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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 81 - Marzo 2006 ]
 Fassino: "Mi batterò per i Pacs"  
 
di  Gianni Rossi Barilli

 

Il segretario dei Ds ribadisce la posizione del suo partito a favore delle unioni civili, ma giustifica anche il "ragionevole compromesso" raggiunto con i cattolici all'interno del centrosinistra. Morale: si vedrà dopo le elezioni.

C’è gran delusione tra i militanti del movimento gay, lesbico, bi e transessuale, ma anche tra molti elettori di sinistra, sia omo che eterosessuali, per la mancata inclusione dei Pacs nel programma dell’Unione. Cosa risponde a queste persone?
I Ds sono favorevoli ai Pacs perché la ritengono la soluzione più adeguata per un moderno e civile regime delle coppie di fatto. Tuttavia abbiamo dovuto fare i conti con la contrarietà della Margherita e dell’Udeur, ed è evidente che in un’alleanza o c’è accordo o si cerca una soluzione di ragionevole compromesso.
 
La soluzione individuata è stata accettata da noi perché dice in modo esplicito che l’Unione intende adottare misure che consentano il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà delle persone che hanno scelto la convivenza di fatto. Noi ci batteremo perché questo riconoscimento si avvicini il più possibile ai contenuti dei Pacs.
 
Nella trattativa finale sul programma del centrosinistra, e anche nei suoi risultati, è parso che l’interesse al tema delle unioni civili fosse maggiore da parte dei rappresentanti delle forze cattoliche che non  di quelle tradizionalmente laiche - se si fa eccezione per la Rosa nel pugno - che pure elettoralmente dovrebbero contare di più nel centrosinistra. A cosa si deve questo fatto secondo lei?
Non c’è affatto un minore interesse, né una minore attenzione. Ma su un tema così delicato, in una coalizione, non si decide a colpi di maggioranza. È  necessario cercare una formulazione condivisa da tutti. Io continuo a pensare che i Pacs siano la soluzione migliore e mi batterò perché il riconoscimento giuridico sia il più possibile vicino alle tutele garantite dai Pacs, ma non posso obbligare chi non condivide i Pacs ad assumere il mio punto di vista. Anziché dire che non mi piace il punto del programma che abbiamo sottoscritto, cerco di dilatare la formulazione che contiene per renderla più soddisfacente e più in sintonia con le aspettative delle coppie di fatto.

Lei ha parlato della necessità di mediare, ma il Pacs era già sentito come una mediazione, almeno da parte dei gruppi omosessuali che l’avevano sollecitato e sostenuto e anche di numerosi parlamentari che avevano sottoscritto il relativo progetto di legge. Valeva forse la pena di fare campagna per il matrimonio omosessuale per ottenere una mediazione più alta?
No, francamente non credo che parole d’ordine più radicali avrebbero consentito una mediazione più alta. Semplicemente avrebbero acuito ancora di più le difficoltà a trovare un punto di mediazione ragionevole.

Quali possono essere secondo lei le prospettive dell’eventuale futuro partito democratico, data l’aggressività dei cattolici del centrosinistra a proposito dei cosiddetti argomenti eticamente sensibili?
Su tutti i temi eticamente sensibili, obiettivamente più delicati perché incidono sulla vita delle persone, sulla sensibilità degli individui e sui loro valori, bisogna sforzarsi di trovare proposte e soluzioni ragionevoli che consentano il rispetto delle scelte di vita di ogni cittadino. Bisogna farlo applicandosi con pazienza e ricercando soluzioni possibili.
Le faccio esempi di leggi approvate quando il centrosinistra era al governo: la legge contro la pedofilia del 1998 fu approvata all’unanimità dopo un’ampia discussione dentro e fuori il parlamento ed è considerata dall’Onu una delle migliori leggi in materia. Le due leggi sulle adozioni internazionali e sulle adozioni, anch’esse molto delicate sul piano etico, sono state approvate all’unanimità. La legge contro la violenza sessuale sulle donne, anch’essa è stata approvata a larghissima maggioranza nel parlamento. Faccio questi esempi per dire che non è impossibile che su temi etici si possano trovare soluzioni condivise.

La destra al governo in Francia, proprio in questi giorni, ha promosso un’iniziativa legislativa per migliorare la legge sui Pacs in vigore già dal 1999. Perché la sinistra italiana deve essere più cauta di Chirac e Sarkozy?
La sinistra italiana non è affatto più cauta di Chirac e Sarkozy. Mi farò inviare la proposta in discussione in Francia e la sottoporrò all’esame dell’intero centrosinistra. Se si tratta di una buona soluzione potrà aiutarci a dare soddisfazione alle aspettative delle coppie di fatto.

A Otto e mezzo, la trasmissione di Giuliano Ferrara su La7, lei ha dichiarato che è disposto a discutere con il cardinale Ruini a proposito di argomenti come il finanziamento statale alle scuole private e la famiglia. La cosa, tra chi ritiene che la chiesa cattolica abbia un eccessivo protagonismo nella politica italiana, non ha fatto buona impressione. Vuole chiarire il suo pensiero?
Per formazione politica e atteggiamento culturale io sono sempre pronto a discutere con tutti. E quindi mi interessa discutere anche con il cardinale Ruini, così come con gli esponenti del mondo cattolico, di un tema così rilevante come il rapporto tra scuola pubblica e scuola privata. Parto dalla centralità della scuola pubblica, che va difesa e tutelata in tutte le sue potenzialità, ma credo che un sistema educativo debba essere capace anche di offrire spazio a quelle scuole private, che in Italia sono tradizionalmente di ispirazione religiosa, che hanno nel tempo dimostrato di offrire una formazione e un’educazione di qualità, e la cui attività quindi è complementare all’azione educativa del sistema scolastico pubblico.
Per questo è giusto discutere di come misure e risorse per favorire il diritto allo studio possano essere messe a disposizione anche di chi frequenta una scuola privata. Non vedo perché questo dovrebbe ridurre il carattere laico dello stato, che rimane e anzi è ancora più forte nel momento in cui è capace di riconoscere un pluralismo di forme educative.

C’è chi lamenta un deficit di laicità da parte dei Ds. Lo hanno fatto per esempio esponenti di spicco del partito come Lanfranco Turci o intellettuali come Biagio de Giovanni, passando alla Rosa nel pugno. Il partito come risponde?
Sbaglia chi pensa che i Ds non siano attenti alla laicità, che noi consideriamo un valore primario. Io rispetto la scelta di Turci e De Giovanni di candidarsi nella Rosa nel pugno, ma non mi sento meno laico di loro. Anche perché, soltanto pochi mesi fa, ho girato in lungo e in largo l’Italia in una misura superiore a qualsiasi altro esponente politico italiano per sostenere il sì nel referendum sulla fecondazione assistita, così come io e il mio partito ci battiamo perché non venga manomessa la legge 194 e perché lo stato continui a essere capace di tutelare le scelte di vita di ogni persona.

Uno degli slogan della coalizione guidata da Prodi è “Far ripartire l’Italia”. Approvare una legge sulle unioni civili, visto che ormai esiste in tutto il resto dell’Europa occidentale, non è anche questo un modo per fare ripartire l’Italia?
Certamente sì e i Ds, come le ho già detto, si batteranno perché si approvino leggi e misure che diano soddisfazione alle aspettative delle coppie di fatto.

Fausto Bertinotti ha chiesto che l’Unione si impegni prima del voto a varare una legge sulle unioni civili nei primi cento giorni di governo in caso di vittoria elettorale. È d’accordo?
È certamente importante dare un segnale di determinazione e di volontà fin dai primi atti di governo, proprio per dimostrare che la mediazione raggiunta sulle unioni civili non significa rinvio ma ricerca della migliore soluzione condivisa possibile.

L’onorevole Massimo D’Alema ha dichiarato di recente che non si può continuare a parlare di Pacs e alta velocità perché sono temi marginali rispetto ai veri problemi del paese. Lei cosa ne pensa?
Quella frase è stata strumentalizzata, perché Massimo D’Alema in realtà voleva dire che non si può rappresentare per giorni e giorni il centrosinistra come una coalizione soltanto divisa su Pacs e Tav. Quei due argomenti sono importanti e noi li vogliamo affrontare, ma è altrettanto importante rendere chiaro agli elettori che per due argomenti su cui c’erano e ci sono nel centrosinistra diversità di posizioni ce ne sono novantotto su cui invece c’è una forte e convinta unità.

In Italia continua a tenere banco l’interpretazione cattolica secondo la quale riconoscere unioni diverse dalla famiglia tradizionale significa indebolire quest’ultima, ma c’è chi ribatte che l’argomento è ideologico, perché riconoscere i diritti di una coppia di fatto, che per definizione già esiste, nulla dovrebbe togliere alla famiglia tradizionale. Non pensa che questo ragionamento sia corretto?
Io penso che riconoscere i diritti di chi ha scelto la coppia di fatto non metta in causa la famiglia, il suo valore e il riconoscimento che la costituzione dà alla famiglia fondata sul matrimonio.

Nel dibattito sulla legge regionale pugliese sui servizi sociali ci si è divisi sulle parole, e la definizione di “famiglie”, al plurale per includere anche forme di convivenza diverse dalla famiglia tradizionale, non è passata. Perché, a suo parere, è tanto difficile accettare questo plurale?
La legge pugliese consente l’accesso a certi servizi e non è sostitutiva di una legge nazionale. Più in generale io penso che su temi così delicati è bene che ci sia una legislazione nazionale perché non possiamo guardare con favore a una legge regionale sulle coppie di fatto e al tempo stesso protestare quando il presidente Galan, in Veneto, vuol fare una legge regionale che altera la 194.
Quanto alla famiglia, c’è un principio costituzionale che riconosce la famiglia fondata sul matrimonio, da cui deriva una serie di conseguenze giuridiche e sociali. Questo però non deve impedire che si individuino modalità che consentano il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, ed è l’obiettivo intorno a cui i Ds intendono lavorare per arrivare a soluzioni soddisfacenti.
 
 

 

 

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