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Intervista esclusiva agli Scissor Sisters.
il loro nuovo, attesissimo album, Ta-dah! è uscito lo scorso
quindici settembre.
“Gli uomini italiani sono bonissimi!”, dicono, e promettono:
“Verremo presto a suonare in Italia”.
Per vedere un loro concerto sono dovuto andare fino in Spagna, al
FIB (Festival Internazionale di Benicàssim), manifestazione
musicale di proporzioni ciclopiche svoltasi, come ogni anno, in
luglio, nei pressi di Valencia. In una maratona musicale di quattro
giorni (e notti), con esibizioni e dj sets per tutti i gusti, tra
Depeche Mode, Placebo, Morrissey, e molti altri, anche loro, i
mitici Scissor Sisters. Una roba così in Italia davvero ce la
sogniamo, anche se non è solo questo che abbiamo da invidiare ai
nostri più evoluti cugini spagnoli.
Per promuovere il nuovo album, e per partecipare alla finale del
Festivalbar, le "sorelle della posizione sessuale della forbice" (questa
è la traduzione italiana del loro nome) hanno fatto una veloce tappa
in Italia agli inizi di settembre, ed è a Milano che sono riuscito
ad incontrarli per quest’intervista. Ho a disposizione soltanto
venti minuti con Jake Shears, il cantante e Del Marquis, il
chitarrista.
Mentre Jake sta posando per i fotografi, comincio a parlare con Del.
Come sono nati gli Scissor Sisters?
Jake e Babydaddy sono stati i fondatori, erano già amici e
scrivevano canzoni così, tanto per fare, seguendo la loro
ispirazione. Io sono arrivato dopo, quando hanno avuto bisogno di un
chitarrista.
Abbiamo cominciato in piccoli locali gay. Uno dei nostri primi
concerti si è svolto in un locale di cabaret molto underground, nel
Lower East Side, di cui Ana Matronic (unico componente “femminile”
del gruppo che si autodefinisce una drag queen intrappolata
in un corpo di donna, n.d.r.) era proprietaria.
Quell’esibizione ha segnato il suo ingresso ufficiale nel gruppo
perché ci eravamo resi conto del fatto che aveva un approccio molto
simile al nostro, nel fare spettacolo.
Abbiamo poi fatto delle audizioni per trovare gli altri elementi
della band. Abbiamo continuato ad esibirci in discoteche e pian
piano ci siamo spostati in locali dove si faceva musica rock. A
questo punto ci mancava un batterista vero ed abbiamo trovato Paddy
Boom.
Perché Scissor e perché Sisters?
Il nostro nome allude ad una posizione sessuale: c’è piaciuto molto
l’aspetto umoristico della cosa…
(Arriva finalmente anche Jake, frontman della band che si
unisce a noi).
Parliamo un po’ di questo vostro nuovo album, come mai il titolo
Ta-dah!?
Jake: C’è voluto un anno per scrivere questo nuovo disco. Il
processo di scrittura è stato molto complicato, una sfida,
soprattutto perché c’era moltissima aspettativa su questo nuovo
lavoro, dal momento che il nostro album di debutto aveva riscosso
così tanto successo. Ci siamo impegnati moltissimo ed alla fine ci
siamo resi conto del fatto che l’album era pronto, che era ciò su
cui avevamo lavorato molto, che piacesse o meno, e da qui questo
nome Ta-dah!. Come a voler dire: "ecco fatto", ecco a voi,
dopo tanta attesa, il nostro secondo disco!
Il primo singolo di questo album, “I don’t feel like dancing”, è
frutto di una collaborazione con il grande Elton John. Vuoi
raccontarmi com’è andata?
È
stata un'evoluzione naturale della nostra amicizia nata un paio di
anni fa, che progressivamente s'è approfondita. Abbiamo cominciato a
dirci che sarebbe stato carino scrivere qualcosa insieme perché ci
troviamo benissimo. Lui adesso è per noi come uno di famiglia, è
molto affascinante vederlo al lavoro, lui è in grado di produrre una
canzone al giorno ed è estremamente appassionato a quello che fa ed
alla musica in generale.
Elton si è recentemente unito con un'unione civile con il suo
compagno: eravate presenti alla cerimonia?
Sì, è stata una cosa molto divertente e sexy. C’erano molti ragazzi
dei film Bel Ami, hai presente?
(Guardo Jake con sguardo interrogativo).
Ma figuriamoci se non conosci Bel Ami!
Ah, i film porno, dici?
Sì, esatto, loro. Pensa che ero così ubriaco che sono persino
riuscito a tirare fuori l’uccello con uno di loro, mentre il mio
fidanzato ci riprendeva con la telecamera. Poi sono stato
fotografato in mutande da Brian Adams. È stato molto sexy, ma ero
davvero ubriachissimo.
In molti paesi europei i matrimoni gay sono diventati legali, Stati
Uniti ed Italia sembrano ancora molto lontani da questo: cosa ne
pensate?
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, credo che in questo preciso
momento storico ci sono problemi ben più gravi. Io non sono così
preoccupato della questione del matrimonio gay, ma molto più in
pensiero per il fatto di vivere in una nazione che è costantemente
in guerra e che siamo sempre sull’orlo di una guerra mondiale. Il
fatto che il mondo possa esplodere da un momento all’altro è più
importante di quello se i gay possano sposarsi o meno.
Il problema è più ampio e riguarda piuttosto i diritti civili in
generale, è molto più importante che qualsiasi persona, che sia gay
o meno, li veda garantiti.
Quello che mi preoccupa è la prospettiva che possiamo perderne
ancora più di quelli che già abbiamo perso. Dal 2001 in poi con le
leggi antiterrorismo ed in nome della sicurezza nazionale si sono
perse un sacco di libertà civili.
Torniamo al nuovo disco, come mai una canzone dedicata a Paul
McCartney?
Sono profondamente innamorato di tutto il suo catalogo e di tutto
quello che ha scritto, è stato uno dei motivi che mi ha fatto
avvicinare alla musica. Addirittura una notte, mentre stavamo
lavorando all’album, l’ho sognato. Eravamo in una stanza e
conversavamo sulla composizione di canzoni. Lui mi raccontava delle
cose incredibili. Poi mi ha detto: “È la musica che mi collega a
te”. Mi sono sentito quasi come posseduto. Quando mi sono svegliato
avevo una grande ispirazione a scrivere e così gli ho dedicato
quella canzone.
Come nascono di solito le vostre canzoni, come lavorate alla loro
composizione?
Dipende, possono nascere da qualunque cosa, da un riff di chitarra,
da un pezzo di testo o da una melodia. Noi afferriamo questa cosa ed
è buffo il meccanismo perché, quando spunta qualcosa, è come se noi
ci aggrappassimo a quest’idea ed il gioco è rimanerci attaccati il
più possibile. Il momento in cui si perde la presa è quando la
canzone è finita.
Quando scriviamo lo slancio è quello di restare attaccati all’idea
finché non abbiamo la sensazione che la canzone sia compiuta. Alle
volte si resta aggrappati a qualcosa che non porta a niente e,
proprio per questo, all’inizio della lavorazione cerchiamo di tirare
fuori più idee possibile.
Avete ridato linfa vitale al pop riprendendo alcune sonorità degli
anni ’70 e ’80. Anche Madonna nel suo ultimo disco si è rifatta alla
musica disco. Pensate che la musica abbia ancora qualcosa di
nuovo da inventare?
Noi, come Madonna, partiamo da certi riferimenti, ma poi li
sviluppiamo in maniera completamente nuova. Più che di disco,
parlerei di musica dance, ovvero di musica da ballare.
L’impressione che ho io è che Madonna si rifaccia a quegli anni con
riferimenti grafici e visivi più di quanto non lo faccia con la
musica che, invece, è molto innovativa.
È
comunque sempre necessario guardarsi indietro e prendere in
considerazione le cose fatte nel passato, l’ispirazione si può
trarre da chiunque sia venuto prima di noi. Io, per esempio, sono
molto orgoglioso delle nostre influenze che a volte sono
estremamente palesi, ciò nonostante riusciamo sempre a realizzare
qualcosa di nostro e unico.
Il suono di una nostra canzone è inconfondibile. Non saprei in
realtà definire il nostro stile, mavabbiamo un’identità precisa ed
unica.
In pochi anni siete diventati una band di culto: com’è
cambiata la vostra vita con il successo?
Il cambiamento è più che altro interiore, ci sentiamo maturati; in
realtà io vivo nella stessa casa. Inoltre, prima non amavo lavorare,
non avevo mai voglia di farlo, adesso invece farei qualsiasi cosa
per fare il mio lavoro e questo mi ha trasformato in uno
stakanovista. Non so se questa sia una cosa negativa, però è così.
Non è che sia cambiato molto lo stile di vita, la cosa bella è che,
in qualsiasi parte del mondo tu sia, puoi permetterti di comprare un
biglietto aereo per la tua famiglia o per il tuo ragazzo e farti
raggiungere, questo è il lato buono!
L’estate scorsa sono venuto sino in Spagna, a Benicàssim, per vedere
il vostro concerto: siete stati fantastici!
Ah, sei venuto? È stato uno spettacolo molto divertente ma io non
stavo bene, avevo un dolore pazzesco ad un braccio, pensavo di
svenire.
Ma se ti sei sbattuto sul palco come un pazzo, addirittura
spogliandoti! Dove trovi tutta quell’energia?
Red Bull!
Con o senza vodka?
Senza, se bevo alcool mi sembra di tirare su un muro tra me il
pubblico, preferisco affidarmi solo alla caffeina.
Verrete a fare un concerto in Italia? I vostri dischi sono molto
suonati nelle discoteche gay e non solo, avete molti fans qua.
Sicuramente l’anno prossimo verremo, forse intorno a marzo. Fino
adesso non ci sono state molte occasioni di venire a suonare.
Volete dare un messaggio a tutti i gay italiani?
(Qua Jake mi fissa negli occhi e dice:) Gli uomini italiani
sono bellissimi!
(E, vedendomi un po’ imbarazzato, aggiunge:)
Noi, entrambi, pensiamo che gli uomini italiani siano veramente
bonissimi!
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