si
vedrà dopo le elezioni.
C’è gran delusione tra i militanti del movimento gay, lesbico, bi e
transessuale, ma anche tra molti elettori di sinistra, sia omo che
eterosessuali, per la mancata inclusione dei Pacs nel programma
dell’Unione. Cosa risponde a queste persone?
I
Ds sono favorevoli ai Pacs perché la ritengono la soluzione più
adeguata per un moderno e civile regime delle coppie di fatto.
Tuttavia abbiamo dovuto fare i conti con la contrarietà della
Margherita e dell’Udeur, ed è evidente che in un’alleanza o c’è
accordo o si cerca una soluzione di ragionevole compromesso.
La soluzione individuata è stata accettata da noi perché dice in
modo esplicito che l’Unione intende adottare misure che consentano
il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà delle
persone che hanno scelto la convivenza di fatto. Noi ci batteremo
perché questo riconoscimento si avvicini il più possibile ai
contenuti dei Pacs.
Nella trattativa finale sul programma del centrosinistra, e anche
nei suoi risultati, è parso che l’interesse al tema delle unioni
civili fosse maggiore da parte dei rappresentanti delle forze
cattoliche che non di quelle tradizionalmente laiche - se si fa
eccezione per la Rosa nel pugno - che pure elettoralmente dovrebbero
contare di più nel centrosinistra. A cosa si deve questo fatto
secondo lei?
Non c’è affatto un minore interesse, né una minore attenzione. Ma su
un tema così delicato, in una coalizione, non si decide a colpi di
maggioranza. È necessario cercare una formulazione condivisa da
tutti. Io continuo a pensare che i Pacs siano la soluzione migliore
e mi batterò perché il riconoscimento giuridico sia il più possibile
vicino alle tutele garantite dai Pacs, ma non posso obbligare chi
non condivide i Pacs ad assumere il mio punto di vista. Anziché dire
che non mi piace il punto del programma che abbiamo sottoscritto,
cerco di dilatare la formulazione che contiene per renderla più
soddisfacente e più in sintonia con le aspettative delle coppie di
fatto.
Lei ha parlato della
necessità di mediare, ma il Pacs era già sentito come una
mediazione, almeno da parte dei gruppi omosessuali che l’avevano
sollecitato e sostenuto e anche di numerosi parlamentari che avevano
sottoscritto il relativo progetto di legge. Valeva forse la pena di
fare campagna per il matrimonio omosessuale per ottenere una
mediazione più alta?
No, francamente non credo che parole d’ordine più radicali avrebbero
consentito una mediazione più alta. Semplicemente avrebbero acuito
ancora di più le difficoltà a trovare un punto di mediazione
ragionevole.
Quali possono essere
secondo lei le prospettive dell’eventuale futuro partito
democratico, data l’aggressività dei cattolici del centrosinistra a
proposito dei cosiddetti argomenti eticamente sensibili?
Su tutti i temi eticamente sensibili, obiettivamente più delicati
perché incidono sulla vita delle persone, sulla sensibilità degli
individui e sui loro valori, bisogna sforzarsi di trovare proposte e
soluzioni ragionevoli che consentano il rispetto delle scelte di
vita di ogni cittadino. Bisogna farlo applicandosi con pazienza e
ricercando soluzioni possibili.
Le faccio esempi di leggi approvate quando il centrosinistra era al
governo: la legge contro la pedofilia del 1998 fu approvata
all’unanimità dopo un’ampia discussione dentro e fuori il parlamento
ed è considerata dall’Onu una delle migliori leggi in materia. Le
due leggi sulle adozioni internazionali e sulle adozioni, anch’esse
molto delicate sul piano etico, sono state approvate all’unanimità.
La legge contro la violenza sessuale sulle donne, anch’essa è stata
approvata a larghissima maggioranza nel parlamento. Faccio questi
esempi per dire che non è impossibile che su temi etici si possano
trovare soluzioni condivise.
La destra al governo in Francia,
proprio in questi giorni, ha promosso un’iniziativa legislativa per
migliorare la legge sui Pacs in vigore già dal 1999. Perché la
sinistra italiana deve essere più cauta di Chirac e Sarkozy?
La sinistra italiana non è affatto più cauta di Chirac e Sarkozy. Mi
farò inviare la proposta in discussione in Francia e la sottoporrò
all’esame dell’intero centrosinistra. Se si tratta di una buona
soluzione potrà aiutarci a dare soddisfazione alle aspettative delle
coppie di fatto.
A Otto e mezzo, la trasmissione di
Giuliano Ferrara su La7, lei ha dichiarato che è disposto a
discutere con il cardinale Ruini a proposito di argomenti come il
finanziamento statale alle scuole private e la famiglia. La cosa,
tra chi ritiene che la chiesa cattolica abbia un eccessivo
protagonismo nella politica italiana, non ha fatto buona
impressione. Vuole chiarire il suo pensiero?
Per formazione politica e atteggiamento culturale io sono sempre
pronto a discutere con tutti. E quindi mi interessa discutere anche
con il cardinale Ruini, così come con gli esponenti del mondo
cattolico, di un tema così rilevante come il rapporto tra scuola
pubblica e scuola privata. Parto dalla centralità della scuola
pubblica, che va difesa e tutelata in tutte le sue potenzialità, ma
credo che un sistema educativo debba essere capace anche di offrire
spazio a quelle scuole private, che in Italia sono tradizionalmente
di ispirazione religiosa, che hanno nel tempo dimostrato di offrire
una formazione e un’educazione di qualità, e la cui attività quindi
è complementare all’azione educativa del sistema scolastico
pubblico.
Per questo è giusto discutere di come misure e risorse per favorire
il diritto allo studio possano essere messe a disposizione anche di
chi frequenta una scuola privata. Non vedo perché questo dovrebbe
ridurre il carattere laico dello stato, che rimane e anzi è ancora
più forte nel momento in cui è capace di riconoscere un pluralismo
di forme educative.
C’è chi lamenta un deficit di
laicità da parte dei Ds. Lo hanno fatto per esempio esponenti di
spicco del partito come Lanfranco Turci o intellettuali come Biagio
de Giovanni, passando alla Rosa nel pugno. Il partito come risponde?
Sbaglia chi pensa che i Ds non siano attenti alla laicità, che noi
consideriamo un valore primario. Io rispetto la scelta di Turci e De
Giovanni di candidarsi nella Rosa nel pugno, ma non mi sento meno
laico di loro. Anche perché, soltanto pochi mesi fa, ho girato in
lungo e in largo l’Italia in una misura superiore a qualsiasi altro
esponente politico italiano per sostenere il sì nel referendum sulla
fecondazione assistita, così come io e il mio partito ci battiamo
perché non venga manomessa la legge 194 e perché lo stato continui a
essere capace di tutelare le scelte di vita di ogni persona.
Uno degli slogan della coalizione
guidata da Prodi è “Far ripartire l’Italia”. Approvare una legge
sulle unioni civili, visto che ormai esiste in tutto il resto
dell’Europa occidentale, non è anche questo un modo per fare
ripartire l’Italia?
Certamente sì e i Ds, come le ho già detto, si batteranno perché si
approvino leggi e misure che diano soddisfazione alle aspettative
delle coppie di fatto.
Fausto Bertinotti ha chiesto che l’Unione si impegni prima del
voto a varare una legge sulle unioni civili nei primi cento giorni
di governo in caso di vittoria elettorale. È d’accordo?
È certamente importante dare un segnale di determinazione e di
volontà fin dai primi atti di governo, proprio per dimostrare che la
mediazione raggiunta sulle unioni civili non significa rinvio ma
ricerca della migliore soluzione condivisa possibile.
L’onorevole Massimo D’Alema ha dichiarato di recente che non si
può continuare a parlare di Pacs e alta velocità perché sono temi
marginali rispetto ai veri problemi del paese. Lei cosa ne pensa?
Quella frase è stata strumentalizzata, perché Massimo D’Alema in
realtà voleva dire che non si può rappresentare per giorni e giorni
il centrosinistra come una coalizione soltanto divisa su Pacs e Tav.
Quei due argomenti sono importanti e noi li vogliamo affrontare, ma
è altrettanto importante rendere chiaro agli elettori che per due
argomenti su cui c’erano e ci sono nel centrosinistra diversità di
posizioni ce ne sono novantotto su cui invece c’è una forte e
convinta unità.
In Italia continua a tenere banco l’interpretazione cattolica
secondo la quale riconoscere unioni diverse dalla famiglia
tradizionale significa indebolire quest’ultima, ma c’è chi ribatte
che l’argomento è ideologico, perché riconoscere i diritti di una
coppia di fatto, che per definizione già esiste, nulla dovrebbe
togliere alla famiglia tradizionale. Non pensa che questo
ragionamento sia corretto?
Io penso che riconoscere i diritti di chi ha scelto la coppia di
fatto non metta in causa la famiglia, il suo valore e il
riconoscimento che la costituzione dà alla famiglia fondata sul
matrimonio.
Nel dibattito sulla legge regionale pugliese sui servizi sociali
ci si è divisi sulle parole, e la definizione di “famiglie”, al
plurale per includere anche forme di convivenza diverse dalla
famiglia tradizionale, non è passata. Perché, a suo parere, è tanto
difficile accettare questo plurale?
La legge pugliese consente l’accesso a certi servizi e non è
sostitutiva di una legge nazionale. Più in generale io penso che su
temi così delicati è bene che ci sia una legislazione nazionale
perché non possiamo guardare con favore a una legge regionale sulle
coppie di fatto e al tempo stesso protestare quando il presidente
Galan, in Veneto, vuol fare una legge regionale che altera la 194.
Quanto alla famiglia, c’è un principio costituzionale che riconosce
la famiglia fondata sul matrimonio, da cui deriva una serie di
conseguenze giuridiche e sociali. Questo però non deve impedire che
si individuino modalità che consentano il riconoscimento giuridico
delle coppie di fatto, ed è l’obiettivo intorno a cui i Ds intendono
lavorare per arrivare a soluzioni soddisfacenti.
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