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Era il 27 marzo 1998
quando la Food and Drug Administration (FDA), l’ente
statunitense che monitora cibi e farmaci, dava il via libera
al Viagra, la pillola blu prodotta dal colosso
americano Pfizer, per curare l’impotenza. Per alcuni
era una rivoluzione: il Viagra avrebbe permesso notti di
sesso indomabile anche agli anziani e a chi soffriva di
diabete, colesterolo e alta pressione. Altri la
consideravano l’ennesima “americanata” destinata al
fallimento, come tutti i rimedi sperimentati dall’uomo per
sentirsi virile. Avevano ragione i primi: il Viagra, anziché
flop, fece boom: nel 2004, a sei anni dall’uscita, il suo
giro d’affari è stato di 1,68 miliardi di dollari. La
vendita di Viagra non si arresta: nel mondo ogni nove
secondi viene venduta una nuova pastiglia. Il suo principio
attivo, il sildenafil, inibisce la fosfodiesterasi 5
(PDE-5), l’enzima responsabile dell’impotenza, e agisce come
vasodilatatore, permettendo un maggiore afflusso di sangue
nei corpi cavernosi del pene, durante l’eccitazione.
Tradotto: pìgliate ‘na pastiglia, aspetta tre quarti d’ora,
trova il giusto stimolo e per quattro ore avrai un’erezione
che sognavi da tempo.
Nel 2003 fu poi la volta del Cialis (tadalafil),
rivolto a quelli il cui appetito sessuale alla quarta ora
era ancora all’antipasto. Il Cialis durava da 24 a 36 ore.
Poi fu la volta del Levitra (vardenafil), prodotto
dalla Bayer (quella dell’Aspirina) e venduto anche con il
nome di Vivanza. Cinque ore di effetto. Tre farmaci
molto simili nei principi attivi, ma anche nelle
controindicazioni. Il piacere del sesso, è infatti da
barattarsi con una serie di effetti non desiderati non
propriamente leggeri. A vigilare sulla smania di sesso dei
pazienti deve esserci, almeno in Italia, un medico. Senza
ricetta, niente Viagra. A meno che non si voglia correre
il rischio di acquistare prodotti taroccati su internet.
Ma a chi sono controindicati i rimedi più usati per
l’impotenza? Innanzitutto a chi assume medicinali a base di
nitrati o di "donatori di ossido", come il nitrato di amile:
presente sia nei comuni farmaci contro l’angina pectoris
(dolori al torace), sia nel popper da discoteca. Il
pericolo consiste nel fatto che l’effetto dei nitrati può
essere moltiplicato dal Viagra e causare un infarto.
Semaforo rosso anche per chi ha subito ictus o attacchi
di cuore, soffre di bassa pressione, problemi a cuore,
fegato, reni, occhi (retinite pigmentosa), anemia falciforme,
tumore al midollo osseo, leucemia, ulcera allo stomaco,
problemi di coagulazione, deformazione del pene. Molta
attenzione, infine, anche per chi assume farmaci per l’Hiv.
I possibili effetti collaterali vanno dalla reazione
allergica con rossore e gonfiore al viso, respiro corto,
emicrania, mal di schiena, fino a problemi molto più seri:
problemi alla vista, ictus, infarti, priapismo.
Nel 2005 la FDA ha affrontato 43 casi di perdita della
vista in seguito all’uso dei tre farmaci anti-impotenza:
38 erano legati all’uso di Viagra, 4 di Cialis e 1 di
Levitra. La perdita della vista era legata all’insorgere
della "neuropatia ottica ischemica non arterica", una
patologia spesso determinata da pre-condizioni quali
diabete, colesterolo, pressione alta, fumo, occlusione delle
coronarie. Non sempre la perdita della vista è stata totale
e permanente. Ma certo, qualche conto è il caso di farselo.
Un altro effetto collaterale può essere il priapismo:
l’erezione prolungata per diverse ore (e dolorosa), anche
dopo il coito. I danni possono essere permanenti. Specie
in caso di frattura del pene (la rottura della "membrana
albuginea" dei corpi cavernosi). È un evento raro ma molto
doloroso e grave che si verifica quando si abbassa con forza
il pene eretto. Può richiedere il ricorso alla chirurgia e
determinare un incurvamento permanente del membro, con danni
all’uretra e difficoltà a urinare e ad avere rapporti
sessuali.
Oltre a ciò, esistono anche pericoli indiretti, come quelli
che si hanno quando l’uso non terapeutico di Viagra è
associato all’utilizzo di droghe da discoteca: ecstasy,
ketamina, popper e GHB. Cocktail di chimica
pericolosissimi. L’ecstasy, per esempio, nel suo derivato
MDA, viene chiamata “droga dell’amore”, per il suo forte
potere disinibitorio: libera l’emotività, facilita la
socializzazione, trasforma i rave party in catarsi
collettive, dove è quasi naturale abbracciarsi, toccarsi,
conoscersi. Fra gli effetti collaterali dell’ecstasy e delle
metamfetamine c’è però anche la perdita dell’erezione. Così
molti clubber ricorrono al “Sextasy”: Viagra + ecstasy
(chiamato anche trial mix o head hammering, per le forti
cefalee che provoca). Lo assumono senza soffrire realmente
di impotenza, senza una necessità medica. Fate la somma:
sentirsi euforici e disinibiti con l’ecstasy + sentirsi
sessualmente instancabili con il Viagra (o simili) + essere
storditi dall’alcol e dalla droga = aumentare i rischi di
sesso non protetto. Uno studio del 2001 del San Francisco
Department of Public Health, condotto su un campione di 300
gay e bisex residenti nell’area di San Francisco, ha
correlato droghe e comportamenti sessuali a rischio. Se a
farla da padrone fra le sostanze utilizzate dagli
intervistati erano ecstasy (80%), ketamina (66%),
metamfetamine (43%) e GHB (29%), il Viagra superava con un
14%, il popper, una delle droghe di più lunga storia fra i
gay. Una percentuale bassa, se rapportata a ecstasy o
ketamina, ma da valutare in relazione all’anno dello studio:
nel 2001 il Viagra era in commercio da soli tre anni e non
erano ancora stati lanciati i suoi diretti concorrenti. Ma
già il 14% degli intervistati, lo assumeva regolarmente in
discoteca, specie lontano dalla propria città. Inoltre, il
21% dei sieropositivi e il 9% dei sieronegativi intervistati
rispondeva di aver praticato sesso anale non protetto con
sconosciuti. Un altro studio del 2004 dell’Università del
Kentucky, su un campione di 164 gay che frequentavano sex
resorts, ha evidenziato come fra i consumatori di ecstasy,
il 35% facesse anche uso di Viagra.
La percentuale dei consumatori di Viagra fra chi assume
ecstasy è risultata simile (38%) anche da uno studio
condotto su un campione di 93 clubber gay nella zona di New
York e Boston.
A ciò va aggiunto il fatto che l'uso non terapeutico del
Viagra è più comune fra i gay che fra gli eterosessuali.
Lo conferma uno studio dell’epidemiologa di San Francisco
Andrea Kim: su 844 uomini intervistati presso la clinica per
le malattie sessualmente trasmissibili, il 32% dei gay
dichiarava di aver fatto uso di Viagra, contro un 7% di
etero. Dalla ricerca emerge anche che il 75% dei gay che
faceva uso di Viagra aveva un età inferiore ai 35 anni e si
era procurato la pillola blu da amici, all’interno del club,
o su internet. Non da un medico.
E l'Italia? Per nostra fortuna, dati più confortanti (per
ora) emergono dalla “ricerca nazionale sulla salute di
lesbiche, gay e bisessuali”, "ModiDi", condotta nel 2005 da
Arcigay. Dei 4690 fra gay, bisex e uomini che avevano avuto
rapporti gay nei 12 mesi precedenti all’intervista, era il
4,4% a dichiarare di avere preso almeno una volta un farmaco
anti-impotenza. Le percentuali per età vedevano in testa gli
estremi: ultraquarantenni (11,3%) e minori di 25 anni (6%).
Per un confronto, erano al 4,8% i consumatori di ecstasy e
al 16,2% quelli di popper. Italiani “brava gente”, dunque?
“La nostra ricerca ha toccato un campione molto più ampio e
soprattutto più eterogeneo” ci avvisa Raffaele Lelleri,
responsabile nazionale salute di Arcigay e coordinatore
dello studio. “Gli americani hanno condotto indagini su
gruppi di clubber. Noi, tramite le associazioni e i
questionari online, abbiamo abbracciato anche chi non
frequenta discoteche”. Possiamo quindi essere meno
preoccupati? “I colleghi americani mi raccontano di nuove
droghe o di nuove pratiche a rischio. Noi monitoriamo quello
che avviene in Italia: quando queste mode attecchiscono
anche da noi, ciò avviene soprattutto nelle grandi città. A
Milano o Roma l’uso di droghe e di Viagra è senz’altro più
alto”.
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