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Parleremo di paraplegici, amputati, spine
bifide, ciechi e per di più gay; siete pronti a versare qualche
facile lacrimuccia?
Ebbene, non ne verserete: “Molti disabili
gay", ci spiega Priscilla Berardi, coordinatrice della ricerca di
Arcigay "Omodisabili", "hanno percorsi di vita soddisfacenti,
soprattuto se sono visibili o hanno un compagno. Abbiamo incontrato
persone che vivono bene, anche con difficoltà che sembrerebbero
estreme: dalla sclerosi multipla a gravi handicap motori. Alcuni si
sono appoggiati a percorsi interiori di psicoterapici o a gruppi di
cattolici gay che li hanno accolti umanamente, senza pietismo, in un
rapporto alla pari”.
"La mia disabilità è lieve: sono focomelico e
non si nota molto", conferma Martino Tommasino, ventinovenne
webmaster del sito "www.culturagay.it".
"In discoteca non ho lo stesso impatto di un palestrato, ma nemmeno
mi sento messo da parte. Se poi parliamo di difficoltà, ho
difficoltà a rimorchiare... ma questo è un altro discorso".
"Economicamente abbiamo alcuni vantaggi sotto
forma di assegni ed aiuti", amplia il discorso Franco, emiplegico di
45 anni (fnegrett@tin.it),
"ma un gay, nell’immaginario, è bello, giovane e perfetto: il mondo
gay non è per i disabili”.
L'handicap gay, fino a ieri tanto invisibile,
è insomma uscito allo scoperto, esprimendo una lunga serie di
difficoltà, ma anche e sopratutto richieste concrete alla comunità.
“Per coloro che
hanno disabilità invisibili (protesi, ipoudenti, ipovedenti,
patologie congenite...) la prima difficoltà dei gay disabili",
continua la Berardi, "è il doppio coming out, da omosessuali e da
disabili).
A volte famiglie molto accoglienti diventano
un ostacolo insormontabile per l'omosessualità visibile; molti non
sono dichiarati sul lavoro e alcuni, dopo aver raccontato la loro
disabilità ad altri gay, sono rifiutati.
La sessualità è vissuta più tardi: chi può
frequenta darkroom o battuage, altri si rivolgono al sesso a
pagamento, tutti preferiscono relazioni con persone conosciute o in
Internet o, per chi è autosufficente o può esservi accompagnato, nei
locali.
I locali sono una emergenza: la maggior parte
è inaccessibile, tanto che il range di persone a cui un disabile ha
accesso è sovente ristretto.
Molti lamentano di avere partner per periodi
brevi, ma mi pare un trend generico, vale anche per il resto del
genere umano. Alcuni si sentono limitati a letto, mentre altri, in
relazione di coppia, scoprono modi fantasiosi di fare sesso in
maniera soddisfacente.
Internet e le chat sono d'aiuto, ma è un
ragazzo che meglio ha espresso il punto di vista dei disabili gay:
“Usciamo dalle chat, facciamoci vedere nel mondo reale”.
Dalla ricerca, che continuerà (per contatti
omodisabili@libero.it
o 348 5167091) e che non esaurisce l'argomento, la necessità di
uscire allo scoperto emerge unanime, da coloro per cui l'assenza di
un arto diventa “una montagna insormontabile” a coloro che
completamente paralizzati dalla nascita vivono orgogliosamente gay.
In un Paese lento ad ogni diversità le uniche
componenti visibili, però, sono i sordi, con il “triangolo
silenzioso” (www.arcigaymilano.org/triangolosilenzioso),
attivo dal 1993.
Il sito consiglia abbreviazioni per comunicare
via sms, chiede che conferenze e convegni gay abbiano un traduttore
nella lingua nei segni, e offre semplici “regole di condotta”: al
cinema si va solo alla proiezione dell'orginale sottotitolato, via
libera poi, alla discoteca: i sordi sentono le vibrazioni dei bassi.
I ciechi escono timidamente dal buio in
Internet. Alexis, il fondatore del sito
www.gaynonvedenti.it, in un’intervista del
2006 racconta: “Nella vita di tutti i giorni non ho grossi problemi,
forse i problemi nascono proprio dagli stessi gay che non mi
reputano “normale”, e tendono a scartarmi. Ci sono persone che non
conoscono neanche il significato della parola “handicap” e in chat
si spaventano”.
I ciechi chiedono siti gay leggibili dai
lettori testuali (apparecchi che "leggono" i testi con una voce
sintetica), e audiolibri (la libreria Babele di Milano ha qualche
titolo in catalogo) a tematica. I volontari lettori di audiolibri
sono avvisati, ma anche l'associazionismo gay potrebbe prestare
qualche voce.
Esaurisce il campo Handigay di Roma (handigay@arcigay.it),
un gruppo che, lentamente, si sta strutturando e progetta una
campagna con opuscoli informativi.
Mancano all’appello decine di altre situazioni,
ed è buio fitto sull'handicap mentale, ma l’associazionismo di
disabili è solo un palliativo: “I disabili chedono di far parte
dell'associazionismo generico. Perchè dovrebbero incontrarsi solo
tra loro? Uscire allo scoperto significa stare tra tutti”, chiarisce
Priscilla Berardi.
Ma intanto, con i luoghi di aggregazione gay
per lo più irraggiungibili, che si fa?
Moltissimi usano i siti Internet nelle
messaggerie generiche, e non esclusive come la francese
www.andigay.com o la
danese www.handicapdating.dk.
“Perché dovrei frequentare un ghetto?”, chiede Marco, paraplegico di
25 anni.
In italiano de resto quei siti non esistono
neppure, se si esclude un poco partecipato forum di discussione (www.gay.it/forum/list.php?147)
che raccoglie rari appelli di questo tenore: “28 anni, distrofia,
cerco amore e sex”, “Sono sordomuto, ma so parlare bene ed ascoltare...
cerco gay, amore e sex, ma non è obbligatorio trovare un gay
disabile, cerco anche le persone normali”, “Sono un ragazzo di 35
anni disabile motorio ma sufficientemente autonomo. Cerco ragazzo
simpatico ed estroverso dai 25 ai 30 libero per capodanno che mi
faccia compagnia”...
Le chat offrono qualche possibilità in più, ma
anche difficoltà, come riassume Franco (www.arcigay.it/show.php?2161):
“In chat il disabile generalmente non si dichiara apertamente come
tale, ma approfittando dell’ambiente virtuale si accontenta di avere
qualche conversazione più o meno erotica, oppure di parlare con
qualcuno che si presenta come persona attraente, cosa difficile nel
mondo reale... Vi sono molte eccezioni, per lo più rappresentate da
uomini che vogliono provare a far sesso con un disabile o da gente
che non si ritiene in grado di avere una relazione con una persona
normale come ad esempio la convinzione di essere brutto, comune a
tanti gay… Ma attenzione ai rapinatori di gay disabili”.
“Vi sono poi", conclude, "i devotee, cioè
quelle persone normodotate che provano un’attrazione, a volte
morbosa, per i disabili. Si dividono per interesse specifico:
esistono i devotee attratti da amputazioni (la maggioranza), quelli
attirati dai paraplegici (su sedia a rotelle) e quelli interessati a
disabili di qualunque genere. In molti casi il devotee non è
attratto dalla persona in sé ma dalla sua disabilità, o dai suoi
ausili da handicappato”.
Sui “devoti” la discussione è aperta: “Sono
persone che cercano sesso con un disabile e poi ciao ciao ”,
racconta un testimone sul web. Tuttavia Max replica: “Io sono gay e
devotee. Da qualche mese ho conosciuto un ragazzo amputato. Lui sa
tutto di me, ma non mi considera un devotee e io non considero lui
un amputato. Siamo solo due persone come tante e adesso lui e il mio
compagno e ci amiamo”.
In Internet esiste un newsgroup di devotee
italiani, “un angolino nascosto dove finalmente devotee e disabili
possono incontrarsi senza problemi, dove i devotee possono
scambiarsi informazioni ed i disabili possono conoscere i devotee
come persone” (it.groups.yahoo.com/group/milanodev)
e, meno frequentato, it.groups.yahoo.com/group/gaydisabililombardia),
312 iscritti e due messaggi gay: “35 anni, gay, devotee. Cerco
amicizia e qualcos'altro con un ragazzo amputato, ho tanto amore da
dare. A presto”. Risponde lapidario un “gay, genovese, amputato, 44
anni” in cerca di “nuove amicizie: scrivetemi e risponderò”. ]
“Fortunatametne non ho mai avuto a che fare",
ci spiega Martino Tommasino, "con devoti. Mi insospettiscono le
persona che cercano un determinato tratto fisico, mi sembra una
fissazione, un feticcio”. Ma anche Brad Pitt, un palestrato o il
Tazio di turno lo sono... “ Pitt è il nostro ideale estetico di
bello, che uno vada a cercare un'ampautazione è strano... è un po'
perverso ”, conclude Martino.
Il fenomeno “devotee” al dì là del diluvio di
discussioni che genera va ridimensionato. Sul mercato della
pornografia gay, utile indicatore della diffusione statistica dei
nostri polimorfi piaceri, esiste solo un film datato, Stump (www.dickwaddfetish.com/stump.htm),
che mostra un uomo amputato.
Sempre dalla pornografia però, ritorna
lapalissiano il messaggio dall’universo dei disabili.
Un film porno etero spagnolo con un attore
paraplegico (www.putalocura.com/josito)
nei loro forum è stato acclamato, dai più, come una nuova Genesi:
“finalmente, anche noi, facciamo vedere chi siamo”.
La disabilità chiede visibilità, innanzi tutto,
quella gay visibilità doppia. È
pronta la comunità gay a raccogliere la sfida?
“Arcigay", conclude Raffaele Lelleri,
responsabile salute di Arcigay, "si muove in due direzioni.
La prima è far incontrare le persone gay con
disabilità, tra loro e con l’associazionismo, per aiutare ad uscire
da invisibilità e solitudine. Lavoreremo poi sulla visibilità della
disabilità nella comunità e nell’associazionismo generico rivolto
all’handicap, che non contempla l'opzione omosessualità.
I disabili saranno presenti e molto visibili
al gay Pride e al congresso di Arcigay e una rivista, “H Parlante”,
dedicherà finalmente loro un numero monografico.
Incomincerà poi il primo censimento delle
barriere architettoniche nelle sedi di Arcigay e nei circoli
ricreativi”. La sfida è accolta.
La via Svizzera. L’assistente sessuale
In Svizzera sono operativi gli assistenti
sessuali professionisti (www.sexualassistenz.ch),
che propongono ai disabili psichici che lo richiedono massaggi,
carezze, esperienze sensuali e giochi erotici. Nessuno, almeno per
ora, lavora con omosessuali. Lorenzo Fumagalli, uno di loro, ci
racconta la sua esperienza.
Che cosa fa un assistente sessuale
professionista?
L'assistente sessuale è colui che assiste un
disabile nei suoi bisogni sessuali. Abbiamo a che fare con persone
con handicap fisici e mentali e il lavoro di assistenza copre un
campo molto ampio. Si parte dalla semplice presenza fisica,
all'accarezzare, al massaggiare, fino all'insegnamento della
masturbazione. Non è previsto l'atto sessuale completo. In futuro, e
possibilmente a partire dal corso di formazione di quest'anno, si
cercherà di trovare del personale disposto ad offrire anche l'atto
sessuale completo.
Come si diventa assistente?
Attraverso dei corsi, ma, almeno fino ad oggi,
non si sono tenuti regolarmente. Le difficoltà maggiori stanno nel
trovare i mezzi finanziari necessari. Lo Stato offre un contributo,
ma non basta, e motivare degli sponsor in questo ambito non è
impresa facile.
La vostra figura professionale è riconosciuta
dalla legislazione?
Non è riconosciuta ma nemmeno proibita.
Immagino che siate stati accolti tra le
polemiche…
Al contrario, siamo stati accolti
discretamente bene, forse anche perché il nostro gruppo ha cercato
di non cadere nel tranello dei media a sfondo scandalistico.
Lavorate con disabili omosessuali?
Nel corso per assitenti di quest’anno è
previsto di allargare la nostra offerta anche ad handicappati
omosessuali e lesbiche. Nel primo corso, del 2004, non vi erano
assistenti omosessuali.
Cosa differenzia il suo lavoro dalla
prostituzione?
Da sempre ci sono prostitute che si prendono
cura di persone con handicap: alcune lo fanno con molto tatto, altre
meno.
Non mi considero però un operatore nel campo
della prostituzione: la preparazione ad un incontro può comportare
un coinvolgimento di terzi (educatori, genitori, parenti) ed è molto
impegnativa. Non di rado, prima e dopo gli incontri mi trovo con un
educatore per mettere a punto la situazione, sempre, ovviamente,
mantenendo intatta la sfera privata ed intima del cliente.
L'assistenza sessuale e la prostituzione hanno
sicuramente dei punti in comune ma sono comunque due attività
diverse. La società al momento fa fatica a capirlo e ad accettarlo,
per ragioni di ignoranza sul tema. Ma le cose si evolveranno in una
direzione giusta. Il ritmo frenetico della nostra società "produce"
sempre più persone che, per incidenti o altro, sono obbligate a
vivere una qualche forma di infermità.
Siamo spero tutti concordi nell'affermare che
queste persone abbiano il sano diritto di vivere la propria
sessualità; alcune dovranno reimparare a gestirla, altre trovare
nuove forme.
Quanto guadagnate?
Il mio "guadagno" pecuniario (fare
l’assistente è un grande arrichimento sotto altri aspetti) è molto
modesto. Siamo in pochissimi assistenti, le trasferte a domicilio
sono lunghe. Abbiamo richieste da tutta la Svizzera, e talvolta
anche da oltre confine. Considerando che spesso le persone
handicappate non hanno grandi risorse finanziarie a loro
disposizione, i conti sono presto fatti.
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